La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Contro i writers

Posted by cletus on January 4, 2008

Mi avrebbe fatto piacere inserire a mo di esergo, qualche frase famosa, che so di qualche grande architetto, una di quelle frasi che quando le leggi ammantano di curiosità, e inducono il lettore a cibarsi tutto il post.one.

Ma non ce l’ho, in punta di memoria, e sono addirittura troppo pigro per andarmela a cercare a bella posta, su google come magari au qualche raro testo di architettura che pure nel marasma della mia libreria dovrei avere.

Ho motivo di credere che, anche orfano di tanta overture, il senso di questo post possa reggere da solo: il lamento di un povero pazzo ipocondriaco ed in evidente stato di rincoglionimento pre-senile, vengo al punto. Detesto i wriiters.

O meglio, il risultato del loro “lavoro”. Magari, presi ad uno ad uno sono anche personcine a modo. Dotate di un loro senso estetico, di una cultura. Forse sono figli di famiglie se non proprio benestanti, ma come si diceva una volta, “di buona famiglia”.

Percorro il G.R.A. spesso. Ai fini di abbattere l’inquinamento acustico, il comune ha provveduto (facile indovinare la provenienza delle risorse necessarie a finanziarla) all’opera di installazione di centinaia di metri lineari di pareti in plexiglass, posizionate a forma convessa (in modo tale cioè da respingere verso il centro della carreggiata del raccordo le onde sonore generate dal traffico), creando un qualcosa di sicuramente discutibile, ma che in forza della trasparenza (e del beneficio sperato) si lascia perdonare.

Ora, a pochi mesi dalla loro messa in opera, questa lastre trasparenti sono diventate le lavagne personali di qualche adolescente ansioso di dimostrare al mondo la propria capacità pittorica.
Dico meglio: in una ipotetica scala di valori, almeno i segni di costoro, somigliassero, anche vagamente, ad un qualcosa di figurativo (penso a rari esempi, in tal senso, sui muri dei territori palestinesi, dove sono ritratte, non senza umorismo noir, figure e scene di cui si percepisce agevolmente un senso), potrei starci. E’ che nella migliore delle ipotesi sono esercizi di lettering, vaneggiamenti di sigle e nomi senza alcun senso e che immagino debbano oltremodo impegnare visto che spesso non sono prive di elementi di prospettiva o, nei casi di mani meno certe, di rudimentali concetti di assonometria.
Ma leggere (diciamo meglio, tentare di interpretare) il senso di un “FLO” ripetuto allo sfinimento per centinaia di metri, perdonatemi, sarò anche rincoglionito, ma nemmeno un google (o wikipedia) della decima generazione prossima ventura, sarebbe in grado di capire.

Quindi, se viene meno la prima regola (aurea) della comunicazione, “usa un codice comprensibile al tuo interlocutore”, debbo arguire che costui, l’autore di tanto capolavoro, nel suo immaginario artistico sia già (e da tempo) in diretto contatto con degli alieni, provenienti da chissà quale galassia, espertissimi nella decifrazione dei segni.

Non so se l’autore abbia una casa. Voglio anche credere che ce l’abbia proprio davanti o almeno nei dintorni di queste scritte, magari proprio nel quartierino “bene” che sorge alle spalle di queste paratie. Chissa’ quale intimo conforto deve costituire l’affacciarsi dalla finestra della cucina e rimirare il proprio capolavoro, magari mostrandolo orgoglioso a papino o agli amici.
E il fatto che sia anche tollerato, aggiunge se possibile, sconcerto. In preda al buonismo dilagante, pronti a cavalcare il primo vagito giovanilistico di passaggio, mi pare che proprio al Comune stiano coccolando questo fior fiore d’artisti, nella vana speranza, chissà, di imbrigliarli, concedendogli spazi appositi.
Il segno, quello vero, che lasciano questi signori, è di profondo dispregio delle regole di convivenza civile. Sono un segno dei tempi. Liberi di esprimersi come credono, ma perché non si esibiscono nei loro capolavori, che so, nel salotto buono di casa ? nella loro cameretta, foss’anche nell’androne delle scale, con buona pace del portiere, che bofonchiando dovrà pure rimuoverle, ritinteggiandoci sopra, ad intervalli alterni.
Insomma, siamo alla frutta. Non c’e’ vagone metro, superficie libera che non sia stata utilizzata a mo di lavagna personale da costoro. Taccia da adesso chi scomoda gente del calibro di Keith Harig, o qualche altro genio del graffito. Qui parliamo di impazzimento grafico privo di una qualsiasi comprensione, una sorta di onanismo alfabetico, la declinazione della propria rabbia su qualunque spazio collettivo ancora intonso. Non c’è un rimedio. Il plexiglass, per sua natura intrinseca mal sopporta l’utilizzo di solventi, pena l’indebolimento e il successivo collassamento delle lastre. Il massimo del buonismo col quale sono state segnate, l’ho incontrato nei pressi di Trento, sull’autostrada per il Brennero. Li, evidentemente ansiosi di contenerne la strage, hanno provveduto ad appiccicare delle sagome di rondini, nere, proprio per non ingannare i poveri pennuti, e fare loro in qualche modo presente che li c’è una si letale superficie trasparente, ma che in quanto tale, esente dai capolavori del writer di turno, mantiene un tre per cento di ragione estetica e funzionale.

