Paolo Agrati
Posted by fabrizio centofanti on December 21, 2007
Moscone brillante m’aggiro
tra le merde quotidiane
I più s’affidano alla corda, al bottone
rifiuto sublima se lo si disperde.
A me invece tocca scovarle
saggiarne l’olezzo.
A volte natura è confusa
prevale il disprezzo
e un dono non appare
come tale.
***
Il mio gelato, nel posacenere
abbandona le sue forze.
Sull’ape incauta tinteggia
verde e panna
come un tempo su di te
mischiavo i miei colori.
Ora lascio che muoia.
Mentre ordino un rosso
serbo bontà per tempi migliori
***
Ho buttato
il tuo spazzolino.
Spelacchiato come
un vecchio airone
curvo e fiero
affacciava dal bicchiere
i tuoi sorrisi bianchissimi
ringhiere d’una bocca avara
oramai
Era un mattino d’aprile
il sole caldo
da tempo nessuno
veniva a trovarmi
***
Giovedì
Col naso saggiare di nuovo la tua ferita
mentre una gamba dirige ad oriente sorgi
le dita a ventaglio misuri il mio capo
strega che scruti il mio cranio
tra le mani rabbiose ai fianchi carnosi
appese in attesa di rivoluzione.
Ma nell’istante dedicato alla parola,
spazio dove suono dà forma al senso
ultima tra le volte di un castello di carte
solo dico: Signorina, per favore, nell’amaro
ci metta del ghiaccio
***
Do ragione al bastardo in tangenziale.
schizza piscio a marcare
senza lettere il suo nome
Del resto anch’io nelle sere d’ebbrezza
sull’erbaccia, sulla sabbia, sulla neve
sull’asfalto rovente.
Dovrei piantare la radice nel mezzo.
La mia nodosa radice nel tuo mezzo.
Poi l’acqua viene a mancare
e del mio scrivere sghembo
indeciso rigagnolo, confuso
che il sole si lecca, che terra risucchia
***
Allarga varice del cielo
un lampo strappa e ricuce
la via verso un luogo remoto.
D’altro canto un tuono
sconquassa
ricordo del temporale.
Di sotto al lampione
piccole perle di luce
gioielli strappati
al collo del buio.
Ora che il viaggio
non è più impresa
per questa strada bruna
che costeggia il paese
Solitario il ritorno
alla notte
***
a Dino
Cosicché m’addentrai
nei ritorti vichi
della sconosciuta
straniero nei budelli
di Genova
impazziva la Campana
come sul rigo cogliendo
nel suo fondo il mio
desiderio d’amore
Ma nella stretta del calle
le mie parole
non trovano mai
la via al mare












December 21, 2007 at 1:20 pm
belle, molto intense, trovo io, piccole perle di luce, grazie.