Napoli e la lezione della “monnezza”, di Antonio Ghirelli.
Posted by marsiglia on January 14, 2008
Un grande giornalista, autore di numerosi libri, ci racconta l’emergenza rifiuti.
“E’ un declino
culturale e
politico in tutto
il nostro Paese”
***
“Camorra, rifiuti,
giochi proibiti di
imprese del Nord
e fatti grotteschi”
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Se tralasciamo i dati spiccioli della cronaca e quelli specifici relativi alla responsabilità del trio Bassolino-Pecoraro Scanio-Iervolino nella tragedia dei rifiuti in Campania, potremo forse individuare in quella catastrofe, del tutto inverosimile nel cuore di una della nazioni fondatrici dell’Unione Europea, alcuni aspetti essenziali del declino morale, culturale e politico stiamo purtroppo vivendo e certamente non solo sulle rive del Golfo di Napoli.
Il primo aspetto essenziale della crisi è l’incapacità decisionale del governo, derivante ad un tempo dall’annientamento dei partiti storici italiani, perpetrato con un’operazione giudiziaria orientata a senso unico nell’immediato, e dalla debolezza della coalizione governante, nella quale sono costretti a coabitare esponenti della cultura cattolica, reduci dal suicidio dei comunisti e dei socialisti, piccoli nuclei liberaldemocratici e radicali e finalmente minuscole liste locali racimolate tra clientelismo meridionale, estremismo ambientalistico e velleità moralizzatrici. Un vestito d’Arlecchino che mutatis mutandis, potrebbe essere tranquillamente indossato dalla coalizione berlusconiana, anch’essa in fase di disintegrazione.
Naturalmente, all’incapacità decisionale dovuta ad una situazione oggettiva si accompagna quell’istinto di conservazione che ha nel presidente Prodi il suo campione e che ostacola ogni onesto tentativo di riforma, inducendo sistematicamente alla pratica del compromesso, una pratica che era comprensibile ed accettabile durante la Prima Repubblica, quando c’era la guerra fredda e al di fuori di una democrazia consociativa avremmo conosciuto la sorte delle sventurate nazioni dell’Est europeo, ma che oggi di fronte alla mutazione epocale della globalizzazione è semplicemente funesta.
Difatti, governo e maggioranza hanno taciuto per anni di fronte alle crescenti e allarmanti prove di impotenza della Regione, dei sindaci e delle forse dell’ordine in Campania, tanto in presenza della camorra quanto in relazione alle dissennate proteste di popolazioni periferiche, avallate dall’estremismo ambientalista, contro ogni forma di civile smaltimento della “monnezza”. Ed hanno taciuto, Prodi e i suoi ministri, per non compromettere le posizioni di potere conquistate da Bassolino con lo straordinario consenso della cittadinanza. Ma al tempo stesso hanno sostenuto che il vero problema nazionale era nientemeno che la Questione del Nord, in modo da placare la Lega e al tempo stesso tentare di riguadagnare terreno in regioni ormai dominate dal centro-destra.
L’altro aspetto essenziale del declino italiano chiama in causa proprio quel federalismo smodato e dispendioso a cui parlamentari e ministri si sono acconciati nelle varie legislature, per mero opportunismo e, nel caso di Alleanza Nazionale, con un’altra specie di suicidio, visto che ha accettato di restare nella stessa coalizione con quel Bossi che del tricolore voleva fare l’uso che sapete.
In Italia il federalismo ha un’indubbia giustificazione storica ma soltanto perchè si rifà all’epoca dei liberi Comuni e delle nobili Signorie. E quindi sarebbe stato sacrosanto limitare le autonomie locali ai soli municipi, escludendo tanto le Regioni quanto le Province, le prime perché delimitate e caratterizzate da confini molto discutibili, le seconde perché costituiscono un inutile e costosissimo doppione delle Prefetture, organismo essenziale invece per consolidare la presenza dello Stato alla periferia.
Il danno maggiore in termini politici, però, è venuto soprattutto dal conferimento dei poteri eccessivi alle Regioni, simboleggiandone la grandezza con quella assurda scimmiottatura di un costume americano che è il Governatorato. Come al solito, comunque, si è creato il Governatore attribuendogli funzioni che nessun ente locale potrebbe avere senza gli strumenti, i mezzi, gli istituti necessari per assolvere. Si sono lette, anche a proposito della Campania, grottesche notizie sull’apertura di una sorta di ambasciata in alcune nazioni straniere, frequentate da delegazioni massicce di amministratori regionali. Si è letto perfino, e proprio in questi giorni, che la Regione Lombardia avrebbe in animo di modificare le norme della famosa legge sull’aborto, come se la Santa Sede si fosse trasferita a Milano.
E il povero Bassolino, laggiù sul Golfo, si è trovato a fronteggiare rifiuti, discariche, commissariati, plotoni armati delle forze dell’ordine, insidie della camorra e giochi proibiti di imprese settentrionali, senza avere nè la competenza nè le competenze per cavarsela. Nè Roma lo ha aiutato nemmeno per richiamarlo severamente ad un comportamento più rigoroso o, quanto meno, ad un contatto più democratico con i cittadini campani, ai quali in fondo si chiedevano sacrifici non lievi.
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Pubblicato su Scritture & Pensieri la pagina settimanale del Il Corriere Nazionale a cura di Stefania Nardini

















cletus1 said
Se vogliamo riconoscere un ruolo all’azione di stimolo degli intellettuali, alla luce di ciò che sta accadendo, viene da chiedersi, ma n’do stavano questi ? Si sono svegliati tutti adesso ?
stefania nardini said
L’osservazione é corretta Cletus. Ma un fatto va detto: Napoli é abbandonata da tanto, troppo tempo. Gli intellettuali pensanti emergono poco, molti se ne sono andati. Pero’ si scrive a Napoli. E non é solo Saviano. Poi anche sulla scrittura si fanno i conti con logiche assurde. E’ un discorso lungo ma faccio un esempio con un fatto concreto: Pietro Treccagnoli, giornalista, ha scritto un libro uscito un anno e mezzo fa. Titolo: “Non chiamatelo veleno”. Racconta, sia pure attraverso un romanzo, il traffico dei rifiuti e la morte da monnezza.
Se ne é parlato poco.
Ciao