Il seicento: la caccia alle streghe e il Rogo di Peirenetta
Posted by marinomagliani on October 12, 2007
Di Andrea Becca
Nel silenzio della notte, nel buio della ragione, si aggira il fantasma delle streghe che tanto turbó il sonno dei ventimigliesi seicenteschi. In alcuni comuni limitrofi come Triora oggi sono diventate un’attrazione turistica. Grazie allo storico Don Nino Allaria sono riuscito a incontrare la strega Peirenetta; ma soprattutto ho scoperto il retroterra di ignoranza di quei giorni che portò all’orrore dei roghi.
Strie, strie, masche, basure, malefiche.
E ancora, stix, lamiae, sagae, strigimagae.
Sono tra noi, ma si riconoscono solo di notte, nella foresta: le streghe.
Potenze maligne, si intravedono nelle strette e umide vie dei paesi della costa ligure sconvolti dalla povertà di una depressione economica che sembra non finire. Sono queste donne che spiano la gente dalle fessure, che preparano nel buio unguenti prodigiosi e che si ritrovano in incontri orgiastici e magici chiamati Sabba.
Incontri malvagi dove - dopo cene smodate e balli selvaggi - le streghe avrebbero praticato atti “impuri” e cucinato unguenti malefici esercitando cupi rituali su feti.
Immagine “romantica” del Sabba: una festa moderna?
A dire il vero, l’immagine del Sabba prefigurato dagli abitanti di Ventimiglia all’inizio del 1600, appare - dal nostro punto di vista di uomini del 2000 - come una serata in discoteca dedicata alla festa delle donne, eccezion fatta per i dettagli relativi agli unguenti composti con resti umani e la possibilità di poter volare grazie al contributo del maligno. Un’immagine che - tutto sommato - potremmo trovare anche accattivante: donne che ridono, che si divertono e che fanno di nascosto ciò che è concesso fare solo agli uomini alla luce del sole. Qui la sessualità è scoperta e - in questo eccesso di trasgressione - fuoriesce anche tutta la rabbia repressa contro la famiglia vista come imposizione. Per una notte poter volare lontano dalla ristrettezza mentale del paese, volare sulle ali di un demone per provare quella pericolosa meraviglia chiamata libertà. Ma attenzione: questa descrizione è una immagine letteraria e “romantica”. La realtà era ben altra cosa.
La dura realtà: ignoranza e oscurantismo.
Una ricerca di Don Nino Allaria, conservatore dell’archivio presso la Curia di Ventimiglia, ci riporta alla realtà storica. Suo è infatti il merito di aver scoperto gli atti di un processo svolto nel 1600 contro Marietta Raibaudo detta “Peirenetta”. Accade così che leggendo gli aridi resoconti del processo, tutte le suggestive immagini delle streghe evocate prima, si ridimensionano nella loro banalità.
La temibile strega di Mentone, risulta dalle carte processuali solo una vecchia scontrosa con problemi mentali e sociali. Sconcertante, invece, la credulità dei giudici, la pretestuosità delle loro accuse e la banalità delle loro paure.
«I secoli sedicesimo e diciassettesimo furono per la diocesi di Ventimiglia un periodo di oscurantismo e di palese ignoranza religiosa.» ci ha detto Don Allaria «Il clero era incolto e, imbevuto di credenze era incapace del compito cui era stato chiamato tra una popolazione zotica e illetterata.»
Silenzio entra la Corte…
In questo quadro, in una mattina di giugno del 1620, si apre il processo presso la Corte Ecclesiastica in Ventimiglia. Legato ai ceppi, viene condotto davanti agli inquisitori l’imputato Bernardino Pastorio.
Bernardino deve rispondere di una accusa grave: diverse persone lo hanno indicato come uno stregone con conoscenze di arti occulte e connessioni con tutte le streghe della vicina Mentone. Una posizione delicata, ma Bernardino adotta una strategia che lo salverà: quella di denunciare due altre persone. Una, in particolare viene indicata come una strega pericolosa, Peirenetta.
Su di lei, Bernardino racconta una storia che inquieta la Corte.
Gattassi e donne nude
«Quattri mesi fa ero di turno di guardia alle porte di Mentone.» comincia Pastorio.
«Erano le sette in punto allorché smonto. Presa la strada verso casa, passo davanti alla casa di Marietta e vedo che la porta è aperta. Mi stupii perché a quell’ora tutte le porte di Mentone sono chiuse. Sapevo che la donna viveva sola, senza marito. La chiamai tre volte a gran voce. Mai rispose. Dubitando di qualcosa di male mi inoltrai per la scala. Impovvisamente un “gattasso” più grosso dell’ordinaio sfrecciò su per i gradini e quando fu di sopra, la Marietta si fece nuda in capo alla scala. A quel punto cominciò a gridare che andavo per ucciderla in casa. Scomparve il “gattasso” e la Marietta.»
