Salvatore Ritrovato
Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 9, 2007
Via dall’infanzia
«Réponds “absent” toi-même, sinon tu risques de ne pas être compris.» (René Char, Feuillets d’Hypnos, 151)
I
A Enrico
Non amo le città, i quartieri futuri
illuminati dai lampioni.
Meglio una luce di traverso
appesa sullo scoglio,
meglio il trabucco che lievita sul mare
acceso dal tramonto
la bora che lo scuote.
Meglio la via che si arrampica
nella foresta tra carrubi e pini
ai faggi depressi dove sparisce il sole
invisibile scroscia tra le foglie
le radure di more nere come la terra
sotto le pietre.
II
Che odori esala questa terra bagnata
che voci familiari nei tuoi sogni crescono.
Magri asparagi spuntano ai margini
grigi fili freddi lasciati sulla via
assiepano come ricordi che tiri
tiri e in mano aspettano,
anni tenacemente sradicati.
III
Qualcuno attende là da ore
reduce da un sonno lento di voli
alza la voce contro vento.
Chiama. Senza tregua, senza dolore.
Chiama a raccolta morti e vivi.
Un altro scende la montagnola
corre al campo dei fiori
oasi del pomeriggio, alle infinite
partite a pallone, ai roghi estivi.
Scavalca la transenna, tira
sull’affresco e a rompicollo corre
oltre il cancello, la vasca
tra vespe ed erba secca.
Siepi, lucertole.
IV
Di notte gli alberi scuotono i rami.
Dal comignolo di un casolare viene un colpo d’ala
come in un sogno già sognato.
È la smania dell’insonnia.
Prendere la vanga, affondare nella terra.
Fino alle rocce morse dal calcare
tra le felci assiepate sulla strada.
E piangere, perdutamente innamorato.
V. Da Pascoli, Faunus Vacunae
In campagna, quasi tutta la notte
trascorsa insonne a vigilare
le orecchie finalmente libere
dal clamore di finestre e porte
adesso piene dell’acuto
stridio dei grilli, e dell’alba
che trema nei campi di ulivi
e di vita nei fiori.
Appena chiudo gli occhi
da qualche parte cantano i galli.
VI. Da Eliot, Canto di Simeone
Amici, giacinti ormai fioriscono nei vasi
la luna invernale rade i colli
la vita attende il vento come piuma
sul dorso della mano, un vento freddo
che scorre la terra deserta, confonde strade.
VII. Memento
Dove va quest’ombra stanotte?
ci tocca definitivamente sognare
senza materia né venti
di primavera, senza ultimatum?
Viene uno, vicino così, all’orecchio
vieni via, mi fa. Fra un’ora
si parte, il giudizio sarà una strage
il premio un abisso di pace…
Mi stringo intorno alla pietra.
Se vuoi lasciami un fiore gli dico
ecco il vaso e dietro l’orto è una fontana
d’acqua rara, piove ultimamente
di rado, subito fa notte. Taccio, tace.
VIII
Nel mio paese piove sempre oblio da anni.
Un giorno sì, uno no.
Piove a volte un ronzio sincero
senza lampi, una foschia nera
un vento di calcinacci fra la canne.
La ruspa arriva, sposta le figure
nascoste nel terreno, la loro cenere
dalle radici sconnesse, spopola i campi.
Allora nei cortili soffia un’afa
di malta, scalcinata.
Poi torna a piovere su ogni muro e dosso
sterrato, sulla gru, il prefabbricato
amianto, gelo e manna.
Piove sulla mia bicicletta e la canna
da pesca, sullo zaino, l’esca
molle e misteriosa, nel raggio
muto di questo stagno.
Una pioggia buia, senza paesaggio.
IX. Auguri
a Dario
“Anche se per noi iperborei e discepoli
di Voltaire è un giorno come un altro
se non fosse per il dubbio che ci fa tornare
qui dove non dovremmo essere
mai ritornati, comunque auguri”
“Auguri e un abbraccio forte a voi
tutti, mi manca quel brutto paese
che ogni giorno dentro muore”
“Anche a me manca quel brutto paese
di un tempo che oggi non c’è più”
“Mi hai letto nel cuore, o forse
avremo lo stesso cuore… ma poi?”
