La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

La Merca (vista da Elena F. Ricciardi)

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 17, 2007

LA MERCA di Chiara Daino

Chi sono?
Dove sono!
Dove vanno.

Sottile il libro della Daino, come la protagonista, buco nero in una galassia di personaggi esangui che ha esaurito l’energia vitale e sta implodendo. Energia che attrae e respinge come un orrido che chiama al lancio di sé, dal volo allo schianto d’ossa che si sentono suonare,tinnanti gemiti rifiutati, le dita nelle orecchie per non sentire la catena e la palla del fantasma che agita nei movimenti felini, negli scatti d’ira, l’urlo muto di chi è nato a forza sbagliando il bersaglio della stella buona/bella che lo attendeva poco più in là, come se si potesse forzare una gemma a fiorire, un mandorlo a donare il suo profumo sotto la neve, senza distruggere l’universo intero.

Chi sono? Una domanda ambigua, come ambigua – ambivalente – bifronte è la lingua e con essa la vita. Non è Jenny a chiedersi chi sia, unica consapevole di sé, del suo valore, del suo stesso ex-sistere, del suo esserci, unica nell’affronto al mondo a dichiararne la sconfitta. Il suo stare è un’onta, onda che si rifrange frantumando gli scogli dell’assurdo – ab surdo vivere. E lei vive fra sordi che hanno smarrito il senso della musica degli astri; musicisti per-benisti, medici malati ammalianti, amiche che guariscono ri-nnegando, perdendo-si per sempre nell’omogeneizzatore che frantuma ogni assolutezza; sì, perché i malati sono loro, ciechi-sordo-muti, maiali nel trogolo che non la sfiora neppure sebbene ci si butti dentro gridando la vendetta della sua solitudine. La sua purezza neppure riesce a scalfire quelle scorze incallite , anime rugose dietro visi lisci. E lei continua a gridare l’assoluto, quell’assoluto che in un giorno le si fece chiaro dentro, e fu il suo male e la sua grazia: “dannato silenzio che duettava con la solitudine” . E poi, quel senso di colpa che non passa, che non può passare perché è la colpa di esistere, essere, esserci, qui ed ora unica in un mondo di omologhi-anonimi-asfittici e contenti.

Dove sono!

Ti aspetti una domanda, ma no: è un’esclamazione. Di nuovo ambigua, non è Jenny quella smarrita, lei no, lei fuma, tracanna alcool e vomita la vita, perché l’aria che ha intorno è più bruciata delle senza filtro. Un incendio ha devastato l’umanità, senza amore, perché gli uomini e le donne hanno s-venduto l’amore. Il mondo non sa dove sia, non sa cosa sia, non lo ri-conosce quando lo incontra.
Ma Jenny vuole A-more, ancora ancora ancora e poi non vuole quella vita morta che è l’unica che il mondo sa donarle. Jenny si uccide lentamente per vivere, perché è viva in un mondo di cadaveri senza occhi, orbite nere la osservano sullo sfondo nero stagliarsi come un angelo dalle ali recise.
Sì, perché il D.c.a. è un angelo di luce in un mondo di ombre ricoperte di lardo-burro, corazze per scivolare via, per rendere vana la presa allo sguardo inquisitore, è un angelo senz’ali che grida con labbra di fuoco “ad una generazione che ha tutto tranne il necessario”.

Dove vanno.

