Provocazione in forma d’apologo
Posted by robertorossitesta on January 15, 2007
di Roberto Rossi Testa
Mi capita spesso di scrivere provocazioni in forma d’apologo, eccone una.
Una notte ho sognato che, mentre rigovernavo, suonavano alla porta. Con lo strofinaccio in mano andavo ad aprire e mi trovavo di fronte una persona dimessa, ma, come dire, il cui aspetto dimesso pareva nascondere a fatica un qualchecosa di possente e di glorioso, ecco, come se un gigante fosse stato compresso a viva forza negli abiti di un nano.
Nel sogno, se poi era un sogno, ci siamo guardati senza parlare per qualche istante, poi, rispondendo al mio sguardo interrogativo, costui ha mormorato: “Lei sa perché sono qui… certamente ricorda… è passato un po’ di tempo, ma infine ce l’ho fatta a venire… lei non sa che guai, che fastidi ci sono anche da noi…”; e intanto, sopra le mie spalle, gettava rapide occhiate all’interno, col desiderio evidente di entrare. Allora io, con un gesto non brusco ma deciso, ho messo una mano sul pomello della porta, bloccandogli l’ingresso, e l’ho interrotto: “Guardi, lasci stare, va bene così… non è il caso… magari un’altra volta potremo riprendere il discorso… ora non saprei che dirle… e poi, ho la casa in disordine… questa sera non aspettavo nessuno, davvero… Guardi, facciamo così: un’altra volta… se potrà ancora, se ne avrà ancora intenzione”. L’uomo mi ha guardato deluso ma senza mostrare sorpresa, ha abbassato gli occhi e si è voltato; prima di chiudere ho potuto vedere che scendeva le scale a due gradini alla volta, sfiorandoli appena, a balzelloni. Rimasto nuovamente solo, nel sogno, se poi era un sogno, è stato come se il flusso del pensiero, interrotto per qualche motivo misterioso, riprendesse di colpo, e ho riflettuto. Qual era il senso di ciò che era appena accaduto? Perché, sulle prime, mi era parso di capire, di sapere, e avevo risposto apparentemente a tono? In realtà niente di quel breve colloquio apparteneva alla mia vita attuale, potendo rappresentare, al più, l’eco di un’altra vita, di un altro me, con cui ora, sebbene con rammarico, non riuscivo più a stabilire comunanza alcuna. Lei certamente ricorda, costui aveva detto; ma ricordare chi, che cosa? Insomma, più ci pensavo e più mi accorgevo di non sapere, di non capire, di non ricordare; e tuttavia questo mi dava una sensazione di irritata angoscia, di vergogna persino, così forte da svegliarmi; e per tutto il resto di quella notte, e nei giorni seguenti, non ho fatto altro che ripensare a quel sogno, se poi era un sogno; ma sforzandomi non sono riuscito a ricavarne che fiacche ipotesi, e congetture fantastiche e vane. Eppure adesso non posso fare a meno di parlarne; ed anzi queste righe mi sembrano, almeno per il momento, l’unico effetto concreto legato a quella strana visita. - Be’, non proprio l’unico. In effetti credo di averne riportato una sensazione precisa, anche se di una superbia tanto enorme da avere ritegno a confessarla. Una sensazione che è insieme un proposito: che quando, rombando, l’angelo verrà a segnare le porte, mi troverà, intento ad un mio compito e insofferente di ogni distrazione, con la spugna insaponata in una mano e lo straccio nell’altra: perché, nel regno o nel mondo, si presenti come cenere o polvere o sangue, lo sporco è sempre sporco. Ora sarà quello il mio modo per dannarmi, oppure mi sarà ascritto a merito di aver voluto la casa custodita, spazzata e adorna, in vista del riposo?

















fabry2007 said
bello l’apologo, Roberto. gioca sull’incertezza e apre spiragli alla riflessione.
ciao
fabrizio
marcos said
Fantastico! E ora che mi ci fai pensare, mi pare di aver sognato di demolirla la casa. Giacché non si può entrare senza invito. Figuriamoci se nemmeno esiste.
Roberto Rossi Testa said
Caro Marcos,
grazie, mi pare che tu abbia colto un punto essenziale
Carla said
… mi chiedevo se il fatto di non aver permesso a quell”individuo” di entrare, (di vedere quel secchio, la casa in disordine ecc…)poteva dipendere anche solo dalla paura …
questo racconto è stimolante….
un saluto
carla
Roberto Rossi Testa said
Cara Carla,
quando san Paolo va tra gli ateniesi a parlare di resurrezione dei morti qualcuno gli dice:”Ti sentiremo su questo un’altra volta”, più o meno quello che risponde il mio “padrone di casa” allo strano visitatore. Quindi, altro che paura!
