La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica



Genesi, di Giuseppe D’Emilio e Roberto Fogliardi.

Posted by fabrizio centofanti on October 4, 2007

barboni-e-ponte.jpgVedi, signore, è che ogni tanto mi dimentico di essere vecchiarella; quando passa un bel giovanotto mi viene spontaneo fare come facevo trent’anni fa; poi vedo che per lui è come se non esisto, come se sono un sacco di monnezza; e mi ricordo che non sono più quella di una volta e che sono una povera vecchiarella.

Ma mi ricordo, trent’anni fa, pure venti, la gente si fermava, qualsiasi cosa faceva; passavo io, vedeva a me e si fermava. Gli uomini che mangiavano al ristorante rimanevano con la forchetta a mezza strada tra il piatto e la bocca. Una volta uno s’è preso pure uno schiaffo dalla fidanzata. Quante risate, signore! Quante risate!

Le femmine mi guardavano, pure, ma era diverso il guardare delle femmine.

Certe volte andavo apposta sull’elibus per farmi toccare il culo dai giovanotti. Si facevano rossi come i pomomeloni!

Ma tu, signo’, mi senti? Mi capisci quando parlo? C’hai ‘na faccia strana… sei tanto bello, ma perché ti sei tagliato tutti i capelli?

Mo ti racconto qualcosa io, se tu non parli.

Io ci vivo qui, sotto al ponte, lo sai? Io sotto al ponte non ci vivo male; magari se mi sposavo quello dell’olotelevisione mo stavo meglio; però è lo stesso; e poi lui mo è morto in guerra; sto bene pure così, forse pure di più; mangio dalle suore, mi vogliono bene e io pure a loro gli voglio tanto bene e le aiuto sempre a pulire la chiesa; quanto è bello sta’ dentro la chiesa quando non c’è nessuno; la chiesa è vecchia, tanto vecchia e io mi penso a quante persone sono state là dentro a pregare; chissà dove stanno adesso quelle persone; e mi sento tanto bene; e mi sento che quelle persone gli voglio tanto bene e che loro pure vogliono bene a me.

Ci stanno le croci, nella chiesa, ma non come queste croci strane che c’hai tu sul braccio; ma perché ti rovini il braccio co’ ’sti segni?

C’ero stata a trovarlo quello dell’olotelevisione, ma mi ha detto che non mi vuole sposare più; forse ha pensato che io andavo a trovarlo per sposarlo; ma io ci andavo solo per salutarlo.

Ma l’olotele a me non mi piace; a me mi piace solo quando la suora cieca, quella che gli hanno sparato gli Svizzeri, mi racconta le storie di Ulisse e di Dante Alighiero; la suora cieca sa i pezzi di Dante Alighiero a memoria e io quando li sento so’ tanto tanto contenta, pure se tutto tutto non lo capisco; mi pare come di sentire una bella musica.

Certe volte, dormo da sveglia; è ‘na cosa strana, non te la so spiegare.

Comunque i soldi li facevo lo stesso, e pure tanti; se facevo i film zozzi guadagnavo pure di più, ma col fatto che non c’ho l’ombelico non me li facevano fare; “la gente si impressiona” mi dicevano; ma mo è da tanti anni che non li faccio più, i soldi. Ma tanta gente a me mi vuole bene ancora; Antonio, se solo glielo chiedo, mi dà da mangiare tutti i giorni gratis al ristorante suo; ma io mi vergogno di approfittarmi e ci vado solo la domenica. Due litri di vino, mi bevo la domenica, e il vino di Antonio è tanto buono, lo fa con le buste buone, e io sono tanto contenta e lui mi dice che ci devo andare tutti i giorni mattina e sera a parte il martedì che è chiuso e a parte quando suona la sirena, così sono sempre con la pancia piena; ma io mi vergogno, mi pare di approfittarmi.

Ma ’sta catena che c’hai in mano, non è mica quella del cancello di Antonio?

Tante volte vado a trovare Peppe, quello che c’aveva la balera, prima della bomba grande; con lui non mi approfittavo di niente; mi mettevo lì e sentivo la musica e guardavo le persone che ballavano e mi ricordavo di quando andavo io a ballare, e stavo tanto contenta. Vieni quando ti pare, io ti voglio tanto bene, mi diceva Peppe.

A primavera è bello, qui sotto al ponte; la mattina quando mi sveglio so’ tanto contenta, è fresco, ma non è freddo, ci stanno gli uccellini che cantano, anche se mo so’ rimasti pochi e so’ un po’ spelacchiati; l’acqua del fiume c’ha un colore bello, tutto rosso, e quando guardo l’acqua del fiume che passa sono contenta, ma pure c’ho un po’ di tristezza; ma è una tristezza bella.

