La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Provocazione in forma d’apologo 2

Posted by robertorossitesta on January 22, 2007

  Conosco persone  che continuano per anni a servirsi  del  medesimo ristorante,  del quale,  chiariamolo fin dal principio, non sono affatto contente.  Lo eleggono,  dapprima, per qualche motivo particolare, o per nessun motivo particolare;  e seguitano poi a frequentarlo anche quando, in genere assai presto,  ne scoprono i gravi difetti. 

 La loro,  più che altro,  è  una  missione,  o  almeno  ne  ha  tutto  l’aspetto:  poiché, immediatamente dopo quelle scoperte,  iniziano a trattenere sempre più a lungo  il cameriere al loro tavolo,  elencandogli le cose che non vanno, dando  suggerimenti con modi secchi e ultimativi,  poco mancando che  si alzino  per andare in cucina a trattare direttamente con quel  malcreato del  cuoco.  Superfluo dire che lagnanze e consigli non solo non vengono mai  accolti,  ma  non sono mai neppure riferiti a  chi  di  dovere.  Il cameriere riceve quegli sfoghi biliosi – non altrimenti li giudica – con una  rassegnazione  distaccata, fredda,  rimanendo  impalato e  con  lo sguardo nel vuoto,  a palpebre leggermente  socchiuse.  Nondimeno,  quel tipo di cliente è incapace di accorgersi di ciò che realmente avviene, e nulla  vale a modificarne la condotta.  E’ convinto che il personale del ristorante  non  possa  non avere a cuore di  migliorarsi,  e  che  anzi proprio quelli come lui, che del miglioramento sono occasione e stimolo, siano i clienti più graditi.  E non sa del fastidio che provoca;  non sa che  il  ristorante  è per il titolare fonte di guadagno,  e  fonte  di sostentamento per cuochi e camerieri, ma che, al di fuori di questo, per tutti  costoro  non rappresenta nient’altro;  neppure immagina  che  il cameriere  abitualmente addetto al suo servizio,  parlando di lui con  i colleghi  e con qualche avventore con cui è venuto in confidenza,  dice sovente che, potendolo, lo inviterebbe egli stesso, di tasca propria, in un altro locale, pur di toglierselo di torno.            (Io,  per me, sono un cliente di tutt’altro genere. Di ristoranti ne ho conosciuti parecchi,  nella mia vita,  e sempre ci sono entrato  con l’aria  di chi è di passaggio,  anche quando diventavo  cliente  fisso, sedendomi  a un  tavolo in fondo alla sala,  senza mai  fare  richieste speciali, senza  mai sollevare  problemi.  Sicuro,  anch’io  mi  sono imbattuto qualche volta in cibi che non mi piacevano.  Allora, a seconda dei casi,  ho mangiato egualmente oppure ho allontanato il piatto  senza commenti,  in attesa della successiva portata; e ai camerieri zelanti, o litigiosi, che  mi  chiedevano  se non  avessi  gradito,   ho  sempre invariabilmente  risposto  che no,  che il cibo era ottimo,  ma che  per l’appunto  quel  giorno  avevo  scarso appetito.   In  una  parola,  ho tollerato.  E’ pure successo che,  per qualche motivo particolare, o per nessun  motivo  particolare,  io  di punto in bianco abbia  cessato  di frequentare un certo ristorante per rivolgermi a un  altro. Senza  mai lamentarmi nel primo,  e senza soverchie illusioni verso il secondo.  In quelle  circostanze  mi è anche capitato di chiedermi se la mia assenza dal primo locale fosse stata notata,  e come l’avessero intesa;  ma solo per  un  attimo,  poiché subito mi vergognavo di  simili  interrogativi, ritenendoli oziosi.  Solo  due sensazioni sono rimaste in  me  di  quel pendolo  di scelte e di ripudi:  il mal di stomaco terribile  di  certi dopo-pasto, e la fame di certi altri; fame che è il sintomo di una fame di ben diversa natura, più grande e più alta, e che non passa mai.)

8 Responses to “Provocazione in forma d’apologo 2”

  1. marcos said

    Trascrivo dal mio diario di citazioni questa frase che forse ci può stare in questa tua seconda provocazione:
    Ho rinuciato all’amicizia di due uomini: il primo perché non mi aveva mai parlato di sé; il secondo, perché non mi aveva mai parlato di me.
    Nicolas De Chamfort

  2. Roberto Rossi Testa said

    Caro Marcos,
    è molto difficile uscire dal cerchio di se stessi, ma è ancora più difficile che in questo cerchio non finisca per rimanere preso (impigliato, intrappolato?) qualcun altro. Desta ammirazione ma anche sgomento chi parlando di sé riesce a parlare di tutti; per quanto mi riguarda sarei già felice di parlare a quell’uno che vale diecimila. Ma non è un discorso da farsi su internet, lo so.

  3. Alivento said

    belle provocazioni, mi auguro che almeno raggiungano il loro centro perfetto

  4. fabry2007 said

    un discreto elogio della discrezione. utile, oggi.
    grazie Roberto.
    fabrizio

  5. Roberto Rossi Testa said

    Non so se si tratti di un “discreto elogio della discrezione”, come dice Fabrizio,
    o non piuttosto un sottrarsi alla comunicazione terrena dopo che le vicende esistenziali hanno portato a disperare della sua efficacia, se non della sua possibilità (l’uomo che non parla di sé di Marcos-Chamfort). Propenderei per questa seconda ipotesi.

  6. elena f. said

    sottrarsi alla comunicazione terrena significa sottrarsi a qualunque comunicazione(persino Dio si comunica nella parola). forse la disperazione sull’efficacia della stessa è data dalla comodità dei linguaggi contemporanei che si offono nell’immediatezza e non lasciano spazio alla fatica di un pensare e di un dire che sia prima di tutto ascoltare.
    oggi si comunica con le immagini,che tendiamo a vedere e non a guardare, con suoni e parole che tendiamo a sentire ma non ad ascoltare.
    se non si creano spazi di silenzio partecipato e partecipante nessun ascolto è possibile dunque nessuna comunicazione.
    la scelta sta sempre fra incontro e indifferenza.

    elena f.

  7. Ho riflettuto molto sul voto del silenzio… per me sarebbe espiazione non da poco dopo anni di bla bla bla :-)

  8. Giovanni Nuscis said

    Un ristorante, un cliente X (”…incapace di accorgersi di ciò che realmente avviene, …che non sa del fastidio che provoca”) e uno Y (”…di tutt’altro genere. …con l’aria di chi è di passaggio, mai richieste speciali, mai problemi… In una parola, ho tollerato”).

    Una bella metafora che si offre a più letture.

    Si parteggia ovviamente per il secondo cliente, a patto che il ristoratore non dia motivo di doglianze (cibo cattivo, conti elevati). In caso contrario, la “tolleranza” del cliente sarebbe corriva, se non masochistica, e sarebbe giusto, allora, “sporcarsi le mani” prendendo posizione, diventando giocoforza “sgradevoli”. La violenza (reiterata) e l’abuso di potere si nutrono spesso di silenzi (colpevoli).

    Gianni

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