Poesia e Asilo #5 – Marco Giovenale
Posted by Marina Pizzi on September 9, 2007
Il mattino della sete è il primo
giorno mariano, di pliche bianche
dove, come in solarizzazioni
di un solo profilo, vetro della donna,
a lasciare solo calco
negativo le vesti, i fotogrammi,
si versano e scambiano, es luz
- torce così, voce che rileva
pietrisco, dal nero del fondale.
Continua a mancare una madre nella parte
d’acqua della storia. Vero
è che da un lato è
l’ombra la prima a essere
stata fonte per l’iridescenza
da Shelter, in Poesia contemporanea: nono quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni. Marcos y Marcos 2007















Carla said
‘Continua a mancare una madre nella parte
d’acqua della storia’
versi che toccano corde profonde
di Marco sto leggendo”numeri primi”
la n. 7 mi lascia incantata,
porta:una durezza di acqua rappresentata.Figlia molto piccola, quasi non si tiene in piedi.Però riesce a sollevare il sasso e massacrare mucchi di formiche nella terra chiara.Rischia di farsi male nella furia.Per questo le tolgono la pietra di mano.Dicono imparerà a non ferirsi; allora bene.
Grazie a entrambi
carla
violaamarelli said
c’è, poco alla volta, tenacemente,la presenza, l’ombra e la luce, tenere entrambe, mi piace che Giovenale ci chiami e avverta l’assenza, Viola
Blackjack said
Scusate l’intervento, ma siate comprensivi, la prendo lunga perché non sono del settore. Ho impiegato anni, ed è servita l’indispensabile spiegazione di un amico pittore, perché riuscissi a dare un senso alla pittura astratta; comprendere l’importanza del tratto, cercare di interpretarla e arrivare a possedere gli estremi (minimi) per un giudizio autonomo su ciò che poteva piacermi e cosa no.
Con la poesia mi ritrovo nella stessa situazione: non riesco a comprendere la (le) chiave (i) di lettura. Di alcune mi colpisce la musicalità, di altre la spazialità, ma spesso, troppo spesso, non riesco a ricavare una chiave di lettura che mi consenta di apprezzarle o, più semplicemente, di comprenderle.
Qualcuno mi dà una dritta (anche due o tre)? Per chi avesse dubbi, legittimi: non è un intervento sarcastico. Grazie.
Per esempio. Nel caso della poesia di Marco Giovenale presentata qui: mi piace la musicalità della prima parte, con alcune piccole eccezioni, mi perdo quando la musica scompare nella seconda parte o si perde, con due ‘è’ che si scontrano e spaccano la lettura, il ritmo dell’occhio, senza essere compensate da una spazialità che trascini la lettura. Forse da imputare a una impaginazione del post?
Mi fermo, inutile che ammucchi altre castronerie e scusate.
Blackjack.
violaamarelli said
Per Blackjack:
“La poesia moderna è il genere letterario che più somiglia alle arti figurative degli ultimi secoli. Come la pittura e la scultura anche la scrittura in versi ha reagito estremisticamente alla crisi della mimesis e alla disumanizzazione dell’arte.”
“Come tutte le arti che subiscono una forte disumanizzazione, la poesia moderna divide il pubblico in due- un’élite ristretta che capisce e una massa vastissima che non capisce- seguendo le linee di un dialettica che attraversa anche le arti plastiche da quando i pittori e gli scultori possono ignorare l’aspetto ordinario della realtà e trasgredire le norme ereditate”.
Non è una risposta sarcastica, cito Guido Mazzoni (Sulla poesia moderna, Il mulino 2005).
I due è in questa di Giovenale mi sembrano funzionare da virgolette, rafforzano l’orecchio (la poesia è suono)sull’arrivo del detto “gnomico”: l’ombra cui deriva la luce, la madre,la donna come fonte, origine; la chiusa filosofica della poesia (ma sicuramente sono io a dire mucchi di castronerie). un caro saluto, Viola
Blackjack said
Viola, raccatto volentieri e mi sa che l’unica soluzione che mi rimane è andarmi a leggere il libro che mi consigli (avessi cercato da solo un testo avrei speso… mesi). Che esistesse un punto di contatto fra pittura astratta e poesia ero riuscito a intuirlo, quello che non riesco a formulare con la poesia (non che ci riesca compiutamente con la pittura astratta, ci mancherebbe) è un giudizio autonomo. Non sopporto i giudizi ‘indotti’.