(25 dicembre 2003)
X
Ieri saliva sola, per sfinimento, l’infanzia
a colpi segreti, i pugni in tasca.
Oggi ha bisogno di riflettori.
Cade, pendola, alluviona, dirada
come un cielo di nuvole a bandiera
stracciate dalla bora. Un volo
rapido di gazze dietro il convento.
E torna a sud, quando può, alla sua schiera
di sogni rimasti pochi, per strada.
O a nord, a un giorno di macerie
come tanti, che non passa, e la divora.
XI
«…ò veduto tutta la terra travolta gli alberi troncati […] e quando siamo al campo dissi al tenente siamo tutti nessuno è ferito o lasciato […] e ringraziamo Dio questa volta»
Perse la strada la mattina dell’assalto e chiamava tenente
tenente, nella neve arsa dai cannoni
l’urlo incredulo, le mani intirizzite sotto i piedi
dei compagni, avanzando carponi, contro il sole.
Perse la strada, dov’era, laggiù, e la via di casa.
XII
Aveva una traccia di fuoco quel ragazzo
un fuoco nella testa, non lo sapeva.
La bellezza che diceva ho imparato ad amare
tardi, l’aveva anche lui, libero di rifiutare.
“Ma dove vai? Non sei libero” mi fa “di tornare là
ora che non sei di noi, e puoi chiedere quello che vuoi.”
XIII
E la tipa, sola all’angolo della sala
del biliardo, di passaggio, l’avete più rivista?
Vorrei ancora avvicinarmi, sfiorarla
con un sospiro bugiardo di canzoni
tra i denti e malinconie leggere
buttate senza crederci
sulle labbra che provo a leggere
Spero ancora di farmi avanti
fermare chi non viene più, chi se ne va
XIV Vespro
Croci senza nomi.
Quanto marmo fra i cespugli
e bottiglie di plastica.
Tra i rami spogli andando
Cari mamma e papà dice una
non sono fatto per questa terra,
felice in cielo dove vi aspetto.
Usciamo alle campane
rannicchiati nel vento.
E intorno deserto.
(S. Giovanni Rotondo, 28 agosto 2004)














lucaariano detto
Ho sempre apprezzato molto la poesia di Salvatore Ritrovato, come lui ben sa. Qui ne ho piacevole conferma!La trovo un po’ più illimpidita rispetto alle raccolte che ho letto in passato. Sbaglio Salvatore? Se passi di qui…sennò ti scrivero via email. A presto in qualche Festival o lettura.
Un caro saluto
marcosimonelli detto
Wow
Io non conoscevo Ritrovato poeta. Ma so che si deve a lui la pubblicazione del glossarietto esplicativo di Variazioni Belliche della Rosselli
Antonio Fiori detto
“il giudizio sarà una strage/il premio un abisso di pace”, ma prima il dovere di vivere, di ricordare. Dall’infanzia dei pugni in tasca all’oblio che piove sul paese, al silenzio delle croci senza nomi. Una poesia di alto profilo, che si legge con raro piacere e c’insegna di tutto – ritmi, armonia, nitidezza del dire.
Antonio
GinaLollo detto
BON NUIT!
swan detto
Indirettamente conosco questo autore. Confesso che l’ho sempre molto apprezzato! Grazie!
viola amarelli detto
“meglio la via che si arrampica”, sì,condivido, l’alta vena elegiaca di Salvatore va diventando critallina fermezza di sguardo, a lui un affettuoso saluto
mauro baldrati detto
“Meglio una luce di traverso
appesa sullo scoglio,
meglio il trabucco che lievita sul mare
acceso dal tramonto”.
Quando sarò sui grandi trabucchi del Gargano penserò a questi versi.
enrico de lea detto
mizzeca, bravo assai è!!!
a parte lo scherzo, mi sembrano testi assai notevoli – in certi pezzi (p.es. la n.VIII) ci ritrovo riecheggiare la lezione d’autori come Marino Moretti – davveRo grazie, all’autore ed al proponente Fabrizio
cristina detto
molto interessante, davvero.
Luisa Bergantino detto
Inconfondibili suoni dall’anima.
Affettuosi saluti, caro professore!
Come chi non torna at LibriSenzaCarta detto
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