50 Responses to “Contro i writers”

  1. carlo6.4 said

    Viva i writers che coi loro segni sulle superfici trasparenti salvano ignari i pennuti.

  2. vbinaghi said

    Scagazzare la propria firma ovunque significa sostituirsi ai pennuti, non salvaguardarne la specie. Prevedo una lenta agonia del fenomeno, comunque: la più facile e legalmente non perseguibile esibizione di sè e delle proprie idiosincrasie su Youtube ne assorbirà il narcisismo spicciolo.

  3. m.baldrus said

    Alé, l’ultimo anatema di binaghi non manca mai su tutto lo scibile umano (a quando quello animale?).

    E’ senza dubbio un segnale di una voglia enorme di comunicare dei giovani. Come tutte le forme di espressione di questo mondo, si presta a degenerazioni, ma può anche ottenere dei risultati estetici notevoli. Ho un amico writer, ha disegnato l’apertura di un mio racconto, è il figlio di un grande disegnatore di fumetti, è un artista, e non è il solo. Poi ci sono gli sporcaccioni, ma quelli sono dovunque ormai. Insomma, Cletus, non fare troppo il benpensante.

  4. vbinaghi said

    I sillogismi di Baldrati.

    Se accompagnata da talento artistico l’esibizione del writer è una forma di comunicazione.
    In caso contrario abbiamo gli sporcaccioni.
    Ergo: illegalità e invadenza sono variabili esteticamente dipendenti.
    Il sillogismo psichedelico di un cervello con le ragnatele underground.

  5. rferrazzi said

    Forse non giro abbastanza per la città, ma io di arte sui muri non ho mai vista. Nel migliore dei casi ho visto grafica da vignette di Paperino.

  6. 3x2 said

    post e rispost da sore lelle al banco de li carciofi
    noncisonpiùlemezzestagioni ecc. ecc.

  7. lambertibocconi said

    Ci ha ragione il 3×2.

  8. pamela said

    Ragazzi, sull’arte non si scherza. Che nessuno compia il passo falso di criticare i writers, una definizione che contiene già la futura gloria. Quando saranno destituiti i sindaci che avranno avuto l’ardire di cancellare le nobili e illustri vocali e consonanti o aspiranti tali da scadenti monumenti antichi e finestre e porte di metropolitane e treni, allora i writers usciranno allo scoperto, usciranno dall’anonimato, usciranno dell’incomprensibilità e andranno, come tutti, da Costanzo. Al contempo, anonimamente, coloro che hanno perso le fermate giuste, i danneggiati tutti, si recheranno a casa dei writers, muniti di bombolette e, per far loro cosa gradita, replicheranno fedelmente le artistiche scritte su ogni superficie libera, comprese le specchianti e vetrose.

  9. rferrazzi said

    Viva la sora Lella forever!

  10. m.baldrati said

    La solita lettura in malafede dell’inquisitorello binaghi. Io ho invitato a non generalizzare. Come in tutte le attività umane, c’è il buono, e l’inutile.
    cmq mi annoia un botta e risposta con uno cui non frega un accidente di capire il prossimo ma solo di coltivare la propria superbia. Vado a dormire, saluti.

