Dalla clinica psichiatrica – di Franz Krauspenhaar
Posted by franzk on January 8, 2008
Scriverò un’altra sfilza
edificante, l’assaggio sale su
chiodato per la gola. Ensor lo vidi
persino al museo, tra
le sue maschere, come
il salumiere tra i clienti fissi.
Vino e birra. Lo sbronzo non
sapeva dov’era. La poesia
è muta come la scala B, calva
come la follia che hai fatto,
sporge come un suicida.
E un operaio sghignazzava.
“Non è valido! Non è valido!
Non è valido! So scrivere meglio io
la lista della spesa! Siete bravi
a mangiare senza muovervi dalla
sedia, io sui tubi grondanti piscio
le rime dell’edilizia franca!”
Sono diventato moralista al cubo,
intubo sentenze e massime
giù nella gola, il cibo liquido,
fino alla fine del componimento.
In alto perciò i cuori di pietra!
In alto i calici del grande sbronzo!
In alto i camici delle infermiere!
****
E se non conosci Ensor affrettati,
è uno delirante, made in Belgium,
un cantore di corte vuota, solo spettri
che rodono, che pisciano nei vasi
del disumano. Io, qui all’asylum
per prestatori tumefatti, con l’anima
gonfia di preservativi, vado avanti
a cadaverilene malmostato, 100 mg.
Quattro signori pazzi guardano l’aria
cadere, una donna è sdentata, una
volta era bella e sapeva di confettura
alla fragola, mi ha detto il marito
in visita. Il professore è candido
forse per via del camice, e Sonia,
l’infermiera dalle tette lunghe, con
le labbra Gran Riserva, mi suscita
erezioni di tenerezza splendida.
Qui non si sta male. Ricordo di nuovo
l’operaio, che sghignazzava dal ponteggio
mentre nevicava pelle bianca, e gli alberi
simulavano un pestaggio. Erano ridotti
all’osso, come ciminiere smangiate
dal fumo, che lentamente ritornava indietro.
Ricordo che scrivevo molto, le sere
soprattutto d’estate, il notes
sulle ginocchia color malva, i testicoli
introflessi dall’angoscia, le murene a percorrere
la mia schiena con un fischio di treno
sgozzato da coltelli di lamento.
Poi mi spensi come un sigaro rubato,
venni portato qui da una Citroen bianca,
familiare, ardimentosa a scantonare
nel traffico topesco della sera.
Dai polsi sudavo stigmate di nonsense
aperto, a liquidare il mio sangue
di santo apposito, di santo curioso
non ufficiale, fustigato dal male.
Qui si sta bene. Il ronzio della mente
fa buon brodo sullo sciacquio dei sensi
sedati. Fissato alla parete, prendo la dose
elettrica e mi scuoto come un cane
nella pioggia, le gocce sparano dal bianco
della camicia, nell’ombra lieve separata dal corpo.
(Immagine: James Ensor – Autoritratto con maschere)

















fabry said
potente visionarietà.
bravo, Franz.
fabry
robertorossitesta said
Potente realtà.
Bravissimo e grazie,fratello.
Roberto
lisa said
…non mi viene nulla con “potente”
ma estrema lucidità in questo testo, quella che solo la follia a volte sa avere.
bravo. mi è piaciuta molto.
lisa
jolanda catalano said
Pur trattando un argomento così drammatico,i versi si sciolgono in una malinconica quiete dove la poesia “muta come la scala B”passa attraverso il dolore,lo scarnifica degli orpelli inquinanti e,liberandolo,restituisce integra la forza evocatrice che si alimenta e vive proprio “nell’ombra lieve separata dal corpo”.
bella mattinata franz
jolanda
paolocacciolati said
Grande Franz.
OT: un trittico di Bacon sarà battuto all’asta di Londra con base 34 milioni di euro!
P.
Roberto R. Corsi said
Qui non si sta male. Ricordo di nuovo / l’operaio, che sghignazzava dal ponteggio / mentre nevicava pelle bianca, e gli alberi / simulavano un pestaggio. Erano ridotti / all’osso, come ciminiere smangiate / dal fumo, che lentamente ritornava indietro.
Ottimi spunti, questo il migliore.
l’immagine della muta scala B colpisce anche me – una sorta di “fronda del salice”.
Bello poi il cercare di accostarsi alle forme culturali (in questo caso: artistiche), strada per la quale da tempo nutro un debole.
Meno concorderei sulla esterofilia lessicale e sull’urgenza andrologica, peraltro oggi dilaganti.
Ma si tratta di inclinazioni personali e di spunti nel complesso marginali, rispetto a quello che rimane un buon testo.
lapoesiaelospirito said
Vi ringrazio molto per aver apprezzato.
Franz
forzaelettromotrice said
mi ha talmente colpita che non riesco a commentare
fem
mariobianco said
Forte:
una sorta di beveraggio che ti brucia la gola,
ma stimola la zucca, proprio dura!
Ho cercato varie volte di scrivere ‘na poesia lunga su Ensor; non ci sono mai riuscito.
Sono stato anche a Ostenda per vedere la sua casa/museo/bottega, intatta; perchè lui ci aveva un negozio dove vendeva ricordi esotici, roba di mare, conchiglie bellissime.
Non volevo più uscire; non è che ci fossero molti suoi quadri, ma era l’atmosfera di quegli ambienti un po’ scuri, un po ‘tetri, ma pieni di vita, insieme: Sentivo lui girare per casa.
La Signora del Ponte di Lance said
Qui si sta bene.
Di strazio e dolcezza.