RESTA – Poesie inedite di Luigi PINGITORE
Posted by francescomarotta on August 6, 2007

RESTA – di Luigi Pingitore
Ho inventato un sonno
Bevuto ne ho tutto il verde
Sotto la signoria dell’estate
(R. Char)
*
(del sentire)
1
Invece da questo spazio la casa ti assedia
con pareti e simmetrie, chiama il soffitto a stringerti per
così tanta febbre;
Febbre che il perimetro dei living in successione
ti incide con punta d’inchiostro, è fuori che
scorre tutto, e se scorre ti dimentica, se il neon
della croce verde scatta, il rosso amorfico del
semaforo è un passa e vai, passages,
sulle linee orizzontali, la fuga.
2
Mite per te questo tempo di rivolta
Nel sacco che chiudi agli orli di
grinza, alla rabbia che fermenta la lontananza
Se il tempo che viene sulla tua testa ha
bolle per i sassi. E prega con
desiderio di abbandono, scomparire ai
giorni che rientrano che sono
troppi e questo impeto di acqua stagna, di melagna
d’estate che si trascina, che disfa la nebbia che
sfiata sugli uscii, e le case in cui ti stendi con prua
rivolta al libeccio per sentire il tremore
del muro che schioda la muffa dell’angolo, l’umidità
del sole che ancora non raggiunge il tuo interno.
5
Da queste rive che ti sgombrano
la mente, l’affollamento di corridoi precipita
per proporzioni che non è possibile toccare
È fogliame che si deposita sugli argini
delle tempie, nel chiostro del Bramante costruito
come inno d’incenso, l’ara pelvica per l’affronto
Omaggio alla donna che ti saluta e si salva
è un non-rivedersi mai più per queste tende troppo
viola e sotto queste cupole dove l’orologio
riflette le cifre digitali, l’ora degli addii.
***
(del vedere)
Ora ti svelo il chiarore di blue sulla
màscara, per i più intimi dettagli
dell’acqua piovana e del cielo;
Ora ti combatte quest’ alluvione ai
sensi, spalanca lo spazio tra indice e pollice
per la presa di sale che sbianca i tremori.
Oppure l’occhio che poggia sulla luce al neon
La sferica precisione del glutine d’abisso
sull’albume dei corpi
Mangia e rimangia, due volte è questo senso di
assuefazione, alla creazione del dio minuto, piccola
moltiplicazione sotto i nostri occhi, del mondo
che si perde.
*
E come girano attorno all’aia e all’uscio
consumato dalla luce
Questi bianchi panni dipinti col vento
di una stagione irrisolta
Dipinti col palmo chiuso per trattenere i pigmenti
della selvaggeria d’agosto.
Questi ex-voto della nostra stagione di giovinezza
Quasi un affronto, da testimoniare ai
Ciclici rumori del mare e delle tempeste – questa
la nostra linea d’ombra;
nel museo più lontano (eppure già pieno di
canape e mirti) scavalcare l’attesa (nella
successione di strade).
Questa la nostra prova per i corpi
Che si piegano
Ad ogni cambio di scirocco o maestrale.
E nelle giornate di bonaccia il museo ha porte sbarrate
Che non sappiamo declamare
(né forzare)
Così avviene il lento scivolare delle ore sui
giorni.
Sulla bianca pergamena il pennino incide
I segni del volto. Come se imparare
e svoltare
Fosse un coincidere di passi.
***
(del toccare)
In questo buio femmina
l’orologio dei giorni, la concia dei
genitali sulla morsa delle labbra che schiudono
il bacio.
Durevole a credere quest’intimità
del tu e dell’io
Àncora al rastrello che scava, alla
gru che dall’alto cala con sommità
d’azzurro, e affonda nella terra;
Resta un rantolo che sfiata e ci
assale
Il sommuoversi delle ossa nei cimiteri – per
sbaglio rimestati mentre risaliamo scale,
qualcuno che dice – ancora l’estate, e ancora un anno.
Durevole la tua mano al tempo della stretta
l’iterazione del fiato nella mia bocca,
la blasfemia di saperti ostia da
raccatto
per questa separata moltitudine degli incanti.
*
Nota
Luigi Pingitore, nato nel 1973. Vive e lavora a Napoli. Si occupa di poesia, narrativa, cinema e fotografia. Dal 2004 è curatore per la casa editrice Oedipus della collana di scrittura “liquid”. Sue poesie sono apparse in riviste e pagine web. Ha vinto il premio di poesia inedita “Dario Bellezza” (2001). Ha pubblicato il libro di poesia “Perché la visione non si racconta”, Oedipus, 2006”. Una recensione critica è attualmente on line sul sito www.microcritica.com di Massimo Sannelli.
