Intorno ai tuoi cantari (di Fabio Franzin)
Posted by fabrizio centofanti on February 18, 2007
(A Rossale, al soprano dei miei silenzi)
Questo orto di pace
(alla pieve di Clauzetto)
L’angelo di marmo con la mano
posata sul cuore e i due putti
dorati là in alto ai lati del tabernacolo
o quelli lignei nel sommo nuvoloso
di un’asta barocca la vasta corona
aurea sospesa sopra l’altare
e il vostro cantare che esplode
fra le note profonde dell’organo.
Disposti a ventaglio nella zona sacra
avete ricreato un’antica cantoria
dei fasti liturgici di Aquileia del suo Patriarcato.
Indossate tuniche lunghe e piviali da chierici
e tu amore avvolta in quel candore vaporoso
in quei panneggi tizianeschi così asessuata
così angelicata… I boccoli rossochiaro
un sogno corinzio ali di parole lilla
ti librano lieve come una madonna.
Fuori (mentre dentro gli applausi
scrosciavano fra le volte e i nivei
rilievi della via crucis) dall’altura
del sagrato io a fumare e contemplare
il firmamento spiccante nel buio limpido
di questa notte specchiarsi al lucciolaio
che si stende laggiù da Spilimbergo a Cividale
di auto e case che non sanno
- fra i goal e i singulti di un’era
erosa ormai da urla e silenzi
fra rumore e morire – di questo
orto di pace di quest’oasi di voci.
Fra antiche battaglie
(Vicenza)
Tu in una vecchia aula al terzo piano
dell’Istituto Diocesano di musica sacra
a provare i due Magnificat di Mainerio.
Io qui fra le stanze del museo di storia naturale
dove fra ammoniti e cocci fra lapidi
e bestie imbalsamate mi imbatto nella teca
in cui riposa il guerriero longobardo di Sovizzo
deposto con la terra che lo accolse
sparse le placche di ferro del cinturone
un piccolo coltello accanto i segmenti
delle dita un pettine d’osso decorato
la spada l’umbone dello scudo
lo scheletro – di un uomo morto
fra i 39 e i 44 anni, alto fra i 174 e i 177
centimetri – dice la didascalia – vivente
fra il I° e il IV°-V° secolo dopo Cristo -
presenta un enorme cratere nell’orbita
destra (un colpo di clava? Una pietra
catapultata? L’urto di uno spadone?),
la mandibola crollata a lato ad aprire
il teschio nella caverna dell’urlo.
Resto a scrutare le ossa di quest’uomo
caduto in una delle troppe guerre
avvicendatesi nel corso della storia
ma caduto comunque in un tempo
in cui a combattere era ancora il coraggio
dove si lottava ad armi pari guardandosi
negli occhi sentendosi l’odore l’un
con l’altro nello scontro la paura.
Guardo quest’uomo alto più o meno
come me morto sul campo intorno
alla mia attuale età. Questo nobile
guerriero sepolto con gli onori d’un eroe
spio in quel buio cratere per cercare
di scorgervi la sorgente dell’odio.
E torno da te amore dalle vostre
battaglie che echeggiano così
sacre fra le colonne palladiane.
Tu qui e io anche (al duomo di Udine)
Non posso esordire ancora
col consueto “tu lì e io di qua”
non posso dirti per l’ennesima volta
che mentre tu cantavi io continuavo
a correr dietro alle mie cose con le
mie scuse il mio egoismo i gesti
da cafone tipo entrare di soppiatto
a concerto già iniziato o sgattaiolare
fuori fra un canto e l’altro perché
mi manca l’aria o mi annoio oppure
mi è presa quella voglia di fumare
che conosci. Così sono qui stasera
e in prima fila anche nelle panche
di questo duomo imponente. Qui
fra angeli leggii e affreschi e lunghe
candele e strumentisti francesi coi loro
cornetti e viole da gamba e cornamuse
e sto nel brusio che fraseggia
l’attesa nell’ampio spazio creato
intorno al mistero della croce
e quando cantate anch’io
con la mia voce roca e un po’
stonata ti accompagno finalmente
finalmente a te mia cara mi accompagno.

















gian ruggero manzoni said
Bene il continuare a dare spazio a Franzin, lo merita. Grazie Fabry.
Antonio Fiori said
Una testo molto convincente. Una vera e propria salita con meditazione verso Rossale, verso il canto e verso l’amica soprano. La dimostrazione di come anche gli scrupoli e le vicende quotidiane, fin nei dettagli, possono entrare nella poesia.
Antonio
paola said
posso osare nel dire prosa poetica di forgiatura d’annunziana?… poi con le citazioni mi fermo, che non ho competenze ma mi ha ricordato certe pagine de” Il piacere”.
un testo “a raccontarsi” in medi(t)azione
con l’attesa, ascoltando l’atto dell’osservazione.
una tenerezza pacata e roca. si, roca.
e consolidata.
una chiusa molto bella.
un saluto
paola
Fabio Franzin said
Ringrazio Gian Ruggero, Antonio e Paola per le belle parole con cui hanno omaggiato i miei versi dedicati ad Alessandra, la madre del mio piccolo Jacopo. Grazie, tante grazie a voi tutti. Fabio F.