Nenio
Posted by fabrizio centofanti on July 21, 2007
di Elena F. Ricciardi
“Un errore di vecchiaia. inizialmente avevano pensato a un brutto male, ma
poi avevano scoperto che si trattava solo di una gravidanza tardiva e
avevano deciso di tenermi: meglio me che un brutto male no? Certo, ero una
bocca in più da sfamare, ma che fare? Essendo credenti, non potevano mica
buttarmi via.”
La prima persona è usata con accuratezza tale che il lettore diventa Nenio,
il piccolo Nazzareno, pallottina bionda e paffuta,che sorge dalle ceneri di
una memoria ferita a morte. L’ incipit si apre sul racconto raccapricciante
di un incubo ricorrente del protagonista ormai diventato adulto, che dovrà
fare i conti col passato, ripercorrere le strette maglie del dolore di
esistere senza essere stato desiderato, voluto, amato, protetto, accolto,
per trovare in se stesso la ragione, il perchè, il senso a una vita fino
a quel momento insensata.
“Ancora oggi, a distanza di anni, mi rivedo in quell’angolino dell’ingresso
verde acqua, per me grande quanto il mondo intero, con le lacrime agli occhi
e un senso di solitudine dentro, a guardare quella mamma che non era la
mia.”
Per Nazareno non c’è posto nella storia della sua famiglia. La risata
odiosa del padre-uomo-tutto- d’un-pezzo di vecchio stampo, icona di
un’Italietta perbenista e bacchettona, che accompagna l’asciutta
spiegazione della nascita dell’ultimo di sei figli, è preludio a quello che
diverrà il progetto di annichilimento perpetrato ai suoi danni da chi non ti
aspetteresti, sebbene la vicenda di Caino sia ben nota.
Il flash-back dell’autoipnosi ci introduce nel cuore della storia, nel cuore
di Nenio, che cerca amore attraverso il suo sguardo limpido sul mondo, di
Nenio dotato di una sensibilità sottile e profonda in grado di sondare gli
stati d’animo propri e altrui, di Nenio, capace di abbeverarsi alle gocce di
bene che gli arrivano rare, e sempre da chi non è sua madre, da chi non è la
sua famiglia, e per questo dolorose come sale su una ferita aperta .
“L’amore di zia Julia e di Etta, le premure delle inservienti e del dottore
erano una consolazione, tuttavia non ero felice”
I ricordi affiorano come bolle dalle profondità dell’inconscio e spesso,
come accade nei racconti fatti in famiglia procedono a grappoli, s’inseguono
interrompendosi per poi riprendere la linea retta che va dai tre anni al
tempo della maturità.
Il climax che prepara la tragedia è ben dissimulato dallo scorrere
apparentemente normale della vita in casa del bambino; i racconti servono
per disseminare qua e là con maestria i tasselli che renderanno
incredibilmente possibile l’orrore dello stupro: i favoritismi del padre per
il primo figlio maschio della seconda moglie, Glauco dall’anima nera a
dispetto del nome, l’assenza perennemente distratta della madre che pure si
occupa con grande attenzione dei “casi disperati della parrocchia” e non ha
tempo da dedicare al più debole, a chi non ha voce per chiedere per sè neppure
il bacio della buonanotte.
Ci si domanda come sia possibile che un ragazzetto di tredici anni possa
accanirsi con violenza brutale sul corpicino indifeso del bimbo di sei
anni, sull’anima candida che grida l’orrore che quegli occhi non vogliono
vedere, che le orecchie non vogliono sentire, che il cuore non riesce a
sopportare sebbene non ne riesca a morire.
“…mi rannicchiai contro la parete: Che cosa ero nato a fare? Per subire
quelle brutte cose? Perchè mi avevano lasciato solo con Glauco? Dovevo essere
senz’altro cattivo se non si preoccupavano per me”
Ed ecco che l’opera è compiuta, la vittima metabolizza l’orrore subito come
“giusta” punizione per chissà quale colpa, se non la colpa del non amore di
cui è solo la povera vittima innocente.
