Chiaroscuro
Posted by Arturo Fabra on September 23, 2007
Chiara la schiuma del caffè sullo scuro del liquido.
Il vecchio si attarda a zuccherarlo attento a non fare alcun rumore, con gli occhi bassi. Accanto al bicchiere da caffè c’è il piattino con un biscotto, lo mangia e al suo posto mette il cucchiaino. Dolce il sapore del caramello che poi, come sempre, si trasforma in un amaro retrogusto. Beve il primo sorso di caffè e alza lo sguardo verso l’orologio sulla parete, lancette scure sul chiaro dello sfondo, sono quasi le otto della sera. Beve un altro sorso e guarda oltre i vetri della porta. La visuale d’angolo gli permette di concentrarsi sulla gente che attraversa venendo verso di lui o allontanandosi, in entrambi i sensi, incrociando il traffico dei veicoli.
Donne, madri, dogsitter, studenti in uniforme, uomini, garzoni che consegnano cibo a domicilio, poliziotti, impiegati che tornano a casa, e turisti.Si riconoscono dalle borsette dentro le quali tengono le loro scarpe da tango.Ogni anno in questa grande città ne vengono sempre di più, e spendono senza scrupoli per imparare un tango che è solo un ballo. Gli sembra di ricordare quando il tango era vita e non un business. Lui lo ballava sulla pedana che vede riflessa nello specchio a muro. Ma forse quel tempo non è mai stato. Magari è un racconto inventato per sopportare i lavori che ha cambiato, la famiglia che ha avuto e poi perso, che è semplicemente scomparsa, a partire da suo figlio. Lui non era una madre e non le ha seguite in piazza a protestare, forse avrebbe potuto, forse non si sarebbe arreso.
Poi sente il profumo. Scuro il vestito che lei indossa questa sera, e lui ne è contento. Ci sono anche degli inserti che luccicano. Lei ne è fasciata, lo spacco lascia vedere le calze con un motivo floreale, sembrano rose che si arrampicano dalla caviglia in su, confondendosi con il cinturino della scarpa nera di vernice dal tacco alto. Chiara è la pelle di lei che si intravede dalle morbide pieghe che il vestito compone sulla sua schiena. Potrebbe essere sua nipote, tanto somiglia alla moglie che ha avuto. Perciò la guarda. Lei, l’addetta alla porta che all’ora di cena accoglie i clienti in questo locale storico per appassionati di tango. Se potesse verrebbe ogni sera a guardarla, ma radunare i soldi per quel caffè gli porta via un’intera settimana sottraendoli centavos dopo centavos a quanto gli serve per sopravvivere.
E poi il suo vestito buono non sopporterebbe di essere usato così spesso. La ragazza apre la porta a un gruppo di clienti e nel farlo si accorge di lui. Si ignorano a vicenda come sempre, lei però non gli volge mai le spalle e lui è convinto che lei abbia in qualche modo accettato la presenza del vecchio che la osserva con lo sguardo di chi ascolta un tango echeggiare dal passato, magari uno di quelli che Gardel cantava proprio lì. Lui ha finito di bere il caffè e, fedele al suo rito, resta qualche altro minuto. Poi lascia le monete sul tavolo. Si alza e va verso di lei che gli apre la porta.
Una mano chiara sulla cornice di legno scuro.
Il vecchio esce.

















elena f said
contrasti cromatici come lampi nella notte, perchè la nostalgia è un sentimento notturno che si accende di memorie.
bello
elena f
commentator said
Però tu che scrivi non puoi sapere che il caramello ha un amaro retrogusto anche per lui. Se siete la stessa persona, allora ok. Altrimenti, tu non puoi sapere che per il personaggio ha un amaro retrogusto (sempre che non te l’abbia confidato; però a noi non è dato sapere; non dice se ha fatto qualche smorfia per far capire che ha un amaro retrogusto)
Gli sembra di ricordare quando il tango… Come fai a sepere che gli sembra di ricordare?
Chiedi al lettore di prendere per buone troppe affermazioni. Come fa il lettore a fidarsi?
Secondo me dovresti sì chiedere a chi legge di credere ad un fatto solo perché tu scrittore lo dici, però senza esagerare. Il lettore può accettare un fatto anche non spiegato; sulla fiducia; ma due in poche righe mi sembrano troppi.
sparz said
“Una mano chiara…”
molto lieve e fine, bello assai, ancora così. A.
Laura said
Ma sai, Commentator, che io, per esempio, tutte queste domande “tecniche” non me le sono poste per niente? Curioso, c’ho riflettuto dopo l’osservazione che hai sollevato. Sai perché non me le sono fatte? Perché mi sono fidata del vecchio e della storia subito, proprio grazie a quella frase sul caramello. Non ho “registrato” la materia e il gusto, tantomeno, da lettrice, ho tenuto conto dello scrittore (che scompare e di cui non ci si cura se la storia ti trascina.) Il caramello ha aperto la porta alla storia come sanno farlo solo quei simboli apparentemente dolci della vita e che sono presagio d’altro. Per quanto riguarda quel “gli sembra di ricordare…” forse devia un po’ la concentrazione, ma il quadro e i colori sono così nitidi che personalmente non vi ho dato molto peso. Per me è una bella storia. E sono d’accordo con Sparz sulla finezza di quella mano chiara, intima e lontana.
akmeno said
Grazie, come sempre, a tutti.
Commentator ha fatto delle osservazioni molto utili, e comunque io e il vecchio simao la stessa persona, come aveva immaginato.
Grazie.
commentator said
Invece di “si trasforma”, “lo trasforma”. Per me avrebbe avuto un gusto in più.