Libri giuntimi degni di menzione (Rubrica 1)
Posted by Gian Ruggero Manzoni on February 7, 2007
Volumi di Marco Merlin, Francesco Marotta, Matteo Fantuzzi, Sabrina Foschini.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, così come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
A seguito di questo mio atteggiamento ancor più disponibile del solito nei confronti di chi se lo merita (ovviamente di chi per me se lo merita), direi molto più costruttivo di quello guastatorio che, comunque, ogni tanto ancora affiora o esibisco (all’occorrenza), ora forse più per teatro che per altro, oppure per richiamare antichi echi di battaglia, tanto per sentirmi ancora vivo, non passa settimana che non mi giungano libri di amici che mi richiedono un parere, oppure che solo mi gratificano e mi onorano inviandomi le loro scritture. Bene, quindi, e a ciò non posso che rispondere segnalando quei volumi e quegli autori che reputo più interessanti e più addentro a certe tematiche che si stanno dibattendo nel contemporaneo della poesia, della narrativa e della saggistica italiana, e anche straniera. Ovvio che invito anche i collaboratori di questo blog collettivo, e tutti coloro che passano da questi luoghi, a spedirmi le loro pubblicazioni, in modo da poter cementare rapporti, iniziare eventuali collaborazioni o solo per dare parere o notizia pubblica del loro lavoro. Questo l’indirizzo a cui inviare: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (Ra). Un grazie già d’adesso. Ora vado col primo blocco.
“Nodi di Hartmann-Sonnambulismi critici”, di Marco Merlin, Ed. Atelier, nella collana curata da Giuliano Ladolfi, novembre 2006. Mi piace definirlo “un insieme di saggi creativi sul come fare critica letteraria” (dal 1995 al 2004) quest’ultimo libro dato alle stampe da Merlin, che, come uomo, pare abbia ritrovato una sua misura, dopo alcune fibrillazioni di percorso, esistenzial-artistiche, che, un paio di anni fa, gli vennero sottolineate, più o meno furentemente, anche dal sottoscritto… poi, e infine, il tempo credo abbia stemperato, così che se non tanto il personale, quanto l’opera, abbia, fra noi, il modo ancora di poter dire. Questi sono testi che, a mio vedere, fungono da compendio a molti suoi altri di stessa caratura analitica. Nel bel volume si parla di stile (non solo per ciò che concerne la creatività, ma anche il porsi), ma gli argomenti, che a volte potrebbero sembrare molto tecnici, vengono trattati in modo così brillante che l’insieme diviene di gradevole lettura, anche per chi non sia un addetto ai lavori, inoltre i molti e pertinenti rimandi, e le osservazioni, proiettano il lettore in altre e altre orbite (…perciò questo si pone come un libro aperto). Merlin parla di letteratura a 360° e dei molti protagonisti che le hanno dato e le danno vita, quindi delle passioni che lo attraversano, delle inquietudini e delle perplessità che la scrittura gli ha suscitato in quei 10 anni di duro lavoro come direttore, assieme a Ladolfi, della rivista Atelier, punto di riferimento per quasi tutti i giovani poeti italiani nati dopo il 1970. Quando si accenna alla “critica letteraria” i più la giudicano una materia per specialisti, per studiosi, invece, se trattata col giusto metro, a mia avviso rappresenta uno strumento offerto al lettore per affrontare un testo in modo informato e per capire qual è la situazione culturale che lo circonda. E Merlin, in definitiva, seppur si dica poeta prestato alla critica, è, sempre a mio avviso, un ottimo critico, seppure sui generis, quindi di posizione nette e argomentate con calore, masticando la materia più che bene (infatti le mie perplessità nei suoi confronti toccano più l’aspetto artistico che quello analitico o teorico, ma questo è un altro discorso, che prima o poi affronterò). Se “Nodi” (e già il titolo è tutto un programma) lo dovessi avvicinare ad un altro libro del genere, non potrebbe che sovvenirmi “Il tradimento dei critici” di Carla Benedetti, Ed. Bollati Boringhieri, testo intorno al quale sono nate mille polemiche perché in esso Carla vede nella figura del critico l’elemento più problematico della letteratura contemporanea, mostrando lo stretto nesso tra produzione letteraria e società e sostenendo che il mondo occidentale sta vivendo un momento di profondo disagio, così che la letteratura ne diviene lo specchio evidente, ma non formalmente parlando (e qui il ‘canone’ vien fuori), quanto perché anch’essa voragine di una crisi; una voragine non colmata dall’azione intermedia del critico, il quale, operando la semplice trascrizione asettica di ciò che esiste, nulla fa perché la situazione possa mutare. Più non investiga, sempre più è apaticamente disattento e, spesso, impreparato. Capitolo dei “Nodi” che mi ha molto colpito e che un domani riporterò qui al fine di avviare un dibattito è “Oltre il Novecento”, 15 tesi da leggere e tutte da discutere.