  11. fabry said

    ricordo in particolare una scritta su un muro non lontano da dove abitavo. diceva: “Fofner, sei la mia vita”. restò lì per anni. poi, all’improvviso, il “sei” fu cancellato e apparve un “eri”. restarono due domande, soprattutto: se Fofner fosse uomo o donna; se il partner di Fofner fosse il lasciato o il lasciante.
    altre scritte erano meno enigmatiche: “Leone, la tua Vittoria è di tutti” (Vittoria era la moglie del presidente); “Sicilia, un tempo Magna Grecia, oggi Magna Mancini”. la più politicamente impegnata era una scritta grande su una villa ad angolo, di Forza Nuova: “Le radici profonde non gelano”, prontamente integrata con un “marciscono”.

  12. vbinaghi said

    Fabry, se da questi graffiti non è uscito un nuovo Basquiat, non è colpa del coatto: mica tutti hanno un Baldrati come tutor.

  13. cletus1 said

    Fabry, sfondi ‘na porta aperta…ne ho fatto un tormentone, oggetto di profonde riflessioni…

  14. Giocatore d'Azzardo said

    Mi piacerebbe se qualcuno riuscisse a spiegarmi, al di là delle trovate commerciali alla Sgarbi, dove sta l’arte dei writers. Tutta roba da primo semestre di una qualunque scuola d’arte e un mesetto a esercitarsi con l’aerografo o, in alternativa, con le bombolette.

    Io vedo solo grandi ‘tavanate galattiche’ che qualcuno sta pensando di sfruttare economicamente e, come per miracolo, alla sola vista di qualche sparuto denaro, i writers escono dall’anonimo mondo e si vendono: novelli mercenari del niente a rincorrere il mercato del niente.

    E, per favore, non parlatemi delle quotazioni raggiunte dalle loro opere (??) o della necessità di comunicare il ‘nuovo’. Io, di nuovo, non ci vedo nulla. Anche i writers invecchiano e passano al mercato, esattamente come i leoncavallini che, ora, organizzano corsi di degustazione di vini: gesto rivoluzionario è risaputo.

    Scusate per il cinismo, ma mi sono appena alzato e non ho ancora fatto colazione.

    Blackjack.

  15. Sparz said

    del tutto in disaccordo col post, propendo per il commento di 3X2 e di Lambertibocconi. Qui non s’ha da disquisire sull’arte, che non mi pare c’entri molto, o non necessariamente, ma sulle capacità e possibilità espressive delle persone, dato che, strano a dirsi, anche i writers sono persone, che, lungi dal ‘danneggiare’ un bene pubblico, lo rendono se mai meno monotono da guardare. E poi, magari, Flo è contenta/o!

  16. mauro baldrati said

    Ben detto Sparz.

    I writers che conosco io non scrivono sui monumenti(anche se probabilmente l’hanno fatto da ragazzini), ma lavorano quasi unicamente su commissione. Ad alcuni potrà sembrare strano, ma c’è chi li paga per decorare la vetrina del proprio negozio, oppure il muro di uno show room; oppure lavorano su spazi messi a disposizione dal Comune, i cosiddetti “Halls of fame”.

  17. lambertibocconi said

    A me le opere dei writers dicono poco e come gusto personale preferisco i muri puliti; però non posso sopportare i benpensanti. Quelli sì che fanno danno!

  18. Giocatore d'Azzardo said

    Sparz: non danneggiano un bene pubblico e lo rendono più piacevole da vedere? Sarà anche vero, ma rimane una questione di gusti. Per quanto riguarda le possibilità espressive nessun problema, ma non capisco perché devono obbligare tutti a guardare i loro scarabocchi, anche controvoglia. Necessità di esprimersi? A me sembra solo mancanza di educazione.

    Baldrati: la definizione ‘Halls of fame’ è stupenda. Fa il paio con non vedente per non dire cieco, diversamente abile per non dire handicappato e via cincischiando. Forse che chiamarli “muri a disposizione per essere imbrattati” non andava bene oppure offendeva l’io di cotanti comunicatori artistici?

    Lamberti: non sopporto neppure io i benpensanti. Però c’è un passaggio da chiarire, ed è fondamentale: da che parte sta il benpensante?

    Blackjack.

