“Extra Omnes”, di Gaja Cenciarelli
Posted by fabrizio centofanti on August 5, 2007
Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi.
di Gaja Cenciarelli
recensione di Elena F. Ricciardi
Ci sono molti modi per leggere un libro. Lo si può scorrere velocemente e pensare che quel tappeto di parole che si srotola più o meno linearmente sia tutto ciò che il testo ci può offrire in questo caso nel libro della Cenciarelli si trovano un’infinità di date che pur spesso intersecandosi in continui flash-back ci raccontano una storia che inizia con un rapimento, o meglio con la scomparsa di una quindicenne romana il 22 giugno 1983, dell’inutile ricerca affannosa , degli assurdi impedimenti politici, dei presunti o veri intrighi intenazionali nel meccanismo dei quali la povera ragazza sarebbe incappata diventando il capro espiatorio di lotte di potere
troppo più grandi e opprimenti del suo essere solo una ragazzina anonima per la grande Roma sonnecchiante e indifferente di
quell’estate.
A leggerlo come cronaca si resta intrappolati in un kafkiano intrigo senza scioglimento, come del resto è davvero la storia di Emanuela Orlandi, mai più tornata a casa da quel giorno d’estate, per cui viene da pensare, con lapalissiano luogo comune, come davvero la realtà spesso superi la finzione letteraria.
“Alle dieci gli Orlandi si precipitano in Questura di Piazza del Collegio Romano, per denunciare la scomparsa di Emanuela, ma i poliziotti non prendono sul serio il padre e ,anzi, lo invitano a pazientare perchè poche ore di ritardo non sono nulla e poi perchè ’si sa come sono i ragazzi’… Si perde tempo prezioso”.
Compare però il tempo ed ecco che l’accenno fa risalire dal magma degli avvenimenti, un filo quasi invisibile, che poi non sarà per niente facile non perdere nel susseguirsi dei fatti ( cosa che del resto accade anche nella vita, la fretta e gli eventi spesso ci nascondono la trame invisibili dell’esserci qui ed ora, il respiro stesso dell’esistere) e che richiederà molta attenzione nel proseguio della lettura, ma che pure sarà la chiave per aprire gli spazi fra riga e riga, fra parola e parola e andare oltre la storia, oltre il tempo, pur rimanendovi irrimediabilmente invischiati, per avventurarsi dentro la vita delle persone, di quelle persone di cui troppo
spesso la cronaca dimentica l’esistenza.
“Come è possibile ricordare un momento di ventidue anni fa con tanta chiarezza ? Fuori era il crepuscolo, i miei amici tutti a cena. Io finivo sempre prima perchè, al solito, mi aspettava il juke-box, il molo e il cielo dello stesso colore, lo ’sta per succedere’ e volevo essere pronta quando fosse successo [...] Fu allora quando Emanuela scomparve, che capii, che mi resi conto di non essere invulnerabile, che lo ’sta per succedere’ potesse sottintendere anche qualcosa di tragico.”
Ecco allora che l’assenza di Emanuela quindicenne romana, cittadina vaticana, anonima fino a quel momento, l’assenza di una ragazzina che chissà quante volte la sua coetanea di allora, ora diventata adulta, aveva sfiorato per la strada o ne aveva incrociato di sfuggita lo sguardo, poichè frequentavano le stesse vie del medesimo quartiere, diventa la presenza a se stessa di Gaja e la storia si trasforma in un viaggio interiore alla ricerca di quel passato fragile, tutto costruito su quel se, che rende il
vivere umano così precario e per questo prezioso.
“Quel primo settembre 1983, tornando a Roma, mi sembrò di essere già satura di parole, di aver già letto e scritto tutto. Eppure non avevo mai preso una penna in mano, perchè in quei due mesi- a differenza di Emanuela- avevo vissuto troppo”
L’assenza si fa allora il filo conduttore di una presa di coscienza dolorosa; l’adolescente improvvisamente si fa adulta e inizia a posare un nuovo sguardo sul mondo e sulle persone. L’amicizia con Chiara, la ragazza apparentemente senza paure, senza quelle paure che tormentano l’autrice forse ancora oggi, nonostante tutto si sfilaccia con l’arrivo all’università, perchè la vita spesso conduce alla dispersione. Di Emanuela si continua a parlare fra processi, accuse e smentite mentre si perde anche Chiara che forse non era poi così forte – la droga se la mangia poco a poco, mentre cade nella solitudine e nella disperazione senza che nessuno dei vecchi amici se ne renda conto. A ventisei anni un figlio e la morte per overdose – un’altra assenza.
“Chiara e io vivevamo a due passi l’una dall’altra, eppure io non l’ho mai incontrata- tranne quella volta, quando lei era in motorino. Mi chiedo dove abbia passato le sue sere e le sue mattine. Quel corpo così muscoloso e scattante dove si sarà accasciato?”
Camminare per le vie della stessa città e dello stesso quartiere senza cercarsi, senza trovarsi, senza conoscersi e tutto questo senza un perchè ma con una domanda che sembra un grido:
“Perchè la morte, a volte si riduce solo a una serie di non fatto e non detto?”
ed una risposta senza alibi :
“Perchè una vita è una vita. Non è solo una delle tante, una statistica”, e forse troppo spesso siamo distratti e lo dimentichiamo.
Ma non tutto è perduto, la vita e gli errori servono per non dimenticare, che i drogati non sono carne da macello, che la vita di ciascun essere umano ha un valore incommensurabile che nessun meccanismo politico o mafioso dovrebbe permettersi di negare, che la nostra vita è appesa a un filo, che può essere di disperazione o di speranza.


















Gaja said
Elena, che dirti? Solo un abbraccio forte e un grazie.:*
elena f said
@gaja
grazie a te, una lettura che mi ha riportato ai miei sedici anni, a quella Roma e… molto di più ;-)
un abbraccio
elena f
Alessandro said
In fondo l’ho sempre cercata anche io Emanuela Orlandi. in quell’estate dell’83 io avevo 12 anni eppure la cercavo anche io. Gaja, mi piacerebbe presentare a Macerata il tuo libro, tra aprile e maggio del prossimo anno. Nel frattempo lo leggerò
Alessandro Seri
Gaja said
Grazie, Alessandro. Sì, per me la scomparsa di Emanuela è stata il primo spartiacque della mia vita. Uno di quegli eventi che dividono l’esistenza di un essere umano in “prima” e in “dopo”. Ti ringrazio di cuore per l’attenzione al mio libro. Quando vuoi, io sono qui.
francescomarotta said
Adòroti e stìmoti molto, e anche di più. Di più.
fm
Gaja said
Sempre meno di quanto io stìmoti e apprèzzoti, come poeta, traduttore e uomo. (senza scherzi). Abbràccioti.
elena f said
@gaja e francesco
unìscomi agli encòmii d’entrambi
abbràcciovi salùtovi … dilèguomi ;-)