La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Tecniche semplici per un mondo complesso

Posted by Emanuele Kraushaar on February 24, 2007

di Gherardo Bortolotti

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105. Accanto al distributore del caffè, ricordo gli anni in cui perdevo spesso il filo del discorso.

106. Mentre aspettavo l’autobus, nel buio delle mattine invernali, sentivo la temperatura ed il gelo come compagni di una vita di avventure lunari, silenziose, metafisiche. Tutta la mia esistenza, a tratti, si raccoglieva nel tepore che sentivo, con le mani guantate, nelle tasche, come se potessi portare i resti dei miei giorni come briciole, il pacchetto di sigarette, le chiavi di casa e lo scontrino del caffè del giorno prima. Sugli zigomi il vento scorreva come sulle asperità di una roccia.

107. Giovanni mi racconta di un pub di Berlino, mi racconta delle cose sui tedeschi in generale, mi racconta di chi camminava con lui lungo la Sprea.

108. Quando mi sveglio, di notte, ricordo solo la sensazione che provavo nel sogno i cui particolari ho appena smesso di ricordare, e vivo ancora il dolore, la paura e la disperazione che, evidentemente, ne costituivano il tema.

109. In autobus, nel poco spazio in cui mi trovo a sedere, con la borsa sulle ginocchia, fisso alcuni punti fermi circa la mia vita, circa le commissioni da istituire su ciò che ne rimane.

110. Alice mi racconta delle cose che ha visto in Belgio, dei cugini che abitano a Bruxelles, di alcuni equivoci sui posti a sedere e sul negozio di Tin Tin.

111. Giovanni mi telefona per un consiglio da amico.

112. Camminando per strada, ritornando dall’ufficio, visito alcune località dei miei pensieri; le analogie tra le cose che vedo mi propongono, oltre il loro aspetto, alcune filigrane che sembrano innervare porzioni consistenti della vita in generale.

113. Luca sostiene di avere già telefonato. Il numero era occupato e, certo, la cosa era sospetta.

114. Costeggiando un massiccio di impegni a lungo termine, obblighi contratti con alcune figure del mio passato e che mi trovo spesso, la sera, a ricapitolare, senza avervi potuto, ancora una volta, assolvere (nemmeno in parte).

115. Le mie sigarette si trovano accanto alla stampante, quasi suggerendo, come tutti gli oggetti lasciati in disordine, qualche verità da due lire.

116. Nel cielo del mattino, un aereo lascia segni di progresso, di futuro, di ricchezza.

6 Responses to “Tecniche semplici per un mondo complesso”

  1. Luca Ariano said

    Scenze…anzi “stanze di vita quoridiana” per citare un cantautore!Molto intensi questi quadretti. Sempre mirati al centro!
    Un caro saluto

  2. lucaariano said

    “scene”. Scusate il refuso che non sono riuscito a correggere in tempo!

  3. Sempre bello scorrere questi tuoi quadri.

  4. emanuelekraushaar said

    consiglio anche il blog di Gherardo Bortolotti: http://canopo.splinder.com/

  5. Belli, veramente. Sempre inquietanti, da leggere e rileggere. Danno un senso all’assurdità contemporanea; un senso ammaccato.
    Bravo Ek ad averci portato Gherardo con alcuni “quadri”.

  6. Che tristezza (e che realtà) la vita da spettatori. In queste piccole scene, sembra sempre che l’io sia protagonista suo malgrado – come quando si esce da una malattia (di qualsiasi tipo) e si riacquista il vivere per gradi – un senso dopo l’altro, un oggetto sull’altro. Ci si accorge con meraviglia che le cose intorno continuano ad essere vere, ma non se ne ha la misura, non riusciamo ad afferrarle. (Tra l’occhio del ciclone e la finestra scossa di chi guarda quello che manca sempre è il benedetto stato di mezzo).

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