La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Un corso di scrittura, a cura di Massimo Sannelli

Posted by fabrizio centofanti on December 14, 2007

di Massimo Sannelli

Questi appunti non sono un esercizio di stile, anche se sono riscritti nella lingua della poesia. È un vero programma di studi (cinque moduli di due ore l’uno, aumentabili), scritto per una Fondazione privata, che deciderà quale uso farne. Quindi non si tratta di un gioco, per me, ma di un *panegirico*, nel senso contorto e giocoso che Amelia Rosselli dà al termine. Chi non lavora, neppure mangi – dice Paolo. Ecco, questo è il lavoro che posso offrire, da conservo tra i servi delle «qualità dei tempi»: per fare il *giro del pane* e mangiarne, non proprio da ospite ingrato. Ecco che cosa do in cambio:

Modulo I : TOGLIERE
1) Per mancanza di cultura [o solo: di *orecchio*], non si nota mai che l’opera è il lavoro su una lingua. Ci sono «lettori forti» e fortissimi che non notano la differenza tra l’anglo-italiano del *Partigiano Johnny* e l’italiano esatto di Calvino; o tra il poema-in-prosa delle *Onde* e la prosa della *Signora Dalloway*.
2) La scrittura deve essere considerata come Michelangelo considerava la scultura: l’arte di TOGLIERE e MODIFICARE, fino ad un ‘interno’ non solo simbolico. Esempi di riscrittura *in progress* [o anche: infinita], che grattano la superficie e *tolgono* [il troppo e il vano]: Ungaretti (*L’Allegria*), Busi (*Seminario sulla gioventù*), Arbasino (*Fratelli d’Italia*), Tondelli (*Altri libertini*). [Busi insegna, ma Busi dovrebbe essere insegnato – per molte ragioni, quasi tutte anti-italiane], Suchère (*Un autre mois*).
3) Cenni sull’editing, con esempi del lavoro su Bianchi, Borgatti, Daino, Federici, Zallio. L’editing è l’arte di dialogare con l’autore – maieuticamente e creativamente – per estrarre e potenziare ciò che costituirà l’opera pubblicabile. L’editor è un coautore, umile e alto. E l’autore – Eliot compreso, se l’editor è Pound – deve abituarsi all’idea di non bastare a se stesso, nel momento del Togliere. Anche il lavoro di Campana sulle proprie poesie è un auto-editing brutale: dalla necessità esce una virtù grandissima.

Modulo II : CHE COSA È [E CHE COSA NON È] LA FORMA
1) Per ingenuità o per incompetenza, la scrittura sembra un luogo senza controllo. In realtà, anche i testi più liberi (Artaud, Bene, Sanguineti, Cixous, Zanzotto) stanno tra limiti ferrei (e bisogna mostrare queste tecniche: le citazioni nascoste, gli espedienti ritmici e grafici, le strutture di tipo musicale, l’impaginazione del libro, ecc.). Esempio storico: Nietzsche, *Ecce homo*, da leggere come primo ‘antiromanzo’ e storia di un io; e attenzione ad *In exitu* di Testori, come esempio di non-ritorno, che prelude al silenzio, dopo molto rumore; esempi contemporanei, da discutere: Sarduy, Tondelli, Daino, Nove [prosatore], Rosselli [come autrice del *Diario Ottuso*], Santacroce, Suchère.
2) In questo Modulo, è necessario mostrare che il lavoro letterario non si rivolge tanto a singole pagine o singole poesie, ma a corpi più vasti: i LIBRI. E’ un’ovvietà dimenticata; dimenticarla distrugge la possibilità di conoscere se stessi [e quindi: di farsi conoscere]; perché *il libro consapevole è un soggetto*. La strategia dello scrittore tende ad un’opera-architettura, che ne dimostra l’intera capacità, in senso anche regale [Pavese: «Nel mio mestiere sono re»; Rosselli: «Io decidevo di esprimermi con maestà e furore»; Busi: «Scrivo per avere dei classici da leggere quando sarò vecchio»]. La scuola, per abitudine, tende a mostrare il contrario: a scuola si antologizza, si distrugge l’unità della Commedia nei singoli canti o in parti di canti, e di un romanzo si legge un capitolo, ecc.: questa parcellizzazione delle opere è deleteria, perché abitua a ridurre, in modo anche violento [la PAURA DELLE FORME? la paura di quei Re, che distruggono i luoghi *comuni*?]. In questo Modulo, saranno mostrati i «falsi amici», gli errori ricorrenti, le caratteristiche di ogni scrittura ingenua, i condizionamenti culturali – e anche sessuali, a danno delle autrici – che appesantiscono [eufemismo] la scrittura, ecc.

