La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Nei meandri della lingua

Posted by Fausto Raso on July 29, 2007

fiume.jpgPrima di addentrarci nei meandri della lingua che – come abbiamo visto altre volte – è ricchissima di parole che usiamo con la massima indifferenza senza conoscerne il significato “recondito”, soffermiamoci un attimo sull’accezione “nascosta” di meandro, appunto.
Adoperiamo questo termine quando vogliamo mettere in particolare evidenza l’ “intricatezza” e la “tortuosità” del linguaggio di talune persone nell’esporre il proprio pensiero o il proprio scritto. Il meandro, dunque, è ciascuna delle anse, delle sinuosità che i fiumi determinano scorrendo su un terreno piano o con lieve pendenza. Anche questo vocabolo proviene dal tanto bistrattato latino: “meandrus” (curva), tratto dal nome del fiume Meandro che scorre in Asia Minore in numerosissime sinuosità.


In senso traslato, quindi, meandro è sinonimo di “tortuosità di pensiero”: non è affatto possibile seguirlo nei meandri del suo ragionamento. La nostra lingua – a nostro modo di vedere – è ricca di “meandri” dai quali molte persone, anche quelle meno sprovvedute culturalmente, non sanno uscire. Prova ne sia il fatto che moltissime grandi firme della carta stampata e no – “spalleggiate” dai soliti vocabolari permissivi – scrivono (e dicono) “coproduzione “ in luogo della sola forma corretta “comproduzione”.
Si deve dire – ripetiamo – “comproduzione”, e non lo sostiene l’illustre signor nessuno, estensore di queste noterelle, ma l’insigne linguista Aldo Gabrielli che nel suo Dizionario Linguistico Moderno così spiega: “coproduzione è brutto neologismo, specie nel gergo cinematografico. In buon italiano il prefisso ‘co’ (per ‘con’) si costruisce solo dinanzi a vocale: coabitazione, coincidenza, cooperare, coutente; in ogni altro caso si ha il prefisso ‘con’, mutato anche in ‘com’.” E aggiunge: “coproduzione, forma nell’uso, ma errata”.
Riteniamo doveroso, per tanto, soffermarci sul corretto uso del prefisso “con”. Detto prefisso, dunque, perde la “n” davanti a parole comincianti con vocale (coinquilino); muta la “n” in “m” dinanzi a parole che cominciano con le consonanti “b” e “p” (combelligerante, comproprietario); si assimila davanti alle parole che cominciano con le consonanti “l”, “m” ed “r”: collaboratore, commilitone, corregionale. L’assimilazione – è utile ricordarlo – è un processo linguistico per cui dall’incontro di due consonanti la prima diventa uguale alla seconda, cioè si “assimila”.
E’ chiaro, però, che in casi di ambiguità non possiamo rispettare “alla lettera” le norme che regolano l’uso di tale prefisso, occorre affidarsi al buon senso. Il “correttore”, infatti, è colui che corregge e il correttore (meglio “conrettore”) la persona che divide la responsabilità del rettorato con un’altra.
Avete visto, cortesi amici, quanti “meandri” linguistici abbiamo incontrato durante la nostra chiacchierata? Ma non finisce qui. La “congestione”, vale a dire la “gestione comune” di una determinata cosa si potrebbe confondere con la congestione, termine usatissimo in campo medico. Allora? Allora, gentili lettori, in casi di ambiguità dobbiamo ricorrere – gioco forza – all’uso, per altro non molto bello della perifrasi.
Amici della carta stampata, non fate gli indiani, sapete benissimo di avere un gravoso compito: quello di educare la gente anche e soprattutto dal punto di vista linguistico. Non diffondete, per tanto, parole errate e “coproduzione” è una di queste.
Dimenticavamo: crediamo sia chiaro a tutti il significato dell’espressione “fare l’indiano”, ossia far finta di non capire. L’espressione è nata dalla figura dell’indigeno stereotipato, esattamente degli abitanti delle Indie occidentali, che agli occhi degli uomini europei appariva assente, sbalordito, dando la chiara impressione, appunto, di non capire.

4 Responses to “Nei meandri della lingua”

  1. riccardo ferrazzi said

    In effetti, “coproduzione” potrebbe far pensare ad altro (per esempio a una cloaca, absit injuria verbis). Ma non credo che sia il caso di essere così puristi. Io sono favorevole ad adottare anche le deformazioni imposte dall’uso. Su merlincocai.splinder.com c’è una lettera aperta all’Accademia della Crusca: si chiede la libertà di apostrofare “un’altro” e “qual’è”. Chi legge blog e commenti si sarà accorto di quanto la regola è ormai obliterata.

  2. Carla said

    però nella caccia al bisonte
    la vista dell’indiano è ineguagliabile.
    ;-)

  3. Carla said

    così come la sua attenzione, naturalmente…

  4. elena f said

    questi post sono sempre molto interessanti
    grazie

    elena f

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