La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

CRITICA ELEMENTARE ED INTUITIVA

Pubblicato da Sebastiano Aglieco su febbraio 24, 2007

I bambini e la poesia

Vi propongo un’intervista fattami da Vincenzo Della Mea qualche tempo fa per la rivista Daemon. E’ una riflessione sulla mia esperienza di poeta e maestro di scuola elementare, seguita da due esempi di critica militante fatta dai bambini.  

D: Partiamo da quattro versi di una poesia dalla raccolta Niebo (ed. La vita Felice, 2003): “Costruisco ogni volta un senso coi bambini / li porto a guardare / ciò che saranno e in parte accetteranno: / sciocchezze, riti dello stare e del perdersi”: Sebastiano Aglieco poeta ma anche educatore che usa la poesia come strumento – o che educa alla poesia.  Ci racconti in che modo porti la poesia ai bambini ed ai ragazzi?

R: Uno dei miei alunni ha scritto in un testo che non ci può essere educazione senza amore. E’ vero, e il mio lavoro parte semplicemente da un grande amore. Certo, occorre chiarirsi in anticipo, per onestà, i presupposti teorici che ci guidano. Non considero la poesia uno strumento, ma un’esperienza.  Nel fare esperienza non c’è sudditanza, ma reciprocità. In questo senso educare alla poesia vuol dire educare alla conoscenza di sé. La prima cosa alla quale abituo i miei alunni è l’ascolto del testo direttamente dalla mia voce. In questo modo il testo si carica subito di una connotazione affettiva. C’è un rapporto molto forte tra voce e sguardo. Si ascolta perché ci si sente amati. Leggo di tutto, senza fare alcuna differenza tra la categoria del facile e del difficile. A loro piace il suono delle parole; la comprensione viene dopo e il salto alla produzione è molto breve. Non insegno una tecnica; li abituo, piuttosto, a un’apertura dello sguardo, al piacere di scrivere con la stessa voluttà con la quale si mangia  qualcosa di prelibato. Chiamo da qualche anno, il mio laboratorio, “scrittura sensoriale”. Si tratta di un approccio olistico; coinvolge corpo e mente, passando attraverso i sensi, il teatro, la musica. Devo molto a Silvano Sbarbati, uno dei primi teorici in Italia  del teatreducazione, un movimento che comincia a muovere i suoi passi. Silvano ha scritto un libricino straordinario: PAROLE CONTENTE, la scrittura non creativa – L’orecchio di Van Gogh  2005, che sintetizza il metodo utilizzato nei laboratori di scrittura tenuti da lui in contesti educativi. La cosa straordinaria, credo, è che il testo rappresenta una condizione metaforica della crescita in cui i vissuti dei bambini/ragazzi vengono sintetizzati in immagini, rapidissime metafore. Scrivere in un certo modo ha molto a che fare con i riti di iniziazione, in cui lo scenario simbolico preparato dalla Comunità, era molto simile a quanto accade su un palcoscenico. E il rito permette il passaggio a una condizione altra dell’esistere. Quindi il superamento e la crescita.

D: In un’altra tua poesia scrivi: “i bambini che insorgono e / ci chiedono di spiegare / il dolore del mondo!”. Alla richiesta di senso, tu rispondi anche con l’esperienza della poesia. Come pensi si  inserisca nella loro vita quotidiana? Rimane qualcosa? I tuoi bambini  leggeranno poesia, da grandi?

