Marino Magliani – Quattro giorni per non morire
Posted by vbinaghi on February 25, 2007

Siete poeti? Gente che ama il lampo nella notte e il cerchio nell’acqua, adepti di una metafisica volatile e sprezzatori di lenta tessitura narrativa, troppo vicina – dite voi – alla prosa del quotidiano? O raffinati cultori d’aforismi e scritture liminali, dove l’ordine del discorso è sfidato a duello da ingegni inquieti e renitenti alla leva del potere (ma quanta boria, a volte, e giacobinismo d’accatto, negli epigoni di Montaigne)?
Nei vostri archivi fiction e letteratura stanno ben distanti (almeno tre scaffali più in là) e il romanzo è il parente povero della calligrafica profezia che vi sta a cuore?
Vi do occasione di emendarvi, segnalandovi un libro piccolo e prezioso, che vi riconcilierà con la blasfema compiutezza del romanzo senza tradire la liturgia del Verbo.
E’ di Marino Magliani, un ligure dal passo di montagna, lento e mai faticoso.
Comincia con un sogno di gioventù; due giovani archeologi partiti per il centroamerica: un geroglifico di grotta ligure, scoperto uguale in Guatemala, meravigliosa occasione per riscrivere la preistoria di un mondo ormai troppo vecchio – Ditemi, c’è metafora migliore per dire l’ardente presunzione che un giorno divampò in tutti noi? –
Continua con un uomo solitario, che ritorna al paese natale a seppellire la madre, e ritrova la terra avara, la legna ritorta dell’ulivo, il fratello scontroso, e una donna un po’ allargata ma accogliente. Ristoro, e riposo, e adagiarsi di nuovo in quell’orma che fu sua e ritrovare nome e consistenza fra i suoi. Vorrebbe, ma non può: è un carcerato e ha quattro giorni di permesso. E’ malato, e solo fuggendo avrà speranza di cura, ma più di tutto vuole scoprire cosa accadde di quell’amico, partito con lui in quei giorni lontani, e mai più tornato. Quattro giorni per sapere, restituirsi alla carne per il tempo di un abbraccio e poi sparire, di nuovo, volatile come il suo soprannome: “Colibrì”.
Seguite Marino, che si fa beffe del giallo e del nero, sulla mulattiera dei ricordi, dove i sogni del giovane e le dolorose verità dell’uomo fatto possono finalmente ricongiungersi come stazioni di un unico rosario, e con le parole di un altro ligure scoprirete che “la terra non è più che un asilo vietato, un cimitero di memorie”.
Seguitelo per scoprire che il romanzo è speranza di forma prima che finzione, ed è più vero della vita, una vita al quadrato, che comprende sè stessa.
Siederete con lui in una di quelle vecchie case, attraversate da una penombra tremula, andate via le donne e il chiasso della festa, finito anche il vino. Una manciata di olive appena, per tirare mattino, e lui vi racconterà una di quelle storie di paese, di gente mai più tornata mentre la terra di qui va in malora. Sarà uno di quei colloqui dove ascoltare non è diverso da vivere, e la parola nutre senza pretendere d’istruire: allora, di nuovo vi ritroverete capaci di ritracciare oltre le mirabolanti pretese dell’Enciclopedia il perimetro di una sapienza ostinatamente umana.

















elena f. said
-scoprirete che il romanzo è speranza di forma prima che finzione…
dove la parola nutre senza pretendere d’istruire-
la speranza donata da prometeo in-forma dell’umano la scintilla di fuoco dell’arte
una forma nella forma queste parole
grazie
elena f.
carla said
Grazie Valter, per questo lampo, per questo incipit che, per chi è curioso di natura, non può che alimentare questa fame, di conoscenza, di verità….di poesia, perchè la poesia può anche essere racchiusa in una prosa.
A noi il coglierla!
Franz Krauspenhaar said
Splendida recensione, Valter. Il libro di Marino è una delle cose migliori che ci ha regalato il 2006 letterario. L’unico libro che ho letto l’anno scorso che mi abbia veramente entusiasmato, anche perchè leggendolo ho scoperto un narratore con un grande avvenire che non mi sta sulle palle (parafrasi del titolo dell’autobiografia di Vittorio Gassman).
fabry2007 said
lo ordino per la nostra biblioteca. magari un giorno lo presentiamo al pubblico con tanto di drink.
fabrizio
marino said
Grazie a tutti. Valter, sono onorato di saper che ti é piaciuto.
” Io non so più qual era il porto a cui
miravo…” Davvero un gran ligure di
adozione, Vincenzo.
marino said
Bene, anche il drink, padre Fabrizio.
Grazie.
ABN said
Il mio errore è stato di non aver conosciuto i libri di Marino fino a ora. Ma di solito leggo autori morti, il che per lui potrebbe essere consolatorio.
Anche per me Quattro giorni è stata una delle cose migliori delle letture degli ultimi anni, e rivelatoria. Perché a me, come ligure d’adozione che detesta la Liguria, Marino è riuscito a farmela amare, notate!, descrivendone i difetti. Sarà che amo i perdenti, come questa terra dove la fantasia è volata via insieme con la tramontana maledetta, e le erbacce e i sassi non ti fanno dimenticare che cammini su un suolo inutile, scosceso, che sarebbe piaciuto al buffone di Shakespeare che della vita ne cantava l’inutilità. Ebbene Marino di questa terra scarna e malinconica ha assorbito il linguaggio innalzando il mugugno ad arte stilistica.
Ho tanto da imparare da lui, io che tendo a perdermi nei gorghi barocchi, nei ritmi sincopati. Lui, negli occhi il Sudamerica (un Sudamerica diverso dal mio borgesiano), filtra con maestria disincantata l’anima dei personaggi, li innesta su un fraseggio finto povero, finto vernacolare, altissima tecnica. Altissima sensibilità.
Non vedo di leggere il prossimo, Marino. Aspetto PDF…
Un abbraccio.
Andrea
carla said
sto ancora leggendo “Con la morte nel cuore” di Gianni Biondillo, ma il prossimo è il tuo, Marino.
Certo come il mese di marzo!
hola.
lucaariano said
Leggerò!Devo rimediare assolutamente presto a questa mancanza, non sapevo…
Un caro saluto
gianni biondillo said
E’ un libro dolente e bellissimo. Marino scrive con un italiano raro. E fra un po’ saremo “vicini di casa” (editrice) e la cosa mi fa molto piacere.
marino said
Grazie Gianni e grazie a tutti.
Ed said
Meravigliosa recensione. Quattro giorni per non morire è uno dei migliori libri in assoluto uscito in Italia nel 2006!