  19. lambertibocconi said

    Uh, li si trova da tutte le parti, più sono camuffati e più sono peggio… Impettiti, indignati per i disservizi urbani, cadenti d’animo a tutte le età… Gravi e giudiziosi, con molto senso di sé, all’ufficio, al bar… Si scambiano battute televisive… Stanno nel vecchio, nella norma sociale che scorre in vena, sia come tale sia come falsa trasgressione. Stanno nel fottutissimo conformismo. Stanno contro di me e probabilmente anche contro di te. Lo sai che il gioco d’azzardo è nel DSM?

  20. vbinaghi said

    Secondo me i benpensanti sono quelli che pensano non come vivono, ma come “si deve” pensare e dire. Ad esempio, non vorrebbero mai una scritta o un pasticcio sui muri della loro abitazione, ma promuovono il writer perchè esprime il libertarismo anarcoide che è la loro reliquia ideologica tardo sessantottina.

  21. Mi trovo daccordissimo con il signor Sparz, di sopra.

  22. lambertibocconi said

    Binaghi/Baldrati come… come… non mi viene! :-)
    In questo caso, d’accordo con Binaghi.

  23. emilia said

    Mi associo a Mauro Baldrati, Sparz e Pamela nella difesa della libera espressione dell’arte, ma soprattutto nel monito a non generalizzare. Il lettering è solo una parte di quel vasto e vario mondo creativo attraverso il quale si esprimono gli street artists comunemente chiamati writers. Lo stesso lettering, che forse non ne è la forma migliore, ha una sua storia di rivendicazione sociale molto profonda che andrebbe conosciuta, la street art figurativa, poi, prevede un accesso pubblico e la totale fruizione dell’opera d’arte senza che questa resti vincolata ad ambienti privati, asfittici e legati al solo sfruttamento economico dell’arte. Ma questo non toglie che anche i centri ufficiali della cultura ne abbiano riconosciuto il valore, basti pensare alle tele esposte proprio in questi giorni al Centre Pompidou di Parigi. Non è un fenomeno di oggi, quello della street art e non credo che avrà vita breve, anzi. La street art ha una storia artistica, ma soprattutto sociale, politica e cultura importante che è un peccato e un errore ignorare. I veri street artist, tra l’altro, hanno anche un codice, che gli impedisce il vandalismo puro, se non altro per profondo senso artistico. Purtroppo, per difendere la libertà di espressione di questi, mi vedo costretta a difendere anche la libertà dei ragazzini di scrivere per strada “io e te 3MSC”, perchè il ragionamento opposto sarebbe aberrante.

  24. vbinaghi said

    But not on my wall, of course!

  25. pamela said

    Emilia, mi dispiace deluderti, ma hai mal interpretato le mie parole. Sono una moderata consumatrice di carciofi, che mi vengono spacciati al mercato di Ladispoli.
    La mia dura realtà di pendolare mi porta a detestare tutto quanto ostacoli la visibilità di treni, fermate, altri binari. Le mie doti ESP, il mio corredo di sfere cristalline, pendoli e mazzi di tarocchi non sono sufficienti a vaticinare il piccolo mondo che mi attende fuori da una carrozza oscurata dagli scriventi writers. Ho visto uomini e donne appoggiare l’orecchio al suolo del treno metropolitano, cercare segnali di fumo interni alla vettura, invocare prodigi divini o alieni, passaparoleggiare favoleggiando di fermate prossimo-venture. Ho visto matematici, statistici e giocatori al lotto contare le fermate, fare calcoli, scrivere equazioni, per scendere immancabilmente a quella sbagliata.

    Ai miei tempi c’erano i murales, a volte bellissimi, immagino commissionati dal proprietario dello stabile, c’erano delle misteriose scritte che ci rassicuravano sull’esistenza di Dio, scritte private amorose o spiritose che non davano nessun fastidio. Adesso si esagera, secondo me, prendendo di mira i treni e le metro. Aggiungo che sui miei tragitti non ci sono opere d’arte, solo scritte brutte e angoscianti, che non vorrei essere costretta a contemplare, mentre cerco di scorgere punti di riferimento e coordinate del mio percorso quotidiano. Secondo me è una violenza l’imposizione della propria “produzione artistica” a chi non è disponibile a fruirne. Trovo altrettanto violenta l’imposizione di musica, programmi radiofonici e televisivi sulle metropolitane e sui treni. Come vorrei scegliere se ascoltare o meno un programma ed eventualmente decidere quale, vorrei anche decidere se guardare un’opera pittorica o meno ed eventualmente decidere anche quale guardare.

