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Posted by rferrazzi on October 8, 2007
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L’acrostico si riferisce al titolo di un libro che l’autrice, Babsi Jones, definisce a ragione un “quasiromanzo” e significa Sappiano le mie parole di sangue. L’editore è Rizzoli.
Il giorno ufficiale di uscita nelle librerie era il 12 settembre. Per non rischiare i soliti non è ancora arrivato, non so, non c’è nel computer e simili, ho aspettato una ventina di giorni, poi sono andato alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. Ho trovato due copie sepolte in mezzo ai libri di catalogo, messi in ordine alfabetico. Immagino che sul banco delle novità l’abbiano lasciato per un giorno al massimo. Ma forse non ce l’hanno mai messo. Scarso supporto di Rizzoli? Ostruzionismo di Feltrinelli? Semplice trascuratezza dei commessi? Non lo so e mi sembra inutile indagare: del resto, pare che anche Gomorra, il best seller di Saviano, sia partito in sordina. Il successo di un libro lo fanno i lettori, mossi da circostanze imprevedibili.
Come se non bastasse, Babsi si è messa di proposito in una situazione impervia. Il libro racconta le ultime guerre balcaniche viste dalla parte della Serbia, cioè dalla parte perdente, che più perdente non si può. Chi ha vissuto quel periodo leggendo i giornali e guardando la tv qui in Italia, ricorderà che la Serbia era riuscita a mettersi contro proprio tutti: croati, albanesi, musulmani di Bosnia (e quindi anche turchi, arabi, ceceni), fino all’intervento internazionale (nel quale, come al solito, ognuno ha fatto in primo luogo gli interessacci suoi) e tutto questo proprio nel momento in cui il suo unico tradizionale alleato, la Russia, non era in grado di aiutare nessuno. Insomma: ricordo di essermi domandato, all’epoca, come diavolo era saltato in testa a Milosevic di trascinare il suo popolo in un’avventura così balorda.
Diciamola tutta: Milosevic ci ha messo del suo, ma anche gli altri tiravano al precipizio. La realtà è che fin dall’800 quella zona d’Europa era chiamata “la polveriera dei Balcani”, che serbi e croati si sono sempre guardati in cagnesco, che il Regno di Jugoslavia sotto i Karageorgevic ebbe vita travagliata, che la seconda guerra mondiale approfondì le divisioni etniche, che Tito tenne fermo il tappo con tutte e due le mani ma non cambiò la sostanza delle cose, e infine, quando l’Urss implose, i Balcani tornarono come prima. Come sempre.
E cioè tornò a scatenarsi l’odio. Babsi racconta la sua scelta di campo e la giustifica con gli orrori e gli inganni perpetrati dai nemici (come succede in tutte le guerre), racconta la logica della vendetta (“ha cominciato prima lui”), l’odio puro e inestinguibile di chi si schiera, ne paga le conseguenze, e non pensa, non può pensare, che le stesse cose succedono anche sul fronte opposto, con la stessa pretesa giustificazione.
Sono cose che noi non riusciamo neanche a concepire: siamo fortunati, fortunatissimi, e non ce ne rendiamo conti. Perché nei nostri giorni di noia e di routine, casa, ufficio, tivù, letto, non possiamo farci neanche una lontana idea di che cos’è la guerra. Per quanto ci si sforzi, non è possibile immaginare cosa significhi l’improvvisa, totale, assoluta abolizione di ogni regola. Ci sembra la scena di un film se all’improvviso degli uomini ti entrano in casa, rubano, sfasciano ogni cosa, violentano te, tua moglie, i tuoi figli, ti uccidono con un colpo in testa, se sono misericordiosi, se no con un coltello. E, come se non bastasse, hanno ragione loro perché sono dalla parte del più forte, perché tu sei un nemico, perché i padri dei tuoi padri erano nemici, oppure senza un perché: tanto, non ne hanno bisogno. Guerra significa che chi ha da quindici a sessant’anni e un mitra in mano vive finché spara per primo. Mentre chi è troppo giovane o troppo vecchio può solo sperare che il fronte stia da un’altra parte, altrimenti deve raccogliere quattro carabattole e andare a fare il profugo chissadove, a crepare di fame, di freddo, di sporcizia.
Questa realtà, questo ritorno allo stato bestiale imposto dalla guerra, ce lo ricorda Babsi Jones con un libro che solo apparentemente è strutturato come un reportage. In realtà è il romanzo di una donna che ha fatto una scelta per motivi forse più emotivi che razionali e che dopo una stagione all’inferno non ha più voglia di capire, ma solo di combattere: anche lei è stata contagiata dall’odio, il morbo dei Balcani.
