La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Intervista ad Alessandro Bonino, ovvero Eìo che mi pensavo di G.Tramutoli

Posted by gtramutoli on October 21, 2007

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Quando hai aperto e perché il tuo blog E io che mi pensavo che la vita dei blogger….?

Come sai, il primo titolo del blog era “E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini”, e l’ho aperto a aprile 2004 per sfogarmi un po’, per raccontare qualche storiella divertente che mi capitava mentre facevo quel lavoro lì che ben conosci. Facevo il cassiere, anch’io ero Uno che conta(va). Poi mi son fatto prendere la mano, ho cominciato a metterci un po’ di fantasia, e quando ho smesso di lavorare in banca gli ho cambiato il nome, trasformando il bancario in blogger, prendendomi un po’ di libertà in più.

So che hai un passato da musicista. Ce lo racconti?

Fidati che è meglio di no, per il bene di tutti.

Quando produci il tuo post quotidiano?

In genere la mattina presto, dopo colazione e le abluzioni mattutine.
Se non mi viene nessuna idea entro l’ora di pranzo, mi vien sempre da pensare
che creativamente sarà una giornata sprecata. Son fatto così.

Qual è il consuntivo di questa esperienza?

Quando ho aperto questo blog era un periodo abbastanza difficile, facevo un lavoro totalizzante che non mi piaceva, mi ero trasferito in un condominio di anziani e quindi di produrre rumori (il mio hobby precedente) non se ne parlava (no, le cuffie non mi soddisfano, io voglio vedere i woofer che ballano) e allora Polli mi ha consigliato di mettermi a scrivere. Solo che io, scrivere, non son capace; scrivere significa star
dei mesi chini a far la stessa cosa senza probabilmente aver mai un prodotto finito; scrivere è una cosa che nella maggior parte dei casi non ti darà mai nessuna gratificazione, se non per l’atto di scrivere di per se stesso, e quindi, mi son detto, va bene, comincio a scrivere, però, lo faccio a modo mio, scrivo tutti i giorni dei pezzi brevi e li pubblico su internet. Mi apro un blog. Io, lo devo dire, son sempre stato una persona incostante. Incostante vuol dire che per qualche tempo inseguivo degli interessi, magari leggevo tutto quel che c’era da leggere su una cosa, e poi basta, non m’interessavano più. Un mese, due mesi, magari facevo una cosa, perseguivo un obiettivo (credo si dica così, gli obiettivi si perseguono, no?), e poi, ZAN, finito. Il fatto di impormi di scrivere tutti i giorni un qualcosa, per quanto magari insignificante e vuoto, ha fatto sì che io, dall’11 aprile del 2004, non mi sia mai più staccato dal blog, anzi, abbia continuato a giocarci con crescente passione.

Sta per uscire per la Biblioteca Umoristica della Mondadori, “Sempre cara mi fu quest’ernia al colon”, curato da te e da Stefano Andreoli.
Sottotitolo: Il libro del Fincipit. So che l’idea è nata nel tuo blog.
E poi è rimbalzata per radio e giornali come “La Repubblica”. Ce ne parli?

Beh, è capitato che un giorno qualunque io scrivessi, nel post che si chiamava Ogni inizio è una fine, tre modi di finire una storia ancor prima che cominciasse e, nello specifico, facevo finire La Metamorfosi di Kafka alla seconda riga: “Dopo una notte di sogni inquieti, Gregor Samsa si ritrovò uguale al giorno prima, ed andò a lavorare.”. L’idea di stravolgere gli incipit di opere famose, portandoli a una conclusione
comica, ha incontrato subito il favore dei lettori che hanno cominciato a inviare sul blog le loro “creazioni”; Stefano Andreoli ha battezzato il gioco coniando la parola Fincipit, come contrazione di fine e incipit. La voce si è sparsa in moltissimi blog fino ad arrivare a Repubblica e poi su un po’ tutti gli altri media. E adesso, dopo nove mesi di lavoro (Stefano in particolare ci ha lavorato a tempo pieno; io, invece, solo nelle pause
pranzo e di sera), esce il libro per Mondadori, 200 pagine di Fincipit, in parte derivati dai commenti del blog, ma in buona parte anche inediti. La sera dell’ultima revisione delle bozze, fatta in simultanea via Skype (io sono di Cuneo, Stefano è romagnolo, e non ci eravamo mai incontrati prima del giorno in cui avevamo appuntamento in casa editrice per discutere del progetto), ci siamo ancora divertiti moltissimo, pur dopo centinaia di revisioni e riletture, e la cosa ci fa ben sperare per il divertimento di
chi lo leggerà per la prima volta.