Modulo III : CHE COSA È NECESSARIO
Bisogna spiegare che cosa renda necessaria e condivisibile un’opera letteraria, sia in prosa sia in poesia. Nessun uomo ha mai vissuto un’esperienza come quella di *Edipo Re* o di *Delitto e castigo*, né un amore come quello di *Romeo e Giulietta*, né ha visto il diavolo e Dio faccia a faccia, come Dante nella *Commedia*. Eppure queste opere fondano l’Occidente, a livello profondo, anche come archetipi. Che cosa le rende universali, benché i loro contenuti siano lontanissimi dall’esperienza comune? Il fatto che siano profondamente radicate in una tradizione, senza rinnegare il passato e l’abisso. Anche le nostre opere devono indirizzarsi il più possibile – nella diversità dei mezzi e delle capacità di ogni autore – ad una comunità, presente e futura. L’idea da far passare, a tutti i costi, è che l’opera si *infutura* o non è [quindi: non sarà]; e che senza durata non c’è opera [e questo vale anche per la comunità, che non è nomadica, ma stanziale, e per lo stesso Stato: l’opera si ispira a convenzioni umane antichissime]. E cenni sull’evoluzione demografica degli italofoni – sulla progressiva trasformazione dei parlanti, e sul rapporto con la vecchiaia e la morte degli autoctoni: l’Italia non è l’India [un Paese *giovane*], e già oggi un italiano su 5 supera i 60 anni. Questo non può e non deve rimanere sotto silenzio, perché chiede un equilibrio speciale: anche sul piano della lingua. I giovani italiani, i più capaci, dovranno abituarsi all’idea del tramonto e del bilinguismo: imparare, tramandare e immeticciarsi, come si dice [e trovare un termine migliore di *immeticciarsi*: farlo entrare in circolo, poi]

Modulo IV : COME SI LEGGE

In due sensi. In primo luogo: come si affronta un testo che stiamo per leggere privatamente (come accorgersi delle strategie affrontate nel Modulo II, perché sono queste strategie a creare la bellezza dell’opera: in caso contrario, leggeremmo anche Kafka e Proust per vedere «come vanno a finire»). In secondo luogo: come si legge ad alta voce un testo, sia nostro sia di altri. Per leggere bene un testo, è necessario che quel testo abbia, fin dall’inizio, caratteristiche precise (torniamo alle strategie del Modulo II); e non solo: è necessario che l’autore, diventato il performer di se stesso, conosca *bene* le proprie vere intenzioni. Perché – alla fine – deve risultare questo, dal lavoro letterario e da questa serie di lezioni di scrittura creativa: l’arte è solo fino ad un certo punto invenzione e finzione; l’arte è *anche* uno specchio di ciò che siamo, non siamo, vogliamo, non vogliamo, possiamo, non possiamo. L’arte è *umanistica*: nel suo senso più alto, descrive e indirizza il tempo umano [in casi sovrumani, lo *antivede*: la *Colonia penale* è già il Lager]

Modulo V : COMMENTO E USCITA
Nel corso degli incontri, il docente ha raccolto le impressioni e i testi degli allievi. Nell’ultimo Modulo, commenta, con il consenso di ogni autore, i lavori presentati, in prosa e in poesia. Ne mostrerà i pregi e le possibilità di evoluzione. Confronti con le sue precedenti esperienze di editor ed insegnante. Che cosa ha imparato? Che cosa si aspettava? E’ deluso? Ha *trovato* una reazione al «grande assalto» dell’inverno? Forse ha visto qualcosa di buono. Allora chiuderà il corso, con suggerimenti generali e *ad personam*.