Questa vicenda incuriosisce la Corte che interpella la moglie di Bernardino. La donna non solo conferma le voci che reputano Marietta una “masca”, ma afferma che la Marietta le abbia confidato: «tuo marito mi ha scoperto nuda tornando dalla guardia. Ma non doveva comportarsi così. Se voleva dormire con me mi avrebbe trovato e avemmo potuto accordarci. Nessuno lo avrebbe saputo.»
Grazie a questa dichiarazione, Bernardino esce salvo dal processo che - invece - vede una nuova tragica protagonista, la Marietta.
Nuovi testimoni raccontano alla corte della malvagità di questa donna. Molti genitori temono per l’incolumità dei loro figli. Alcune madri sussurrano i loro rimedi per difendere la prole dai sortilegi di questa strega. Uno più sicuri è quello di nascondere una fascia di lino bianca sotto la tovaglia disposta sull’altare della chiesa. Dopo tre messe, occorre legare al fascia sul collo dei bambini come amuleto anti-malocchio.
La difesa di Peirenetta. “Son scema di cervello!”
A queste accuse, la Peirennetta cerca di difendersi.
«Sono solo una stupida, una sciocca» urla con la sua bocca sdentata.
«Sono scema di cervello.» Ma il suo viso sporco e corroso dalla rogna rende la sua espressione una maschera di orrore. Il suo corpo, mal celato da un ampio camicione, rivela la forza delle percosse che ha subito e la fame che si prova nelle carceri di Mentone.
«Mar crane, ti venga il mal di loza, che tu possa ‘negare e il diavolo ti prenda.» grida Peirenetta scuotendo i suoi lunghi capelli unti.
«Giudici, giudici, dico quello che mi viene in mente. Sono scema di cervello e questo mi fa infilzare. Per questo dico queste bestemmie alla gente.»
«Perché dici queste cose?» chiede l’inquisitore in latino.
«Sor, bestemmio perché sono tirata da quelli che mi danno fastidio con ingiurie dicendomi: “Peirenetta masca.» risponde Peirenetta.
«Hai mai chiamato il diavolo?» incalza l’inquisitore.
«Non ricordo perché sono scema di cervello.»
Peirenetta non viene ascoltata né creduta. Tradotta nelle carceri di Castellar è interrogata sotto tortura. Spogliata, fustigata, umiliata, Peirenetta ammette spinta dal dolore.
Unguenti di drago e voli notturni
«È vero, sono solita far ungere con polvere di rospo, sangue di dragone e ossa di morti. Il diavolo mi permette spesso di volare; inoltre mi costringe a rinnegare Dio, la Vergine e tutti i santi. Infine frequento spesso le congreghe notturne nelle quali si ritrovano le donne di Ventimiglia, Dolceacqua, Gorbio, Mentone e Castellaro. Durante questi incontri, attorno al falò, ci concediamo ad eccessi innominabili.»
E’ la fine. Peirenetta viene condannata a morte.
«Per undici mesi Peirenetta restò chiusa nell’oscura e fredda prigione della Strada Corta sorvegliata dalle guardie del Magnifico Signore Francesco Lascaris.» ci racconta Don Allaria, che si è chiesto come abbia passato Marietta il tempo intercorso tra la condanna e l’esecuzione.
«Legata in catene, maltrattata e mal nutrita, Peirenetta doveva apparire come una larva di donna. Inconsapevole del dopo, avrebbe dovuto prepararsi al giorno della solenne abiura. Unici incontri per questa sfortunata erano quelli con uomini e donne della confraternita della Misericordia che le portavano del brodo e molte esortazioni.»
Un’esecuzione ingiusta
La mattina del 16 novembre 1623 è fredda e ancora oscura. Dalla chiesa spicca il luccichio della grande croce penitenziale portata a braccia dalla processione dei misericordianti. Vestiti con un tabarrino nero, la “coccola” calata sugli occhi, avanzano in due lunghe file composte tra cui cammina la condannata.
Peirenetta non urla, non si dimena, non maledice più. Viene accompagnata fino all’ingresso della chiesa di San Pietro. Si trascina a stento e, dalle percosse, non vede più da un occhio. Vecchia e debilitata si abbandona al laccio del suo carnefice che le stringe la gola. Il corpo esanime viene gettato sulle fiamme, le ceneri saranno disperse. Sul luogo di questo omicidio, oggi c’è una dedicata a Marietta, capro espiatorio innocente delle paure e della violenza del suo tempo.
Dove rivivere il cupo clima seicentesco?