“Per soglie d’increato”, di Francesco Marotta, postfazione di Luigi Metropoli, Ed. Il Crocicchio, nella collana curata da Gianfranco Fabbri e Salvatore Della Capa, dicembre 2006. Vi è una grande differenza nelle tecniche di meditazione, anche se alla fine altezza e profondità divengono una sola cosa. Quando nella meditazione vogliamo andare in profondità, dobbiamo iniziare il nostro viaggio da ciò che i Rosa Croce chiamavano Cuore Spirituale. Ci si muove internamente, non all’indietro o in giù, ma verso il basso. Sotto il diaframma di solito inizia il piano dell’incoscienza. Se sentiamo che stiamo andando verso il basso, quella che otteniamo non è profondità spirituale, ma sono solo i piani inferiori di coscienza. Il cuore dello spirito è infinitamente vasto e non ci sono limiti a quanto in profondità possiamo andare in esso e con esso. Non potremo mai toccare i suoi limiti, perché il cuore dello spirito incarna il vasto universo che vediamo e, al tempo stesso, è più grande e vasto dell’universo. Quando vogliamo andare in alto nella meditazione, dobbiamo sentire un movimento verso l’alto. La nostra aspirazione sale, sale senza paura verso l’altissimo. Non possiamo però andare in alto usando la mente. Dobbiamo passare attraverso la mente, oltre la mente, fino ad arrivare nel regno del cuore spirituale. Il dominio del cuore spirituale è infinitamente più alto e più vasto di quello della mente più elevata. Molto oltre la mente vi è il regno del cuore, che è illimitato in ogni direzione, così nel cuore si trova sia l’altezza più elevata, sia la massima profondità. Più in alto andiamo, più andiamo in profondità, e più in profondità andiamo, più in alto possiamo andare: i due versi, le due direzioni, funzionano contemporaneamente. Meditando con molta potenza, sentiremo certamente di andare sia molto in alto che molto in profondità. Altezza e profondità sono la stessa cosa, ma, per così dire, lavorano in due dimensioni diverse. Se una persona riesce ad andare molto in alto nella sua meditazione, ha la capacità di andare anche molto in profondità. Prima di realizzare l’altissimo sentiamo che c’è differenza tra altezza e profondità. Quando ci arrampichiamo, sentiamo di aver raggiunto una certa altezza e quando ci immergiamo in profondità dentro di noi sentiamo di aver raggiunto una certa profondità, ma altezza e profondità sono nella coscienza della mente. Una volta al di là delle barriere della mente, entriamo nella coscienza universale, dove vediamo tutto come uno e inseparabile. In quel momento la realtà canta e danza con noi, e noi diveniamo la realtà stessa. Non vi è altezza, non vi è profondità, non vi è distanza: è un tutt’uno che, allo stesso tempo, trascende sempre sé stesso, è la soglia dell’increato, quella vista e annunciata da Francesco in questo suo libro.