TESTI [TEORICI] DI RIFERIMENTO
Aldo Busi, Nudo di madre
Piero Cudini, Breve storia della letteratura italiana: il ‘900
Gilles Deleuze, Che cos’è l’atto di creazione?
Assja Djebar, Queste voci che mi assediano
Nadia Fusini, Voci
Tommaso Giartosio, Perché non possiamo non dirci
Tadeusz Kantor, Il teatro della morte
Giampiero Marano, La parola infetta
Henri Meschonnic, Il ritmo come poetica
Pier Paolo Pasolini, Descrizioni di descrizioni
Laura Restuccia, Parole dal silenzio
Massimo Sannelli, «Scuola di poesia» su www.lapoesiaelospirito.wordpress.com (a puntate)
Massimo Sannelli, L’esperienza
Anna Scacchi (a cura di), Lo specchio materno. Madri e figlie tra biografia e letteratura
Guy Scarpetta, L’impuro
Pier Vittorio Tondelli, Tondelli. Il mestiere di scrittore
María Zambrano, All’ombra del Dio sconosciuto, La confessione come genere letterario

25 Responses to “Un corso di scrittura, a cura di Massimo Sannelli”

  1. maripia Says:

    mi sento molto vicina, e persuasa di questo panegirico, dei suoi moduli stessi, Massimo.
    Sono il tuo percorso di formazione, in viaggio e in amore: per una pedagogia della poesia, fede questa che conosco bene, o impegno, che mi hanno tenuto un buona metà della vita, da scrittrice e da educatrice.
    In particolare, inediti per me il secondo ed il quarto, per invenzioni.
    Di cui amo assorbire la lingua- verità, ascoltando e capendoti,un abituale tuo uso, si direbbe.
    ma se la prepari per una Fondazione, e qui ne doni l’anteprima, per poi svolgerli, i moduli, che succede? Grazie.

    Maria Pia Q.

  2. elena f Says:

    Grazie, Massimo

  3. massimo Says:

    care (e cari, poi) - grazie. è un abbozzo, per la Fondazione Mattei di Milano, e forse ripetibile e replicabile (dove? ma *può* accadere). forse serve anche come abbozzo per parlare e come punto di partenza. e come inizio del PANE-girico. quanto allo svelare i moduli - nessun problema: non li avrei mai seguìti alla lettera, impossibile (per me). però senza carta non posso *parlare*. si dice che per imparare a scrivere bisogna imparare a leggere; ed è vero. ma bisogna proprio imparare a scrivere, e si può imparare a leggere - nel senso di Simone Weil - proprio avendo imparato a scrivere. non uno senza l’altro -

    grazie, davvero
    massimo

  4. Alessandro Ansuini Says:

    Sarei uno studente terribile e polemico, come sono sempre stato. Non ritieni, Massimo, che avere la “presunzione” di fare un corso di scrittura porti semplicemente al modellamento delle altrui personalità sul proprio modo di intendere quello di cui si parla, in questo caso, “scrittura”?
    Mi sembra un percorso simile a quello che fa lo psicanalista col paziente, sarà per questo che ho trovato sempre più affascinante l’ipnosi, che si occupa solo di “ricreare” uno stato emotivo dal quale il paziente poi dovrà autonomamente uscire. (se vuole)

    Sul togliere: io ritengo la poesia l’arte del superfluo, poiché non necessaria. una fessura nell’aria, appunto. A difesa di questa affermazione dico che nessuno di noi ha prove che Pound abbia fatto un buon lavoro su Eliot. Magari il testo integrale era più bello.

    Non si insegna la Poesia secondo me, è come insegnare Religione: una presunzione.
    Oppure qualcuno riesce a spiegarmi la fede anche se io non la “sento”?

