LA STRADA, di Cormac Mcarthy
Posted by Sebastiano Aglieco on November 10, 2007
appunti di lettura intorno a LA STRADA, di Cormac Mcarthy, Einaudi
dalla quarta di copertina
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora un valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.
Chi racconta questa storia?
a) Il bambino diventato grande. In questo caso l’autore lo nasconde, gli fa raccontare fino a un certo punto per non abbassare lo stato d’allerta del lettore. Il bambino sarebbe in un “dopo” del “dopo”. Dice il padre al bambino di aver sempre saputo che è suo figlio il portatore del fuoco.
b) Cormac Mcarthy, secondo le convenzioni più classiche dell’io narrante in terza persona. In questo caso l’autore esprimerebbe la funzione etica della scrittura; una severa riflessione sul senso della profezia: tutto ciò che voi prevedevate è vero.
***
Scegliere una cosa molto semplice: stare da questa parte o dall’altra. Ma perché? Perché noi siamo i buoni. Noi portiamo il fuoco.
***
Bestemmia Dio e poi muori, dice il padre al bambino. Perché anche questa è una forma di preghiera. Se preghiera è mettersi in contatto con qualcuno. Ferirlo con la rabbia o con la compassione.
***
Camminare nel Nulla, nello spavento della terra bruciata. Ridursi a cercare cibo, a cercare indumenti per ripararsi dal freddo. Senza Dio, senza nomi, senza uomini buoni. La vita ridotta a questo cosa diventa? E cosa, soprattutto, è stata?
***
Se dovesse accadere qualcosa di spaventoso, accadrebbe esattamente questo: le cose si riducono alla loro logica stringente e necessaria; alla loro mancanza di senso. Gli uomini: corpi che vagano atterriti; la logica stringente e necessaria della sopravvivenza umana. Niente etica, religione. Il mondo com’era prima: monete sugli occhi dei morti. Selce. Il mondo com’era, prima che il pensiero lo crei veramente. Il mondo che viviamo è un mondo creato dal pensiero. Le Erinni sono ingabbiate. Attenzione a non riaprire le porte della città.
***
Nel nostro cuore ci siamo sempre un po’ noi e un po’ gli altri. Possiamo essere nemici di noi stessi. Possiamo trovare, nella nostra presunta correttezza, la paura ancestrale che non ci fa essere liberi. O che ci salva.
***
Il mondo procede verso la sua distruzione. Con forza lenta e inesorabile. Trascina tutto. Ogni senso. Anche i corpi, umani o materiali non importa. I corpi ridotti a puro inventario della specie. Brandelli. Teschi. Il corpo di un neonato senza testa allo spiedo. Non è un museo degli orrori. E’ un teatro naturale. E’ solo il pensiero che può arginare tutto questo. E la pietà. Il pensiero e la pietà cercano di dare senso al non senso del mondo. Ma nello scenario apocalittico dell’avvenuta distruzione del mondo non c’è più spazio neanche per questo. Non ci sono dei. C’è solo la scelta di essere, alle origini dell’umanità, portatori di fuoco.
***
I dialoghi scarni, ridotti a pura necessità. Non c’è più “perché penso?” ma uno più uno fa solo due.
***
Ritornare daccapo, al punto in cui siamo partiti. Senza le città. Senza Dio. Tornare alla paura che ti fa prendere la pistola puntata contro la prima voce che ascolti. Che cosa ti può insegnare questo?
***
L’errore che si può fare, leggendo questo libro, è esorcizzarlo per paura, per credere che questo non possa mai accadere se non nel tempo dell’apocalisse. In un dopo che non ci riguarda. Ma l’apocalisse è già avvenuta. Ce ne siamo solo dimenticati. Il tempo che viviamo ne è già la conseguenza.
***
Vedo le immagini di disastro di questo libro tutti i giorni. A partire dal corridoio che imbocco prendendo la metropolitana. Vedo muri scarabocchiati con parole che non hanno più senso, che anelano a ritornare puri segni. Vedo i volti degli estranei, la violenza celata che potrebbe improvvisamente esplodere, ed esplode, in certi momenti della giornata. Vedo le mura della città che si stanno sgretolando. Vedo gli alberi che muoiono, le maschere che le persone indossano per non respirare. I segni ci sono tutti.