“La linea del Sillaro”, a cura di Matteo Fantuzzi, Campanotto Editore, nella collana curata da Carlo Marcello Conti, ottobre 2006. Non è un’antologia, sebbene 18 poeti più il curatore si ritrovino in uno stesso volume, un libro come sempre ben curato dalle Edizioni Campanotto di Udine. Bacchini, Bellosi, Brusa, Camporesi, Fabbri, Laureano, Lombardo, Massari, Nadiani, Quintavalla, Rentocchini, Riccardi, Ritrovato, Serragnoli, Sissa, Teodorani, Vezzali, Zattoni… ecco i nomi. Raccolta compendio che chiude una rassegna di poesia e prelibatezze eno-gastronomiche titolata “Degustare Locale”, curata da Matteo Fantuzzi, aiutato dall’amica scrittrice Giovanna Passigato, in quel di Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, cittadina bagnata dal fiume Sillaro. Oltre 70 le voci di poeti che si sono conosciute, ritrovate, unite in quell’ambito in tre anni di incontri conviviali, da quelle in lingua a quelle dialettali, ma sempre caratterizzate da una ricerca lineare e per lo più lirica appartenente a una geografia, quella emiliano-romagnola, che molto sta dando al nostro panorama letterario nazionale. Inutile annotare le varie cifre poetiche, già molti dei pubblicati (fautori dell’evento conclusivo la rassegna) sono più che conosciuti, più interessante è come Fantuzzi spiega, nella sua nota conclusiva, il perché dell’iniziativa… una sorta di censimento sul campo, una sorta di conta (che lui, giustamente, non definisce esaustiva per ciò che riguarda i pubblicati) di quelli che sono gli artefici culturali di un territorio. Esperienza, questa, che se ripetuta in tutt’Italia, regione per regione, forse, nel vero, potrebbe definirsi: Antologia della poesia contemporanea italiana. Basta solo che un organizzatore attento e preparato, poeta lui stesso, oppure solo amante della poesia, convochi, con obiettività, chi in un territorio già opera con convinzione e continuità qualitativa da anni, ed ecco l’alchimia “bella che fatta” (come diciamo noi in Romagna). Quindi non si tratta, altro, che di buona volontà… i costi per tali manifestazioni sono, del resto, bassissimi, quindi abbordabili. Avanti, quindi! Un grazie, per ora, a Matteo.
“Ragioni della sete”, di Sabrina Foschini, prefazione di Maria Grazia Calandrone, Raffaelli Editore, nella collana curata da Gianfranco Laureano, ottobre 2006. Naturalismo e Simbolismo sono i cardini di quest’ultima raccolta poetica di una ‘trasversale’ come il sottoscritto, Sabrina Foschini, poetessa, narratrice, critica d’arte, pittrice. Per chi sa di letteratura e arte, il naturalismo e il simbolismo, seppure dai più considerate due scuole in netta opposizione estetico-ideologica, conobbero, in realtà, una profonda interazione, in particolare negli anni conclusivi il XIX sec. e nei primi del XX. In quel periodo la dialettica fra cultura storico-positivista e cultura spiritualista investì anche altre scienze, dando luogo a fondazioni epistemologiche a volte in radicale opposizione: in particolare le scienze psicologiche, che nella Parigi degli anni ’80 conobbero la loro fase di più intensa creatività, furono investite da questa problematica metodologica, con l’opposizione fra il determinismo biologico di Charcot e il primato psichico di Freud; mentre, in altre occasioni, l’interscambio culturale e la reciproca influenza, fra psicologia e letteratura, furono fortissimi e fecondi, attraverso la comune tematica dell’indagine sulla devianza psichica (istituzionale nell’ambito psichiatrico, diffusissima e fondamentale nella letteratura contemporanea). Il ventaglio di interessi di Sabrina, in tal modo, si dispiega, per infine ritrovarsi in un’intensa dialettica bidirezionale, nello scambio concettuale tra concretezza e astrazione e nella reciproca influenza fra letteratura e scienze psicologiche, facendole divenire: materia lirica. Poi, qua e là, fanno capolino versi aforistici, in cui una sapienzialità cara al dirsi orale si amalgama con un presente-assente volutamente intriso di bisogni e di dolcezze. Soave, quindi, l’abbandono, direi, a momenti, struggente, in un libro, come scrive egregiamente la Calandrone, che: “…getta le sue fondamenta sui corpi in movimento disarticolato tra fiamme e righe di quaderno, in cui l’amore circola in terra, è elemento genetico e palingenesi, rivoluzione battesimale, scempio molecolare che crea – anzi fa – l’altro con le proprie mani e non si cura di far metafora, dice di sangue letterale misto ad acqua di mare nella quale il corpo è cresciuto per essere riscritto con la lingua adolescenziale degli amanti”.

















