Interzona #7: da i Quaderni (1914-1916) di L. Wittgenstein
Posted by francesco sasso on September 25, 2007

Il mondo incapsulato nel linguaggio
I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.
C’è realmente soltanto una anima del mondo, che io di preferenza chiamo la mia anima, e in base alla quale solamente concepisco le anime degli altri.
La precedente osservazione dà la chiave per decidere in che misura il solipsismo sia una verità. [L. Wittgenstein, Werkausgabe, Band I, Frankfurt a.M., 1984, p.141]
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La strada che ho percorso è questa: L’idealismo separa dal mondo gli uomini come unici, il solipsismo separa soltanto me, e infine vedo che anch’io appartengo al resto del mondo; da un lato non resta nulla, dall’altro, unico, il mondo. Così l’idealismo sviluppato rigorosamente conduce al realismo. [Ibidem, p.180]
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È comunque vero che io non vedo il soggetto.
È vero che il soggetto conoscente non è nel mondo, che non c’è alcun soggetto conoscente. [ Ibidem, p.181]
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Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere
Il mio lavoro consiste di due parti: di quello che ho scritto, e inoltre di tutto quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella importante. Ad opera del mio libro, l’etico viene delimitato, per così dire, dall’interno; e sono convinto che l’etico è da delimitare rigorosamente solo in questo modo.
In breve credo che: tutto ciò su cui molti oggi parlano a vanvera, io nel mio libro sono riuscito a metterlo saldamente al suo posto, semplicemente col tacere. [Citato in B. McGuinness, Wittgenstein. Il giovane Ludwing (1889-1921), Milano, 1990, p.430]
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“Come tutte le cose stanno è Dio” (2.8.1916)
Appunto dell’11.6.1916
Che cosa so di Dio e del fine della vita?
So che questo mondo è.
Che io sto in esso come l’occhio nel suo campo visivo.
Che qualcosa in esso è problematico, ciò che noi chiamiamo il suo senso.
Che questo senso non risiede in esso, ma al di fuori di esso.
Che la vita è il mondo.
Che la mia volontà compenetra il mondo.
Che la mia volontà è buona o cattiva.
Che dunque bene e male sono in qualche modo congiunti al senso del mondo.
Il senso della vita, cioè il senso del mondo possiamo chiamarlo Dio.
E collegare a ciò la similitudine di Dio come padre.
La preghiera è il pensiero sul senso del mondo.
Non posso volgere gli avvenimenti del mondo secondo la mia volontà; piuttosto sono completamente impotente.
Solo così posso rendermi indipendente dal mondo- e in un certo senso quindi dominarlo- rinunciando a un influsso sugli avvenimenti. [Wittgenstein, op. cit.,p.167]
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Come può in genere essere felice l’uomo quando non riesca a evitare la miseria di questo mondo?
Attraverso la vita della coscienza.
La buona coscienza è la felicità assicurata dalla vita della coscienza. [Ibidem, p.176]
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Credere in un dio significa comprendere il problema del senso della vita.
Credere in un dio significa vedere che con i fatti del mondo non tutto è esaurito.
Credere in Dio significa vedere che la vita ha un senso. [Ibidem, p.168]
[Immagine: Ritratto di Michel Leiris di Francis Bacon]

















elena f said
Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi.
Mentre stavano preparando la legna, Hogen li senti discutere sulla soggettività e sull’oggettività. Andò loro accanto e disse: “Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori della vostra mente? “.
Uno dei monaci rispose: “Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è un’oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente “.
“Devi sentirti la testa molto pesante,” osservò Hogen ” se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa”.
ogni volta che leggo Wittgenstein mi rammento questa storiella. forse è un OT ma la trovo deliziosa
buona giornata
elena f
cf05103025 said
un bel Francis Bacon, olè
paolocacciolati said
“I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.”
Bella. A conoscerla, la usavo come sottotitolo per la mia “indagine” sui linguaggi del lavoro.
Ciao
paolocacciolati said
Francesco, chi è l’autore del ritratto?
francesco sasso said
ciao Paolo
il quadro è:
Ritratto di Michel Leiris
di Francis Bacon
1976- olio su tela,
Se vai a Parigi, lo trovi al Musée national d’Art moderne, Centre George Pompidou
f.s.
paolocacciolati said
Grazie!!
aggroviglia assai
demetrio said
mi piace l’idea di “dio” in minuscolo.
d.
violaamarelli said
“ogni discorso è rete/almeno la decenza/ di saperlo, senza pretese”, questo mi ha insegnato Ludwig e questo gli ho dedicato,(decenza è un termine wittgensteiniano che di questi tempi andrebbe recuperato, un caro saluto, Viola
mariapia said
Grandioso!
E poetico il nostro W.Tant’è vero che la Ingeborg Bachmann lo leggeva come poesia..
