GianCarlo Onorato, “Il più dolce delitto”, Sironi Editore, 2007
Posted by lambertibocconi on July 23, 2007
“Era stato in primavera, Alina mi aveva detto d’aver incontrato questo ragazzo dalla bellezza inaudita, e che anzi no, forse si trattava di una ragazza. Che la Casa di cura che l’ospitava si trovava a ovest di San Gallo, sulla sponda di un lago minimo ma profondo, di quelli sbucati tra le montagne, quasi invisibile sulla cartina.
Disse che si portava addosso un malanno incomprensibile e per questo tutti lo temevano, e i medici stessi, più volte aggrediti e alcuni persino feriti seriamente, non ne volevano più sapere, limitandosi alla sua custodia. Ma si diceva pure, e questa era una voce sotterranea ma insistente, che qualcuno nella Casa abusasse di lui o lei. Che diverse terapie fossero state tentate, ma da tempo nessuno più si occupava seriamente del caso dell’alienato meraviglioso, se non fosse per quelle certe voci di vizio che illuminavano a squarci i corridoi della Casa, e di cui nessuno osava parlare apertamente.”
Così il Dottor Marlo viene mandato in quella clinica psichiatrica sperduta in mezzo alla Svizzera, per indagare sui presunti abusi ai danni delle pazienti. E lì c’è Geli, la creatura dall’occhio viola dalla presenza sconvolgente, una macchia viva, accecante di grazia e ferocia, l’incarnazione dell’oltre; “pensai che la sua bellezza fosse un dono dei morti”. Marlo cade; nella sua coscienza travolta, secchio sensibile nel pozzo di ogni ignoto, si rovesciano potere e sottomissione, guarigione e malattia, equilibrio e caduta, sciabordando su rotte eretiche di perdita e redenzione.
Di un lirismo estremo e straziante, lento come una dose il romanzo si sviluppa come un folle inno sulla bellezza, sull’amore liquefatto, sulla grazia e sul male.
Ma anche sulla trascendenza del guarire. Qui non si tratta né di medicina, né tantomeno di visione scientifica in generale: ma della nostra personale ed unica percezione della coscienza, quando godiamo, quando comandiamo, quando scegliamo mentre siamo scelti, quando decidiamo quale vibrazione ci appartiene di più. Si tratta di immergersi giù, in fondo, nelle leggi incomprese del nostro sconosciuto cosmo interno, non per guarire come concetto finito, che forse è impossibile, ma per compiere il più dolce delitto. Quando siamo sbagliati e sappiamo di esserlo e quando ci scagliamo ferocemente contro ciò che ci turba, quando da ammalati giudichiamo il male altrui credendo di capirlo e di sapere cosa sia giusto o sbagliato, quando sappiamo che ciò che altri chiamano malattia per noi in molti istanti è la vera luce, quando siamo soli col più profondo e cupo dei nostri dilemmi o quando siamo sulla sommità dei più celeste dei godimenti, noi siamo nel pieno della vita. Quando accediamo alla profanazione di noi stessi, alla divaricazione e scoperta dei nostri più reconditi impulsi, quelli splendenti e quelli oscuri. Quando accettiamo tutto questo come il cuore palpitante della nostra esistenza e smettiamo di averne paura e smettiamo di evitare di considerarlo come il vero registro profondo della nostra voce, lì siamo a contatto col più dolce delitto.
Il più dolce delitto, infine, è la scoperta e l’assunzione in sé della propria indefinita e indefinibile voglia di esistere e di affermarsi, ognuno a partire dalla propria unicità. E’ l’abbattimento di ruoli, confini, metodi, categorie, sessi, in cui tutto si mescola e si confonde, riducendo le idee di sconfitta e vittoria a miseri schemi obsoleti.
In guardia da erronee chiavi di lettura, va detto che il libro di Onorato non ha nulla da spartire col giallo, né tantomeno col cosiddetto erotismo. E neanche andrebbe confuso con un testo sulla psichiatria, la quale fa solo da efficace ambientazione per una vicenda in cui di psichico vi sono soprattutto la chiave narrativa scelta dall’autore, che parla dal fondo di sé per dire delle proprie pulsioni e di quelle altrui, e la chiave espressiva, la cui grinta soave trapassa nell’attenzione spasmodica alla tensione lirica di ogni vocabolo e frase.
