Su “Il collezionista di tempo” di Marino Magliani
Posted by franzk on August 9, 2007
A prima vista «Il collezionista di tempo» di Marino Magliani pare un romanzo-congiunzione. Che lega e collega luoghi - da una parte i carrugi e mulattiere bruciate dal sole dell’entroterra ligure, dall’altra dune e boschi olandesi e tempi - da una parte l’infanzia di Gregorio, che s’interrompe il giorno in cui parte per studiare dai preti, in collegio, dall’altra Gregorio adulto: prima militare, poi aspirante spacciatore di droga in Spagna, infine in Olanda, scrittore da due soldi ma, come tutti gli scrittori, dai grandi sogni nel cassetto -.
C’è dunque, tra le pagine di questo libro, anche la vita dello scrittore, nato a Dolcedo, provincia di Imperia, 47 anni fa.
Ci son le sue radici (liguri) che si saldano (congiungono) al suo presente: di scrittore da lontano. Ché Marino, infatti, vive e scrive a Ijmuiden sulla costa olandese. (Chissà?, mi son chiesto, in che lingua pensa, Marino). Poi c’è un quesito, da affidare alla percezione del lettore. Questo.«Il collezionista di tempo», è anche una congiunzione con il libro d’esordio (con Sironi) di Magliani , «Quattro giorni per non morire»?
Azzardiamo. Dicendo che un po’ sì. L’anima ligure, la radice dello scrittore che presta i suoi pensieri e tondellianamente le sue esperienze ai suoi protagonisti, è sempre la stessa. Mare e ulivi e libertà. E un legame nostalgico con le corse infantili verso casa: ed è bella, espressionisticamente bella, l’immagine di Gregorio che «saliva come fanno i bambini, a testa bassa, senza regalare niente agli occhi, i passi, più lunghi che poteva, prendevano mezzo gradino».
Ma ci si imbatte, leggendo il romanzo, nella gentilezza, anche. Scatta un’altra congiunzione: gentilezza di scrittura e gentilezza psicologica. C’è una sorta di “meriggiare pallido e assorto” nel protagonista del romanzo. Un mite, che guarda il molo, l’indefinibile confine tra mare e cielo. Dicevamo della scrittura. E’ anomala, non ci sono santi. Lontana anni luce dal giovanilismo, è elegante, è musicale, è forse un pelo ridondante di termini che si van dimenticando e che rimandano a Beppe Fenoglio, del resto Langhe e Liguria si repirano l’un l’altra.
Ma - alla fin fine - «Il collezionista di tempo» non è solo questione di congiunzioni. E’ stato scritto che Marino Magliani, con questo libro, si cimenta nel genere fantascientifico. Il protagonista, infatti, riceve (da un uomo misterioso) mail datate 2065. Sono mail che gli cambiano la vita. Sono anche esse delle congiunzioni: con le Voci che Gregorio da bambino sentiva, in seminario, quando rincorreva, sognandolo, un cane intravisto e idealizzato. Son Voci più che nel «del» tempo. Restano: immortali. Nessuna congiunzione, qua. «Mi chiedevo che lingua parlare per non tacere sempre». Il tempo, dove finisce il tempo? Tutte le congiunzioni portano a lui, e, come onde s’infrangono: nel Tempo che le accoglie. Attimo, immagini, sospiri prendono sentieri inesplorati.
Marino Magliani, Il collezionista di tempo, Sironi editore, 2007, euro 12,90.
(Pubblicato su “Stilos”. Nella foto: Marino Magliani.)












August 9, 2007 at 2:27 pm
‘Un mite, che guarda il molo, l’indefinibile confine tra mare e cielo.’
tra lago e cielo, anche…
Stimo Marino, la sua scrittura, l’eleganza e la gentilezza, il silenzio appartato che lo avvolge.