Tecniche semplici per un mondo complesso
Posted by Emanuele Kraushaar on February 24, 2007
105. Accanto al distributore del caffè, ricordo gli anni in cui perdevo spesso il filo del discorso.
106. Mentre aspettavo l’autobus, nel buio delle mattine invernali, sentivo la temperatura ed il gelo come compagni di una vita di avventure lunari, silenziose, metafisiche. Tutta la mia esistenza, a tratti, si raccoglieva nel tepore che sentivo, con le mani guantate, nelle tasche, come se potessi portare i resti dei miei giorni come briciole, il pacchetto di sigarette, le chiavi di casa e lo scontrino del caffè del giorno prima. Sugli zigomi il vento scorreva come sulle asperità di una roccia.
107. Giovanni mi racconta di un pub di Berlino, mi racconta delle cose sui tedeschi in generale, mi racconta di chi camminava con lui lungo la Sprea.
108. Quando mi sveglio, di notte, ricordo solo la sensazione che provavo nel sogno i cui particolari ho appena smesso di ricordare, e vivo ancora il dolore, la paura e la disperazione che, evidentemente, ne costituivano il tema.
109. In autobus, nel poco spazio in cui mi trovo a sedere, con la borsa sulle ginocchia, fisso alcuni punti fermi circa la mia vita, circa le commissioni da istituire su ciò che ne rimane.
110. Alice mi racconta delle cose che ha visto in Belgio, dei cugini che abitano a Bruxelles, di alcuni equivoci sui posti a sedere e sul negozio di Tin Tin.
111. Giovanni mi telefona per un consiglio da amico.
112. Camminando per strada, ritornando dall’ufficio, visito alcune località dei miei pensieri; le analogie tra le cose che vedo mi propongono, oltre il loro aspetto, alcune filigrane che sembrano innervare porzioni consistenti della vita in generale.
113. Luca sostiene di avere già telefonato. Il numero era occupato e, certo, la cosa era sospetta.
114. Costeggiando un massiccio di impegni a lungo termine, obblighi contratti con alcune figure del mio passato e che mi trovo spesso, la sera, a ricapitolare, senza avervi potuto, ancora una volta, assolvere (nemmeno in parte).
115. Le mie sigarette si trovano accanto alla stampante, quasi suggerendo, come tutti gli oggetti lasciati in disordine, qualche verità da due lire.
116. Nel cielo del mattino, un aereo lascia segni di progresso, di futuro, di ricchezza.

















Luca Ariano said
Scenze…anzi “stanze di vita quoridiana” per citare un cantautore!Molto intensi questi quadretti. Sempre mirati al centro!
Un caro saluto
lucaariano said
“scene”. Scusate il refuso che non sono riuscito a correggere in tempo!
gian ruggero manzoni said
Sempre bello scorrere questi tuoi quadri.
emanuelekraushaar said
consiglio anche il blog di Gherardo Bortolotti: http://canopo.splinder.com/
franz krauspenhaar said
Belli, veramente. Sempre inquietanti, da leggere e rileggere. Danno un senso all’assurdità contemporanea; un senso ammaccato.
Bravo Ek ad averci portato Gherardo con alcuni “quadri”.
Francesca Matteoni said
Che tristezza (e che realtà) la vita da spettatori. In queste piccole scene, sembra sempre che l’io sia protagonista suo malgrado – come quando si esce da una malattia (di qualsiasi tipo) e si riacquista il vivere per gradi – un senso dopo l’altro, un oggetto sull’altro. Ci si accorge con meraviglia che le cose intorno continuano ad essere vere, ma non se ne ha la misura, non riusciamo ad afferrarle. (Tra l’occhio del ciclone e la finestra scossa di chi guarda quello che manca sempre è il benedetto stato di mezzo).