Eppure, in esergo all’ultimo capitolo, Babsi mette la famosa stroncatura di Voltaire all’Amleto. Ed è come se anche lei, in capo a duecentocinquanta pagine grondanti odio puro, cercasse di ammettere, a denti stretti e nel modo più obliquo possibile, che niente su questa terra ha un solo volto: perfino un capolavoro come l’Amleto può essere stroncato, e non da un ignorante ma da Voltaire. Ogni cosa ha due facce e tutte e due sono vere. Ci sono circostanze in cui l’odio può servire per sopravvivere. In guerra non se ne può fare a meno, eppure l’odio non è l’unica faccia della realtà. Non è la migliore, non porta a niente di risolutivo, tende a perpetuarsi in una spirale verso il basso. La realtà non può essere odio. Altrimenti vendetta chiama vendetta, e la guerra diventa faida.

















listexxx said
faida-té. l’ultima frontiera della vendetta.
ottimo e abbondante,
e saluti,
rs
fabry2007 said
integro con questo link, Riccardo, potrebbe essere utile.
grazie.
http://slmpds.net/menu2.htm
gianni biondillo said
l’ho appena iniziato e già mi frigge fra le dita. Potente.
mart.ina said
No, questo non lo reggo, ipocrisia dilagante di chi usa i cadaveri altrui in una settimana da urlo.
Gente autorevole per scriverne ce n’è in abbondanza, il problema è che nella biografia stampata a grandi lettere non hanno il passaggio in alberghi a 5 stelle accompagnando le nottate etiliche e sintetiche delle pop star del momento (questo è un ottomo argomento, funziona con il magnate, deve funzionare anche con il pubblico). Probabilmente funziona anche con intellettuali smaniosi di particolari da inserire nelle prossime scritture.
Chi ha vissuto la guerra, da cittadino o da soldato, sa che sui cadaveri non si specula, ma su questo mi piacerbbe sentire l’opinione di Gian Ruggero Manzoni.
Saluti da Martina
rferrazzi said
Martina, conosco un po’ Babsi e ti posso garantire che alberghi a cinque stelle non ne ha visti, neanche a due o una. Per questo il suo reportage è dichiaratamente di parte: perché ha vissuto, dormito, mangiato, in casa di amici, uno qui, un altro là. Tutti serbi, naturalmente.
Credo che i punti di vista altrui vadano conosciuti. Non necessariamente condivisi, ma conosciuti sì. Altrimenti si parla del niente.
lucaintona said
Ha già risposto Riccardo Ferrazzi.
Mi permetto di dire qualcosa anche io solo perché credo nel lavoro di Babsi, e perché già da diverse parti nella rete si sono levate obiezioni sul suo romanzo.
Babsi non specula su nessun cadavere. Babsi non si improvvisa esperta.
Babsi ha vissuto quei giorni, intensi, e ne ha fatto una enorme esperienza interiore (ricordate cosa diceva Pasolini?). Di quella esperienza, ci rende partecipi attraverso il suo libro. Che è un libro importante.
Il mio augurio è che il libro venga letto e capito, non che venga criticata la sua autrice riportando argomenti vuoti.
Cari saluti a tutti.
luca intona
Giocatore d'Azzardo said
Chi ha vissuto l’odio non lo racconta: lo mastica, lo digerisce e poi lo scarica nel cesso.
Blackjack.
Gian Ruggero Manzoni said
Leggerò il libro perché riguarda una parte della mia vita (non da poco). Una volta letto vi dirò se Babsi la racconta o l’ha vissuta… infine su queste cose non si bluffa… non si riesce a bluffare, ti scarnificano al punto che vedi il cuore battere e i polmoni pompare aria senza Raggi X. Grazie della segnalazione Ferrazzi. I serbi li ho sempre avuti davanti e, allora, non mi sono posto più di tanto quali fossero le loro ragioni. Nel momento che te lo domandavi, loro ti avevano già scannato. Ora penso sia giunto il tempo che tutti noi si ascolti e si rifletta. Riguardo lo speculare sui cadaveri… beh, pare che molta della narrativa di oggi ci sguazzi alla grande.
fk said
Ma infatti. Si parla di morti ammazzati in una grande quantità di narrazioni, spesso fasulle. Qui a quanto pare siamo nel vero, e nel vissuto in prima persona.
L’odio è motore di molta ottima, a volte grande, letteratura.
Gian Ruggero Manzoni said
Condivido Franz, e che ce ne siano di testimonianze perché la memoria sopravviva… tutta la memoria, non solo quella dei ‘vincitori’.