Anche a Triora, un paese vicino a Ventimiglia, si verificò una caccia alla strega con conseguenze drammatiche. Oggi questo Comune sfrutta queste sue lontane memorie a fini turistici ed è pertanto possibile provare il fascino dell’oscuro seicento anti-riformista.
Per quanto riguarda Peirenetta, è possibile visitare la Cappella di San Antonio Abbate in Castellar presso la quale venne giustiziata. In sua memoria rimane una targa che ricorda come si trattasse solo di “une pauvre femme”.












October 12, 2007 at 12:38 pm
Mi torna alla memoria Vassalli con la Chimera, vero capolavoro di una letteratura importante.
Racconta la storia della strega di Zardino, villaggio padano del seicento, l’ Antonia che venne considerata appunto una Strega.
Venne processata e messa al rogo, trapela nelle pagine tutta l’ignoranza del periodo con una storia veritiera e documentata di quei tempi.
Con questa ennesima testimonianza a prova di quanta ancora sia l’ottusità di certi credo e di come si possa condannare in nome del non conosciuto.
Grazie di questo scritto che fa pensare, riflettere e forse capire in aggiunta al già visto.
October 12, 2007 at 1:45 pm
a me viene in mente la strega de: “Il nome della rosa”…
October 12, 2007 at 4:22 pm
Triora è un caso famosissimo, sì.
Si può avere una nota bibliografica?
Esiste un libro curato da Don Nino Allaria? O articoli, pubblicazioni?
Ad ogni modo l’Italia moderna (seicento) non fu in realtà uno scenario tanto tragico per i processi, paragonato a quello che accadde in Germania, Svizzera e alcune parti della Francia. Le persecuzioni furono più efferate dove il contrasto tra cattolicesimo e protestantesimo era più forte - l’Italia della Controriforma fu tutto sommato un paese relativamente “tranquillo”, da questo punto di vista. Anche se è vero che Italia, Spagna e Portogallo furono gli unici paesi dove la strega veniva bruciata viva. Altrove gli accusati arrivavano al rogo già morti, uccisi precedentemente. Una piccola precisazione: non tutte le streghe erano donne. Questa è una sciocchezza del revisionismo femminista dei Settanta. Lo stereotipo della strega sì, è femminile. Ma non venivano perseguite in quanto donne, bensì per l’accusa di maleficio e di patto satanico. In Europa il 25% delle vittime furono uomini, con picchi assoluti in Finlandia e Islanda dove non figurano quasi donne tra gli accusati. Mi dà un po’ fastidio l’uso di termini come “ignoranza e oscurantismo” legati al Seicento con questo fare positivista, quasi a dire: noi siamo immuni, siamo avanzati. Fu un po’ la stessa cosa che disse Voltaire (e quindi non uno sciocco… ) nel ‘700 all’aprirsi dell’era dei lumi. Guardando alle persecuzioni per stregoneria, le definiva una barbaria di cui finalmente l’Europa era libera. Barbaria, sì, un crimine religioso e inestistente costato la vita a 40.000 persone. Peccato che poi se guardiamo anche solo al nostro Novecento, se ne possano vedere di peggiori… sul percorso evolutivo della chiesa nutro gli stessi dubbi, a vedere poi chi c’è a capo ora, ancora di più. La strega è stata soltanto uno dei capri espiatori, sulla cui esistenza un popolo (in questo caso europeo) fonda le sue radici unificanti. La coesione, specialmente in tempi di crisi economica, si fonda sull’esclusione di un agente esterno, sull’identificare un male in qualcosa di fisico, così da estrometterlo. Ebrei, streghe, extracomunitari, omosessuali, musulmani e via dicendo. Non siamo migliori del nostro passato e non sappiamo imparare.
Comunque in Italia attualmente ci sono due ottimi libri curati da due storici sulla stregoneria:
Oscar di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell’Italia moderna (Il Mulino, 2005).
e
Sofia Messana, Inquisitori,negromanti e streghe nella Sicilia moderna. 1500-1782 (Sellerio, 2007).
Sul sabba, c’è sempre Ginzburg, che ha scritto un libro magari non del tutto accettabile, ma semprebellissimo, la Storia Notturna.
October 12, 2007 at 4:34 pm
Dimenticavo: e anche una nota su Andrea Becca, perfavore!
Grazie.