Questa volta è chiaro. Nessuna ambiguità, la terza persona plurale dichiara il distacco di Jenny dal fiume di gente in-differente, sì, perché è nel cuore la differenza. Dentro. Nell’anima si coglie Jenny, ed è per questo che si spoglia della carne, come di una coltre spessa che impedisce di vederla, e più si spoglia, e di-mostra l’anima, più l’accusa giunge a volerla stordita, piegata, costretta nel cerchio della norma, a dirle come dovrebbe essere e non ad abbracciare quella che è .
Lògos sàrx egèneto, la parola si fa carne, fragilità, orlo mortale, non lardo, non molliccia copertura, per questo Jenny si spoglia della carne, perché lo spirito possa gridare più forte. Ma inutilmente . Nessuno la riconosce .
Perché nessuno ormai sa dire/dare una parola che sia, che re-sista al tempo che non basta, al tempo che per Jenny non c’è, non esiste. E muore Jenny, tradita da chi aveva rinunciato all’assoluto per mescolarsi alla folla dei de-relitti umani. Sara, è diventata come gli altri, fango che non sporca la nascita alla rosa bianca, e “la sua tranquillità emanava una luce inquietante: era davvero cresciuta e matura a tal punto da non esternare?… Silenzio. Quello che Jenny aspettava: nessun’altra anima viva. Unica compagnia: sangue furente, furioso. Rottura degli argini di una diga improvvisata: Jenny rovesciò il tavolo, e l’ennesimo turbine di acqua pulita su quella sporca dell’esistenza”.
Muore viva Jenny, ma il suo è un grido di condanna che nessuno ascolta, neppure noi che leggiamo, che dimentichiamo l’assoluto celato negli occhi di chi ci viene in-contro.
Jenny voleva la vita, l’amore, l’essenza pura dell’esserci, in un mondo che si abitua al sole che sorge e non lo vede più.
Jenny si affida “ragionando ragionando, istintivando istintivando a Dio, supremo amore, luce senza intermittenza unico DO SENZA UT.”

8 Risposte to “La Merca (vista da Elena F. Ricciardi)”

  1. elena f. detto

    @anto

    ti sono davvero grata dell’apprezzamento

    e sono grata a chiara di aver scritto un libro così intenso.

    saluto tutti

    elena f.

  2. Continuate a parlarne… l’ho letto anch’io… state dicendo tutto voi. Mi associo nel dire che è un libro che resta.

  3. massimosannelli detto

    anch’io ho provato a scriverne qualcosa, su Microcritica.splinder. non è facile, neanche per l’editor, parlarne! credo questo: gli effetti di un libro fanno parte della natura del libro stesso. il libro non è innocente e irresponsabile, rispetto alle voci che suscita. La Merca parla e fa parlare come ha parlato Elena: e questo significa che è un libro fecondo, per tutti. quindi ha ragione Gian Ruggero: “resta”. grazie Elena, ogni bene per tutto
    massimo

  4. elena f. detto

    grazie a te, massimo e a gianruggero.

    La merca è un libro che si legge col sangue.è un prisma su cui la luce del cuore di chi legge rifrange ogni volta colori nuovi.

    un abbraccio sempre nuovo a chiara.

    saluto tutti

    elena f

  5. Chiara Daino detto

    “La Merca” che si presenta (e non a caso!) “vista” da Elena è VISTA. Oltre il letto, dentro il midollo di una spina nel seno. E l’autrice ringrazia e si commuove e si sente com – presa in un’alisi così profonda e puntuale (che sfiora la simbiosi del/nel pensiero).
    Una critica scritta e ancor più sentita nel migliore dei modi/mondi. Complimenti Elena: chapeau!
    Un abbraccio che sia/che sai.

    @Antonella: grazie ancora – ma il merito, questa volta, va tributato tutto ad Elena.

    @Gian Ruggero: mi sostiene e mi sospinge sapere che la Merca resta – anche per lei. E’un marchio che volevo parlasse più lingue e comunicasse oltre, ad altri, a più essenze possibili.

    Grazie a tutti, col cuore gonfio (ma non ancora stanco) di una fatica valsa.

    Un abbraccio.

    Chiara

  6. elena f. detto

    @chiara

    eravamo qui nel medesimo istante .

    non credo alle coincidenze e credo all’ascolto di ciò che orecchio non sente ma cuore.

    grazie a te di esser-ci

    tutto il cuore in un solo soffio di vita vale tutta la vita.

    ti stringo in un abbraccio di cielo e terra

    saluto tutti

    elena f

  7. Chiara Daino detto

    @ Elena:
    le coincidenze non esistono. Credo al segno, al segnale e al “largo sentire” – la stretta che comunica, prima della scritta. E ancora: ci siamo. E dentro circola l’ “amo” (per ri-pescarci!).

    Ringrazio anche Massimo che ha assistito a gestazione, parto e crescita.
    Nella responsabilità (sempre!) di messaggi e personaggi, che sia nuovo raccolto – per tutti.

    Grazie del felice oggi. Bisognava.

    Chiara

  8. lucaariano detto

    Colpevolmente non l’ho ancora letto, ma come ho scritto in passato presto arriverà il tempo. Mi avete incuriosito sempre di più!
    Un caro saluto

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