lucaariano said
Sempre acute e puntuali le tue analisi Gian Ruggero. Avevo in cantiere di procurarmi i primi tre libri, conoscevo solo di nome il libro della Foschini che leggerò quanto prima. Grazie per gli spunti.
Un caro saluto
Merlin said
Gian Ruggero, leggo adesso. Ti ringrazio del tempo, dell’attenzione, delle parole.
MM
Carla said
è molto interessante, l’ho capito dai nomi, anche se leggerò con calma questa sera, nell’intimità della mia casa.
Un grazie a Gian Ruggero
e un caro saluto
carla
Giovanni S. said
Mi procurerò il libro di Merlin perché l’ho sempre seguito in Atelier e condivido quello che Manzoni ha detto di lui come intellettuale che ha una sua originalità. Grazie. Anche la raccolta di Marotta mi interesserebbe. Come posso fare per acquistarla?
G.S.
valter binaghi said
Ecco, di recensioni io sento il bisogno, soprattutto di poesia, territorio per me ancora largamente inesplorato. Grazie GR.
fabry2007 said
grazie, Gian, per questo prezioso lavoro. propongo due libri per le tue note critiche: Diario inverso di Lucianna Argentino e La biblioteca delle voci di Gabriela Fantato.
fabrizio
Angela Maltoni said
Mi piace questo modo di presentare i libri. Complimenti al Prof. Manzoni che, se si ricorda, mi ha avuto come allieva a Macerata tre anni fa. Un saluto a tutti e bravi per il blog.
matteo fantuzzi said
grazie mille gian ruggero. e leggerò con molto interesse il libro della sabrina. gianfranco e raffaelli stanno facendo un progetto sempre più degno d’attenzione.
gian ruggero manzoni said
@ Luca. Valgono tutti, quindi vai tranquillo.
@ Marco Merlin. Doveroso, il tuo libro merita… così come ho scritto nel prologo. Grazie a te.
@ Carla. Sempre attenta. E’ piacevole scrivere quando si hanno lettori come te. Un bacio.
@ Giovanni. Bene per Merlin, ma ti consiglio anche gli altri. Questo l’indirizzo dove puoi ordinare il libro di Marotta: http://www.imprimis.it/inedition/default.asp?cmd=searchProd&catID=17&genID=12
@ Valter. Cercherò di dare sempre notizie su ciò che mi pare più significativo, al fine che i narratori avvicinino la poesia e viceversa. Doveroso. Sempre grazie a te.
@ Fabry. Grazie delle ‘dritte’. Se Lucianna e Gabriela riuscissero a farmi pervenire i libri volentieri li recensirei… male che vada me li procurerò.
@ Angela. Mi ricordo di te. Capelli rossi, se non erro. Mi farebbe piacere sapere cosa stai facendo adesso. Per mio indirizzo mail, puoi andare al mio sito http://www.gianruggeromanzoni.it e clicca su contatti. Un caro Saluto. Bei tempi a Macerata, anche se poi già ci eravamo conosciuti quando insegnavo ad Urbino… sempre se la memoria mi assiste.
@ Matteo. Doveroso, anche per quel chi ti riguarda, rendere noto ciò che stai portando avanti con tanta dedizione.
Franco said
Ho letto il libro della Foschini, che conosco, ed è molto bello e riuscito. Mi interessa il primo, quello di Merlin, come posso fare per averlo?
Franco Ranieri
Gian Ruggero Manzoni said
@ Franco. Puoi ordinarlo qui: http://www.atelierpoesia.it/ Grazie anche a te.
francesco marotta said
Grazie per la tua nota, Gian Ruggero.
Purtroppo in questi giorni sono (stato) abbastanza lontano dalla rete e non ho avuto modo di intervenire.
fm
sabrina said
Caro amico trasversale.
Grazie della tua attenzione, che so essere costante, impegnata e generosa. Ti lascio un grazie pubblico, ma come sai preferisco discorsi privati, quindi oggi replicherò meglio sul tuo indirizzo personale.
Nel pomeriggio alle diciotto e trenta presento il libro alla galleria ariete di bologna…al più tardi ci vediamo per la mostra di lugo. sabrina
gian ruggero manzoni said
Grazie a voi Sabrina e Francesco. Nessun problema, l’importante è che abbiate letto quel che vi ho scritto. Un abbraccio.