Non si può non amare Nenio, ed il suo sguardo che rimane limpido nonostante
tutto; non si possono non vivere con lui le sue paure, i suoi scrupoli a
vederlo crescere sempre più chiuso nel suo piccolo guscio per proteggersi
l’anima, incapace di relazionarsi con un mondo che gli sembra ostile e pieno
di pericoli; non si può non accompagnarlo nel suo diventare uomo in mezzo a
dubbi e paure, incapace di relazionarsi con se stesso, il suo corpo tenuto
coperto, che nessuno può toccare, neppure amichevolmete; non si può non
sperare con Nenio che per quell’orrore ci sia un luogo in cui trovare
requie, senza diventare causa di altro infinito dolore.
“Mi terrorizzava, inoltre, il fatto che quasi sempre le atrocità dei
violentatori venissero spiegate come iterazioni di violenze subite in
giovane età [...] lo sfatare quella che era considerata una certezza quasi
matematica diventò, a poco a poco, il vero obiettivo della mia vita più
importante del progettare case e palazzi. Sì, sarei dovuto diventare
soprattutto l’architetto di me stesso”
Sono molte le avventure e le sventure che vive il lettore invitato ad
entrare nel mondo di Nenio. Si sorride e si piange come nella vita, nel
fluire del racconto che sa mantenere la trasparenza degli occhi fanciullini,
come se qualcosa nell’autore, che ha trovato il coraggio di ridare voce al
bambino ferito dopo molti anni, non fosse mai cambiato, come se quella
purezza violata dall’orrore gli fosse rimasta nascosta nell’anima in attesa
soltanto di ritrovare il timbro cristallino della voce dei sei anni;
per questo a chi legge è richiesta un’unica cosa, spogliarsi di sè e
vestirsi per una volta con coraggio e tenerezza di un’infanzia ferita che
chiede solo di essere ascoltata.
Nenio, romanzo di Eugenio De Medio, Vibrisselibri.

















vbinaghi said
Avevo già letto di questo romanzo su VibrisseLibri.
Sai se è solo fiction o contiene anche elementi autobiografici?
elena f said
Ed effettivamente Eugenio De Medio è dovuto arrivare alla cinquantina d’anni prima di trovare il coraggio di dare forma scritta ai dolorosi “argomenti” accumulati, secondo la profezia ricevuta da bambino… “Non c’è solo la storia di un bambino a cui hanno rubato l’infanzia, ma anche una storia personale di crescita, di rinascita, di un ragazzo che osserva il mondo con occhi diversi rispetto ai suoi coetanei.(dalla scheda del libro su vibrisselibri)
Nenio narra di una storia vera. La storia di un bambino come tanti, forse un po’ più sensibile di altri, che nasce in una famiglia come tante. Almeno in apparenza. Perché si scopre subito che il bambino invece vive un’altra realtà. (dalla recensione che si trova su bottega di lettura)
buona serata
elena f
vibrisselibri » “Non si può non amare Nenio” said
[...] [Questa recensione al libro di Eugenio De Medio Nenio è apparsa oggi su La poesia e lo spirito] [...]
Lucio Angelini said
Resta il mistero del perché nessuna GRANDE CASA EDITRICE cartacea si sia ancora accorta dell’importanza e delle potenzialità di quest’opera… Che gli editor siano tutti al mare a mostrar le chiappe chiare?
Fabio Brotto said
Il germe della violenza che si sviluppa dentro una famiglia: lo leggerò senz’altro. Grazie, Elena.
elena f said
è la storia dela vittoria della vita sulla violenza che vorrebbe metterla a tacere. vale davvero leggerla e sarebbe una vittoria in più vedere arrivare questo bel libro sulla carta stampata!
buona giornata
elena f
Manuela said
Grazie, Elena, per l’attenzione e l’”amore” che dedichi alla lettura dei nostri libri. E grazie per aver colto l’orrore del mondo di Nenio, la fatica di farsi “architetti di se stessi” e l’orgoglio di ricostruirsi.
Grazie a nome di tutti noi,
Manuela
elena f said
@ manuela
solo ora vedo il tuo commento : mi scuso del ritardo con cui ti rispondo,e ti ringrazio.
grazie a voi di vibrisselibri per il vostro lavoro e la vostra passione per i libri. aggiungo solo che l’”amore” che ho dedicato e dedico alla lettura dei vostri libri (e non solo) lo ritengo senza virgolette, un amore sincero, semplice,senza altri fini che la sola lettura e la risonanza che la lettura provoca: insomma semplicemente amore. :-)
buona giornata
elena f