  26. ramona said

    Probabilmente come in tutte le cose la verità sta nel mezzo. In questo caso, e senza essere benpensanti, che io proprio non lo sono, non si può negare che sia fastidiosissimo vedere “pastrocci” senza senso ovunque, a cominciare dai vagoni del treno, per finire ai muri di case private o ai monumenti.
    Allo stesso modo però è innegabile che certi disegni sono molto belli. Ho visto i muri di capannoni abbandonati, lasciati al peggior degrado, acquistare vita e significato sotto i colpi degli spray dei writers, e in quel caso sono stata perfino grata a quegli sconosciuti per aver colorato un grigio inqualificabile, molto più squallido di un qualsiasi disegno.

    Certo che c’è dell’arte, ma non tutta è arte. Come in ogni campo artistico: per dire, in tanti scrivono o dipingono, ma non tutti sono scrittori o pittori.
    Non so più in quali città, ma ci sono stati dei Comuni che hanno messo a disposizione dei writers dei grandi spazi bianchi, dei teloni, forse, sui quali poter dare libero sfogo alla creatività senza danneggiare il bene pubblico, che rimane un grave gesto d’inciviltà e disprezzo.
    Forse così si può salvare la classica capra con i classici cavoli, senza soffocare il bisogno di gridare, di lanciare dei messaggi, in sostanza di comunicare, di questi ragazzi.

  27. cletus1 said

    Cazzo ! Ha funzionato ! 24 commenti su un post sfigato messo su in quattro e quattr’otto usando i seguenti ingredienti:
    a) profonda rottura di coglioni nel vedere come le mie tasse vengono vilipese da qualcuno che ritiene di avere il diritto di imbrattare dove crede lastre che sono pure costate qualcosa;
    b) distinguo fra il “genio” di cui al punto A e altri che quantomeno danno un senso artistico alla loro opera, ho citato non a caso Harig e i writers palestinesi;
    c) provare a tastare il polso dei commentatori circa le condizioni del loro rapporto con un animale brutto che si chiama senso civico;

    Azz, ho letto scomodare categorie che credevo desuete, il benpensantismo. Che fine aveva fatto ? Dev’esser in crisi anche il WWF per non averlo posto sotto tutela prima che si estinguesse del tutto.

    Che dire ? A costo di sembrar volgare spendo un’altra battuta (stavolta captata da Zelig, credo, se la memoria non mi fa acqua…)
    “So tutti froci, cor culo dell’altri !!!”.

    Volete che rintracci Flo e gli chieda di venire a fare una capatina dalle parti vostre ?
    Armato di spray, s’intende.

  28. fabry said

    noi si confina con quartieri ricchi, tipo casalpalocco e l’axa: ci sono ville favolose prese di mira da spraysti clandestini. lo spettacolo è sempre lo stesso: tentativi reiterati di cancellazione e nuovi testi incomprensibili che si sovrappongono. chi vincerà si sa in anticipo. ci vorrebbero i cari vecchi appostamenti, che però non servirebbero a niente. ci sarà sempre una mano che tornerà a sfregiare la villa del ricco: che sia un segno o un monito? mi viene in mente la famosa scritta: mene, tekel, peres (Daniele 5,25).
    vabbe’, buonanotte.

  29. Sparz said

    io questa argomentazione ossessivamente ripetuta del “scritte sì ma non a casa vostra” proprio non la capisco, ma chi ve l’ha detto? Venite a scrivere sotto casa mia e poi vediamo se mi scandalizzo, come fate a fare i processi alle intenzioni? Se comincerò a protestare allora avrete ragione, ma se per caso non protesterò? Come la mettiamo, avrete parlato per dare aria ai denti, o, per dir meglio, per fornire un’argomentazione fasulla, cari li miei.

  30. Sparz said

    cari Cletus1 e Binaghi, potreste però almeno aderire a questo appello:
    http://www.nazioneindiana.com/2008/01/05/un-frammento-di-memoria-da-salvare/#more-5102
    grazie.

