Ronson doppia fiamma – di Francesca Tini Brunozzi & Franz Krauspenhaar
Posted by franzk on December 14, 2007
(Infanzia e giovinezza)
Mia mamma ne aveva uno di Ronson
era uno da donna d’acciaio satinato.
Piccolo agile e senza spigoli
con incisa una corona di spine
lucente con al centro incastonata
una corona d’oro da regina
che è saltata via nell’impatto
e mai s’è più ritrovata per casa.
L’accendino Ronson quello da donna
aveva un posto dentro quella casa
di presso la poltrona di mia mamma
accanto alla poltrona di papà
la sera davanti al telegiornale.
Le due divinità assire sedendo
e mirando il destino del mondo
ignorano del tutto quel che c’è
loro accanto. Gattòno fuori età
nei primi anni degli anni Settanta
d’attorno alla poltrona della mamma.
Ma lei con la tivvù è di papà.
Mi svolgo dentro il palmo della mano
quell’arnese leggero di metallo
catturo dipanando una traccia
di carezza portata alla mia faccia.
Nel buio rischiarato in bianco e nero
rosseggiano asincroni due respiri
per due Muratti Ambassador accese.
Per il salotto cattedrale aleggia
l’incenso delle loro sigarette.
Sto in estasi in attesa della fine
delle cose ultime in questo mondo
e anelo la mia quota di salvezza
dentro lo sguardo misericordioso
dell’altera madre mia e regina.
(Maturità)
Una donna è triste lungo un divano rosso
apre e chiude le ciglia, sono sottili corde tese
verso l’arrampicata della sua adolescenza.
Parla al telefono con un uomo solo, in una domenica
che di qualsiasi ha la mancanza, mentre la speranza
è sospesa a data da destinarsi.
Con il destino non si scherza. E’ una bestia a mille teste
tutte puntate verso le case, laggiù, la mattina scura
quando il traffico prende la piega e le torsioni di sempre.
Ecco, si tratta del lunedì. E’ ancora domenica e quel divano
è un trono di sangue circolante sotto raffreddori e umori
delicatamente invernali. Lei si prende una sosta dal rumore.
L’uomo rigira nella mano libera il Ronson, vorrebbe lanciarlo
in aria come l’osso lanciato in aria dal primitivo di 2001
trasformandosi così nell’uomo monolitico che viaggia verso
lo spazio incommensurabile della vittoria sul tutto e il nulla.
Le parole diventano sempre più sottili, nell’aria viziata
si muovono fotoni sempre più rapidi, scosse elettriche
morbidissime trapassano i corpi di queste due persone
così sole. E così si percuote nei loro cuori il saluto, e il clic
del telefono si sparpaglia nelle due stanze come un timido gong.
(Immagine: Neo Rauch – Vater, 2007)

















jolanda catalano said
A volte anche la fiamma di un accendino può essere utile per vedere meglio il nostro percorso.
A Francesca e Franz un caro saluto
jolanda
Giovanni Nuscis said
“la sera davanti al telegiornale.
Le due divinità assire sedendo
e mirando il destino del mondo
ignorano del tutto quel che c’è
loro accanto”
|…|
“la speranza
è sospesa a data da destinarsi.
Con il destino non si scherza. E’ una bestia a mille teste
tutte puntate verso le case, laggiù, la mattina scura
quando il traffico prende la piega e le torsioni di sempre.”
Quadri perfetti di moderne solitudini, la prima all’origine dell’altra, forse, che si fa cosmica (immenso Kubrick), di umanità ridotta a mezzo di veicolazione di elettricità e (ovviamente) d’altro.
Giovanni
anna said
Ereditare fuoco non è male.
I mille gradi della fiamma
del ronson lasciato (o lanciato)
ci debbono bastare.
E infatti continuano
ad illuminare le cose (e la vita).
il solmi said
ottimo. e abbondante. uso il ronson anche col pollo alla fiamma.
saluti,
rs