La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Stefano Sanchini – Interrail (Fara, 2007)

Pubblicato da davidenota su aprile 22, 2007

interrail-11.jpg

Profanare il tempio delle banalità di massa con lo scandalo della poesia. Oltraggiare l’epoca a colpi di amore. A partire dalla geografia e dalla storia nostre, verso un’immersione totale nella memoria del mondo. Si inizia con il tema del viaggio, dai tunnel dell’oblio alla luce della realtà. Stefano Sanchini, con la sensibilità e l’innocenza di un novello poeta popolare, attraversa e scava le città della nuova Europa, tra i detriti di un’umanità ridotta a cumulo di merci e i bollettini di guerra dal fronte orientale. A interrompere l’inferno cieco della storia contemporanea è il riemergere del paesaggio naturale, tanto caro al poeta, tra paesini disabitati, cani randagi e l’antica vegetazione del mondo. Qui, nella visione epifanica del passato sopravvissuto, il presente storico è sconfitto, inglobato in quell’eterno ritorno di saggezza popolare e di gioia di essere al mondo. Perché “l’infinito è il tempo di chi viaggia”. E perchè “il mondo nel suo vagare ritorna”.

Davide Nota

***

da Stefano Sanchini, Interrail (Fara, 2007)


Un cardiologo

Il cuore è un muscolo affaticato che soffre
ogni uomo a suo modo, cerca di alleviarne
il dolore, così faceva il ragazzo quasi per gioco
sporcandosi le vene sotto il ponte, il pescatore
li chiamava il branco, ora dei pochi che restano
nessuno si incontra, tutti hanno perso qualcosa
nel fondo del fiume, ma l’acqua è torbida
e tutti cercano un dio, e trovano sempre un padre…

Il cuore è un muscolo involontario.
Dicono che camminò nella strada bianca tra le valli
dicono che c’erano solo i cani ad annusare
le sue intenzioni, quando con la polvere tornò
alla polvere. Fu un contadino a trovarlo bagnato
di rugiada la mattina presto, vennero in tanti
e tanti furono i pettegolezzi, perchè la gente
si dimentica presto del dolore degli altri,

il cuore è solo un muscolo pieno di sangue…

*

Lettera ad un amico (o maternità di un poeta)

Ti aspetto sui colli, o nel nostro lago
dove da un anno hanno chiuso il passaggio,
ma del branco c’è sempre chi sfugge alla rete
e che passa…
quaggiù nella sabbia le volpi hanno fatto la tana
e i cavedani ogni anno, si fanno sempre più furbi,
chissà se qualcuno ha svelato la leggenda
della gru intrappolata nel fondo
quando il lago era solo una cava di ghiaia e di sabbia
noi non eravamo nati, eravamo muti
nell’acqua…

Ti aspetto per quando gli odori si mischiano
nell’aria, e la neve viene dai pioppi,
tu verrai con l’arte che hai rubato alle muse,
preferisco il flauto ed ascoltarci i topi,
che la chitarra va con le pannocchie d’estate
quando i falò bruciano ogni cosa
e ci scaldano, quando ubriachi si piscia alla luna
e si guardano le stelle…

Forse sono muto da sempre,
come il persico che si nasconde in attesa
tra canneti o tronchi sommersi,
aspetto una rana che passi, o un piccolo uccello
si posi nell’acqua, sono predatore di razza
da quando sono nato che vado a caccia,
non per fame, ma per nutrirmi in silenzio
del canto degli altri, solo per questo,
per portarmelo dentro…

*

Le cose che mi piacciono

Il segreto che lega la luna piena
le maree e il tuo sangue di donna,
il tempo che verrà sulle vanitose
e le renderà tristi come boschi

dopo un incendio, il rumore del vento
ogni volta diverso, la pioggia che batte
sulle foglie e sul tetto, mentre il sonno
trova riparo tra le lenzuola del letto,
tutta la frutta che la pioggia bagna,
una perla d’acqua per ogni passante
che sogna, e chi la cerca come il cane
la cagna, il pescatore abbruzzese
che sul trabocco mi disse:
il mare s’ammala ma non muore.
Sebastiano il pastore, col quale
sul supramonte condivisi il suo cibo, le idee…
L’acqua della fonte per chi ne ha voglia
e tutti gli incontri che m’attendono
al di là della soglia…

***

Stefano Sanchini è nato a Pesaro nel 1976. Ha pubblicato testi poetici su riviste locali oltre che nelle antologie L’arcano fascino dell’amore tradito – tributo a Dario Bellezza (Giulio Perrone editore), Logos (Giulio Perrone editore) e Poeti underground (Il saggiatore). È stato redattore del foglio quadrimestrale di poesia e realtà “La Gru”. Interrail è il suo primo libro.

4 Risposte to “Stefano Sanchini – Interrail (Fara, 2007)”

  1. Carla detto

    Trovo molto bello il titolo tra parentesi “maternità di un poeta”, da cui estraggo questi versi magici….

    “Ti aspetto per quando gli odori si mischiano
    nell’aria, e la neve viene dai pioppi,
    tu verrai con l’arte che hai rubato alle muse,
    preferisco il flauto ed ascoltarci i topi,
    che la chitarra va con le pannocchie d’estate
    quando i falò bruciano ogni cosa
    e ci scaldano, quando ubriachi si piscia alla luna
    e si guardano le stelle…

  2. lucaariano detto

    Poeta che avevo letto nel blog di Fara e che qui rileggo con piacere. Non mi ricordo se avevo commentato. Non vorrei ripetermi: apprezzo vigore e una certa carnalità (nel senso etimologico del termine) che emergono in questi versi. Ottima proposta!
    Un caro saluto

  3. davidenota detto

    [...]
    Temi civili, quotidianamente rintracciati nelle corse in autobus (di cui è autista), sono presenti nelle poesie (quasi canzoni, anche in rima) di Stefano Sanchini, col suo dattiloscritto lavorato con pazienza: Interrail. Buon estro fabulatorio dell’occasione, con qualche caduta prosastica nel ritmo, la dote di Sanchini è l’emozione, e la sua nota innamorata del mondo reietto colpisce e commuove, così come il suo candore di figlio del popolo pesarese: “L’acqua della fonte per chi ne ha voglia/e tutti gli incontri che m’attendono/al di là della soglia…”.
    [...]

    da Gianni D’Elia, “Letture”

  4. Roberta detto

    Davvero un approccio commovente alla realtà e sua trasfigurazione nel ritmo di filastrocche. Lo sguardo fanciullo di una sensibilità ad ogni passo mosso battezzata da ogni passo stesso. Ogni momento nuovo al mondo verso il quale sembra nutrire un trasporto immensamente intenso e naturale. Non esibito. Davvero un bel lavoro!

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