  31. Giovanni Nuscis said

    Al di là delle reazioni e dei gusti soggettivi sull’opera dei writers, dico che mi piacerebbe vedere spazi pubblici e privati (che lo richiedono) decorati con gusto, coinvolgendo magari le accademie delle belle arti e gli istituti d’arte, a costo zero. Senza per questo escludere spazi appositi anche per comunicazioni o sfoghi personali, da ripulire e riutilizzare, periodicamente.

  32. cletus1 said

    Sparz, hai capito proprio tutto ! In ogni caso, se oltre al cab e all’abi aggiungi anche uno straccio di numero di conto corrente facile ti faccia vedere quanto sono “benpensante”. Buonanotte.

  33. Molesini said

    Scritte sembrano parole
    parole che sembrano scritte
    e significato indeciso
    ma un blu viola
    “morire per non soffrire”
    “vivere per combattere”
    “ceko, res, wek!”
    l’antologia del ghetto:
    accomodatevi qui.

  34. Mi verrebbe uno pseudoaforisma:

    “Ognuno faccia quello che vuole in casa d’altri, basta che non sia la mia”. :-)

    Comunque io tutto questo danno in giro non lo vedo, sebbene con l’arte i writers spesso (non sempre, come ricorda Mauro) c’entrino poco.

    fk

  35. Sparz said

    cletus1, la polemica ti acceca: il numero di conto ci sta, nella terzultima riga del post citato, comunque te lo copioincollo qui così non devi fare il giro: C/C Postale n. 73340903 . Grazie.

  36. vbinaghi said

    Per una definizione di ideologia.

    Legalità e proprietà sono istanze da rispettare?
    Si, ma non sempre.Per esempio, non quando ci sono di mezzo aspirazioni artistiche e urgenze espressive (ma quale giudice le distinguerà dal puro vandalismo o dall’inutile esibizione narcisistica?)
    E’ più o meno quello che pensa Berlusconi della sua villa con vulcanetti e tsunami artificiali in Sardegna.
    Che infatti, nonostante le varie iniziative amministrative, resta com’è. Anche lui un benemerito dell’arte?

  37. cletus1 said

    Sparz, puoi chiamarmi anche semplicemente Cletus, che quell’uno prim’ancora che attagliarsi alle mie smisurate manie di grandezza, è il frutto di un precedente utilizzo dello stesso nick (evidentemente non cosi originale) di wordrpress e prim’ancora di clarence. Detto questo ho ben letto che c’era un numero di conto postale nel post da te indicato, ma perdona il bisticcio, l’equivoco è nato in quanto ignorante che sia possibile fare bonifici su conti correnti postali. Non c’è bisogno di scriverli in braille, ci vedo benissimo, almeno…

  38. emilia said

    Clutes, il valore di un post si misura dal numero dei commenti o dal contenuto del post stesso? E il valore di un’opera d’arte si misura dal luogo in cui è esposta o dal contenuto dell’opera stessa?

    Credo che si debba fare una grande differenza tra le cose, stare attenti e guardinghi vnei confronti di ciò che si vede e distinguerlo da ciò che è. Il qualunquismo è un male simile al “benepensantismo” (se mi passate l’orrida espressione).

    E’ un mondo affascinante, quello della street art, pieno di passione e di desiderio di libera espressione e libera fruibilità dell’arte, oltre che pieno di quella bellezza che, ci auguriamo, salverà il mondo. Proprio su queste pagine si dovrebbe evitare, credo, di lanciare anatemi e maledizioni alla do’ cojo cojo, che non è tutto uguale. E per fortuna.

    Pamela, sì: avevo completamente frainteso le tue parole, scusami… :-)

    P.S.
    imbrattate, imbrattate liberamente anche sotto casa mia, se trovate ancora un posto libero :-P

  39. cletus1 said

    no, il valore di un post non si misura (alla stregua di una hit parade) dal numero di commenti che e’ in grado di sollevare. Resta però il fatto che sull’argomento, si registrano posizioni diverse e ciò, in un ambito civile, oltre che lecito è anche doveroso, o quantomeno auspicabile.

    Ciò detto, ti dedico, in segno di pace, Street life (qui il trailer su youtube)perchè oggi è anche l’Epifania, e siamo tutti più buoni…

    ps. qualcuno sa dirmi dove trovare una bomboletta ? (invece di tentare di scrivere senza successo racconti, se writer ambisco ad essere, vuoi vedere che non ho capito niente, ed è il grafitaro il mio prossimo, personale, orizzonte ?)

