Federico Scaramuccia, da “Ninfe senza posa”
Pubblicato da marcosimonelli su maggio 5, 2007
![]()
Estratte da una raccolta inedita composta da oltre 200 haiku, queste dieci “Ninfe” di Federico Scaramuccia sono altrettanti scatti rubati, cesellate polaroid metriche da un’Arcadia post-postmoderna. Ninfe vittime (o carnefici?) di metamorfosi che le fondono ad elementi presi a prestito in parti uguali dalla realtà quotidiana e da un immaginario fetish tutt’altro che scontato, hanno il potere di raccontare una microstoria (un microfilm?) con il solo ausilio di pochi -ma ben scelti- elementi figurali. [M.S.]
1.
vestita a pelle e borchie
vi intreccia il servo fin quando non giace
insuperbendo a forza
(bondage)
2.
pastorella tra l’erba
sommossa si fa con grazia la coda
ancora fresca e acerba
(soda)
3.
stende la chioma farda
il viso griffa il velo fora e tatua
la carne poi si guarda
(statua)
4.
si sta sulle ginocchia
bianca forzando i labri a monosillabi
sembra girare l’occhio
(strabica)
5.
sul letto senza veli
esibisce a rovescio una spaccata
un po’ arruffati i peli
(acrobata)
6.
masterizzata in cidì
qualunque cosa posa dopo posa
da far venire i brividi
(pop)
7.
la pelle è bianco latte i seni ancora da mungere
la pancia ingrassa i fianchi appena morsi
da un perizoma cenere ben tornite le chiappe
(signorsì)
8.
senza stringere patti
imbecca il verme a farsi forca il diavolo
graffito sulle natiche
(caveau)
9.
sbocciano come polle
fra stelle e stille già nello sconquasso
suscitando le folle
(strass)
10.
benché sia ninfa d’acqua
dolce e di cloro è di sale lo sguardo
che inabissa ogni azzardo
(vacua)
Federico Scaramuccia (1973) ha pubblicato due studi sulla sestina: L’arca di sasso. Una sestina “sofferta”. Appunti sulla Sestina a Firenze di Franco Fortini (in La filologia, “AnticoModerno” 3, Viella, Roma 1997) e Dissestina. Forma, metro e maniera della sestina italiana negli ultimi trent’anni (in “Re: viste sulla letteratura e le arti”, Litware. L’ennesima potenzialità della letteratura, Zona, Arezzo 2006); due brevi sillogi in versi: Lacrime (in “Re:”, Oltre lo zero, Zona, Arezzo 2005) e Cruciverba (in “Re:”, Litware cit.); la raccolta poetica, con Lorenzo Durante e Tommaso Lisa, “I PerVersi”, Trilorgìa (Zona, Arezzo 2006). È inserito nell’antologia Un Mare di Cento Haiku (Liberodiscrivere, Genova 2006).














lucaariano detto
Non lo conoscevo questo poeta, così come poco frequento il genere haiku che, secondo me, si adatta linguisticamente ad altre lingue come il giapponese. Ricordo l’esperimento di Bacchini. Questi haiku sono interessati, sebbene, ribadisco, non è un genere che sento mio, vicino come altri modi di far poesia. Ottimo esordio Marco come post! ;-)
Un caro saluto
marcosimonelli detto
A momenti dovrebbe arrivar qui anche l’autore
paola castagna detto
6.
masterizzata in cidì
qualunque cosa posa dopo posa
da far venire i brividi
ottime Parole,tutte, da far venire i brividi.
Complimenti.
llpj detto
ecco l’autore… Intanto ringrazio Luca e Paola per i commenti positivi. A Luca inoltre dico che neanch’io amo l’haiku classico: e infatti la mia è una deformazione (o riformazione?) in haiku-quartina, che deve molto alla revisione metrica di Lorenzo Durante…
llpj detto
Ringrazio (e saluto) ovviamente anche Marco per avermi “postato”, nonché per l’ottima mini intro…
paola castagna detto
haiku o meno, classico o altro, nelle parole del Poeta essenza della Parola assente.
(Eliminerei però i titoli.)
lucaariano detto
Grazie Federico!Sì, in effetti questi tuoi haiku sono molto “nostrani” (mi si permetta la semplificazione) così come quelli di Bacchini (scusate se torno al maestro). Penso sia inevitabile visto la nostra cultura e formazione. Non ti conosco bene, ma immagino non ti sia formato in oriente. Tornando ai tuoi testi sento che scavano la lingua e ci risalgono. Attendo,per curiosità, altre tue prove, anche in altre forme..
Un caro saluto
llpj detto
A Paola: ahimé, i titoli sono parte essenziale del corpo (non solo metrico-rimico) della ninfa, ne indicano la qualifica (o muta o mutazione), l’accessorio in cui si trasformano, ne certificano (e giustificano) l’esistenza (o consistenza), sarebbe una mutilazione esiziale…
paola castagna detto
Titoli:
A volte particolari, componenti di un nucleo che non necessita di essere Presentato per la forza singola che possiede della Parola.