Giusto o sbagliato che sia senza per questo mettermi nella posizione del critico dilettante.
Mi piacciono le cose belle e mi arrabbio quando non riesco comprendere se ‘qualcosa’ è bello oppure no; ovviamente secondo il mio criterio di bello.
Grazie. Blackjack.
paola castagna said
@ Blackjack
ti invito a leggere e a seguire le letture consigliate da stefano guglielmin sul suo blog “blanc de ta nuque” al post “La parola imperfetta”, riferito all’uscita di Poesia et blog.
Fa riferimento ad una discussione molto interessante sull’interpretazione della poesia,pubblicata su faraeditore.
Blackjack said
Viola, ti ’sfrutto’, sempre se sei ancora in lettura. Compresa la spiegazione delle due ‘è’, anche se rileggendola io continuo a inciampare, ma vizio mio.
L’altro punto dove mi pianto è il ‘dove, come’ che segue pliche bianche. Anche lì mi pianto, clamorosamente, e perdo il ritmo e la direzione che poi mi pare chiara e netta.
Come se, in un quadro di Mirò, finisse per errore, una pennellata di Pollock.
Blackjack.
Blackjack said
Paola: thanks’ a lot! Blackjack.
paola castagna said
@ Blackjack Dovere di chi cerca di penetrare la parola, scrivendola, e sa vedere oltre le tele di dipinti Importanti.
Anche per me in questa lettura vi è l’inciampo, so di sistemi di poetica volutamente così, accadendo questo il poeta mi riporta ad una rilettura, il tutto diviene più di concentrazione che di istinto, per cui quella musica che inizialmente mi ha trasportato si perde. Ma io sul perdere, son distratta di mio.
Poi rileggo ancora ed allora ritrovo la musica e anche se Continua a mancare una madre, provo qualcosa.
Ecco questo qualcosa non si colloca, ne bene ne male, ne bianco ne nero, un grigio che bilancia un sistema comunicativo di lettura differente alla mia.
Dopo questa lunga mia mi servo di questo spazio per chiedere a
Blackjack se è possibile che io per sbaglio abbia trovato un tuo sito? se si, mi giri l’indirizzo, ti ho perso, vedi la distratta.
grazie
violaamarelli said
il “dove, come” secondo il mio orecchio serve ad assicurare musicalità tra le “pliche bianche” e “le solarizzazioni”, sono due innocui avverbi che congiungono la metafora fotografica (e i due termini lessicali non comuni). Se ti interessa qualche altro testo c’è anche sempre del Mulino ma su altro versante critico “La poesia. Come si legge e come si scive” di Alberto Bertoni. ciao, Viola
Blackjack said
Viola, ho accumulato e segnato. Ora la smetto di raccontare le mie paturnie e torno a leggere; meglio ;-)
Blackjack.
PS: sono un testone e quindi non garantisco, in futuro, di non uscirmene ancora con le mie bislaccate; siate comprensivi.
Blackjack said
Paola, ho un blog, piccolo piccolo, che parla solo di carte, azzardo e castronerie simili. Una cosa per pochi intimi e che non merita pubblicità. Non volermene.
Blackjack.
violaamarelli said
caro blackjack , m’auguro che anche gli “scrittori in versi” più siano comprensivi verso noi lettori… Non parlo di questo testo che anzi mi sembra molto riuscito e per il quale ringrazio oltre che l’autore anche Marina, Viola
Stefano said
[il “dove, come” secondo il mio orecchio serve ad assicurare musicalità tra le “pliche bianche” e “le solarizzazioni”, sono due innocui avverbi che congiungono la metafora fotografica (e i due termini lessicali non comuni).]
Non mi lancerei in parafrasi del testo che sicuramente risulterebbero senza senso e approssimative ma trattare “dove” e “come” alla stregua di palline di polistirolo da imballaggio mi sembra ingiusto e alquanto riduttivo. Nella lettura del testo non fatico ad inserirli nei loro rispettivi versi con la loro specifica funzione logica.
