Levate la pietra
Posted by fabrizio centofanti on January 2, 2008
Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché è come lanciarsi nel vuoto. Entri in una cosa non tua, e devi volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.
Senti la fede della gente, sai che loro, come te, stanno aspettando una parola, che attraversa l’aria, che soffia, e chiede di entrare. T’inginocchi davanti al tabernacolo e ti lasci andare: il ginocchio piegato è il segnale convenuto per il cambio della guardia; ora le parole ti vengono dettate, ma tu sai che non sono parole, è un groppo alla gola, un’emozione forte, l’emozione di Dio. In quel momento diventi una parte della chiesa, un pezzo di mondo che sta per trasformarsi.
C’è un bambino che piange. Questi poveri innocenti sono Dio che si commuove e piange, per l’indifferenza del mondo. Perché qui accade di tutto, in una sintesi strana, una cena in miniatura: con i fianchi cinti, il bastone in mano. Il bambino piange, e tu sai che il grido insensato del mondo è capace di commuovere Dio.
La gente canta. E’ un corpo che canta a squarciagola, perché il freddo punge, è una mano che percuote la tua guancia e tu, solo qui, istintivamente porgi l’altra, perché sai che quel porgere è un rivolgere, è lo shub ebraico, il cambiare direzione: la vendetta è capace di generare morte, ma qui sei in volo, la guida non è tua, hai piegato il ginocchio nel segnale convenuto e hai lasciato che Dio ti sostenesse nel folle gesto di abbandono.
Tutto è possibile, anche perdonare. Chi non perdona, in questa cena, è il figlio della perdizione, il satan. Ma tu devi farti portare, senza esitazioni: la mangerete in fretta, è la pasqua del Signore. Il passaggio del Mar delle Canne. “Tutti gli egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si accamparono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon”. Senti i carri stridere, sono qui, devi lanciarti, dopo aver piegato il ginocchio, come ultimo segnale.
“Prendete e mangiate”: guardi l’ostia bianca, e scopri di essere lì dentro. Sei tu il Cristo che si offre, a questo pezzo di mondo che non crede, che dubita, che soffre. Il bambino piange. Gesù, vedendo Marta e la sorella, e i giudei che piangevano, scoppiò in pianto. Poi disse: levate la pietra. E’ l’istante preciso in cui ti senti chiamare. Grida: “Eleazar, vieni fuori!”. El azar, Dio aiuta. Il bambino piange forte. Tutto il dolore di questo pezzo di mondo è nella tomba alle porte di Betania, dove un rabbino con gli occhi lucidi sussurra: Ti ringrazio, Padre, perché mi hai ascoltato.
Stai volando, ma non te ne accorgi, qualcuno ti ha sciolto dalle bende e tu esci dal gelo della sacrestia, dalle ragnatele che pendono dai muri spogli di tutto, superi l’archetto, pieghi il ginocchio, è il segnale convenuto: il bambino ha smesso di piangere, l’ostia guarda la folla accampata presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon. I carri stridono, i cavalli nitriscono, il Faraone impartisce ordini secchi e duri, ma tu non hai paura. Una forte emozione ti guida in mezzo al mare, il Mar delle Canne, un corpo sta cantando a squarciagola, per vincere il freddo: cantiamo al Signore, stupenda è la sua vittoria, Signore è il suo nome, alleluja.
Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. Ci sono anche mamme con bambini piccoli, che sembrano volare, tra le loro braccia. Un uomo, in fondo, mi guarda, mi sorride.

















elena f said
nella notte di Natale mi sono ricordata una parola bellissima della bibbia: splanknizomai, è il verbo dell’hesed di Dio,quello che dice le viscere, l’utero materno di Dio che si contorce di commozione, di tenerezza di fronte alla sua creatura. chissà, mi sono chiesta, se non sia per farci provare quella medesima commozione, quel medesimo struggimento materno, che si è incarnato in un bambino che piange perchè fa freddo, perchè ha fame, perchè il mondo fuori dall’utero di sua madre è scuro e tenebroso e senza scampo, perchè c’è la morte; chissà se non sia per questo che in quella notte, così diversa da tutte le notti, quella in cui il pane si intinge due volte, ha voluto trovarsi con le spalle al muro di fronte all’uomo che lo tradiva, chissà che non sia per questo che si è abbandonato nelle mani dell’uomo, chissà, mi sono detta, che non sia per far nascere dentro di noi la medesima tenerezza, il medesimo struggimento di Dio.
grazie fabry, ora posso credere che sia così.