R: Per i bambini scrivere versi rimane essenzialmente un’esperienza sensoriale ed emotiva che attraverso la cura e un percorso ostinato, ma anche secondo le tappe della loro maturazione personale, può portarli ad elaborare una qualche idea sul mondo. Un bambino a tre anni,  è già capace di fare riflessioni filosofiche, ci dice la scienza.  Perché “La filosofia non è la costruzione di un sistema, ma la ferma decisione di guardare ingenuamente in sé e intorno a sé”, scrive Pierre Hadot. La percezione, l’emozione, non sono altro che il motore che attiva la capacità di creare immagini, di dare senso alle cose che non capiamo. Il pensiero si costruisce attraverso le mani e la bocca – Maria Montessori giungeva alla lettura e alla scrittura facendo conoscere le lettere al tatto. Ma questo non è semplicemente un esercizio; è già, in qualche modo, una forma di pensiero che cerca di darsi forma attraverso un  apparato strumentale. Il bambino rimane legato alla sensazione, tutta tattile, del toccare la poesia, e di riconoscerla –  sempre che l’adulto abbia lavorato bene – come il linguaggio che permette una grande libertà di manipolazione; la casetta del  bosco in cui poter giocare liberamente servendosi di strumenti minimi.  Scrive un mio bambino: “Sì, mi sento felice/perché mi guardi così./Lasciami libero/fammi pensare a tutto/non obbligarmi a tutto/così sono felice”. Questo può avvenire in un cammino fatto insieme, che è l’altro aspetto importantissimo dell’educare alla poesia; camminare insieme sentendo la comunanza, la gioia della scoperta, qualcosa che non ci divide. Purtroppo, la scuola tende a trasformare lo studio in dovere. E poi vige ancora una robusta tradizione strutturalista che soffoca una critica libera, elementare ed intuitiva, come la chiamo io. A furia di dare strumenti e schemi preconfezionati, si finisce per censurare ogni possibilità di assumersi responsabilità nei confronti della lingua.

D: Allegati a questa intervista ci sono due esempi di quella che tu chiami “critica elementare ed intuitiva”. Vuoi raccontare in cosa consiste?

R: Si tratta essenzialmente di applicare la maieutica. Non vengono date chiavi di lettura, non viene applicata la classica traduzione in prosa, parola per parola. Si parla, lasciandosi affascinare dal senso o dal suono anche di un solo verso. Si cerca, per accumulazioni o sottrazioni, si costruisce un’ipotetica immagine unitaria, si crea il senso, non lo si dà per scontato. Quando è necessario si carica il clima emotivo, evocativo, attraverso la musica, il teatreducazione, la postura libera che consiste nel recuperare il contatto fisico col pavimento, la percezione fine di un suono, di un odore, di un ricordo personale. Nessuno è più bravo dell’altro, nemmeno il maestro. Il maestro piuttosto riunisce, smista, suggerisce percorsi, prende per mano, dà un bel calcio, conduce con gli occhi bendati, stimola la mente piuttosto che il cuore. Il risultato finale è un testo che si accresce, che si accende di improvvisi sprazzi di luce. Grezzo, in cui inizialmente non si cura la forma, non si fa l’editing. Piuttosto si concretizza un pensiero, lo si fa nascere anche col forcipe. Il pensiero non nasce pulito, ben vestito. E’ un lacerto umorale, qualcosa che può anche spaventare. Lo dobbiamo lavare, certamente, ma questo viene dopo:”I ragazzi sono nella sabbia e quando il dottore fa il taglio cesareo, il mare porta le conchiglie e quando il bambino è tirato fuori, i bambini aprono le conchiglie. Ciò accade perché il bambino nasce e inizia a battere il cuore. Poi il cuore muore, e tutti si commuovono e il cuore cessa di battere.”Questo che riporto è un pensiero grezzo, lasciato nella sua affascinante genesi. Quello che segue è già stato lavato; gli è stato dato un vestito, per quanto possibile, consono:”un’azione, una poesia, una storia: è sempre un passo più grande.” 
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Cercatori di conchiglie

Scavando nella sabbia
(dopo il passaggio del mare)
affiorano le conchiglie dai loro
sonni. I bambini le aprono
alla luce, con una pietra.
E così il corpo è spalancato, offeso:
forse per una ferita, o il battesimo
di tutti i pensieri

da “Le colonne d’Ercole”, Firenze Libri 1996
Commenti dei bambini di una quinta elementare

Quando le conchiglie sono chiuse, per loro i sentimenti non esistono.

Però, quando i bambini le aprono, è come se i sentimenti diventassero tutto.

I ragazzi sono nella sabbia e quando il dottore fa il taglio cesareo, il mare porta le conchiglie e quando il bambino è tirato fuori, i bambini aprono le conchiglie. Ciò accade perché il bambino nasce e inizia a battere il cuore. Poi il cuore muore, e tutti si commuovono e il cuore cessa di battere.

Per me la poesia vuol dire la vita quotidiana. I bambini rappresentano un dio che quando decide ci fa morire.