  5. massimo Says:

    Alessandro… ma io *voglio* studenti terribili (e ho una certa esperienza in materia): uno studente che scrive Zero (che è un bel libro- e poi basta complimenti!) e fotografa come tu fotografi - illumina una classe (e anche me). c’è dell’enfasi, certamente - in agguato ogni volta che la passione *non tace*: che si tratti di fede psicanalitica o di fede letteraria. non insegnerei Poesia (i riferimenti sono quasi tutti alla Prosa; anche se per me Santacroce è un poeta, e Luminal un poema: dico sul serio). (forse è poeta chi parte da un’altra strada e cerca un’altra sede - e finisce per fare poesia -così Daino,per esempio. però per “poesia” usiamo la p minuscola, è meglio).

    il testo integrale di The Waste Land non era più bello,forse. era sicuramente più lungo. ma in letteratura deve o dovrebbe accadere questo: che le soluzioni abbiano un carattere di ‘immutabilità’ (illusoria, a sua volta:Busi ha già riscritto 3 volte il Seminario, e due volte Un cuore di troppo e Nudo di madre). La Waste Land rivista dal miglior fabbro Pound - è un monumento,che in 90 anni non invecchia, ancora.

    hai ragione sulla fede. infatti io non te la insegno. io ti spiego il atechismo, in una forma certamente non facile, adatta al tuo cuore “terribile e polemico” e alla condizione di giovane e di uomo. potrai crederci o meno. vedi,come dicevo nella prima puntata della scuola dipoesia: che senso ha parlare del cuore che batte e del computo delle sillabe ecc.- quando ci sono *altre* cose?

    ma il tuo rifiuto del mio catechismo, il tuo “mandarmi mentalmente a quel paese” (lo fa Busi giovane nei confronti del vecchio “gelatinoso” MOntale,in Seminario sulla gioventù) - non resterà senza frutto. io credo questo-e non sono un ‘insegnante’ meno *terribile* di te, allievo *terribile*. pensa:litigare su Beckett, su Kafka - riesci a pensare una cosa tanto *bella*?

  6. Alessandro Ansuini Says:

    Ma io non ti mando a quel paese, faccio solo qualche domanda. sulla forma per esempio. quando Pound interviene, interviene sulla forma. dice, questa così è meglio. ho un bonsai, lo modello a forma sferica, guarda che bello dice pound, è sferico. io dico che a me il bonsai piace come viene su. mi piace vedere dove ha tracimato, dove ha preso più acqua, quali erano i rametti più incazzati. per dire. in fotografia mi dicono: l’orizzonte deve esser diritto, la foto è storta, non lo vedi? Certo che lo vedo. l’ho fotografato così com’era, infatti: storto. Hai tagliato la testa alla ragazza, errore. le hai mozzato il piede. oppure in poesia, la metrica, le rime, il rap, il verso libero anche, ha le sue regole, la matematica interviene, cerca un modello, un’ordine. Spesso secondo me non c’è ordine. lo vogliamo vedere, ma non c’è. hai mai visto i manoscritti di rimbaud? tutto di getto. poi certo, si modella, si taglia, si riscrive, si possono fare tantissime cose preda della “febbre artistica”. anche diventare leonardo da vinci. l’arte di tondelli secondo me è nel prendere la cinquecento e partire per berlino. quello che poi scrive non mi piace, non cortocircuita mai, il discorso, questione di gusti, non mi piace. ma è arte mentre “crea” altri libertini. arte è un uomo che si getta giù da un ponte secondo me. è anche una filosofia, di quella vera, che risponde all’unica domanda che valga la pena di esser posta. poesia è jacques rigaut che dice mi ucciderò quel tal giorno di quel tale anno e compie il gesto. poesia sono le mani che fanno un maglione che significa “calore”, non il maglione. la mamma non dice “il maglione è mio, l’ho fatto io”. Te lo da. Perché ti ama. e nemmeno se lo chiede. tutto questo per tornare alla domanda: si può insegnare a una madre come fare il maglione, come fare i disegni, ma essa lo farà per motivi che non c’entrano nulla con “la forma”. noi adesso stiamo parlando del maglione, con la madre assente.