Stella Maria said
mi sono sempre chiesta in quale momento avviene la trasfigurazione, quando l’uomo cessi di essere tale e diventi strumento nelle mani di Dio. è vero spesso in inverno la chiesa è fredda ma l’inizio della celebrazione sembra annullare il freddo, i mali che ti porti dentro, le tue miserie e le tue gioie, il miracolo avviene e dentro di te la pace. tu sei lì dietro l’altare e tutti gli altri intorno e sembra non esserci più tempo ne luogo il miracolo si è compiuto grazie all’uomo e grazie alla sua fede e a quell’Amore che anni prima lo ha chiamato e lo fa re di questo momento.
datemi l’arpa e la cetra voglio svegliare l’aurora … il miracolo è compiuto, la pace è in me e sento l’amore di Dio che soffoca e mi innalza ove non oserei mai credere di arrivare. La pietra è tolta e torno bambina con la voglia di andare e sorridere al mondo. accade ogni domenica,accade ogni volta che mi confondo fra la folla, parte viva di quella folla, cellula di un unico essere che gloria il Signore.
ora so cosa accade dietro l’altare, quando indossi l’abito talare.
grazie Fabrizio
jolanda catalano said
Bella questa tua testimonianza Fabrizio,per un momento mi sono sentita parte del tuo gregge. Grazie,non trovo altre parole.
jolanda
dlombardini said
la grande dignità delle piccole-grandi cose, fatte bene, come questa che ci racconti, mi ha fatto venire in mente un sonetto del Belli,
Mi’ nonna, a un’or de notte che viè ttata
Se leva da filà, povera vecchia,
Attizza un carboncello, ciapparecchia,
E maggnamo du’ fronne d’inzalata.
Quarche vorta se famo una frittata,
Che ssi la metti ar lume ce se specchia
Come fussi a ttraverzo d’un’orecchia:
Quattro noce, e la cena è terminata.
Poi ner mentre ch’io, tata e Crementina
Seguitamo un par d’ora de sgoccetto,
Lei sparecchia e arissetta la cucina.
E appena visto er fonno ar bucaletto,
‘Na pisciatina, ‘na sarvereggina,
E, in zanta pace, ce n’annamo a letto
beatrice said
un brano da leggere centellinando le parole.ti scende dentro, lento, come un balsamo che lenisce le ferite dell’anima. grazie.
ps:
credevo che l’abito delle celebrazioni eucaristiche si chiamasse casula e che la talare fosse quel gonnellone nero che ormai, grazie a Dio, portano solo in pochi . fabry non mi sembra un prete da talare,almeno nella foto del curriculum non la indossa! :-)
luminamenti said
Ho letto con commozione quanto hai scritto…
paolocacciolati said
Hai riscaldato la chiesa e anche i nostri cuori…
P.
fabry said
riporto qui l’intervento di Maria Pia:
Grazie del “levate quella pietra!”, io sono fuori, a un point, dopo un sudario di quasi un mese…
mi ha fatto pensare percio’ quel titolo di resurrezione… e’ la vita che ti riparla:
forse accettiamo il tempo che passa, e la morte in lei, la nostra se passiamo anche noi.
Ti auguro un anno di Avvento fabrizio, MPia
sono io che ringrazio voi, amici. il bello della vita è condividere. e qui ci si riesce ancora. sono felice per questo.
un abbraccio a tutti
fabrizio
Giovanni Nuscis said
Bellissima ed emozionante testimonianza, caro Fabrizio, che ci porta dritti nel mistero di un rito e di una vocazione, e in quell’affidarsi, ogni volta, che mai delude.
Grazie per avercela offerta.
Giovanni
rferrazzi said
Grande Fabry!
fabry said
Giovanni e Riccardo, grazie di cuore.
Piera Maria Chessa said
Ciao Fabrizio. Ho letto diverse volte la tua pagina di “diario” ed ogni volta mi sembra di trovare qualcosa di nuovo.Vorrei avere solo una piccola porzione di quella grande fede che tu manifesti con le parole e con i fatti. Soprattutto con i fatti (penso a Sante, e in questi giorni sono particolarmente dispiaciuta per lui).Quando parli di abbandono totale nelle mani di Dio, mi sento davvero “piccola” perchè non sono capace di farlo.Eppure vorrei.Grazie perchè tu, Sante e i numerosi amici mi offrite tante occasioni di riflessione.Piera
fabry said
grazie, Piera: ieri Sante ci ha fatto stare con il fiato sospeso, ma ora sta un po’ meglio. la vostra vicinanza lo aiuta tanto: sono le cose che tengono in piedi la gente, anche solo metaforicamente.
un abbraccio forte
fabrizio