Carla said
Grazie del cara e della risposta, Roberto.
Continuo a chiedermi perchè scendeva le scale a due a due, a balzelloni…ogni cosa ha un suo significato, o no?
a presto
carla
elena f. said
jung diceva che sognamo anche quando il nostro stato di coscienza(veglia) ci impedisce di accorgercene, e dunque solo nel sonno, quando abbandoniamo le difese, possiamo renderci conto di quelle immagini e, tutte, hanno un loro significato, personale, ma anche universale. bella l’immagine del gigante compresso negli abiti di un nano, che appare alla porta e bella l’immagine dello strofinaccio per tirare via lo sporco.
troppo spesso il pensiero di mostrarci perfetti e “puliti” ci impedisce di fare spazio , di aprire la porta a chi ci viene incontro, anche se a venirci incontro fosse Dio in persona non avremmo tempo. a volte la gloria si menifesta nel suo contrario(il gigante e il nano) e forse non ha bisogno della casa spazzata e pulita, ma della nostra attenzione. in fondo per quanto possiamo pulire, siamo fatti di terra.
grazie.
elena f.
elio-c said
> jung diceva che sognamo anche quando il nostro stato di coscienza(veglia) ci impedisce di accorgercene
Mi sorprenderei parecchio se Jung avesse scritto una cosa simile, non supportata dalla minima evidenza empirica. Hai per caso un riferimento?
Ciao
sitting targets said
magari quello zuzzerellone di jung parlava di sogni ad occhi aperti. nooo?
toporififi said
Non era l’angelo sterminatore caro Roberto-Perceval, era il Re pescatore, adesso ti tocca fare un lungo lungo viaggio per ritrovarlo.
elena f. said
@ elio
In:
“Jung Parla,Interviste e incontri,W McGuire,R.F.C.Hull curr, Adelphi, 1995, p.376, 377,378″
“Quando dico “Sè” non bisogna pensare all’Io, perchè l’Io comprende solo il nostro Sè empirico.”Se” si riferisce ad una personalità più completa dell’Io, perchè l’Io consiste solo di ciò di cui siamo coscienti, ciò che sappiamo di essere. nel nostro esempio dove B conosce A mentre A non conosce B, B è in un certo senso nella posizione del Sè. Il Sè è, da un lato l’Io, dal versante opposto è la personalità inconscia che è in possesso di ciascuno. molto spesso è esattamente il contrario: l’inconscio è in possesso della coscienza. ma allora la storia è diversa.
Vede, mentre parlo, sono cosciente di quello che dico; sono cosciente di me stesso, ma solo fino a un certo punto. succede un’infinità di cose. faccio dei gesti, ma non ne sono cosciente; li faccio inconsciamente, lei però li vede. posso usare certe parole e poi non ricordare affatto di averle pronunciate, o addirittura non esserne cosciente nel momento in cui le dico. dunque in questo stato, in cui pure sono cosciente possono succedere un’infinità di cose inconsce.
noi non siamo mai totalmente consci di noi stessi. mentre cerco di svolgere un ragionamento,
contemporaneamente ci sono processi inconsci che vanno avanti, magari un sogno che ho fatto durante la notte,
oppure una parte di me sta pensando a Dio sa che cosa, a un viaggio che intendo fare, a certe persone che ho incontrate. oppure se devo scrivere un articolo, nella mia mente continuo a scriverlo senza che neppure accorgermene. quete attività (inconsce) si possono scoprire nei sogni o , se uno è bravo, con l’osservazione diretta dell’interlocutore. capiamo, dai gesti, dall’espressione del viso, che c’èun’arrière-pensèe, qualcosa che sta dietro la coscienza. tanto che pensiamo: costui nasconde qualcosa; e magari glielo chiediamo direttamente: “che cos’hai in mente? stai pensando ad altro” eppure lui non ne è cosciente. cioè potrebbe anche esserlo: ci sono individui straordinariamente coscienti, che si rendono conto dei processi in atto dentro di loro.
ma neppure costoro potrebbero sapere cosa avviene nel loro inconscio.
non sono coscienti per esempio, del fatto che,mentre sono occupati a viveve la loro vita cosciente,
nell’inconscio si svolge la rappresentazione di un mito che abbraccia un lungo arco di secoli, un flusso di idee archetipiche che scorre attraverso i secoli e che attraversa gli individui”
ecco cosa intendevo dire , con la mia affermazione. per Jung, l’inconscio è sempre attivo . il flusso di immagini che ci abita non s’interrompe nello stato di veglia. se così fosse non si spiegherebbero molte delle cose che accadono senza che lo vogliamo.