I pesci fosfoni, però, certe volte mi danno fastidio, la notte, perché mi svegliano quando lampeggiano; ma non fa niente, devono campare pure loro, poveracci.

Mario, quello che dorme dall’altra parte del fiume, mi saluta con la mano e mi fa tanti sorrisi con la bocca senza denti; una volta mi ha portato pure un gelato al limopera. Quant’era buono! Un giorno per farlo contento gliel’ho fatto con la bocca; io mi credevo che lui non era contento perché mo c’ho la bocca brutta; ma quant’era contento, invece, signo’! A vederlo così contento so’ stata contenta tanto tanto pure io; solo se ci penso so’ contenta pure adesso.

Un topo con sei gambe e tre occhi è pure amico mio; gli do un po’ di pane e lui è contento; ma non mi viene a trovare solo perché gli do il pane; viene pure quando non ho niente; e rimane vicino a me; poi, a un certo punto, si stufa e se ne va; ma il giorno dopo ritorna, pure se non ho il pane. La gente mi dice che il topo puzza e che non lo devo toccare perché mi attacca le malattie; ma secondo me non è vero per niente.

Io una volta lo volevo fare con la bocca pure a lui, ma non lo sapevo se a lui gli piaceva, ma se gli sto vicino se ne va.

Ma tu non mi racconti niente, signo’?

Che fai co’ ’sta catena, signo’? Così mi fai male! No…

…oddio, la sirena, signo’!

La sirena!

Cos’è quella luce, signo’?

Il Prof. Qfwfq roteò i pedipalpi in segno di gioia incontenibile. I resti calcinati sepolti dal ponte crollato, appartenenti con tutta probabilità a una vecchia femmina, contenevano ancora brandelli di informazione utili per il MemoRex di ultima generazione. Forse il viaggio su quel pianetucolo devastato da una qualche rara forma di suicidio collettivo non era stato proprio inutile. Il progetto RESE (Recupero Ecologico Specie Estinte) avrebbe avuto almeno un ulteriore anno arturiano di finanziamento dal Senato Accademico. Ci sarebbe scappata anche una bella pubblicazione sul Betelgeuse Journal of Alien Phisiology e un congresso su Taurus IV, il pianeta con i migliori ristoranti della galassia!

L’aracnoide glutinoso si arrampicò sul terreno arido e sconnesso e si diresse, ondeggiando, verso il siluro argenteo.

Silenziosa

Solenne

Tremenda

L’astronave si levò in volo.

Dal Betelgeuse Journal of Alien Phisiology, 324656 (12): 195-201

Tutte le proiezioni evolutive, anche quelle che attribuiscono un consistente peso probabilistico alle transizioni entropiche con effetti degenerativi, indicano che il materiale reperito è di altissima qualità. Eventuali decadimenti del materiale genetico derivante da tali campioni sono da ritenersi trascurabili (P<1.12%).

[…]

Si può quindi affermare che nel pianeta sopravvivevano nicchie di informazione genetica non degenerata e utilizzabile secondo i parametri del progetto RESE.

[…]

Da questo DNA, prezioso e insperato superstite della Catastrofe, si può, si deve ricominciare.

Dalla Genesi (3,20)

L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.


16 Responses to “Genesi, di Giuseppe D’Emilio e Roberto Fogliardi.”

  1. arpaeolica said

    Strano. Interessante. Pieno di umanità
    Sebastiano

  2. vbinaghi said

    Si. Bellissimo.

  3. Pino said

    Vi ringrazio per aver letto e commentato il racconto.
    Giuseppe D’Emilio

  4. carlabariffi said

    una storia vissuta, piena di umiltà e verità, che lascia una punta di amaro in gola, quasi un rimpianto, per come troppo spesso le cose non vengono viste nella loro più semplice – naturale – dimensione.

  5. Gaja said

    Bello davvero. Ma non avevo dubbi, conoscendovi. Il monologo della donna è straziante.

