Un battito di ciglia (di Elena F. Ricciardi)
Posted by fabrizio centofanti on February 13, 2007
Piove a dirotto sulla periferia romana, il freddo e l’umidità come coltelli piantati nella pelle in questa casa lontana, perché la periferia è a margine di tutto; la riconosci quando arrivi in un posto al confine con l’indefinito.
Le bollette arrivano a cifre per me astronomiche anche se i consumi sono ridotti all’osso. Non c’è una TV sempre accesa, non la radio; unica luce che mi accompagna questa del computer, per scrivere un po’. Per internet, sto ancora aspettando. Il termosifone è spento da tempo. L’anno scorso s’è rotta la vecchia caldaia e ne ho dovuta acquistare una nuova , ovviamente a rate. Paradosso: ora ho la caldaia funzionante, ma se voglio pagare le rate ed essere in regola non posso pagare il riscaldamento. E sto al gelo.
Oggi, poi, fa veramente freddo, e mentre preparo del brodo per il pranzo, mi metto a leggere il giornale sorseggiando mezzo bicchiere di vino rosso, un Primitivo del Salento, riposto da non so quanto tempo nella credenza. Ho deciso di aprirlo, non so neppure il perchè: tosto e amabile, profumo leggermente amaro, lascia un buon sapore di miele di castagno sulle labbra. Dicono che faccia buon sangue (io sono anemica) e in più riscalda. Non sono avvezza a viziarmi così, per cui c’è più gusto.
Fra le poche vecchie chincaglierie rimaste nella mia casa spartana, ho scelto un bel bicchiere di cristallo un po’ panciuto, dal lungo stelo . Noto la strana asimmetria floreale, la disarmonica bellezza d’un calice che sembra non pesare affatto sul filo sottile che lo sostiene. Guardo il rosso cupo brillare nella coppa trasparente e già il cuore si riscalda.
Primo sorso: i soldi non bastano mai.
La gita a Vienna di mio figlio, messa insieme goccia a goccia, un piccolo successo personale frutto di rinunce a bei volumi che attendono sugli scaffali della mia libreria preferita in centro, ai regali di natale, e ad un paio di scarpe di riserva, sperando che non piova troppo, altrimenti sono guai.
Bagno di nuovo le labbra con il vino. Il profumo sembra invadere la stanza, morbido, piacevole.
Notizie economiche. Il giornale è di quelli che settimanalmente allegano un libro. Mi hanno chiesto di comprarlo ed io approfitto per leggere. Nulla di interessante. I titoli di borsa e le notizie economiche non fanno per me. La mia economia è disastrosa e questa è l’unica notizia che conta.
Morto il tal imprenditore, ottantunenne gentiluomo.
Mi dispiace sempre quando muore qualcuno. Una vita che si spegne ricorda la fugacità del mondo, l’inesorabile scorrere del tempo che non ha riguardi personali, lui non guarda i titoli di borsa, si dona scorrendo fino al traguardo. È così per ciascuno di noi. Rabbrividisco.
È buono questo vino scuro eppure trasparente. Osservo l’ombra lasciata dai miei sorsi :
“Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le sue tenerezze sono più dolci del vino!”. Penso al cantico e al suo andamento per nulla ambiguo, penso alla gioia della vita, e dell’amore fra uomo e donna. Chiudo gli occhi, e sospiro.
“Con XX se n’è andato l’imprenditore che ha fatto dello stile e della signorilità un asset”, leggo, pensando a un uomo che muore e al suo stile .
“Era il ‘59 quando prese le redini dell’azienda[…]
Per volere di suo padre, in azienda era entrato giovanissimo.”
Ho rimesso gli occhi sul giornale, dove scorro un lungo articolo in cui la storia dell’uomo è la storia di un’azienda, fino al punto che non so più distinguere se sia morto l’uomo o la società che porta il suo nome.
Bevo un altro sorso. Il vino, a stomaco vuoto, dà una piacevole sensazione di leggerezza, senza togliere lucidità al pensiero.
“Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano. Attirami dietro a te, corriamo!”
Il cantico continua ad accompagnare la mia lettura, come in dissonanza.
Guardo la foto di questo vecchio protagonista della storia economica d’Italia. Giacca blu, orologio lussuoso, nella semplicità del disegno. Guardo la pagina del quotidiano rosa che parla di lui e penso: “Chissà quante volte i giornali ne hanno parlato quando era vivo, e chissà se i toni fossero, allora, lusinghieri come questi”.