  7. massimo Says:

    e io -per quello che posso,con l’ambiguità anche retorica che è nel dirlo,con il rischio del “buonismo”, in agguato sempre -io ti ascolto, come posso.

    anche il cinema di Pasolini non è canonico,né narrativamente né tecnicamente. e Pasolini lo sapeva. e Zeffirelli, anche 30 e 40 anni dopo, massacra il cinema di Pasolini. e Elemire Zolla considera il Vangelo un “filmetto”.

    eppure:non faccio la parte di Zeffirelli, credo. ma immaginiamo che questo corso di scrittura esista, e che tu lo segua. fissiamo lealmente le parti, e tu ‘impari’ mentre io ‘insegno’-i due terribili. ma io non voglio trasformarti in Cristina Campo: non lo sei (non ne hai proprio la*figura*,come non cel’ha, per altri motivi,Marzio Pieri); né in Marco Giovenale - vorrei un perfetto Selvaggio,capace di rispondere (male-cioè*bene*) a chi ti dirà: “non sei capace”.a te come allievo terribile non chiederei stilizzazioni graziose, sarebbe impossibile. proprio a te dovrei chiederle? ma posso chiederti di *peggiorare*:più cose*conosci*, conoscendole veramente,più fai danni… questo è il tuo corpo,con la sua voce appropriata. e più danni fai,più io sono felice. e più mostri che la maggior parte della “contemporanea. italiana. poesia” (sai chi lo dice) è noiosa - più *doni*, a me e a tutti. ma il massacro delle forme si fa a partire da una fissazione (di regole, e di mente): che cosa *è* una forma? il maglione - dico così, per dire - non è un guanto.

    davvero -a te, grazie
    massimo

  8. elioc Says:

    Finalmente cominci a sembrarmi un artefice di mappe e non di labirinti. Sarò cambiato io, sarai cambiato tu, la mappa però la “vedo” e mi appassiona. Vi seguo in silenzio, romperò di meno.

  9. Fabrizio Corselli Says:

    il bravo insegnante cerca di dare gli strumenti per poter attuare lo scritto, ma la maggior parte dei corsi, diciamo quelli improvvisati da scrittori sedicenti, si limitano a essere soltanto una riconduzione allo stile di chi opera il corso.

    a me questo corso sembra ben articolato.

    La forma intesa come architettura sensibile del pensiero attraverso il quale il pensiero stesso si sviluppa e s’eprime è una condizione necessaria perché la componente ispirativa altresì quella creativa definisca una dimensione dell’espressione poetica.

    è lo stesso problema di molti che dicono che la tecnica non serve e che l’atto creativo sottostà alla propria componente ispirativa (ingenuamente o forse con malafede opposta per personali interessi, poiché così è necessario dire). Ma alla fine secondo tale assunto, essendo sine forma la poesia dovrebbe rimanere allo stato inespresso.

    I miei complimenti più sinceri a Massimo.

  10. carlo64 Says:

    Ciò che ha forma è in continuo mutumento; ciò che è forma è immutabile (dalla prefazione di Pirandello ai sei personaggi in cerca d’autore).

  11. Fabrizio Corselli Says:

    per questo esiste la dimensione dinamica dei traslati e della polisemia che trascendono la fissità della forma.