Leggendo i tuoi post, la sensazione è che presto tutta questa scrittura ti porterà a qualcosa di più strutturato. Penso a un romanzo dalla struttura diaristica, confessionale, tipica dei blog o di autori che so ami, come Paolo Nori, Ugo Cornia. O a qualcosa di più frammentario, aforistico, come Le opere complete di Learco Pignagnoli, che è uno dei tuoi libri cult. E’ così?

Ho in cantiere un romanzo in cui degli zombie nativi-americani invadono New York e poi si stabiliscono in una comune hippy nei dintorni di Cuneo. Il titolo provvisorio è First we take Manhattan, then we take Mondovi’. Detta in parole povere, di idee ce ne sono, ma sono tutte in uno stato talmente embrionale che, parlarne, sarebbe solo dar aria alla bocca, come si dice.

So che il tuo blog è ben piazzato in classifica. Ci dici qual è più o meno il numero dei frequentatori di E io che mi pensavo…..?

Nell’adolescenza facevo un foglio A4 fotocopiato e ripiegato in modo che avesse quattro facciate e che distribuivo agli amici. Diciamo che internet ha permesso che quel foglio avesse una diffusione molto più grande, che sta più o meno tra quella che aveva la versione cartacea e quella che ha “Il Corriere della Sera”

Questa comunità dei bloggers ha varie occasioni per incontrarsi. I famosi Camp. Ci racconti che succede quando vi riunite?

Sono stato a tre BarCamp finora, quello di Torino, quello di Genova, e il LitCamp. Teoricamente la filosofia del BarCamp prevede che non ci siano spettatori, e che quindi tutti debbano presentare qualche cosa. La pratica invece ha dimostrato che i momenti più belli sono quelli di aggregazione spontanea di anime simili; detta in parole povere, l’incontrare persone che leggi tutti i giorni ma che non avevi idea di che faccia avessero, che voce avessero. La versione 2.0 (dicono che si dice così) dell’incontrare i
tuoi autori preferiti. Ma su un piano paritario.

Se c’è già, ci sveli il tuo prossimo progetto?

Il mio sogno nel cassetto è curare la posta del cuore su “Quattroruote”.

8 Responses to “Intervista ad Alessandro Bonino, ovvero Eìo che mi pensavo di G.Tramutoli”

  1. mariobianco Says:

    Io non sspevo che lui era Alessandro Bonino, ma,
    adesso che ci penso e non che ci pensavo,
    io quello lì l’ho visto davvero in crapa e ossa al litcamp di Torino, ma l’ho visto di scorcio,
    perché avevo na biondina di fianco a me che mi faceva al caso, ecco, essendo vecchio: zovin gallinella bionda fa buon brodo, per dire.
    Però adesso sono confuso e pentito ancor più di non aver ascoltato per benino il Bonino, per cui mi emendo.

  2. Noantri Says:

    In culo alla balena.
    [Ste]

  3. Segretario del Partito dei pensionati Says:

    In attesa di “First we take Manhattan, then we take Mondovi” porgiamo distinti saluti.

  4. e io che mi pensavo » Oggi è il giorno Says:

    [...] è il sito del libro, e qui c’è un’intervista che mi ha fatto Giancarlo Tramutoli in occasione [...]

  5. KING_Hack Says:

    E io che mi pensavo… che si chiamasse veramente Eìo invece di Alessandro ;)
    Ecco il prossimo libro che andrò a comprare :D

    PS: Del fincipit ne avevo sentito parlare anche su Glob - l’ oscenodel villaggio di Bertolino su Rai3 :)

  6. Il blog di uno qualsiasi » Sempre cara mi fu quest’ernia al colon Says:

    [...] [via La Poesia e lo Spirito] [...]

  7. milo Says:

    evvai :o)

  8. Paolo Cacciolati Says:

    Ad Alessandro, per la location della comunità hippy, suggeriamo la spianata di cemento del parcheggio dell’Auchan, naturalmente dopo aver raso al suolo centro commerciale e cubicoli annessi.

    Firmato: C.L.G.I. (Comitato per la Liberazione della Granda dagli Ipermercati).

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