Dalla raccolta: Dai libri di lettura – di Nadia Agustoni
Pubblicato da franzk su gennaio 12, 2008
chiedo asilo
chiedo asilo alle ombre all’ombra che m’incolla
la figura alla vita che mi fa assente nel rassomigliarmi
che con dovizia mi crepa il muscolo cuore e mi dà sorte
come a chi non è dei suoi a chi stanca la parola non pronunciandola
e non ha il controcanto di un coro non è l’eroe che tarda
ma infine si fa vivo battendo al portone colpi d’aria
che fermano le voci nel bum nel sesto senso della veglia.
chiedo come non si chiede niente che esista se non a margine
in appunto o per disaffezione alla noia
e a quell’impiccio di fughe in avanti che si hanno a volte
quando duro lo specchio rimorchia il verticale dell’occhio
e delira il volto e ci bandisce.
ho avuto l’età
ho avuto l’età che ogni giorno è nuovo
che t’importa e non t’importa del dolore cha sai che non altro
c’è da sapere che un chiarore all’alba dove il pensiero
non comincia e ci stana una lentezza di pace ma non gravida
né grave è l’attesa e il travaso dal tu al mondo avviene come il caso.
se fossi
se fossi un capitano di mare o un emilio salgari contento
di mille e una parola mille e un racconto di arrembaggi
di confusi pericoli e di terre che han furore di esistere
e aprono il sogno lo scuotono e tornano alla pagina
non remissive ma puntando l’indice riga a riga tuonando
d’una memoria che è di nessuno…
se fossi un piccolo pesce nel mare che guarda in su alle navi
ai grandi mutamenti del cielo al mareggiare di nuvole
o all’alga che a riva si ferma e viene colta dal piede
s’immischia col granchio con la sabbia con l’alibi del sole
e non ha da chiedere alcun perché…
se fossi del sasso particella o della pianta che sono a sé tutto
ma anche niente e volentieri si prestano al meno
all’opacità della vita a quella simil morte di accudimenti
di ricordo appena nato e smarrito o forse tanto cosmico
da perdersi e chiamarci ferendoci…
se fossi di passo felice e occhio a destra e a sinistra
o soltanto specchiante a qualcuno che possa riderne
e mai ne venisse l’incerto il male striminzito della lingua
che si impresta e di gridi si fa viva ma poi è nulla più
che te com’eri…
se fossi materia corpo unghia che strina le superfici
e non la più mortale invidia d’ogni pericolo
quel segnarsi spaurito che vuole pregnanza
intravede senza ovvietà ma non ha mira
che l’altruismo e poi si sbaglia orbato a nuovo
di nuovo fatto spoglio di un io principiante…
il grillo re dei grilli
salta nella voce un grillo parlante…
con grazia di insetto fa bla bla toglie spine
dalla lingua nel palato scava gallerie
in cui balla la vocale la consonante il discorso
del reo che non si ascolta .
il re dei grilli è la sua ombra …
mostra la carta vincente perché bianca
e un vero alfabeto di ventuno lettere con la a
scritta maiuscolo com’era a scuola e più in là la b
eccetera…
pinocchio è assolto…
l’alfabeto è gremito di grida
il burattino, lucignolo, il gatto e la volpe
o lo stesso mangiafuoco
contano sulle dita il resto del tempo.