  12. massimo Says:

    forma è anche il corpo. la parola *forma* ha anche una bella ambiguità latino/italiana: la forma è la “bellezza”. la “veduta forma che s’intende” di cui parla Cavalcanti è *anche* la “bellezza che si vede ed entra nella mente*. e se qualcosa può essere insegnato è perché ha dei *limiti*: una finitezza che nel caso dell’arte è anche ambigua, modificabile (The Waste Land, i primi Canti orfici, le poesie di Michelangelo rivedute dal nipote, ecc.), e forse anche per questo *in grado di sopravvivere* (la Commedia regge come musical, come fumetto di Topolino, come lettura di Gassman di Bene e di Benigni, e *non crolla*, ecc.). come scrive Re(nata) nella “scuola di poesia” - “i corpi non mentono mai”. si vestono, si deformano, invecchiano, si tatuano, dimagriscono, ingrassano, si truccano e struccano - e sono *questi*, non altri… vi abbraccio, davvero - grazie, non sapete quanto devo ringraziarvi
    massimo

  13. Fabrizio Corselli Says:

    “Indomito è il verso più d’ogni altra creatura di zoccoli adorna, quale puledro, nell’esalare l’ultimo alito di morte, sbuffando e impennandosi oltre liriche vette, poiché resister esso non può tra i recinti d’una forma che la libertà rivendica per diritto di nascita.”

    Complimenti ancora.

  14. Alessandro Ansuini Says:

    Buongiorno. tenterò di peggiorare più che posso, in questo caso. :-)
    una forma è un canone, se ci mettiamo a guardare il canone con occhi umani abbiamo un guanto, un maglione, un cappello. Si discute il prodotto che ha le sue connotazioni, ci sto. c’è chi dice mi piace il blu c’è chi dice che bello il maglione a collo alto o la lana mi pizzica. ma io volevo sottolineare che quando si tiene un corso di poesia o scrittura, ovviamente secondo me, si discute del prodotto senza riuscire ad inficiare le motivazioni che dovrebbero spingere la persona a farlo. Ora, un maglione non è una poesia. (è molto di più o molto di meno a seconda di che occhi “guardano”) ma il poeta si forgia nella motivazione, non nel risultato. quanto puo’ un maestro inficiare nella motivazione? Poco, secondo me, come un allentatore in una squadra di calcio, poiché non è lui che poi “giocherà”, ma i suoi “versi | giocatori” lo faranno al posto suo.
    E così come l’allenatore alla fine dice: “E’ merito dei ragazzi, io non c’entro niente” così dovrebbe fare il poeta, e anche la sua sublimazione deforme, il “maestro”.
    Un maestro dovrebbe dire: non ti posso insegnare niente.
    Ma ecco che la mia funzione polemica finisce da sola in un vicolo cieco, sancendo l’inutilità del maestro. Ovviamente non credo che un maestro sia del tutto inutile ma credo che il poeta si formi al 95 per cento da solo, il resto è guarnizione. In realtà l’allievo, una volta rifiutato il maestro, ha fatto un enorme passo avanti verso la sua evoluzione, qualunque essa sia.
    Alessandro, dove vuoi andare a parare?
    In una stanza da solo, ovviamente, a imparare. Poi aspetterò la luce buona e andrò a scattare qualche fotografia per ricordare a me stesso che sono vivo, dal punto di vista dei pixel.

  15. massimo Says:

    ciao Alessandro… io credo che ci sia una parte di “spirito” e una parte di informazione. non posso infonderti uno spirito - posso passarti delle informazioni, che tu puoi utilizzare. secondo me, il maestro non dovrebbe dire “non ho niente da insegnarti”. dovrebbe dire due cose, e dirle credendoci, perché è in gioco la sua vita: la prima è “fìdati di me, *in questo campo”; la seconda è una citazione da Leonardo: “tristo è quel discepolo che non supera il maestro”. tristo: malvagio e malfidato. e poi il Maestro per eccellenza dice “è bene per voi che io vada” - Eckhart scrive cose *eccezionali* su questa frase. è bene per una scuola che gli allievi ne *escano* un po’ diversi da come sono entrati. incipit vita nova è un motto da tenere sempre presente. la vita *cambia*. scrivo di corsa, più del solito, senza controllo…
    massimo