MPia
francesco sasso said
ciao
Premetto che ho alle spalle studi letterari e non filosofici, però L. Wittgenstein, in modo particolare Ricerche filosofiche, è una miniera inesauribile per un poeta.
Ogni riga de Ricerche letterarie, mi porta a riflettere per delle ore. A volte mi perdo. A volte rinuncio. Fuggo. Ritorno indietro. Riprendo in mano il testo. Vado avanti, cado, mi rialzo, lotto per penetrare ogni senso espresso dal filosofo, affinché, da quel pensiero,io possa partorire altri sensi, il mio sentire si allarga e ingloba altri orizzonti. Nasce la consapevolezza che il lavoro più difficile per chi vuol fare poesia è l’attesa. Insomma, da tre anni ho smesso di scribacchiare versi per due motivi: il secondo è L. Wittgenstein.
Demetrio
non so se “dio” sia dovuto ad un mio errore di copia.
Ho selezionato queste righe da alcuni miei appunti. Posseggo Ricerche filosofiche, ma non gli altri libri di W.(presi in prestito dalla biblioteca).
Elena, grazie del racconto buddista.
Mariapia, poetico e immenso, il W.
Quasi quasi, ad ogni interzona, inserisco pillole di W.
f.s.
f.s.
francesco sasso said
scusate… errore:
“Ogni riga de ***Ricerche Filosofiche*** ecc”
(da studioso di letteratura, riflesso incondizionato, mi è scappato Ricerche letterarie.)
Saluto Viola
f.s.
Francesca E. Magni said
“[...] e infine vedo che anch’io appartengo al resto del mondo; da un lato non resta nulla, dall’altro, unico, il mondo.”
Mi ricorda il racconto di Italo Calvino “Il mondo guarda il mondo” di “Palomar”.
Ho letto solo ora tutte le precedenti puntate, bellissime!! (Un triplo olè per Mario e la “la cassetta dei marenghi, porcoboia” del punto 15 #3 o Atto 2° #5)
fem
P.S. la scrittura è necessità
francesco sasso said
ciao
se vi va, da oggi al prossimo interzona, vi chiedo di inserire testi (poesie, pensieri, racconti ecc) seguendo la traccia dei pensieri di L. Wittgenstein.
come sempre, io assemblo e pubblico.
f.s.
Carla said
Eccome!
a dopo…
;-)
Carla said
occhi si sfilano piano dagli occhi
-sguardo che brucia-
nel cerchio del cosmo
io sono.
Luca Tassinari said
Wittgenstein, Tractatus, 4.002:
“Il linguaggio traveste il pensiero. Lo traveste in modo tale che dalla forma esteriore dell’abito non si può inferire la forma del pensiero rivestito”.
Come dire: dedurre da ciò che uno ha detto ciò che voleva dire è un casino pazzesco. Wittgenstein è una lezione continua di ascolto dell’altro.
fabry2007 said
il mondo è l’altra faccia
di un pensiero semplice,
la traccia del rotondo
agire, scaltra finzione
di un senso duplice del dire
senza nome, in fondo,
e d’altra parte denso,
non so come.
elena f said
parola non esiste
senza respiro antico
non c’è nel vuoto spazio
nel tempo solitario
nel solipsismo autistico
se taglia i ponti e lacera il cammino.
parola è taglio netto nel silenzio
un lampo acuto dentro questa notte
sonar scandaglio traccia luminosa.
significa se torna
se incontra un mondo altro col tuo nome
francesco sasso said
Parlo di uscire da me.
Parlo di Parole vere,
che aspirano a non essere versate in falsa Parola.
Parlo di una rivoluzione reale nel mondo.
Parlo di gran parte dell’umanità
che contribuisce con tutte le sue possibilità
alla messa a morte del Verbo.
Parlo forse di un processo di mutazione del cervello
Parlo della Parola
che non s’incrina.
Parlo di rovistare per le strade, alla ricerca di qualcuno
che solitario nella notte è vedetta della Parola.
Parlo di individui che resistono,
che non credono alla verità imposta.
Poiché basta che la Parola s’inclini
che il senso totalitario della falsa Parola inizierà a banchettare
sui cervelli e i corpi rattrappiti e torturati dell’uomo massa.
ma qualcuno travisò il mio occhio
Sorgerà il sole sul sangue versato di notte;
e la luce cadrà dalla mia testa, scivolando via da me, lentamente.
f.s.
francesco sasso said
noticina:
“alla messa a morte del Verbo”
Qui non parlo del Verbo/Bibbia, ma del nuovo Verbo/economia/guerra.
f.s.
ruggerosolmi said
parola buona si buona buana la spesa amica del frette marisa, del frate abbondio padre dell’abate faria reginaldo, dancing days di parole catafratte a puliscibastoni moka monkeys, la parola è una, la santa apodoloddica, attention please fasten steelguitars belts, ohligominerals in alsazia da salsa berna a salt in peppermint wafer anselm, kaefer kiefer della parola sinthe, la parola.
saluti,
rs