La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Chiaroscuro

Posted by Arturo Fabra on September 23, 2007

Chiara la schiuma del caffè sullo scuro del liquido.

Il vecchio si attarda a zuccherarlo attento a non fare alcun rumore, con gli occhi bassi. Accanto al bicchiere da caffè c’è il piattino con un biscotto, lo mangia e al suo posto mette il cucchiaino. Dolce il sapore del caramello che poi, come sempre, si trasforma in un amaro retrogusto. Beve il primo sorso di caffè e alza lo sguardo verso l’orologio sulla parete, lancette scure sul chiaro dello sfondo, sono quasi le otto della sera. Beve un altro sorso e guarda oltre i vetri della porta. La visuale d’angolo gli permette di concentrarsi sulla gente che attraversa venendo verso di lui o allontanandosi, in entrambi i sensi, incrociando il traffico dei veicoli.

Donne, madri, dogsitter, studenti in uniforme, uomini, garzoni che consegnano cibo a domicilio, poliziotti, impiegati che tornano a casa, e turisti.Si riconoscono dalle borsette dentro le quali tengono le loro scarpe da tango.Ogni anno in questa grande città ne vengono sempre di più, e spendono senza scrupoli per imparare un tango che è solo un ballo. Gli sembra di ricordare quando il tango era vita e non un business. Lui lo ballava sulla pedana che vede riflessa nello specchio a muro. Ma forse quel tempo non è mai stato. Magari è un racconto inventato per sopportare i lavori che ha cambiato, la famiglia che ha avuto e poi perso, che è semplicemente scomparsa, a partire da suo figlio. Lui non era una madre e non le ha seguite in piazza a protestare, forse avrebbe potuto, forse non si sarebbe arreso.

Poi sente il profumo. Scuro il vestito che lei indossa questa sera, e lui ne è contento. Ci sono anche degli inserti che luccicano. Lei ne è fasciata, lo spacco lascia vedere le calze con un motivo floreale, sembrano rose che si arrampicano dalla caviglia in su, confondendosi con il cinturino della scarpa nera di vernice dal tacco alto. Chiara è la pelle di lei che si intravede dalle morbide pieghe che il vestito compone sulla sua schiena. Potrebbe essere sua nipote, tanto somiglia alla moglie che ha avuto. Perciò la guarda. Lei, l’addetta alla porta che all’ora di cena accoglie i clienti in questo locale storico per appassionati di tango. Se potesse verrebbe ogni sera a guardarla, ma radunare i soldi per quel caffè gli porta via un’intera settimana sottraendoli centavos dopo centavos a quanto gli serve per sopravvivere.

E poi il suo vestito buono non sopporterebbe di essere usato così spesso. La ragazza apre la porta a un gruppo di clienti e nel farlo si accorge di lui. Si ignorano a vicenda come sempre, lei però non gli volge mai le spalle e lui è convinto che lei abbia in qualche modo accettato la presenza del vecchio che la osserva con lo sguardo di chi ascolta un tango echeggiare dal passato, magari uno di quelli che Gardel cantava proprio lì. Lui ha finito di bere il caffè e, fedele al suo rito, resta qualche altro minuto. Poi lascia le monete sul tavolo. Si alza e va verso di lei che gli apre la porta.

Una mano chiara sulla cornice di legno scuro.

Il vecchio esce.

6 Responses to “Chiaroscuro”

  1. elena f said

    contrasti cromatici come lampi nella notte, perchè la nostalgia è un sentimento notturno che si accende di memorie.

    bello

    elena f

  2. commentator said

    Però tu che scrivi non puoi sapere che il caramello ha un amaro retrogusto anche per lui. Se siete la stessa persona, allora ok. Altrimenti, tu non puoi sapere che per il personaggio ha un amaro retrogusto (sempre che non te l’abbia confidato; però a noi non è dato sapere; non dice se ha fatto qualche smorfia per far capire che ha un amaro retrogusto)

    Gli sembra di ricordare quando il tango… Come fai a sepere che gli sembra di ricordare?

    Chiedi al lettore di prendere per buone troppe affermazioni. Come fa il lettore a fidarsi?
    Secondo me dovresti sì chiedere a chi legge di credere ad un fatto solo perché tu scrittore lo dici, però senza esagerare. Il lettore può accettare un fatto anche non spiegato; sulla fiducia; ma due in poche righe mi sembrano troppi.

  3. sparz said

    “Una mano chiara…”
    molto lieve e fine, bello assai, ancora così. A.

  4. Laura said

    Ma sai, Commentator, che io, per esempio, tutte queste domande “tecniche” non me le sono poste per niente? Curioso, c’ho riflettuto dopo l’osservazione che hai sollevato. Sai perché non me le sono fatte? Perché mi sono fidata del vecchio e della storia subito, proprio grazie a quella frase sul caramello. Non ho “registrato” la materia e il gusto, tantomeno, da lettrice, ho tenuto conto dello scrittore (che scompare e di cui non ci si cura se la storia ti trascina.) Il caramello ha aperto la porta alla storia come sanno farlo solo quei simboli apparentemente dolci della vita e che sono presagio d’altro. Per quanto riguarda quel “gli sembra di ricordare…” forse devia un po’ la concentrazione, ma il quadro e i colori sono così nitidi che personalmente non vi ho dato molto peso. Per me è una bella storia. E sono d’accordo con Sparz sulla finezza di quella mano chiara, intima e lontana.

  5. akmeno said

    Grazie, come sempre, a tutti.
    Commentator ha fatto delle osservazioni molto utili, e comunque io e il vecchio simao la stessa persona, come aveva immaginato.
    Grazie.

  6. commentator said

    Invece di “si trasforma”, “lo trasforma”. Per me avrebbe avuto un gusto in più.

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