Altre L’importanza dell’evento.
llpj detto
A Luca: “nostrani” è definizione che calza. Sono infatti molto poco orientale, così come le mie ninfe sono molto occidentali, ne sono una “polaroid” (per citare l’intro di Marco). Ne cogli poi l’essenza (se non altro stilistica): lo scavo (e il lavoro e la fatica, il fabbrile e il febbrile) nella lingua, cavalcarne l’onda smossa e frangersi nella [de]riva polisemica. Se Marco vorrà, in futuro posterò sicuramente altre cose, in altre forme, pescando dal mare degli inediti in cui per anni son rimasto, sommerso (affogato?)…
lucaariano detto
Grazie Federico,ti leggerò molto volentieri in futuro, Marco permettendo… ;-)
Un caro saluto
Francesca Matteoni detto
Dice bene Marco parlando di Polaroid, istantanee. A me questi haiku hanno fatto venire in mente un personaggio del film Shortbus, che va in giro armata di Polaroid, tentando di appartarsi, nonostante l’abbigliamento dark da regina sadomaso abbastanza appariscente. Scatta fotografie alle persone nei momenti più impensati e racchiude l’immagine in una parola, vergata con pennarello nero.
marcosimonelli detto
il Simonelli allora, a questo punto, si fa punto d’onore nel ri-postare altri “scatti scattanti” di Scaramuccia (qui, credo, alla sua prima esperienza web).
Secondo me i “titoli” hanno questa caratteristica destrutturante (sono in fondo, quindi sarebbero come delle didascalie in fondo alla polaroid, come dice la Francesca)che rende questi haiku/quartine una sorta di catalogo ninfante. (Cfr. “Il catalogo è questo” e Don Juan se ne intendeva)
paola castagna detto
Si, secondo questa ottica calzano a pennello.
Senza sorta di “in fondo” come finale.
Quasi un dover catalogare emozioni sparse, tra una riga e l’altra volutamente lasciata vuota.
marcosimonelli detto
Un dovere ma anche una necessità (perlomeno, questo mi sembra nel caso del nostro e confesso che anche per me è spesso così).
kiss
llpj detto
A Marco (che saluto): direi di sì, sei tu che mi hai “sbloggato”! Mi piace la definizione di catalogo ninfante…
A Francesca (con cui ho appena dialogato in privato): trovo interessante l’accostamento dello scrivente con il personaggio del film Shortbus…
llpj detto
Sì, assolutamente una necessità, anche stilistica: trattasi infatti di realismo (per così dire) materico e documentario…
Carla detto
Bonjour…
gli haiku sono sempre stata la mia passione!
prediligo quelli classici, 5-7-5 sillabe, ma la cosa bella di queste brevi composizioni è e rimane “quel cogliere e incidere l’attimo”.
L’impronta delle labbra dai contorni imprefetti sottolinea la ricerca di questa perfezione.
Complimenti!
llpj detto
Grazie Carla per le tue parole: sono d’accordo, sebbene la sostanza del mio haiku-quartina sia piuttosto un’anamorfosi (già metrica) di “quel cogliere e incidere l’attimo” tipico (topoizzato, sclerotizzato) dell’haiku canonico.
L’immagine iniziale è una felicissima intuizione (come sempre del resto) di Marco, capace di cogliere in pieno ciò che più mi caratterizza (e tormenta): l’ossessa ricerca di una perfezione che resta sempre parziale, appunto perfettibile…
a. detto
non sono infatti haiku canonici, non rispettano la metrica 5-7-5 allora perchè chiamarli haiku? a.
llpj detto
Le “Ninfe senza posa” sono haiku-quartine (hapax metrico che [con]fonde la forma giapponese dell’haiku con quella italiana della quartina) con schema a7Ba7 (bx), ovvero haiku durantiani (settenario, endecasillabo, settenario) con il titolo tra parentesi (di misura sillabica variabile), posposto alla fine e in rima col verso centrale, a eccezione di (vacua), che, scardinando il continuum metrico con un’inaspettata variante rimica, spezza la rima alternata incrociandola secondo lo schema a7Bb7 (a2).
lorenzo durante detto
“la metrica 5-7-5″ è la carattestica *meno* rappresentativa dello haiku, *anche* dello haiku “classico” (qualsiasi cosa voglia dire)
lorenzo durante detto
Botan ichiben ichiben no ugoki-tsutsu hiraki-tsutsu sugata totonou
Ogiwara Seisensui (1884-1976)
(Peonia, petalo a petalo palpiti, ti apri, ti ricomponi.)
Tommaso Ottonieri detto
Ueeh, bello! Però aveva più un senso fare l’haiku barocco negli anni Ottanta e il discorso sulle forme e quelle cose là. Quando abbiamo cominciato noi, intendo. Comunque bravi davvero. Complimenti, adesso segnalo il sito pure a Marcello!
Marcello Frixione detto
Qui si delinea una discendenza genetica! Frix
Marco Berisso detto
Sinceramente sono un poco stanco diquesti haiku all’italiana, di queste ninfe. Insomma dopo aver fatto la parodia della parodia, cosa resta? Goliardate, cose da giovani… E’ ora di mettere la testa a posto, di studiare Guido Vacchetta, Giovanni del Virgilio. E di discutere questa tesi sulla sestina!
Gabriele Frasca detto
E vaai! Cosa ci combinano questi giovani oggi per violare il silenzio della pagina. Haiku sestinati! Che sorpresa, perbacco, il nostro Scaramuccia
vocativo detto
Sembra si siano dati appuntamento diversi ’93… :)
marcosimonelli detto
Se fossero veramente loro tutti quanti non ne sarei affatto sorpreso. E comunque, nel caso ci fosse un imitatore, ha azzeccato tutti gli stilemi espressivi dei nostri!!! :-)))
Marco Berisso detto
A parte gli stilemi del Berisso…
Ciao a tutti i perditempo (ed è ora di discuterla davvero, quella tesi sulla sestina!)
Fate Cave « Nazione Indiana detto
[...] L’ennesima potenzialità della letteratura, Zona 2006; “I PerVersi”, Trilorgìa, Zona 2006; “La poesia e lo spirito” , 5/5/2007; Lorenzo Durante, Poliàlcoli, Empi-rìa 2007; “il verri” n. 36, Politica degli autori, [...]