Il bronzo ha un buon odore
Posted by Cristina Babino on March 3, 2007
La poesia del Giobbe è tutta in quelle vene rigonfie sulla pelle di bronzo sottile e invecchiata. Prima ancora che nel capo chino, nel corpo piegato alla volontà del Dio padrone. E’ un servo fiero che a ogni osservatore rinnova lo spettacolo della sua prostrazione: pare che si sia inginocchiato sulla pietra solo un istante fa, intorno al corpo senti ancora l’aria appena mossa, tagliata dalle braccia come da stanchi caparbi fendenti. In Giobbe Messina trasfuse, per virtù demiurgica, e sì, divina, un po’ se stesso: la sua ferra volontà (l’apprendistato da marmista iniziato ad appena sette anni), l’umiltà sconfinata (lo studio inesausto della scultura classica, finte d’ispirazione continua e modello imprescindibile per la sua vicenda artistica), la perseveranza (nel lavoro come negli affetti, l’amatissima moglie Bianca conquistata con fatica e a dispetto delle convenzioni che volevano lontani lei di ottima famiglia, sposata e già madre, lui reduce da un’infanzia poverissima e non ancora riconosciuto ufficialmente per il suo talento).
E la medesima solennità umanissima e grave dei soggetti religiosi, tributo a una fede sentita e sincera (come nella Santa Caterina che sembra affrontare, piegandosi avvolta nel mantello, il martirio invisibile del vento, o nella diade allacciata e atterrita di Adamo ed Eva) anima le pose plastiche degli atleti tanto ammirati da Messina: marciatori in cammino, nuotatori ritratti in un riposo già carico di movimento. E ballerine.
Soprattutto ballerine, eterne in pose plastiche, comprese nell’accademia di una posizione da tenere, nella tensione fisica che giunge, nelle sculture degli anni ’70, a lacerare le carni con l’evidenza parossistica delle fasce muscolari.
Ballerine ritratte in ogni posa, in ogni foggia, ad ogni età: l’efebica bambina della Lezione di danza, la sensualità sfrenata della Danzatrice araba - nuda, unici indizi di esoticità il movimento ellittico delle braccia e dei fianchi più accentuati - la contemplazione assorta della Grande danzatrice seduta, il ritratto gotico infine di Carla Fracci, idealizzata ieratica sacerdotessa, eppure subito riconoscibile e senza possibilità d’errore.
Ma, prima che ballerine, donne. Corpi femminili che esplodono di sensualità come L’adultera con le fattezze generose di Sandra Milo, o Fedra mitica e incestuosa, vittima sfacciata di quelle forme dannate che il peplo non contiene.
Oppure muse quotidiane, vicine di casa, conoscenti: Fabrizia sfrontata e provocante, ritratta nella sua splendida nudità in tacchi alti, e undici anni dopo come dea feconda dell’estate in Summertime, e Maria Grazia altrettanto bella a ritrosa nello sguardo, e Flora, seduta alla foggia degli antichi Romani. Signore dell’alta società, tra cui la stessa Bianca, e dive dell’epoca – accompagnate, come a un ballo immaginario, dai molti intellettuali e artisti, spesso amici, immortalati dallo scultore, testimonianze di uno studio costante del Rinascimento che non preclude, anzi in Messina incoraggia, opere di ispirazione assolutamente moderna, d’Umanesimo aggiornato: nell’introspezione intimista, nel soggetto sorpreso fuori della fredda ufficialità, anche nel caso, non raro, di ritratti eseguiti su commissione. Inni ammirati e devoti alla figura umana che svettano altissimi nel corpo acerbo di Beatrice, o nelle fattezze imperfette di Alice, il viso indefinito e le spalle troppo strette per i fianchi, bisognata a quarant’anni di distanza come Venere del Brenta, magica umida divinità minore, eppure austera, dell’acqua di fiume. “Le statue di Messina, diceva Giorgio De Chirico, hanno un buon odore”. Io sento il profumo di violette che spande il sorriso di Lia Ranza, la fragranza salmastra e malinconica sulla pelle della Donna che contempla il mare, l’odore silente di sabbia sotto i piedi eremiti del Battista dimagrito di deserto.
Cristina Babino















Franz Krauspenhaar said
Brava Cris. Sei sempre brava a svariare, come un centrocampista di quelli dai piedi buonissimi e dall’ampia visione di gioco. Passi dalla poesia alla fotografia, alla scultura, alla narrativa. Fai un bel servizio a questo blog.
fabry2007 said
mi unisco all’elogio di Franz. l’evocato profumo di violette, poi, mi riporta all’insuperabile via crucis che il Messina scolpì per san Giovanni rotondo.
fabrizio
lucaariano said
Non posso che unirmi anche io agli elogi.. :-) Davvero sempre interessanti e vari i tuoi post, tout court!
Un caro saluto
cristinababino said
Troppo buoni! A presto, Cris
gian ruggero manzoni said
Vero… profuma, come la tua scrittura.