per altri dettagli sull’argomento rimando ai voll. 7-8 dell’opera omnia del nostro ed. Bollati Boringhieri.
davvero esaustivi.
scusate se l’intervento è stato un po’ lungo.
grazie
elena f.
elena f. said
@sitting targets
pare chiaro che lo zuzzurellone non è Jung.
elena f.
michele said
I sogni sono manifestazioni inconsce espresse nella sola “lingua” che esiste. Altra cosa è il pensiero “automatico” (termine improprio). L’inconscio non “appartiene” all’essere conscio, ne fa ragionamenti che possono essere espressi con parole, ne si esprime o ragiona con queste. La personalità conscia ha molti aspetti, alcuni di questi sono solo proiezioni, (dette erroneamente inconsce). Ma sono assolutamente consce. (nei soggetti sani naturalmente)
elena f. said
@michele
Non sono io ad affermare che le proiezioni sono di natura inconscia ma lo stesso Jung.il brano citato riporta in parte un’intervista da lui rilasciata, non sono parole mie. per quella che è la mia esperienza personale confermo di essere d’accordo con questa teoria. lei potrà offrirci una bibliografia di autori che affermano il contrario e ci spiegano il meccanismo cosciente(ovvero conosciuto) delle proiezioni e degli altri contenuti della psiche,
saremo lieti di ampliare le nostre conoscenze in materia.
per quel che riguarda il mio commento mi sono rifatta agli studi di Jung e alla scuola Junghiana. i volumi da me citati nel precedente commento possono essere piu’ fedeli di me nell’esporre la teoria.
elena f.
elio-c said
Grazie Elena. Ora capisco cosa intendevi, però il punto è interessante e vorrei approfondirlo. Quando Jung, nella tua citazione, dice:
> contemporaneamente ci sono processi inconsci che vanno avanti, magari un sogno che ho fatto durante la notte
effettivamente si potrebbe intendere che un tale sogno, interrotto dal risveglio, se ne continui per conto suo in zone totalmente inaccessibili all’introspezione. Tuttavia questa sua cauta ipotesi sulla natura di questi processi inconsci (come notava Bateson, oggi è del tutto ovvia un’imponente e continua attività inconscia, a supporto di una coscienza che è diventata il vero mistero, allora era esattamente il contrario: la coscienza pareva autoevidente e l’inconscio veniva violentemente negato) da azzardata che era sembra diventata piuttosto insostenibile, alla luce degli avanzamenti sulla fisiologia del sonno e del sogno (fasi REM etc.) che mostrano il sogno come uno stato totalmente distinto dalla veglia, sebbene attraverso l’uso di sostanze, privazione del sonno, ed altre tecniche sia possibile abbattere temporaneamente quella solida barriera (dall’ovvio significato adattativo) che impedisce l’irrompere di immagini (eidetiche, allucinatorie) “interne” ed autonome sulla “scena reale”.
elena f. said
@ elio
di certo le tecniche odierne per conoscere il funzionamanto del cervello nello stato di veglia e di sonno sono anni luce superiori a quelle dell’epoca. ma non credo che Jung intendesse alludere , parlando dell’azione dell’inconscio anche nello stato di veglia, a immagini che si formano e che noi non vediamo, quanto piuttosto di processi, che appunto non conosciamo, in grado poi di essere dal cervello sintetizzati, o meglio simbolizzati nelle fasi notturne. per farti un’esempio, lui parla di una tecnica che si chiama immaginazione attiva che consisterebbe nel lasciar affiorare immagini inconsce nello stato di veglia, non una vera ipnosi, piu’ uno stato contemplativo di ciò che emerge dagli strati profondi. ebbene in queta tecnica la coscienza osserva ciò che accade, e quel che accade appartiene a quei complessi o archetipi che ci mettono in contatto con quell’attività psichica di cui altrimenti non verremo mai a conoscenza.
per certi versi si tratta di qualcosa di simile al processo artistico, quando questo avviene come per un’impulso irrefrenabile, quello che gli antichi chiamavano ispirazione delle muse.
il discorso è piuttosto articolato, ma spero che sia piu’ chiaro ora quello che intendeva jung nei suoi scritti.
peraltro lui non ha mai preteso che fossero vangelo le sue parole, le considerava solo ipotesi di lavoro di cui cercava conferme dalla pratica clinica.
elena f.