Nel 2005 esce in formato E-book una silloge di versi, in dialogo non didascalico con i quadri di Mark Rothko, scritti tra il 1998 e il 2006, “Untitled”. Estratti sono apparsi sul sito www.dissidenze.com a cura di Giampiero Marano. Esordisce in narrativa con il racconto “Blue rooms”; all’interno dell’ antologia “Prefigurazioni”, Avagliano, 1999. Nel dicembre 2005 pubblica il suo primo romanzo “In the mood”, Cadmo Edizioni. Ha scritto cinque sceneggiature per cortometraggi e ne ha diretti tre. Finalista al premio di sceneggiatura “Pescara film script” nel 2000 e nel 2001. Di imminente pubblicazione, per le edizioni La camera Verde di Andrea Semerano – Roma, la raccolta di poesia “L’età flegrea”.
I testi qui presentati col titolo “Resta”, inediti, e in via di traduzione in Spagna, costituiscono una sezione dell’opera in fieri “La nostra furia nel crollare”.















Marina Pizzi said
dopo questi versi la nostalgia cruenta e mite al contempo della luce prende più forza. l’estate onnipresente preme sensualità materna e virile in uno sposalizio inscindibile. eppure l’arsura verbale della morte ha capo d’ascia, risucchia in un sesso che scompagina senza storia alcuna. si legge una “fimminilità” della parola che quasi commuove, che vorrebbe aiutare la trama verbale ad oltrepassare il massimo consentito, che è amorosa.
grazie per l’emozione.
francescomarotta said
Sì, è una scrittura che “emoziona”, in tutti i sensi: sensi che si offrono ad accogliere la visione, ridefinendola ben oltre l’assolutizzazione dell’orizzonte visivo, o meglio, creando all’interno di ogni specifico atto percettivo, l’equivalente di ciò che la visione è per l’organo della vista. Una vera e propria “sinestesia segnica”, quella a cui tende questa scrittura. Una scrittura consapevole, matura, potente (la “femminilità della parola che con – muove”), seminale. Di grande fascino e spessore.
fm
Gian Ruggero Manzoni said
Grazie per averci fatto conoscere Pingitore. Ottimo poeta. In effetti potente.
Matteo Mazzola said
C….ATE
Nicola said
@M.Mazzola
A parte la tua capacità analitica e l’evidente intelligenza argomentativa, perché non te ritorni nel tuo fosso a respirare quello che sei?!
@F.M.
Da vecchio lettore ringrazio Marotta perché porta all’attenzione poeti che non ho sempre possibilità di conoscere altrove.Di questo Pingitore mi ‘resta’ l’impressione di un’originalità molto marcata, un percorso abbastanza smarcato da mode e tendenze.
Matteo Mazzola said
POVERI VOI
Nicola said
povero te!!
francescomarotta said
Invito, chiunque volesse farlo, a leggere, sulla poesia di Luigi Pingitore, i contributi critici di Sannelli e Marano citati in nota.
Ringrazio ancora Luigi per averci concesso i suoi testi, aspettando il libro di prossima uscita.
p.s.
Nicola, scusa, ma chi te lo fa fare a perdere tempo a rispondere?
fm
AR said
http://www.nazioneindiana.com/2007/02/17/resta/
solo per dire che queste poesie non sono “inedite” in senso stretto :-)
ancora complimenti a Luigi, e un caro abbraccio a Francesco,
Andr.
Marianna said
Non so che scrivere. M’imbarazza ammetterlo. Ma che ci scrivo qui che non sia già tutto chiaro (?).
Solo che ho sentito l’odore del mare. La vicinanza del mare. Ho sentito di dover andare al mare .. ;-)
fernirosso said
mi ha offerto un chi-was(ser)Luigi Pingitore,solo poco fa e, in cambio, ho pagato in lettura,anzi ,in una bevuta dei suoi testi… versati. Già l’etichetta della bottiglia invita a bere, lo scri-bere di Luigi, a volte lento, come acqua che non esce dalle tubature dei quartieri spagnoli,in cui tutto ha un peso e resta appeso, un peso d’oro, d’ore, tra il bianco e il nero dei vicoli,dei tanti segni delle case strette sulle vite della gente e delle bestie che si nutrono insieme di storie e di suoni. Accattonaggio, a volte, come in qualche pellicola di Pasolini, di qualcosa che è vitale, altre di qualcosa che ha superato il pudore e dice la sua violenta collocazione sulla partitura della musica di questo corto che dura da sempre, oltre la soglia del museo vivente che è il genere, non solo umano,o troppo, in cui siamo immersi, da cui restiamo sommersi.Un’os-tia e un os-tenso-rio di tutto ciò che è reo, di vivere oltre le re-gole, in cui qualcosa o il caos ci ha infilato,dentro la cruna stretta del prima e del poi,dentro l’intervallo facoltativo di esistere.ferni