Oh che bel castello
Posted by giorgiomorale on April 23, 2007
Considerazioni su web libro lettori a partire dall’esperienza di vibrisselibri
di Giorgio Morale
In seguito a una idea bombetta lanciata da Giulio Mozzi su vibrissebollettino, la casa editrice on line vibrisselibri propone due nuovi titoli, scaricabili gratuitamente dal suo sito.
Uno è Nenio, romanzo-verità di Eugenio De Medio, architetto abruzzese che si occupa anche di tecniche artistiche. Nenio, si legge nella presentazione, è il percorso esistenziale di un uomo che nell’infanzia vive una storia di violenza in famiglia. Tragedia che si consuma in un’Italia che applaude l’arrivo di quella scatola magica che è la televisione, dei bambini a letto dopo Carosello, dei silenzi, delle frasi non dette, delle verità inconfessabili che si annidano nelle famiglie medio-borghesi.
Nenio attraversa con la sua fragilità di bambino il tunnel del dolore e cresce, raccoglie le macerie che lo hanno reso vittima, le rimette insieme e si apre alla vita, alla maturità, alla consapevolezza: un esempio di come il dolore può trasformarsi in energia creativa. Una strada non facile, che egli intraprende da adulto, quando quella “cosa” lo continua ad opprimere, a soffocare, a paralizzare.
L’altro è Tana per la bambina con i capelli a ombrellone, di Monica Viola, scrittrice romana nota in rete anche per alcuni racconti pubblicati su Nazione Indiana. E’ la storia di una ragazzina affamata d’amore in una famiglia troppo numerosa e caotica. Cresciuta a cavallo dei decenni ’70 e ‘80, conosce le molestie dei fratelli, la malattia e la morte della madre, l’indifferenza del padre. In un’Italia prima insanguinata e impaurita, poi futile e leggera.
Dice Lidia Ravera nella quarta di copertina: “La piccola educazione sentimentale di una bambina sincera e scostumata. Un’apologia del disagio giovanile come solo e insostituibile motore per una formazione decente. Epica frammentaria di pigrizie e crudeltà, alla ricerca di un po’ d’amore, anche poco, anche usato, anche effimero. Un bel personaggio, la Bambina con i Capelli a Ombrellone, tana per lei, fra Flaubert e Woody Allen”.
E l’autrice: “Questa storia vuole anche essere – con poche pretese – la cronaca di una generazione senza identità: troppo giovane per il ’77 e troppo vecchia per gli anni 80. Generazione ibrida che ha fatto da ponte tra due estremi, sotto l’ombra lurida degli anni di piombo e delle stragi di Stato. Una generazione rimossa di cui non parla mai nessuno, assente anche dall’immaginario cinematografico. E però eravamo tanti, scuole con le sezioni fino alla lettera T. Dove siete, tutti?”.
L’accoppiata tematica – nei primi due libri, la strage di piazza Fontana e gli anni di piombo; in questi secondi, l’infanzia violata e la strada della crescita e della sopravvivenza – mi pare dia forza alle proposte.
* * *
Vibrisselibri, recita il programma della casa editrice, “nasce dalla convinzione che questi libri, pur essendo sans papier, abbiano pieno diritto di cittadinanza nella Repubblica delle Lettere”. Perciò si propone anche come un’agenzia letteraria che offre una vetrina a testi pronti per l’editoria tradizionale, con l’intento di dare anche veste cartacea a testi di valore, che magari non hanno trovato spazio perché considerati “fuori norma” o perché caratterizzati da un margine di rischio non solo imprenditoriale.
“Non sarei mai stato capace di immaginarmi una cosa come vibrisselibri senza l’esperienza e i ragionamenti dei Wu Ming (e del conseguente I Quindici), senza tutto ciò che è avvenuto nel mondo della musica, ecc. Non credo che vibrisselibri sia una novità strepitosa. Credo che sia un ulteriore passo, sperimentale, verso una destinazione tuttora piuttosto ignota”.
Così afferma Giulio Mozzi. Difatti l’editoria in rete non è una novità. Oltre ai Wu Ming si possono ricordare le pubblicazioni in rete di Feaci Poesia e di Biagio Cepollaro, editori che mettono a disposizione sul loro sito i loro testi (Gaffi, Untitled Editori, ecc.) o qualche testo scelto (Manni) o assaggi di capitoli (ormai una pratica – promozionale – anche di editori più tradizionali). E in questi giorni Giuseppe Genna sta pubblicando a puntate sul suo sito un suo libro.