Su queste basi la scoperta di sé si apre ad una algida tersa indecifrabile luce mattutina: è la poesia colta nel fondo più insondato del nostro lago interiore. Dove si pesca allo stesso modo il mostruoso e lo splendente. Chiedersi se immergervisi è il vero dilemma, per il tabù essenziale che ci frena tutti in superficie. Decidere di farlo, è il più dolce delitto.

















lambertibocconi said
Mi sono persa le virgolette di chiusura. Il titolo è “Il più dolce delitto”. Andrebbe in corsivo, non lo so fare. Scusate.
Carla said
‘E lì c’è Geli, la creatura dall’occhio viola dalla presenza sconvolgente, una macchia viva, accecante di grazia e ferocia, l’incarnazione dell’oltre; “pensai che la sua bellezza fosse un dono dei morti”
da qui la storia si colma di mistero, e di quella profondità che il lago così bene custodisce.
lambertibocconi said
Ciao Carla, come mi fa piacere che tu conosca e apprezzi questo libro! Chi sei?
Colgo l’occasione per aggiungere qualche parola su Onorato.
Considerato uno dei nomi più significativi della scena rock d’autore in Italia, schivo e restio ai clamori di scena, ha al suo attivo tre dischi come solista, “Il Velluto Interiore” (1996, Lilium/Bmg), “io sono l’angelo” (1998, Lilium/Sony), e il nuovo “falene” (2004, Lilium/Venus), alcuni racconti pubblicati, il romanzo di cui sopra. Artista a tutto tondo, per lui sono stati scomodati senza esitazioni paragoni altisonanti: ma il tocco inconfondibile, marcato da un denso sensualismo unito a una dimensione lirica di rara intensità lo distinguono da chiunque. L’album “io sono l’angelo” è stato salutato dalla critica unanime come uno dei migliori dischi degli ultimi anni in Italia (vedi http://www.liliumproduzioni.com), mentre il nuovo “falene”, da più parti definito il miglior disco italiano degli ultimi tempi, gli sta lentamente ritagliando un ruolo di rilievo nella scena non solo musicale. Ha prodotto inoltre dischi di rilievo, tra i quali “come fiori in mare” (2001, ExtraLabels/Virgin) tributo dedicato a Luigi Tenco, (ospiti Ivano Fossati, Stefano Benni e molti altri), Targa MEI 2001 come Progetto Discografico dell’Anno. E’ Direttore Artistico del Festival “poiesis” dedicato all’incrocio tra diverse arti, e del Premio Musica d’Autore “Paolo Pavanello” di Trento.
In letteratura, dopo il primo e tuttora inedito “Giorno Automatico”, l’esordio avviene col romanzo “Filosofia dell’Aria” (1988, L.M.P.L.G./Stampa Alternativa), scoperto e pubblicato da Tommaso Labranca (ristampato nel 2006 con allegato un CD di soli brani musicali). Nel 1993 appare il racconto “L’Officina dei Gemiti” (‘Millelire’/Stampa Alternativa), che consolida la sua fama di scrittore di forte intensità lirica, a cui seguono i racconti “l’ubbidiente giovinezza – racconti di luce” (1999, Ediz. Il Sestante/Ultrasuoni). In “Devi chiamarmi sempre” (Campanotto Editore, 2006) di Anna Lamberti Bocconi, con introduzione di Ivano Fossati, nel Cd allegato Onorato interpreta e musica il Poemetto “Ad Amelia Rosselli”.
“falene” (Lilium/Venus), il nuovo album, si sta rivelando come un vero evento, intriso di poesia e libero da schemi di genere, ritenuto da molta parte della stampa nazionale uno dei migliori dischi italiani degli ultimi anni, oscuro come un volo di falena, col tocco leggero e segreto che canta in poesia la malinconia e la ferocia del nostro tempo.
vertigine said
romanzo intenso, scritto divinamente. consiglio vivamente a tutti di incontrare la scrittura e le canzoni di giancarlo onorato.
Vittoria Roba said
Conosco da poco G.Onorato perchè ho comprato il suo cd Falene, L’ho trovato bellissimo, così intenso da ascoltarlo prima e leggerlo dopo.
Comprerò il suo libro perchè sono sicura che sarà altrettanto emozionante.