La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Grammatici & linguisti

Posted by Fausto Raso on June 28, 2007

I profani, coloro che non sono addetti ai lavori – come usa dire – ritengono che grammatico sia sinonimo di linguista e viceversa. In linea generale non hanno torto, anche se – come vedremo – c’è una piccola sfumatura nel significato dei due termini.

I vocabolari che abbiamo consultato non aiutano a capire questa “sfumatura”; alle voci in oggetto recitano: grammatico, studioso di grammatica; linguista, studioso di lingua (o linguistica). Al lemma grammatica leggiamo: l’insieme delle norme che regolano la lingua. A questo punto è piú che legittimo ritenere che grammatico e linguista siano termini “concatenati” tra loro e, quindi, sinonimi. Le cose, però, non sono cosí semplici. Per “carpire” la ‘notevole’ differenza tra il grammatico e il linguista occorre considerare la lingua, di volta in volta, da due punti di vista diversi. Ora da quello ‘normativo’ – “è bene scrivere cosí” – Paolo Bianchi e non Bianchi Paolo; ora da quello ‘storico-comparativo’, seguendo i vari mutamenti che nel corso dei secoli hanno subito alcuni gruppi di parole e cercando di spiegarne i motivi “storici”, appunto.
Il primo punto, il normativo, è quello che di regola si prefiggono i grammatici e i compilatori dei vocabolari: raccomandare certe forme e certi costrutti a preferenza di altri. “Ordinando” il buon uso i grammatici sono – con le dovute eccezioni – molto conservatori: le parole nuove sono, in genere, “snobbate” e biasimate esplicitamente. Particolarmente rigorosi, potremmo dire morbosamente attaccati alle norme, sono stati due secoli fa i cosí detti puristi. La loro “morbosità”, il loro attaccamento alle norme, procurò a quei valentuomini l’epiteto, ora scherzoso ora dispregiativo, di “linguaioli”.
Il secondo punto, il “comparativo”, è di pertinenza esclusiva della linguistica (o glottologia, i due termini hanno press’a poco lo stesso significato). La glottologia si rifà ai metodi maturati – due secoli or sono – nello studio scientifico delle lingue, vale a dire il metodo comparativo e la “concezione storica”. Il glottologo (o linguista), insomma, osserva un particolare fenomeno linguistico (e lo “compara” con altre lingue): che l’aggettivo pronominale o possessivo, per esempio, di terza persona “loro” è invariabile. Una volta stabilito questo “dato di fatto”, cerca di darsene una spiegazione prendendo a confronto le forme piú antiche, le voci dialettali, “comparandole” con le forme di altre lingue sorelle o affini.
Il “metodo storico” ci permette di vedere come alcune forme etimologicamente errate si siano saldamente radicate nell’uso e siano da considerare, quindi, perfettamente in regola con la “legge” della lingua. Il “metodo storico”, insomma, dà ragione ai portabandiera del detto “l’uso fa la lingua”. Un esempio? Quando nel latino parlato – durante il periodo di “transizione” dalla lingua classica a quella volgare – per formare il participio passato di “debere” (dovere) i parlanti hanno cominciato a dire “debutum” (donde l’italiano ‘dovuto’), invece della forma corretta “debitum”, hanno imposto l’uso scorretto che è diventato… corretto. Hanno fatto un po’ come i bambini che dicono, per esempio, “romputo” e non “rotto”. Mentre oggi, però, in casi come questi, i genitori e la scuola correggono l’errore, negli ultimi secoli dell’Impero, ma soprattutto nel Medio Evo, questa “reazione” non c’è stata, o per lo meno non abbastanza vigorosa, e il latino ha dato luogo alle lingue neolatine e alle forme “scorrette” convalidate dall’uso. Abituati, per tanto, a esaminare fenomeni di questo tipo, i glottologi (o linguisti) hanno finito con l’assumere un atteggiamento d’indifferenza nei confronti della lingua: a considerare, per l’appunto, semplici cambiamenti quelli che i grammatici (in special modo i puristi) considerano delle vere e proprie “corruzioni linguistiche”.
I grammatici, insomma, sono essenzialmente conservatori; i linguisti, invece, “stanno alla finestra”: indifferenti che l’uso antico prevalga sul nuovo o viceversa. Per concludere, è giusta questa distinzione di “ruoli”, questa separazione netta fra i due punti di vista? Non crediamo, perché come insegna il vecchio adagio latino “in medio stat virtus”. Il rigore assoluto dei grammatici va temperato dalla giusta considerazione che tutte le lingue con il mutare delle generazioni cambiano anch’esse.Viceversa non bisogna prendere “alla lettera” il punto di vista storico, vale a dire l’indifferente storicismo che la linguistica, e con questa i glottologi, potrebbe incoraggiare.
Anche per i linguisti e i grammatici dovrebbe esserci – per il bene della lingua – un incontro sulla via di Damasco.
FR

4 Responses to “Grammatici & linguisti”

  1. Io said

    ciò che è umano e storico, insomma, si dibatte sempre fra conservazione e innovazione in un equilibrio precario ma indispensabile. la mia indole tendente alla conservazione mi fa più grato al grammatico che al linguista, soprattutto in tempi come i nostri in cui la velocità e la fretta sembrano avere la meglio sulla qualità.

    grazie davvero

  2. alessandro ghignoli said

    la ‘grammatica’ è una scienza che studia gli elementi di una lingua e le sue combinazioni. la ‘linguistica’ è una scienza del linguaggio; relativa al linguaggio.

    un abbraccio

  3. Io said

    trovo questa definizione e la rilancio:
    “la distinzione tra il sistema-lingua e le sue molteplici, innumerevoli “realizzazioni o esecuzioni”- useremo di preferenza questi termini più facilmente afferrabili che non il francese “parole”- è una distinzione fondamentale. Tra la lingua cone sistema virtuale e le sue realizzazioni concrete vi è interdipendenza: la lingua non esiste al di fuori delle sue esecuzioni, anche se è soltanto la lingua a renderle intelligibili. Dal punto di vista temporale, la realizzazione ha la precedenza: non impariamo forse a parlare ascoltando i singoli elementi di linguaggio? inoltre è la singola esecuzione che fa evolvere la lingua. Dunque il sistema e le sue realizzazioni(langue e parole) sono strettamente legati e si suppongono a vicenda,come dice Saussure “ma tuttavia ciò non impedisce che esse siano due cose assolutamente distinte “(CDLG, 29).
    (G. Bottiroli, che cos’è la teoria della letteratura? fondamenti e problemi, Einaudi).
    buona serata

  4. Roberto Rossi Testa said

    Da qualche anno grammatiche e dizionari sono la mia lettura più frequente: tra le pieghe delle costruzioni e delle parole si trovano i pensieri già bell’e pensati, e la battaglia consiste proprio nel tentativo, il più delle volte frustrato, di trarne comunque qualcosa di “nuovo”.
    Grazie per l’utilissima rubrica,
    un saluti,
    Roberto

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