Nuova è invece l’attenzione mediatica per vibrisselibri. E’ la prima volta, che io sappia, che i media tradizionali si sono occupati così tanto di quanto avviene in rete. Oltre a dare la notizia, grandi firme della carta stampata hanno recensito e discusso libri che nemmeno esistono, secondo i vecchi criteri.
Quali le cause di questo esito? La novità no, visto che nuova in assoluto non è. La qualità delle proposte? Forse, visto che i testi pubblicati non sono manoscritti allo sbaraglio, ma libri “accuratamente selezionati, completi di editing e grafica”. Il nome di Giulio Mozzi? L’ipotesi non è da scartare. Il lavoro dell’ufficio stampa? Anche questo notevole, svolto da giornalisti professionisti e sostenuto dai circa 50 partecipanti al progetto, molti attivi in vari blog .
La mia impressione è che abbia giovato a vibrisselibri anche il carattere moderato della proposta: la sua natura anfibia. “Una casa editrice sul web, ma anche un’agenzia letteraria che pubblica sul suo sito e propone ai lettori e agli editori testi… pronti per l’approdo alla carta”. Vibrisselibri, insomma, “utilizza la rete (prodotto ormai maturo e deideologizzato) per dare voce a testi di valore e… al tempo stesso, crede che i libri veri restino cartacei”.
Questo mi sembra, almeno per adesso, realistico. E, quali che siano le cause del successo di vibrisselibri, esso mi sembra un buon segno per quanti lavorano nella rete.
* * *
Frequento la rete da circa due anni, prima su incoraggiamento di Mauro Mirci e Bartolomeo Di Monaco, poi dopo aver letto questa affermazione di Franz Krauspenhaar: “un maggior numero di critici e scrittori si avvicineranno a internet per mancanza di spazi di discussione sui luoghi fin qui deputati… anche gli scrittori già da tempo pubblicati su carta potrebbero approfittare di internet per mettere a disposizione i loro romanzi e racconti prima della pubblicazione, in modo da testarli sulla ‘piazza elettronica’ dei lettori più appassionati”.
Ciononostante mi considero un nuovo arrivato. Ho però fatto in tempo a vedere Giuseppe Genna animare e chiudere i Miserabili, poi dare vita a Giuseppe Genna Centraal Station; Nazione Indiana chiudere e riaprire come Nazione Indiana 2; nascere Il primo amore e La poesia e lo spirito.
Mi pare che mondo letterario tradizionale e rete siano per gran parte due mondi paralleli. Esistono celebrità in rete del tutto sconosciute fuori di essa. O addirittura fuori dal blog o dai gruppi di blog su cui scrivono. Pur se coi dovuti distinguo. A esempio Giuseppe Genna e Wu Ming traggono forza dalla presenza in tutti e due gli ambiti, lo stesso si può dire per Giulio Mozzi e Antonio Moresco. Lo stesso è successo a Roberto Saviano. E con qualche intersezione: talvolta qualche personaggio della carta stampata interviene anche in rete.
Però, in questi due anni mi sono fatta l’idea che in un certo senso è vero, la letteratura in rete non è la periferia che dà l’assalto al castello dell’editoria tradizionale, ma “è il castello”, come ha detto Francesco Forlani in un incontro pubblico su editoria e web. Non c’è nessun altro luogo della cultura, oggi, come la piazza telematica, la cui funzione si possa accostare a quella che un tempo fu dell’agorà. Alcune migliaia di persone vi hanno uno scambio quotidiano, continuativo e in tempo reale, che non si dà in altre sedi.
E non solo perché la rete è un luogo dove può aver voce chi altrimenti non l’avrebbe, dato l’accesso aperto a tutti al solo prezzo della connessione. O perché essa è una chance per non essere soffocati dal mercato. Ma anche e soprattutto perché è un modo nuovo di produzione culturale, con conseguenze anche sul tipo e la qualità della scrittura.
Grazie ad essa un autore può intervenire in tempo reale su quanto accade nel mondo, provare e sperimentare via via che viene scrivendo, permettersi di sbagliare per poi correggere il tiro, trovando nella rete una sorta di laboratorio allargato. Un laboratorio frequentato da chi è davvero interessato (a parte qualcuno che passa di lì per caso) e in cui si possono incontrare persone competenti e proposte di qualità.