October 12, 2007 at 9:44 pm
Certamente Francesca, in attesa che sia Andrea stesso a completare. Becca é un milanes che vive in Liguria, laureato in filosofia teoretica, giornalista professionista dal 1992. E’stato caporedattore nel gruppo Milano Finanza e addetto stampa per una grande banca italiana. Ha pubblicato per Apogeo e Jackson Libri, e per Fratelli Frilli Editore i due romanzi noir
I segreti dei giardini Hanbury ( 2006, e ripubblicato nella collana Supertascabili nel 2007 ) e nel 2007 L’ultimo enigma di Aprosio, il Ventimiglia; di cui già si parló in questa sede.
Del 2007 é anche l’uscita della traduzione francese della guida
Bonjour Vintimille!
October 13, 2007 at 12:16 am
Io ho scritto un pezzo di canzone su questo tema per Ivano Fossati: “Lunario di settembre”, album “Discanto”. Una curiosità: Andrea Becca, sei “il Becca”, quel simpatico di Milano che si intendeva di computer?
October 13, 2007 at 12:42 am
(Il processo di Nogaredo)
(Fossati - Lamberti Bocconi)
(L’Accusa)
Durante gli interrogatori è riuscito
che le imputate
in tempo di luna al primo quarto
hanno rinunziato al sacramento
del battesimo
seducendosi l’una per l’altra
a commettere tale mancamento
permettendo per maggiore dannazione
delle loro anime
di essere ribattezzate
con una nuova infusione d’acqua
sopra il capo
essendosi sottoposte a tal legame
di obbedienza
al Nemico del genere umano.
Che in tempo di luna piena
a ore comode, ai malfatti propizie
erano portate in aria
invisibilmente
in maledetti congressi
dove venivano compiute
diversità e quantità di incantagioni, sortilegi
giochi bestiali ed ereticali.
Che in luna di ultimo quarto
hanno esse confessato le violenze
i venefici, i danni infiniti
le infermità incurabili
alle persone, agli animali.
In luna nuova di settembre
la distruzione dei raccolti
nelle campagne
mediante la sollevazione
di venti e tempi
impetuosi.
(Dialogo fra l’inquisitore e un’imputata)
Ma tu chi sei
cos’hai perché non parli
non argenti di stelle
questo scialbo mattino
non sei tu stessa
a incasellarli
gli astri lucenti
nel grande albo del cielo
o sei anche tu una figurina
senza potere
se non nelle notti
di ferire i viandanti
come spina.
Ahi signore
se potesse tutto il male
che mi consuma
mutare la spada tua
in un giro di scale armoniche
ascendenti
o in una strada
che via mi conducesse.
Ma non vale niente che io faccia
che resista o che cada
tu non capisci
è questo il grande lutto
che oscura le mie vesti
ma voglio dirti la verità
dal lato brutto a cui non si rimedia
tu non capisci
è questo il grande mare
io non ti amo
è questa la tragedia.
(La sentenza)
Visto il processo
coi testimoni esaminati
dove manifestamente si comprova
il corpo dei diversi delitti
per essere stati commessi
viste le dottissime difese
per parte delle dette rappresentate
viste finalmente
le cose che devono vedersi
e considerate
quelle che devono essere considerate
avuto il parere decisivo
dei molti illustri e chiari signori
commissari di questa giurisdizione
affinché non abbiano a gloriarsi
delle loro pessime opere
ad esempio di altri
in via definitiva
sentenziamo e condanniamo.
Il 14 aprile 1647, nel luogo designato
davanti ai contadini obbligati ad assistere al supplizio
vengono decapitate:
Lucia Caveden, Domenica, Isabetta e Polonia Graziadei,
Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina Andrei
i corpi sono bruciati, i resti seppelliti alle Giarre in terra maledetta.
I beni delle donne confiscati.
October 14, 2007 at 11:53 am
Il testo della canzone che gentilmente MF riporta é molto potente.
Per Anna Lamberi Bocconi. Credo che Andrea sia lontano dalla rete in questo momento e appena possibile ti risponderà.
Grazie e buona domenica.
marino magliani
October 14, 2007 at 1:16 pm
Scusate se rispondo in ritardo.
A Paola Castagna. Grazie per l’accostamento con Vassalli. Decisamente immeritato.
Spero che da questo racconto trapeli tutta la miseria, la tristezza e l’ignoranza legati ai processi alle streghe. La letteratura - a mio avviso - ha reso un po’ mitici questi eventi di brutalità contadina.
Quello che mi stupisce, a me cittadino, è la banalità dell’evento. Qui trovo la sua incredibile ferocia.
Concordo con Francesca quando dice che tutti i “diversi” entrano - di tanto in tanto - nell’occhio furioso dell’odio omicida.
Anna Lamberti Bocconi ha scritto una canzone splendida.
Inoltre, probabilmente, ci conosciamo. Di computer continuo a non capirci granché anche se ho lavorato per una testata di informatica per quattro anni. Una mente resistente all’apprendimento, la mia!