Le conchiglie vivono nel mare e poi quando la marea si alza e le porta sulla riva i bambini le raccolgono e le mangiano. E loro sono arrivate alla morte.

La vita è una conchiglia. Quando ti aprono, addio!

La parte tra parentesi non mi piace molto. Nella parte: “i bambini le aprono alla luce”, gli manca qualcosa.

Le conchiglie dormono nel mare in un sonno profondo. A un certo punto i bambini le aprono, le svegliano dal sonno, le tolgono da un posto caldo, sicuro, e le conchiglie dicono: oh!!!

Le conchiglie che si aprono vengono tolte dalla tranquillità e vengono esposte al mondo aperto. Quando muoiono, donano la loro luce e iniziano una nuova vita nel corpo di un altro bambino.

Le conchiglie sono nel mare. Quando l’acqua si ritira le conchiglie sono sole. I bambini le scherniscono, poi torna l’acqua e si salvano.

Quando le conchiglie sono nel mare fanno molti pensieri, ma quando i bambini le portano a riva e rompono il loro guscio, i loro pensieri volano via perché così tutto l’universo può ascoltare la loro voce.

Le conchiglie sono come piccoli bambini che vivono nella sabbia e fanno i sogni come quelli che facciamo noi. Quando l’uomo le raccoglie, loro si aprono e i loro sogni escono dal loro cuore e vanno in cielo, come se morissero.

Aprendo una conchiglia, è come se aprissi il tuo cuore e aprendo questa conchiglia puoi comunicare i tuoi pensieri e i sogni di una vita da continuare.

Quando le conchiglie vengono lasciate, abbandonate, nel loro cuore rimane la speranza che scompare quando si chiudono del tutto; ma questi bambini, quando aprono il guscio, riaprono il loro cuore. La speranza ritorna e a quel punto le acque le ribagneranno.

Non c’è bisogno dell’uomo per farle nascere, non per forza, anche loro hanno una madre che le fa nascere. Si sentono trascurate e se muoiono non muoiono così, ma spesso potrebbe essere l’uomo con i suoi meccanismi, con la sua pattumiera a farle morire.

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E’ quello che penso

Le conchiglie si aprono, entrano nei cuori e fanno sognare i bambini.

Quando un bambino apre una conchiglia nasce una nuova vita e una luce da lontano che dice: “segui il tuo cuore”.

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Giorni

che la minima buona azione
vale la più bella poesia

(Piero Jahier)

I commenti dei bambini

il poeta incomincia con la minuscola perché non vuole dire niente di grande, ma il minimo, indispensabile, essenziale di tutti i giorni ogni piccola azione fa continuare il mondo perché questo è già scritto nel destino

ogni piccolo passo, una piccola buona azione serve per costruire un altro mondo il mondo

una minima azione ne merita un’altra e una minima poesia ne merita una in ugual modo perché non c’è differenza tra azione e poesia

una cosa concreta può essere una cosa astratta e una cosa astratta può essere una cosa concreta perché, quando un sentimento è veramente puro, lo si può toccare attraverso una persona

le azioni nella vita ti fanno andare sempre avanti, ti fanno cambiare, quindi non ci si deve mai fermare a fare azioni

un’azione vale come una poesia; se la componi bene, ti può aiutare

un’azione è come una poesia che ti dà la forza di sconfiggere tutti i dolori

un movimento buono può cambiare le cose nella testa; un movimento rigido non può cambiare le cose nella testa

la buona poesia che fai sarà bella perché fatta con impegno
la buona poesia che fai sarà interessante perché è fatta con amore
la brutta azione che fai sarà stupida perché è fatta con disattenzione

una poesia significa amore
una poesia significa dolore
una poesia significa amicizia
UNA POESIA è UN’AZIONE

un’azione, una poesia, una storia: è sempre un passo più grande

ognuno esprime i suoi pensieri partendo dalle esperienze della vita

anche una minima frase può significare una grande cosa
una poesia può essere breve ma piena di significato

prima di quel “che” con la lettera minuscola, c’era un testo …: la vita di tutti i giorni

8 Risposte to “CRITICA ELEMENTARE ED INTUITIVA”

  1. Caro Sebastiano, formatta il tuo post con more, grazie.

  2. paola castagna detto

    Molto interessante ciò che Sebastiano propone.
    I tanti figli della terra, incontro uomini che si occupano d’infanzia, pre – adolescenza.
    Il teatro, la musica, la poesia, analisi, terapia.
    (…Mio figlio ha 13 anni, l’altro giorno mi ha chiesto di leggergli una poesia di un libro scolastico,
    dopo averla letta ha sospirato, aggiungendo “ora che un poeta l’ha letta l’ho capita”. ..)
    Cosa più del mare è poesia?