***
Il vecchio che il padre e il bambino incontrano, dice che lui lo sapeva già che sarebbe accaduto. Che se lo aspettava. Era solo questione di tempo.
***
No. Non si può parlare di certi libri facendo l’analisi filologica. Non mi interessa niente della filologia. Il padre maledice i libri perché dicono menzogne. Perché non dicevano nulla di quello che sarebbe accaduto. Quanti libri inutili leggiamo. Quanti libri inutili per vanità!
***
Dio può ricostruire ogni cosa dal disastro degli uomini? L’ha già fatto, quindi potrebbe rifarlo. Distruggere e ricostruire. Ma qui non si tratta della demolizione decisa da Dio, ma dagli uomini. Quindi, nel caso Dio decidesse di ricostruire, dopo il disastro degli uomini, come potrebbe essere il mondo?
***
Sogni tremendi si nascondono negli occhi degli uomini. Sogni così tremendi che non vogliono avere forma ma solo parvenza, illusione. Dare forma ai sogni vuol dire confermare il disastro.
***
Fondare una nuova letteratura è immagine del sogno di una vita nuova. Ne sono sicuro. Le parole bruciano come i tronchi anneriti del bosco che cadono sotto i cumuli di neve: la voce di un mondo morto. Nostro compito è rifondare le parole, immaginare il mondo nuovo attraverso questo presente. Attraverso questo disastro che già viviamo. Immaginare di nuovo Dio. “Bestemmia e poi muori”. Non si tratta di creare un dio nuovo – non ne ha bisogno – ma di trovare parole nuove per ridirlo. Parole per noi, per il mondo. Non per lui. Forse noi agonizziamo perché non abbiamo le parole giuste per chiamarlo. Forse noi lo chiamiamo in una lingua che lui non comprende. E se questo è vero, vuol dire che non ci riconosce più come sue creature.
***
Gli esseri umani che si divorano, che si nutrono della carne dei fratelli. Eserciti di automi che percorrono le vie del mondo distrutto trascinando prigionieri: uomini, bambini, donne incinte. Il male è abnorme. Il bene piccolo. Il bene si deve nascondere. Il bene ha bisogno di forma. Il Male è senza forma. Distruggere i corpi, quindi la forma. E’ il Male, quindi, che è universale. Per questo lo scrivo con la M maiuscola. Il bene può essere proclamato e annunciato solo nel segreto di una stanza. Conoscere il Male negli angoli, negli anfratti che si sta preparando per conquistare il mondo. Stare all’erta. Non ferire, non ferirsi per non chiamare il sangue. Conservare e custodire le parole preziose che ci sono state consegnate da generazioni. Tenere sempre viva la fiamma. Essere presuntuosi nel bene. Non umili. Per scelta. Per resistenza.

















vbinaghi said
Sono un grafomane e un presuntuoso recensore, eppure non ho ancora trovato le parole per recensire questo libro straordinario, che mi ha lasciato senza fiato. Ci ha pensato qui Sebastiano, con un incedere aforistico che valorizza un aspetto importante del libro: i passaggi brevi e intensissimi, e i silenzi fin troppo eloquenti.
gianni biondillo said
libro immenso, sottoscrivo.
Giorgio said
“Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò”.
Mi è venuto in mente l’incipit de “La nuova vita” di Orhan Pamuk leggendo questa lettura, un bell’esempio di come un libro possa diventare parte di noi, della materia di cui siamo fatti.
carlabariffi said
ne parlano tutti così bene che
lo leggerò con un piacere più grande!
e se mi soddisferà
la mia mano si soffermerà sulla sua copertina
a lungo….
cletus1 said
senza sgombrare il campo da sospetti di autoreferenzialità, anzi, se possibile, allargandoli, cito qui delle note in margine a questo testo, divorato in poco meno di ventiquattrore: su bottega di lettura
listexxx said
mai sopportato i texani che non mettono le virgolette ai dialoghi.
saluti,
rs
sebastiano said
Ah, le virgolette… cavolo! Quando non avremo più di che sfamarci,spero proprio che le virgolette ci vadano di traverso.
Sebastiano Aglieco