michele said
Lei ha scritto, che “usa” (o un probabile “suo” interlocutore)inconsciamente parti del “corpo”. Si riferisce in quel caso a cosa? Non le sembra riduttivo, utilizzare in questo caso, il termine -proiezione inconscia- non sarebbe opportuno essere più precisi visto che cita Jung, non potrebbero essere solo delle “Ombre”. Ritiene dalla sua esperienza quindi che queste siano manifestazioni inconsce? Non sarebbe opportuto differenziare l’inconscio e definirlo (e non ne sono sicuro)”inconscio personale” (Jung la psicologia dell’inconscio 1917, cap. 5: inconscio personale sovrapersonale.) Credo che questa differenziazione sia importante, per la metodologia d’analisi.
michele said
A Elena F
Inoltre in forma colloquiale e in “sfera” Junghiana per evitare fraitesi (o parlare di questi in forma inconscia!) ho notato (aggiungo)una sua tendenza (”inconscia”) a voler “determinare” la concezione dell’inconscio. L’analisi da lei sostenuta, mi ha fatto da subito pensare a questo: “I due tipi (intr. estr.)avranno un atteggiamento diverso verso l’inconscio: l’introverso si dovrà impossessare dell’aspetto ideale dell’immagine inconscia, l’estroverso invece della riproduzione fisica. L’introverso, per arrivare all’idea astratta, purificherà il più possibile l’aspetto ideale dalle “scorie” del contributo concreto di cui è composta la riproduzione fisica, l’estroverso invece purificherà il più possibile la riproduzione fisica dall’aggiunta “fantastica” dell’impronta ideale. Il primo si innalzerà verso un mondo ideale nel tentativo di superare l’influsso perturbatorio dell’inconscio, l’altro invece avvicinerà l’immagine inconscia il più possibile all’oggetto attraverso la proiezione sull’oggetto fisico e così si libererà dalla stretta dell’inconscio. Ciò che nell’immagine inconscia è per l’estroverso aggiunta fantastica e perturbatrice, è per l’introverso la cosa più preziosa perchè è il germe dell’idea pura, e al contrario, ciò che per l’introverso è soltanto l’”incompiutezza” della concretezza, un rimasuglio di provenienza fisica, è per l’estroverso l’indizio più prezioso, il ponte con cui si può collegare l’inconscio coll’oggetto.” (Jung)
elio-c said
@Elena
Chiarita la natura “non allucinatoria” di quelle immagini mosse nell’inconscio (però immagini che “non si vedono” dovremmo forse chiamarle pre-immagini, o mappe astratte – ma d’altronde anche il neurologo Damasio usa il termine “immagine” in un senso molto generale) non mi rimangono obiezioni su questo punto. In generale poi, apprezzo moltissimo Jung, anche per la sua cautela epistemologica – che troppo spesso i junghiani di certe derive esoteriche lasciano cadere :-)
gian ruggero manzoni said
Sempre discussioni all’altezza quando c’è Elio.
Cmq vedo, Elio, che hai trovato chi ti tiene testa. Bene.
elena f. said
@ elio
Jung, diceva di essere stato spesso accusato di tutto, e il contrario di tutto: esoterismo, ateismo, deismo, fideismo. lui si è sempre considerato un medico, e un ricercatore anche se spesso le sue ricerche hanno attraversato campi come l’alchimia e la mitologia.
a noi cogliere ciò che c’è di buono nelle sue ricerche cercando di integrarlo con le nuove scoperte.
@ michele
se non le è ancora chiaro lo ripeto.il mio secondo intervento riporta un brano di intervista rilasciata da Jung. tale brano si può ritrovare insieme ad altri in
“Jung parla,interviste e incontri,W.Mc Guire,R.F.C. Hull curr, ed. Adelphi.p.376
377,378.
ciò che lei contesta, non lo contesta a me ma direttamente al doctor Jung e alla sua intervista.
per sua informazione per il suddetto dottore non esistono introversi ed estroversi in forma pura, la sua perciò potrebbe essere una proiezione. infatti le ho “fatto venire in mente” dunque questa è la diagnosi: un complesso si è agitato in lei leggendo questi interventi, e lei, che non accetta di se quest’immagine, prontamente la sta proiettando su di me.
pazienza.
cordialmente
elena f.
michele said
A Elena
Questa è una piacevolissima analisi, e pensavo che il mio “virgolettato” -(lei ha scritto che “usa” (o un probabile “suo” interlocutore)-potesse farla riflettere.(pazienza) Quello che ha scritto Jung (nei tipi ed in altro)”credo” di conoscerlo e comprendo il significato di una “intervista”. Facciamo così: diciamo che lei è una “estroversa”, ed io un “introverso” e concludiamo con una patta e pari. (quello che è scritto sopra sui tipi è di Jung, parola per parola, ma naturalmente è una estrapolazione su un discorso più ampio sulla metodologia d’analisi dell’inconscio)Un cordiale saluto.