    …perduto
    sulla battigia
    sei

    le conchiglie
    dei miei pochi viaggi
    sei….

    Difficile per me non cercare le Parole tra le righe.
    Ma la poetica letta, guardata e toccata, è disarmante.
    ( dico sempre che vorrei un mondo di bimbi )
    La poesia che deve essere ascoltata non solo letta.
    L’affetto donato attraverso la voce.
    Una forma di rispetto grande verso Esseri splendidi.
    ( la curiosità mia tipica, oggi che con consapevolezza conosco la bimba, che bambino sei stato?).
    Un uomo bianco in mezzo a tanti…Uomo Nero.
    Chiudo scusa di questa mia accennata analisi.
    Uscita istintivamente e spedita.
    Pensavo restassero pensieri, son diventate Parole pubbliche.
    Paola Castagna

  3. per Gian Ruggero: non so come si fa
    Sebastiano

  4. elena f. detto

    mi viene in mente il detto secondo cui bisogna tornare ad essere bambini per entrare nel regno, così è per la poesia.
    tornare però non vuol dire rimanere bambini,la crescita ci è indispensabile purtuttavia quello che conta è lo sguardo e l’ascolto.il bambino è aperto alla meraviglia e tutto per lui è un universo da scoprire, tutti noi abbiamo l’urgenza di passare da uno stato di disincanto incrostato e incrostante ad uno di incanto e stupore capace cioè di cogliere le trame sottili e nascoste, di lasciarci toccare dalla vita per poterla trasformare in parola
    “il bambino ama ascoltare il suono delle parole” perchè la prima comunicazione intrauterina è il fruscìo dell’acqua materna e il battito del suo cuore. sono i suoni primordiali quelli chè e aprono le vie della poesia.la cultura interviene dopo per dare forma perchè
    “la poesia sconfigge la maledizione che ci rende schiavi della contingenza delle impressioni esterne e, sia che cali il suo sipario dipinto, sia che ritiri il velo oscuro della vita dalla scena del mondo, essa crea per noi un essere dentro il nostro essere e ci fa abitare in un mondo diverso”(Shelley, defence of poetry)
    a volte però lo dimentichiamo

    saluto tutti

    elena f

  5. Antonio Fiori detto

    Ho un’amica insegnante elementare che riesce a fare cose straordinarie coi bambini e la poesia: a partire da un testo, li induce a estrapolare, posporre, riscrive, domandare. L’ho incontrata per caso all’aereporto di Fiumicino circa un mese fa e sono rimasto incantato ad ascoltarla per un’ora intera. Un post di cui dobbiamo essere grati a Sebastiano Aglieco.
    Antonio

  6. Bisognerebbe ricominciare da qui. Senza voler generalizzare, però credo che molti cattivi lettori di oggi dipendano da molti cattivi insegnanti di ieri e di oggi.
    Sebastiano

  7. VDM detto

    Io aggiungo un dettaglio bibliografico: si trattava di una intervista uscita su Daemon – libri e culture artistiche, numero 14, giugno 2006. I due esempi si trovano anche sul blog di Sebastiano (probabilmente su quello vecchio): è lì che li ho conosciuti ed apprezzati.
    Vincenzo

  8. Giovanni Nuscis detto

    “Uno dei miei alunni ha scritto in un testo che non ci può essere educazione senza amore.”

    Un lavoro di insegnante (meritorio), come il tuo, non può infatti esserne privo.

    Sogno di vivere in un paese capace, finalmente, di offrire solide imbarcazioni ai propri figli(dal punto di vista educativo): qualunque viaggio, qualunque meta essi intendano raggiungere. Ma il discorso è lungo…

    Grazie ancora, Sebastiano, per questa tua testimonianza.

    Giovanni

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