Martina said
Mi sono intenerita (dico seriamente) e non perché il buon Ferrazzi non abbia letto le note biografiche e creda nell’opera di un’amica (lecito), non perché il fidato Intonta si preoccupi delle voci di dissenso fuori dal coro (lecito), non perché il soldato Manzoni in tempo di pace paraculeggi (lecito), ma per il Servizio.
Il servizio fotografico per Vanity l’ha fatto un sadico, l’artista che nuota in altra spiaggia ha posato il suo occhio implacabile sulla letteratura e l’ha fatto con un cinismo inaudito.
Ma dico, una si fa un sedere così per un ventennio, alla fine riesce a trovare il mentore che la introduce nel dorato mondo RCS, la gloriosa macchina da guerra editoriale le organizza un servizio fotografico a seguito di un’intervista per darle un posto su carta patinata e lui, il fotografo, dona al volgo la sua personalissima visione dell’autrice… solidarietà a Babsi!
http://www.gianluigidinapoli.it/babsi_jones/
Davanti alla cattiveria anche una come me riconosce una martire.
Saluti da Martina
Martina said
Ho un commento in moderazione:-(
Saluti da Martina
Martina said
Non più :-)
Saluti da Martina
Martina said
A proposito dei morti altrui
http://www.ecopolis.org/la-serbia-non-e-la-tua-annegata-ofelia/
Saluti da Martina
Martina said
Altro commento in moderazione, dev’essere per il link, provo a sottoscriverlo in un altro commento.
Saluti da Martina
mario pandiani said
Le verità delle guerre sono quasi sempre menzogne, parlare di serbi o di albanesi è fuorviante e non spiega un cazzo, come non serve a niente, sempre, generalizzare.
Serve invece parlare di Serbia e di Kosovo, le guerre in fondo le fanno e le vincono delle sigle, in Kosovo la guerra l’hanno vinta l’UCK e la NATO e l’ha persa la Serbia.
E’ sempre facile dire che in un massacro tutti se le sono date e dunque implicitamente nessuno e tutti sono colpevoli, ma non è inutile vedere come ci è stato raccontato quello che è successo.
Per tre mesi, durante la crisi, sono state trasmesse due riprese, sempre le stesse, di profughi kosovari vestiti Nike, alla frontiera, e si è parlato di “esodo”, di “Deportati”, di “Crimini contro l’umanità”, si è costituito un esercito ciclopico e si è attaccato un paese bombardando civili e abitazioni insieme ad ogni altra risorsa tecnologica in nome dell’umanità portando di fatto quel paese ad uno stato di arretratezza e povertà indicibili.
Si è armato e fiancheggiato uno pseudo esercito di terroristi, narcotrafficanti e tagliagole, con la gibigianna dello scoglionato Rugova, consegnandogli la popolazione serba del Kosovo.
Per sbaglio, in quei giorni, rai tre mandò in onda un documentario che mostrava la vicenda del primo ispettore ONU, con interviste a serbi del Kosovo e miliziani dell’UCK in cui si raccontava la sua netta dissociazione dalla relazione prestampata che avrebbe dovuto firmare e che firmò il suo successore più embadded, autorizzando così l’aggressione NATO.
L’elenco della tendenziosa e sordida disinformazione su quella guerra, che giustamente Babsi chiama Pogrom, sarebbe ancora lunga, come non citare, ad esempio, il tribunale speciale spacciato come il “Tribunale internazionale dell’Aia” organo di tutt’altra natura, incaricato di processare Milosevich, mentre si sa che era un tribunale speciale con regole proprie, privato, finanziato dalla Nato e da altri soggetti interessati.
Ma questo non ci avvicina ancora al problema.
Il libro di Babsi Jones è l’espressione di chi non si è accontentato della minestrina riscaldata dei telegiornali o dei quotidiani, ma ha studiato cercato e vissuto quella situazione, di chi si è messo nei panni dei serbi senza mediazioni e l’ha fatto senza preoccuparsi, o per lo meno accettando, le conseguenze che questo avrebbe significato in un contesto che prima che umanitario è antiserbo.
Non ha nascosto mai, chi la conosce lo sa bene, le atrocità commesse in quella guerra da entrambe le parti, ma si è chiesta quale fosse la ragione per cui i serbi dovessero recitare la parte dei mostri, perpetuando una triste abitudine europea, e perchè un territorio che è parte integrante della loro patria dovesse essere deserbizzato per acclamazione multinazionale mediante un massacro “legale” e “umanitario”.
Babsi parla di cadaveri, è vero, e li conta anche, ma non per specularci, ma perchè la vera speculazione di quella guerra è sulle mezze verità.