Senza dimenticarne i limiti: i blog funzionano comunque come gruppi, con tutte le dinamiche dei gruppi: i rapporti, amicizie e inimicizie, litigiosità, parzialità di giudizio; la molteplicità delle proposte è spesso caotica e indifferenziata, discontinua nella qualità, a volte dettata da narcisismo e pressappochismo, ecc.
Senza dimenticare nemmeno che per scrivere basta “una stanza tutta per sé” o, in mancanza, un angolo di tavolo da cucina o una panchina in un parco. Come supporto, può andare bene un biglietto del tram o, come a Mandelstam nel gulag, una buona memoria.
Nessun trionfalismo, quindi, da parte mia, e nessun inno alle “magnifiche sorti e progressive”. Solo la constatazione che attraverso la rete si costruisce una socialità non incanalata nei binari dell’impero mediatico, aperta e disponibile a mettersi in gioco nel “lavoro da fare”.
Chi opera in rete però dovrebbe smettere di pensare se stesso come una minoranza col problema di raggiungere le masse. E’ ancora ragionare in termini di centro e periferia. E’ confondere compiti della rete con compiti di altri media e altri luoghi della cultura: giornali, riviste, televisioni, editoria su carta, incontri pubblici, biblioteche, scuole, ecc. E’ legare a riscontri solo quatitativi il valore di una proposta. Non tiene conto del fatto che produzione e comunicazione si svolgono per cerchi e relazioni, e sembra considerare il lavoro culturale come il faro che ponendosi come unico centro illumini il mondo circostante.
Anche qui bisogna partire da sé. La rete è uno strumento di lavoro, le cui funzioni sono in via di definizione: possono essere di comunicazione, scambio, condivisione, confronto, dibattito, sperimentazione, conservazione… Gli allargamenti di pubblico verranno da sé, se verranno, via via. E a questo fine possono contribuire esperienze di editoria in rete o esperienze di editoria anfibia o il metodo print on demand o gli innumerevoli intrecci tra carta e rete.
D’altra parte, la scrittura ha impiegato circa 5000 anni per affermarsi, e una volta affermatasi non ha soppiantato in letteratura l’oralità, insostituibile per la piena realizzazione di alcuni generi come teatro e poesia. Lo stesso è prevedibile possa accadere con la rete. Essa definirà sempre più il proprio ambito d’uso, differenziandolo da quello della scrittura su carta, ma senza sopprimerla. E, detto da un amante del libro, meno male!

















Marco Saya said
Considerazioni molto interessanti. Personalmente ho iniziato ad approcciare il web e i primi siti di letteratura all’incirca 10 anni fa. Allora la rete e il mondo della carta stampata erano due entità che non si “parlavano”. Ora è tutto cambiato. Conosco diversi agenti letterari che si muovono solo navigando nella rete. Il manoscritto, a mio avviso, a breve scomparirà dalle scrivanie delle case editrici.
Marco
Giorgio said
Grazie, Marco, da “nuovo arrivato” quale mi considero, mi fanno piacere le parole di conferma di questo mio tentativo di bilancio, da parte di chi come te ha una frequentazione della rete molto superiore alla mia.
Bartolomeo Di Monaco said
Grazie di avermi citato, Giorgio, ma tu ormai voli alto con le tue magnifiche ali. Sempre attenti e riflessivi i tuoi scritti.
Un abbraccio.
Bart
Carla said
Auguri Giorgio!
Auguri a tutti i Giorgi!!!
valter binaghi said
Giorgio, è raro leggere considerazioni così puntuali sul fenomeno complesso della Rete e sul nuovo concetto di “pubblicazione” che ne deriva, in un linguaggio schietto eppure decisivo, senza gergalismi inutili e con l’attenzione all’essenziale, che è comunque la qualità delle relazioni umane prima ancora che della scrittura.
Giorgio said
Bartolomeo, ricambio l’abbraccio. Ho ripercorso le tappe del mio percorso in rete, e in esso le tue “letture” sono state un passaggio obbligato.
Carla, grazie degli auguri, che rilancio anch’io a tutti i Giorgi in eventuale collegamento.
Giorgio said
Grazie, Valter, abbiamo postato quasi in contemporanea. Condivido sui gergalismi: in rete come dappertutto, allontanano più che avvicinare. Per alcuni, sono uno specchietto per le allodole.