Stefano said
Preciso: non credo che le osservazioni di Violaamarelli siano fuori luogo. Credo però che le perplessità di Blackjack non fossero solo rivolte all’aspetto sonoro della composizione (un capolavoro…)
mg said
ringrazio di cuore Marina, e tutti i lettori di questo testo. ho registrato e messo in rete ora, sia come piccolo dono per voi sia (volendo) per contribuire al dialogo in corso, un file audio.
si può ascoltare cliccando qui. non fate caso alla grafica bizzarra, né alla (pessima) qualità della registrazione. si tratta solo di un file *d’uso*. inter nos. una sorta di *draft vocale* pensato per rendere la …linea semantica e sonora del testo, la prosodia, i rapporti tra sintassi ed enjambements.
vi abbraccio
Marco
Blackjack said
Stefano, io sono un vero dilettante della poesia e mi sta non bene, ma benissimo raccattare informazioni e suggerimenti. Mi scuso ancora per la provocazione. Che la poesia di Giovenale sia più che bella mi trova d’accordo, semplicemente esprimevo le mie perplessità, non per cercare un contradditorio, ma per ricavare qualche risposta, indicazione. Insomma: qualcosa di utile.
Poi è vero che, essendo un testone duro, ma veramente duro, difficilmente mi accontento del parere di qualcuno che mi dice “Fidati è bello”. Preferisco chi mi spiega perché quel qualcosa è bello e arrivarci da solo.
Forse sbaglierò, ma un luogo come questo, estremamente interessante e frequentato anche da molti non addetti (che magari non avendo la mia faccia tosta passano oltre senza commentare e forse si sentono anche un po’ fuori luogo), dovrebbe anche svolgere un ruolo ‘pedagogico’ (che parolaccia) e, oltre a mostrare il bello della scrittura, tentare di spiegare PERCHE’ è bello. O bella nel caso di questa poesia.
Blackjack.
violaamarelli said
caro giovenale, sei gentilissimo e sono lieta che blackjack arrivi agli enjambements tramite la tua voce. Del resto, tra poeti e giocatori d’azzardo c’è da sempre somiglianza..un caro saluto, Viola
paola castagna said
Grazie Marco
l’ ascolto di questa tua ritrova la madre che mancava.
Blackjack said
Marco, grazie, sul serio. Che poi, come dice Viola, ci sia somiglianza fra poeti e giocatori d’azzardo… mi auguro di no; avresti tutto da perdere nel cambio :-)
Blackjack.
elena f said
marco, scusami ma la preferisco letta da me stessa, comunque l’ho apprezzata molto.
elena f
violaamarelli said
nel senso che lo ..peleresti? ma i poeti sono anch’essi “giocatori”, di parole, e tentano sempre l’azzardo, amano il riachio di dire la cosa che non è, l’impossibile (qualche volta come in questa riesce)…ciao, blackjack (una volta, la prima e l’ultima che ho giocato a un casinò, ho fatto en plein..non ci ho mai più provato, i soldi del diavolo sostenevano le nonne..)V.
Blackjack said
Viola: nel senso che sono brutto ahahahahahahah. Passami la risata sguaiata.
Blackjack.
violaamarelli said
passata, è un perioda che mi rilassa ridere e sentir ridere.buona serata a tutti, V.
Blackjack said
Viola, se vai al Casinò una volta e mi becchi subito il numero secco… concordiamo subito il compenso per la tua presenza alla prossima seduta.
Cioè, seduta non dallo psicanalista, ma a carte; ti toccherebbe l’ingrato ruolo della portafortuna.
Alla roulette io non gioco, quasi mai. Al massimo qualche rosso/nero con la fiche di resto dopo una serata storta: mai incassare l’ultima fiche.
Blackjack.
mg said
grazie a voi. magari in occasione di letture e incontri avremo modo di chiacchierare e tornare sugli elementi del testo, che in effetti in un form in rete è forse macchinoso (per miei limiti) affrontare.
proprio perché la voce/presenza incide diversamente su trasmissione e percezioni del testo, ho pensato al file audio. sono felicissimo che lo abbiate gradito.