  16. Alessandro Ansuini Says:

    ma ti spieghi Massimo. sai che non ho polemica verso di te, ti stimo molto, e ti dirò: questa tua operazione è molto rischiosa, io ne sono il testimone polemizzando, ma è un’operazione molto viva.
    Sulla discussione con Sinicco, visto che non ho mai parlato della poesia, (come non ho mai parlato della tua o di nacci o di fantuzzi perchè: non sono un critico)
    Dovresti sentire christian leggere le sue poesie con la musica, ti dirò, anche a me, leggendo dei passi di “new york”, posso dire che non è proprio il mio genere di poesia, ma sentirla letta, con la musica, diviene qualcosa di diverso che fa riflettere (anche a me stesso) sul momento in cui si compone per comporre, o si compone per “leggere”.
    Sono cose distinte.
    In ogni caso la tua linea di lettura “coprporale” mi affascina molto. la trovo interessante. è una chiave di lettura anomala per la poesia, davvero curiosa.

  17. Alessandro Ansuini Says:

    “corporale”, of course, portate pazienza, sono reduce da due ore di intrattenimento di un danese al bar che ha preso molte delle mie energie. e della mia sobrietà.

    A

  18. il solmi Says:

    “tristo è quel discepolo che non supera il maestro”.

    io, modestamente, avendo superato me stesso, addirittura, sono allegrissimo.

    saluti,
    rs

  19. massimo Says:

    @ Alessandro

    non ho mai sentito una lettura di Sinicco, neanche “unplugged”; me lo sono letto da solo, in silenzio e in mente. la musica darà a Sinicco una potenza che la sua poesia, da sola, non vede ancora (*secondo me*; e conoscendo solo la New York di Lietocolle). ma quei testi, da soli? reggono? le differenze sono molte, tra le persone (e tra le lingue che parlano). per me un libro è un individuo[o il corpo di un individuo]; dunque è “soggetto di diritto”, come se fosse vivo e umano; in quanto individuo, cerco di dargli tutto quello che posso; ma mi aspetto anche qualcosa, in cambio: esiste (lo scrive Amelia Rosselli) una “tirannia dei rapporti” (se sono artistici, i rapporti vengono complicati, dall’esistenza di quel genere anfibio che si chiama “la critica” e dal grido “non ti credo!”).

    ci sono patti tra autore e lettore; ma senza enfasi e anche senza esagerazioni diplomatiche: si tratta solo di capirsi, e di capire che non ci si capisce, a volte…

    corporale si scinde in corpo-orale. non è stato sempre così, ma la questione dei corpi-che-scrivono ora mi tocca, sempre e ogni giorno: forse per una strana e ossessiva rinuncia alla rinuncia (che significa: ora pronuncio anche le parole che prima mi vietavo). per esempio ho rinunciato alla rinuncia a citare Vasco Rossi, nella “scuola di poesia”. dunque l’ho citato, e in posizione enfatica: l’incipit!

  20. GiusCo Says:

    Massimo, stiamo discutendo in queste settimane a tre (Rendo, D’Andrea, io) sul canone, che e’ diventato CANNONE. Ti propongo il mio primo spunto, come l’ho proposto ad Angelo e Gianluca; il mio presupposto per l’ “esperienza” non e’ la ferita ma il piacere. Di fronte a questo, il discorso del “NON TI CREDO” perde di senso.

    —-

    Cosa giustifica l’ascolto? La speranza di assistere ad un capolavoro, quel brevissimo periodo nel quale “senti le farfalle”, come dice Ronnie O’Sullivan a proposito del suo ultimo 147: http://www.youtube.com/watch?v=NtIoJ9Vpubk . E’ il boost, la sintesi sempre cercata; lo scopo dell’ascolto e’ cibarsi di questi boost come di miele, una dieta di puro miele, in qualunque campo dell’umano lo si trovi. Doping di puro piacere al fine di riprodurlo per se’ e vivere perennemente sulla cima d’onda. Per questo e’ importante avere molta esperienza, per individuare e selezionare gli sforzi di successo: piu’ ne riconosci, piu’ ricca e’ la tua razione di miele. Non c’e’ ferita, la ferita e’ uno stadio non risolto: noi non abbiamo ferite o le abbiamo guarite e come i monatti siamo ora indifferenti al dolore.