  6. paolocacciolati said

    Interessante anche la sperimentazione di nuovi termini, domani mi faccio un fritto di pesci fosfoni ;))

  7. vorrei che qualcuno mi spiegasse il “Bello” di Gaja e il “Bellissimo” di Valter.
    e il riferimento a questa frase “Io una volta lo volevo fare con la bocca pure a lui, ma non lo sapevo se a lui gli piaceva, ma se gli sto vicino se ne va.”
    e, anche, “Un topo con sei gambe e tre occhi è pure amico mio;”

    credo che la vita sotto i ponti nelle quasi fogne dei barboni sia immensamente più tragica e drammatica; in più qualsiasi barbona ha ben altri problemi del guardare con rimpianto i bei ragazzi che passano.

    se poi il/lo fine-scopo è didattico-religioso-populista-del volemose bene con le briciole dell’elemosina ecc. allara va benissimo: il punto di vista è accettabile e accettato come qualsiasi altro punto di vista, ma la riuscita letteraria può risultare di poco interesse o, forse, anche mediocre

  8. Anna L.B. said

    Concordo con Marina Pizzi. Il pezzo si lascia leggere ma suona un po’ falso. Al mio orecchio, quantomeno. Buona giornata.

  9. Gaja said

    Marina, te lo spiego subito: a mio avviso il racconto è bello soprattutto per l’atmosfera di tristezza che chi l’ha scritto è riuscito a creare con il monologo della donna. Quella parte, secondo me, è molto ben riuscita. Quanto alle altre tue osservazioni, lascio agli autori l’onore e l’onere della risposta. (dal mio punto di vista però è chiaro che i dolori della vita non hanno lasciato indenne la mente della barbona: in una persona devastata un passato “felice” può essere l’unica ancora di salvezza di fronte alla crudeltà del presente. Insomma, io non ci vedo niente di strano. Anche l’accostamento bislacco delle riflessioni rispecchia – sempre secondo me – una personalità quantomeno disturbata). Non so se ci fosse un fine didattico-religioso-populista, a me non è sembrato. Non credo poi che ci fosse di mezzo la politica del volemose bene, ma questo magari sarà meglio che ce lo chiariscano/spieghino gli autori.

  10. Gaja, ogni mente di persona viva viene modificata dalla vita.

  11. Pino said

    In effetti la faccenda del pompino al topo con sei zampe può legittimamente apparire eccessiva, fine a sé stessa, ma ci pareva che fosse funzionale al personaggio e che, assieme a sciocchezzuole tipo i pesci-fosfoni, “alleggerisse” il racconto, visto che, appunto, c’è il rischio della solita retorica sulle barbone/prostitute buone.

    Il nostro intento era anche che il racconto fosse grottesco (è una “modalità” di scrittura che io e Roberto usiamo anche in altri lavori: qualcuno la apprezza, altri dicono, appunto, che a volte è “eccessiva”). Non volevamo realisticamente analizzare la vita di una barbona, anche perché il racconto è ambientato in un futuro postatomico, topos fantascientifico.

    Non ci sono fini didattici-religiosi-populisti: la prostituta, certo, è per noi un personaggio “positivo”, ma resta l’ambiguità semiseria del fatto che essendo i futuri Terrestri suoi discendenti, discenderanno sì da una persona “buona”, ma saranno tutti dei figli di puttana… :-)

    Grazie ancora a tutti per le interessanti considerazioni.

    Pronto per il fritto di pesci fosfoni! :-)

  12. FIASCO! LUCCIOLE PER LANTERNE: e qui mi fermo.

  13. Quelli che non capiscono la vecchiarella è perché sono troppo puri per commettere peccati. Il futuro non serve se non a farci ricordare meglio il passato. Di pesci fosfoni ci puzzeranno i piedi ben presto. Ma almeno ci faranno un po’ di luce, quando toglieremo le scarpe e così vedremo dove “metteremo i piedi”, nello schiacciare il topopolipoide :-).
    D’Emilio sei grande e plantigrado atropomorfo. Ottimo racconto. Fatti pubblicare anche gli altri, per esempio “Campanellini…” Ciao a tutti,
    stepen kong

  14. La natura bella e pura è già stata assassinata da molto tempo, stepen kong, qui si tratta di un “racconto” scritto con i piedi [ancora] di creature all’apparenza : ne consiglio la pubblicazione presso l’ufficio relazioni con il pubblico a cura di una qualsiasi metropolitana.

  15. Manlio said

    Perchè tanto odio, Marina?
    Un racconto semplice: uno sberleffo alle religioni, la sessualità come elemento fondante dell’umanità, la violenza una maledizione ciclica. Nella tradizione della sf tradizionale, una strizzata d’occhio a Poh, Shechley, Adams.
    Certo, questi due non sapranno scrivere “cintola di storia arena di spettacolo/la micro-macro perla di contare/i morti/le reti strette alle balìe.”
    Ma non è che mi dispiaccia troppo… non tutti hanno sensibilità poetica.

  16. nessun odio, Manlio, non mi è dato odiare: è un brutto “racconto” tutto qui, in più su una “barbona” di comodo re

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