bollettino del clima
sul national geographic leggo il bollettino del clima
i ghiacciai che si sciolgono e la temperatura che sale
fino a noi dai deserti e andando di bolina, stretto il vento
a venti dall’orbita impazzita che scavano l’acqua, la terra
frana in calcarea ascesi e sembra non avere tesori
ma tenere il buio in cumulo di foglie nere
a fare fondo, torba…
non è metafora la strada gelata né la linea dei boschi
centrata in una solitudine di spazi in un resto
di case che costeggiano quel dimenticarsi del tempo
tra blairgowrie kirmacheal enochdhu dove
ancora giovane cammino, il passo teso nel freddo,
la giacca in cui affondo vedendo lo scoglio dei vuoti
il tumefarsi a sera del cielo…
c’è una sordità in quell’ora avanti la notte che incute
coraggio e misuro dalle finestre il nord tra gli alberi
le basse montagnole in cui brume e miraggi hanno taciuto
e mi perde il pensiero d’essere in bilico tra le cose
di avere come mosche che girano in testa, un solfeggio
stremato, un catrame in cui il passato
crolla a km…
a nugoli le pecore cifrano i campi di bianco, non c’è gesto
di braccia che possa muoverle, ma è l’impiccarsi d’aria
che soffiando acquosa scuote l’erba e i nidi di fantasmi fantastici
sgomitolano fin dentro le siepi, si riempie l’orecchio
del crac dei rami e in linea cobalto il meridiano
è dentro un vulcano d’ombra e nello steccarsi di richiami
gutturale un suono giunge lontano e vicino
tende le corde vocali…
la radio annuncia l’intensificarsi di una depressione
e l’inglese smorza quel terrore di perdita
quel no di lingua che interra la stagione e fa la specie
quando sragiona di sé e oltrepassa le uniche vicende
che abbiamo a cuore e ci stana somiglianti a conigli
che corrono, file di grandine e rumore
che decide la mappa immaginaria
delle fughe…
il clima freddo non perdona, gli uccelli
sono neri di rabbia e prendono a beccare la brina
o lo immagino e nel fumo che scorcia le highlands
i paesi diradano e c’è nei campi
un’assunzione aspra, un’attesa,
dietro lische di case a occidente, nel frullo
d’ali sull’erba che avanza per frammentazione…
l’aria è la scena muta di questa terra, grondaie
e una parete di gelo, il brillare di una greca nel suo disegno
stelle informali cui nulla può l’assillo del tempo
perchè ignorano la loro strage e come un millepiedi
ho poligamia di passi dove arrivo, scarpe
che ingrossano e il fiato in nodi ventosi
che fa un fischio…
la via lattea l’orsa maggiore e la minore
sono segmenti ordinati da quassù, il cielo,
le galassie e qualche universo più in là l’iddio furente,
ci sorvegliano, pensano che mai avremo
l’approdo del mare e i ghiacci nella loro deriva
agganciando le coste mieteranno vita
luoghi verbo…
(Inediti. Immagine: Rosemarie Trockel – Genitalorgane)














violaamarelli detto
un accumulo di immagini metafore, un decifrare il senso che sapientemente lo ri-cifra, in ritmo sordo e continuo,e talvolta a squarciare,il lampo di una possibile via di fuga (il travaso dal tu al mondo avviene come il caso; e poi si sbaglia orbato a nuovo di nuovo fatto spoglio di un io principiante…), come in un darsi pace che mai arriva; brava Nadia, Viola
enrico de lea detto
davvero bei testi – complimenti
- mi piace in particolare “chiedo asilo”, con la sua apparente disperata noncuranza, che mi ricorda certi testi di Robert Walser
nadia agustoni detto
@ Viola e Enrico
Grazie per l’attenzione, per la lettura partecipe.
Segnalo solo che dopo Hihglands la i è rimasta attaccata alla s finale e dovrebbe risultare ” i paesi diradano e c’è nei campi”… che fa riga a sè. Il server li ha appiccicati nella stessa colonna.
Re detto
nadia, hai cambiato respiro! queste ultime cose (immagino ultime) sono di una densità che non ricordo nelle altre tue poesie che conosco; sembra che la tua riflessione critica sul reale qui si innesti “olisticamente” all’esperienza della natura come evento “umano”, conversazione personale, certo, ma anche patrimonio collettivo. non so se riesco a spiegarmi, queste sono impressioni veloci scritte da una postazione remota, quindi perdona la confusione. ti sento matura, intensa (e certi attacchi anapestici ne sono l’efficace espressione). mi piace molto il bollettino. un abbraccio, renata
silviamonti detto
“ho avuto l’età”.
mi piace, davvero.
s.
lambertibocconi detto
Nadia, sei tostissima! Scusa se non mi sono mai più fatta sentire. Sinceri complimenti. C’è il libro? Un abbraccio da Anna
nadia agustoni detto
@ silvia
grazie
@ anna
il libro c’è, per l’editore sto sentendo. grazie e ci ripescheremo vedrai.
Fabrizia detto
Sono bellissime. “Ho avuto l’età” mi si riverbera dentro, per l’incastro o il montaggio delle parole, che restituiscono -ricomponendole-la linea spezzata di esperienze difficili a dirsi. “Chiedo asilo” è straordinaria, come ha già detto giustamente qualcuno nei commenti. In tutte si avverte una maturità poetica che è anche uno sguardo diverso sul presente comune. Non ci leggo nessun intimismo -l’intimismo essendo sempre una rivincita del sé- ma una parola del “fuori”, che resta tale anche quando sei tu Nadia ad occuparne il posto.
Perché alla fine l’”asilo” è sempre il pharmakon -veleno e cura allo stesso tempo- di un esilio essenziale che ci riguarda oramai quotidianamente. Grazie, Fabrizia