Mancanze, di Tiziano Los
Pubblicato da franzk su marzo 26, 2007
1
la stanza è muta marcia
la mela sotto il tavolo tarlato
rigonfia la mia panza di cacao
zuccherato e impastato le pareti
trasudano il fastidio per i miei disvalori
di sangue e di ragionamento
la misura è la luce verdolina
intermittente al buio
del telefono portatile rimasto acceso
nessuno mi chiama di notte
2
il vino e il vento di solito
mi sono compari e mi inzuppano
intero nelle cose e godo
ma a volte cattivi tradiscono insieme
allora ti sogno dappresso e lontana
come una brava moglie e sudo
mi tiro in bagno pesante un legno
ho le feci arrossate dalle barbabietole
e tu non arrivi a salvarmi:
tu dormi tu morta non mi abbrivi
3
se un mio gesto cattivo
ti fa vomitare dolore e ti arrossa la faccia
la mia colpa è una lepisma che si infossa
nella mia ruga più grossa e la spacca
sfibrandone le labbra cricchia dentro
le orecchie bollenti divora le spinte
mi brucia come un’afta mi schianta
intero sul mio zero centrale
è un omicidio amarti quando amore
fa rima come uno spastico con errore
4
ancora sto gonfio e frenato
anche la neve sopra fa fatica non cala
ho la testa squassata dal martello pneumatico
che scrosta la strada non sfoglio
nemmeno romanzi e giornali un cisticerco
è l’etica di fronte agli eventi mi avanzi
tu ragazza che mi guardi
dal mondo che slama e ci sai stare
bellissima nella tua forma spessa
di battiti e ragioni tu viva
la strada è un mosaico di sangue
piagato da un cretto sudato
che a slargarlo dà lavoro e mi ammazza
la neve è un taglio cesareo
mancato impostura è il verme
che nasce balsamo sottopagato
sei tu che mi vieni a trovare
5
ha un nome infine il silenzio
e i calli durissimi di un manovale
si libra ormai soltanto il capitale
il resto congela nel sangue
di chi vive lo scempio
con gli occhi sgranati e le gambe
lese da paraurti e lamette dalle offese
stroncato è il bisogno d’amore
ha un nome infine e si torce
a guardarmi s’arrossa è un bimbo
violato da una spranga filmato
la parola che fissandomi sbocca
prima di crepare svuotato
dà forma alla mia razioplegia
(2001)














Marina Pizzi detto
per una volta, a parte la fatica, non mi sono annoiata nonostante uno spuntino di misoginia, ma è normale.
franz, e tiziano los dove sta? sei tu?
ciao da m
fk detto
Ciao Marina. No, non sono io. Los è lo pseudonimo di un giovane scrittore altoatesino,(classe 1973) mio amico. Ha al suo attivo un ottimo romanzo, uscito nel 2006. Avrei voluto pubblicare queste “Mancanze” col suo vero nome, ma lui non ha voluto. Sono contento che ti siano piaciute.
carla detto
“la neve è un taglio cesareo
mancato impostura è il verme
che nasce balsamo sottopagato
sei tu che mi vieni a trovare”
Grandiosi!
e densi di mancanza….
Ciao Franz
Francesca Matteoni detto
Il quadro di Edward Hopper ci sta a meraviglia.
Una cosa bella della rete è proprio questa: che si possono mettere le immagini!
Il lepisma è un insetto bizzarro e notturno tutto d’argento, antichissimo e casalingo – scusate la parentesi entomologa, mi è piaciuta l’immagine.
Mi colpisce questa fusione solitaria tra l’io narrante e le piccole abitudini della casa.
paola detto
ci vogliono quattro corde vocali per reggere questo neon freddo.
versi che non possono essere restituiti una volta presi.
insectogenesi colabrodante – organi – sensi alati – come la vista sui volti degli insetti a sbranarsi da nessuna arca che non sia questa avvenata ipossica da dove adesso una sedia regge il mio peso e il vostro e quello dell’autore – un peso narrante e inzuppato dal quale non è facile schivarsi.
un ironia sarcastica, elegante ma faticosa nel pronunciarsi quasi che sia usata per non soccombere – e probabilmente sarà così – e dolcissima, che strappa la lingua – in tutti i sensi di lingue – e assume contenuti che ci riguardano da qui a lì.
che riguardano oltre tutto – almeno per me – anche la tragedia telescopica del corpo umano e della sensibilità
molto belli. molto.
un saluto
paola
Mario Ardenti detto
solo
respiro
Tiziano Los detto
Grazie a tutti, non mi aspettavo una simile attenzione.
Tiziano Los è una parte di me che ho circoscritto e battezzato per queste nugae, perché oggi mi ci riconosco meno di sei anni fa, quando uno strano senso di colpa e d’impotenza mi spinse a comporle. “Los” è tedesco e significa “via!”, ma anche “sorte, fato”.
Non sono un poeta come molti di voi. Invece, come si deduce dal mezzo svelamento di Franz qui sopra, è alla prosa che inclino. Perciò sono tanto più grato a lui e a questo blog per avermi offerto in quest’occasione un’ospitalità che non avrei meritato.
Lebt wohl.