Linea d’ombra
Posted by Arturo Fabra on August 12, 2007
Tra i miei libri ci sono brani che rileggo spesso e che mi piacerebbe condividere in questo blog nello spirito della frase “potrà questa bellezza rovesciare il mondo?”. Iniziamo da qui:

“Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. E’ privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.
Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell’infanza, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perchè sia questo un paese inesplorato.Lo sappiamo bene che l’umanità tutta è passata di lì. E’ piuttosto l’incanto dell’universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.
Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt’un fascio di buona e cattiva sorte -zuccherini e batoste, si può dire- il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dire addio anche al paese della gioventù. Questo è il periodo della vita in cui è più facile sopraggiungano i momenti che ho detto. Che momenti? Be’, momenti di noia, di stanchezza, di insoddisfazione. Momenti d’avventatezza. Voglio dire momenti in cui, chi è ancora giovane, si trova a commettere azioni avventate, come ad esempio sposarsi all’improvviso o abbandonare senza motivo un posto di lavoro.”
[Joseph Conrad - La linea d'ombra]
Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski, nato in Ucraina nel 1857 e morto in Inghilterra nel 1924 è universalmente noto come Joseph Conrad, e con questo nome viene riconosciuto universalmente come lo scrittore che ha saputo far vivere il desiderio e la paura della conoscenza dell’ignoto nonchè l’eterna solitudine dell’uomo moderno. I suoi romanzi sono stati scritti in inglese anche se questa rappresentava “solo” la terza lingua da lui conosciuta dopo il Polacco e il Francese.

















fabry2007 said
“fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dire addio anche al paese della gioventù”.
la letteratura ha questo di bello, Arturo: che è davvero capace di rovesciare il mondo, di mostrarne l’altra faccia, quella che “l’uomo che va sicuro” non vede, e non vuole vedere.
akmeno said
grazie