:-)
Stefano said
@ Blackjack
Mi piace molto il modo in cui commenti i blog nei quali ho il piacere di incrociarti. È l’atteggiamento giusto, aderente alla base.
Per il pedagogico… che dirti? Ti immagini che azzuffate virtuali?
mg said
a Elena: assolutamente ok :-)
il mio *draft vocale* voleva avere la funzione di esplicitare alcuni legami e alcune pause nel corso della poesia, o di suggerire quale può esserne una (non “la”) mia esecuzione.
sono necessarie e vitali, le letture differenti, non mie. (vitali anche e proprio per il testo, che – prescindendo dall’autore e dalla sua voce – assume altre forme e vite nelle voci altrui, nel loro mondo e linguaggio).
non posso che essere grato di questa differenza. “noi siamo differenza…” (Foucalt)
mg said
corrige: “Foucault”
(ouch, excusez)
Carla said
ti ho appena ascoltato, il mio respiro è rimasto sospeso…
bravo!
elena f said
richiedo scusa marco, ma ho nelle corde e nel dna il canto e con esso la presunzione di sentire il suono della parola poetica(sic!) , leggo poesie solo ad alta voce da sempre, ma torno a dire che ho molto apprezzato e, concordo , bisognerebbe ascoltare oltre che leggere in proprio perchè la poesia vive nell’esecuzione e nell’interpretazione come la musica (almeno per me è così)
buona serata
elena f
Blackjack said
Marco: concordo sul fatto che la voce/presenza contribuisce a ‘vestire’ la poesia in modo diverso. Magari capiterà anche di incrociarsi; come segno distintivo mi porterò un mazzo di Fournier 28 standard, le mie preferite e… una vera poesia ;-)
Blackjack
Blackjack said
Stefano, dai, non credo sia poi così complessa la ‘pedagogia’. Butto lì un’ideaccia (ripresa da un’altra esperienza che non ha nulla a che vedere con la poesia): si potrebbe, per alcune poesie o testi, fare un lavoro a quattro mani, concordato, con, su un lato lo scrittore, sull’altro “l’analista” del testo che lo presenta, come primo commento, indicando una traccia sulla quale discutere.
Per il resto, grazie.
Blackjack.
fabry2007 said
qui sei sempre il benvenuto, Marco.
grazie a Marina, che sa condurti con naturalezza.
Stefano said
@ Blackjack
Una sorta di recensione della poesia/racconto? Questo è un altro discorso, e mi trova d’accordo. A dire il vero mi pare che già accada, di tanto in tanto, e sicuramente male non fa…
Marco Simonelli said
Torno adesso a casa e finalmente riprendo l’attività blogghesca.
E trovo la voce di Giovenale. Wow! Ecco, il draft vocale, come lui stesso argutamente lo definisce, mi ha fatto venire in mente un impianto fonico di matrice rosselliana stilizzata, stalattitica, forse.
C’è questa voce piana (ma emozionata, nel fondo) che mi ha ricordato lo scendere in una grotta, ecco: azzarderei una sorta di speleologia verbale che viene mappata sulla pagina.
Altro non sarei in grado di dire. Se non, forse, visti i commenti precedenti, che la lettura ad alta voce non è mai la lezione definitiva di un testo, anche se d’autore: piuttosto una autointerpretazione, un “rivedersi dire”. Un tornare.
Ciao Marco!
r-esistente tuo omonimo
mg said
un saluto di amicizia a Fabry e a Marco.
a presto, bonne nuit!
grazie per l’ospitalità, di cuore,
m
Il mattino della sete… « slowforward said
[...] Il mattino della sete… [...]
mariapia said
Non è facile leggere Marco Giovenale, perciò fa bene alle meningi.. dell’ immaginazione poetica.
Ci vuole esercizio di lettura, sì(ma della poesia).
Io l’ho letta ad alta voce, e la base ritmica, prosodica, l’ho ritrovata subito.,
Ciao, Marco! da MPia
ruggerosolmi said
letta ad alta voce, nella notte sabbatica, un airone che volava, una pinta di dom nella mano, i pensieri rifratti, mi sono piaciuto, grazie giovenale, ancora di questo bibendum clamoroso.
saluti,
rs
claudio said
ciao a tutttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Marco said
grazie a voi, amici. ciau!
:) m