  40. m.baldrati said

    Ma.
    No, un post non si misura in qualità dal numero dei commenti, ci mancherebbe. Spesso le polemiche si accendono e vivono di vita propria, mentre ci sono dei post interessanti che sembrano cadere nel vuoto (ma vengono letti e apprezzati).

    Io tutte queste dichiarazioni assolute e queste indignazioni proprio non le capisco. Non si tratta di farsi piacere i graffiti, possono non piacere, ma farne un dramma ideologico è sbagliare totalmente la mira. Vogliamo incazzarci contro la bruttezza delle città? Bene. Prendiamocela con certe enclave progettate alle periferie, palazzoni enormi dove il policentrismo urbano viene fatto a pezzi. Qui, si specula, si fanno i soldi ( i palazzinari), si tenta continuamente di ridimensionare i piani paesistici regionali per costruire, costruire, speculare. Ed è tutto legale, quindi l’ossessione per la legalità va a farsi friggere. Oppure i monumenti di rifiuti di Napoli, altra bruttura planetaria. Invece è più comodo, forse per sfogare il proprio senso di impotenza, ringhiare contro i graffiti, dove ci sono cose stupide (ma in fondo, chi se ne frega), altre interessanti (a proposito, Giocatore d’Azzardo, la definizione è loro, dei writers, e c’è anche “Walls of fame”, quando si lavora sui muri invece che in capannoni). Sì, penso che sia proprio questo: il senso di impotenza spinge alcuni a diventare “benpensanti” come ha detto qualcuno.

  41. vbinaghi said

    Altro sillogismo da antologia:

    Non ti piacciono i writers?
    Allora ti piacciono i palazzinari.

    Complimenti.

  42. Giovanni Nuscis said

    Il punto nodale, forse, continua a gravitare su questa domanda: se sia giusto scrivere, disegnare, dipingere nello spazio di proprietà di un privato. Intendendosi per privato non tanto il riccone o la personalità poco o per nulla amata, ma il piccolo proprietario che contribuisce con sacrificio alle spese di restauro di muretti e mura perimetrali della casa dove vive.
    La mia risposta è che sì, mi spiacerebbe, ma non ne farei un dramma; dispiacere che s’attenuerebbe se gli scritti non fossero le solite banalità; dispiacere che si ribalterebbe nel contrario se si trattasse di disegno o dipinto accattivante, impossibile però da definirsi a priori.
    Fermo restando quanto detto sub 31, ben vengano estro e fantasia nelle grigie periferie, di cui sarebbe bello cogliere e rappresentare lo spirito del luogo e del tempo.

  43. cletus1 said

    Pubblici, Giovanni Nuscis, sono spazi pubblici. Diventano privati grazie all’appropriazione, indebita, degli sporcatori di turno. Fossero privati, ognuno a casa sua fa quello che meglio crede e non ci sarebbe nulla da eccepire.

  44. Alessandro Ansuini said

    Vorrei contribuire a questo post con un link a uno dei più grandi artisti internazionali del momento, giusto per spezzare una lancia in favore di un’arte che mi pare conosciate poco: http://www.blublu.org/

    buonaserata

  45. fabry said

    la questione delle scritte sui muri è un crocevia di visioni sulla vita, com’è giusto che sia. in tempi remoti scrissi su un muro: “io sono io”. in successione apparvero: “anch’io”; “io no”; “e io?”. questa catena ha un valore simbolico. l’affermazione della propria identità assume varie forme: positiva; solidale; contrappositiva; dubbiosa. una soluzione potrebbe essere mettersi intorno a un tavolo e discutere sullo spessore, l’efficacia, l’utilità di ciascuna posizione. ma ci sarà sempre qualcosa che sfugge, perché non accetta la formalizzazione. l’anarchia è una quinta via con cui bisogna fare i conti. ora si tende a integrare coloro che rifiutano la struttura sociale e legale. ma anche questa è un’utopia: lo strappo fa parte del sistema.