Come si accorda la vita cantata in quei versi al potere che emana da questa pagina di stampa?
Intanto la pioggia cade violenta, dal soffitto arrivano rumori come di piccoli passi insistenti; pur stando al coperto sono nel pieno di una bufera romana, speriamo si plachi presto. Guardo lacrimare i vetri e penso al mistero della vita. La pagina rosa sembra uno sberleffo alla mia marginalità. Mi chiedo :“ E tu chi sei?”. Sorrido mentre le gocce sembrano cantare: “Nessuno”. Penso al mondo dei grandi che fanno la storia, che giocano un gioco più grande di loro, che hanno nelle mani le sorti di altri uomini e donne.
Bevo ancora un sorso e il sorriso si trasforma in una risata aperta, sfacciata, irriverente.
Col mio calice di cristallo e la vestaglia di pile disseminata di stelle azzurre vado allo specchio. Una strana figura si mostra al riflesso del vetro. Sono ancora giovane eppure mi sembra di aver visto intere ere, epoche lontane, guerre e armistizi, trattati di pace, e un fiume di tempo che scorre all’indietro, carico di presenze.
Se ascolto la bufera che infuria su Roma, posso sentire la voce di tutti i senza nome come me, i dispersi dalla storia , i senza orme che hanno consentito agli XX di tutte le epoche di apparire con un enorme necrologio a piena pagina sui giornali e in TV.
Penso insistentemente alla vita, alla mia che di certo non lascerà altra traccia che un orma di neve poco prima del disgelo, e poi svanirà.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo ai tuoi polsi: perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore!”.
Guardo fuori e scossa dal vento vedo la mia rosa fiorita. Un unico bocciolo affronta l’inverno impietoso. Minuscolo, sotto gocce più grandi di lui, cede al freddo e sfiorisce. Un istante soltanto, neppure un battito di ciglia, e quella lotta impari ha segnato la sua vittoria dentro le pieghe della memoria.
“Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore non ne avrebbe che dispregio.”
Bevo l’ultimo sorso e rimango col calice in mano a guardare l’imperversare della pioggia.












February 13, 2007 at 12:58 pm
cara Elena, se potessi ti abbraccerei, quì, subito, con tutta la forza che può avere un abbraccio!
Questo tuo scritto non ha parole perchè smuove i più reconditi veli del cuore,
Questa è poesia che si cala, lenta e fluida, nel reale
e ci ammalia…
Grazie Elena, me lo terrò vicino questo tuo scritto….contaci!
baci
carla
February 13, 2007 at 3:16 pm
Amarezza sospesa tra il metafisico e l’elegiaco: bello.
February 13, 2007 at 4:43 pm
grazie prima di tutto a fabrizio che ha scelto di pubblicarmi.
a lui devo moltissimo ed ora anche questo: non finirò mai di ringraziarti ne sono davvero onorata!
un abbraccio.
@carla, ti ringrazio per le belle/buone parole dedicatemi e ricambio l’abbraccio.
@ fabio
metafisico e lirico, non potrei chiedere di più, sarebbe bello tornare ad una riflessione capace di essere anche poesia,come in incipit.
@antonella
una traccia, come una rosa che perde contro la bufera ma vince il tempo incidendo le pieghe della memoria.
grazie di cuore,
elena f.
February 13, 2007 at 6:03 pm
molto bello, Elena, molto intimo, inizia con una disperazione e termina con l’accettazione di quella disperazione, ma l’io narrante non perde mai la dignità.Anzi.
February 13, 2007 at 6:06 pm
Che bel passo. E’ vero “sospeso tra elegiaco e metafisico” ma io ci ritrovo un realismo a tratti minimalista proprio come piace a me. Vibra, eccome se vibra la pagina!
Un caro saluto
February 13, 2007 at 6:34 pm
Piace anche a me
February 13, 2007 at 8:03 pm
Elena;
la tua riflessione è poesia
fidati
altro abbraccio,
e buona serata
carla
February 13, 2007 at 8:06 pm
Una scrittura che crea ascolto.
February 13, 2007 at 8:52 pm
marino, luca, valter, giorgio, sono commossa e non so dirvi quanto.
vi ringrazio di cuore per questa condivisione d’ascolto.
elena f
February 14, 2007 at 2:28 am
Mi aggancio alla truppa… bello anche per me.
February 14, 2007 at 7:59 am
@gian ruggero
un ringraziamento sincero… a tempo di marcia!
elena f.