  21. Lorenzo Says:

    bello il tuo ultimo paragrafo, Oh cornacchia! metafora antichissima (miele-poesia), ben “boosted” piuttosto che “busted”.

    lorenzo

  22. massimo Says:

    @ Giuseppe

    forse il piacere e’ legato *anche* alla fede del regista nell’attore, del lettore nel ‘casto’ inganno della letteratura, sospendendo il suo giudizio… Indifferenza al dolore, come la statua solare di Montale: perche’ il dolore e’ stato eliminato o perche’ non viene nominato? senza parole - ci sarebbe *letteratura*? sono cose importanti. non riesco ad essere indifferenti al signore che entra in questo webpoint e chiede aiuto, per una crisi di panico. succede qui e ora…

  23. GiusCo Says:

    Massimo, il dolore e’ soverchiato dalla gioia o dalla sua ricerca, nei limiti dell’umano possibile: a tutti e’ dato l’incantamento, seppur momentaneo, nel quale esprimono se stessi al massimo grado. Fa’ una collezione di quei momenti e hai un’altra Storia da raccontare.

    Faccio un esempio: sono tornato a Foggia per le vacanze natalizie e sono stato alla libreria Ubik appena aperta, co-gestita da Michele Trecca di http://www.booksbrothers.it. Locazione centralissima, spazio piccino ma molto trafficato e con un notevole settore poesia, addirittura presenti il Cappello di Assetto di volo e ben due copie del selected di Frasca per Sossella. Una delle due copie del Frasca l’ho presa io e l’altra, a distanza di cinque minuti, l’ha presa un signore a me sconosciuto, senza alcuna influenza mia o di Trecca. Ecco, e’ stato uno di quei momenti di “boost”, una piccola incredibilita’ da raccontare e ricordare, come convenuto con Michele.

    Voglio dire: esistono diverse prospettive e ognuna esprime una propria narrazione, un suo canone e delle possibili linee di sviluppo. Certamente condivido l’idea del *libro* come soggetto autonomo e centrale di tutti i discorsi poetici, ma contesto che esista solo la parola che sgorga dall’afflizione, che e’ una delle prospettive possibili fra le tante date a tutti i corpi: anche chi e’ molto malato sa provare gioia, anzi spesso la prova in modo piu’ intenso e quella chiede sia di lui salvata o raccontata.

  24. massimo Says:

    @ Giuseppe

    ma questo è vero. ed è vero, anche, che “piacer figlio d’affanno”. la mitologia del poeta albatros-diverso-sanguinolento, ecc. - non è ‘raccomandabile’, ma c’è. nessuno ha consolato quei morti. ma - credi - non mi manca il sorriso. e non passo le giornate a piangere. senza contare che c’è Qualcuno che mi considera un Freak…

    se i libri sono visibili in un luogo *per* i libri - anche i libri sono merce, e sono soggetti alla richiesta. ma devono essere *visibili*, appunto: forse dovremmo creare una cooperativa libraria on line (o anche off line), che si occupi di piccoli editori e poesia. giro l’idea a chi ne sa più di me.

    massimo

  25. andrea margiotta Says:

    Be’ io credo che una buona scuola di poesia - dove si possono insegnare, al limite, solo gli accidenti e non le essenze - debba accendere due fuochi: attrattiva e passione … Prima questo, poi lo stimolo all’intelligenza e il “pane degli angeli” …
    Quando parla Sannelli il mal di testa è sempre in agguato …
    Massimo, lascia le tue spoglie di angelo un po’ metafisico e intellettuale e il narcisismo dell’Agnello sacrificale (alla Pasolini), immergiti nel magma e nella folla eliotiana o baudelairiana, sporcati, diventa un uomo come tutti …
    Accetta la vita come fa nell’ultimo quarto d’ora il James Stewart de “La vita è meravigliosa”, capolavoro di Capra ma non solo per le ragioni che adducono i critici cinematografici di sinistra …
    Saluti

    Andrea Margiotta

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