  46. Giocatore d'Azzardo said

    Lamberti: mi sono espresso male e, pur avendoci ripensato, non molto, non sono riuscito a trovare una risposta. La domanda ‘reale’ che mi ponevo, e pongo, era: chi è il benpensante?
    Per quanto riguarda il DSM il problema non mi tocca: ci sono talmente tanti psichiatri e psicologi che giocano d’azzardo (male, confidando nella loro infinita presunzione di saper interpretare ‘gli altri’ a vista) che mi ritroverei in buona compagnia. Tra l’altro avevo investito, anche in termini economici, qualche anno fa, per delle lezione da un paio di ‘esperti’ simili, che potessero servirmi per interpretare meglio le posture, gli attegiamenti, etc… dei miei antagonisti. Ho scoperto, purtroppo, che ne sapevo molto di più io e gli ‘esperti’ non riuscivano, nonostante tutta la loro conoscenza, ad abbandonare gli schemi interpretativi che avevano accumulato e sedimentato col loro lavoro. Siamo messi male…

    Fabrizio: integrare l’anarchia è impossible e sono d’accordo, ma qui si assiste al fenomeno contrario: l’anarchia che, con un minimo di stimolazione (economica), si integra da sola. Posso ridere pensando all’operazione economica inventata per trasformare 4 scarabocchi in arte? Se basta essere arrabbiati per diventare artisti, beh, mi metto in lista :-) e mi fa ridere tutto questo parlare di ‘espressione’, ‘arte’, ‘cultura’ per giustificare quattro scarabocchi. Però ora, alcuni di questi ’scarabocchiatori’, pur continuando ad essere artisti dilettanteschi e di scarso valore, non lavorano più come commessi al supermercato e rilasciano interviste. E se la tirano pure.

    Baldrati: se sono stati i writers (alias scarabocchiatori) a inventarsi la definizione di Walls of Fame, beh, stiamo freschi: questi non sono ‘giovani in cerca di diverse forme di espressionismo’, ma esperti di marketing che hanno investito, riuscendoci, per infilare nel mondo dell’arte (?) l’ennesima fregatura. Convincendo anche noi che vale la pena di parlarne. Sorridi!

    Vado, che oggi c’è il sole.

    Blackjack.

  47. cletus1 said

    @ Alessandro Ansuini, molto belli. Ma qui siamo in un altro territorio, dominato da una valenza d’arredo urbano, quali che siano le sensibilità artistiche di ciascuno. Tale distinguo, a non volerlo riconoscere, nei commenti di molti, arena la discussione su questioni di principio tanto vacuee quanto sterili. E’ opportuno che TUTTO venga definito arte ? E’ lecito che superfici pubbliche vengano sporcate con segni dalla dubbia valenza artistica ? Quanto costa alla collettività il doverle periodicamente rimuovere ? C’è un metro di giudizio “universale” ?

  48. Veramente impressionante la rozzezza con cui binaghi semplifica e banalizza il pensiero altrui per attribuire agli altri elucubrazioni tutte sue. Binaghi, ma che t’hanno fatto?

  49. Alessandro Ansuini said

    @Cletus1

    Ciao, l’importante è che ecco, si consideri anche che in mezzo agli “imbrattamuri”, come li ho sentiti definire, ci sono anche i blu. solitamente un writer riqualifica posti o aree che solitamente sono abbandonate e dismesse, oppure crocevia dove di solito l’arte non entra. (per esempio le gallerie stradali) Ora, certo che tutto non è arte, ma, se vogliamo entrare nella discussione, a me piace il gesto a monte, liberatorio, che se seguisse le regole che ho riportato sopra non farebbe del male a nessuno. poi certo, alcuni esagerano, altri sono ragazzini, ma una generalizzazione come quella che stavate portando avanti mi sembrava un po’ eccessiva. ti dico un aneddoto. a Roma si dice che sotto al lungotevere ci fosse un murales di Keith Haring, quando non era nessuno, che è stato fatto imbiancare dal comune!!!
    Magari adesso lo chiamano e gli danno 100.000 euro per “abbellire il lungotevere”, chi lo sa, eheh.
    Veltroni ne è capace.

    Buona giornata

  50. isabella said

    faccio mia una frase trovata ormai oltre trent’anni fa su un muro:
    I MURI SONO FATTI PER SCRIVERCI

    Credo che per me anche gli alberi fossero fatti per intagliarci sopra messaggi.
    Poi hanno cominciato a dire che gli alberi soffrivano e che i muri erano indecenti.

    Ma io mica ci ho mai creduto …. ;-)

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