La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Renata Morresi. Album di famiglia II.

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 18, 2008

aridita.jpg

Vita di coppia I

O que tu desiro

attorce e storto gode mi

plasiro zaratino coloniale:

è la maschera del bonding

surrogato di potere o narrazione,

come riccio di cuspidi coperto

acciaio scintillante, bestia,

hooking, fascio o neo-

preme, che nell’insacco tiene

molle e lullaby l’informe

l’Unheimlich,

la favola e l’affitto,

io, too, lieve

nausea e l’uovo e voi

il vov, il lei e lie

to me.

Canticchio

il midrash del culo -

“famiglia”,

fa scena,

ma si strappa nel dettato

la guaina impossibile

di chi è ha letto, a lato.

***

Fondale

Tu osserva alla destra le Marche

un tiepido ossario di luce:

qui come pannocchie si sgranano papi,

forasacchi sottopelle scavano i massoni,

farinelli sfilano dal colle in corriera,

decori e ninnoli da sacra rota,

e verso la valle in posa

stuccate sfingi nigeriane

stordite dal prozac.

Tu osserva il cordone scurito

che scorre in un letto

di schiume, è un fiume

che lava e allatta scarpe,

un esercito di storte

per mangiare alle ore date.

***

Vita di coppia II

Il tre è il giro

in tondo vuoto e disorbitato

in affanno di distanza:

lui ubriaco d’icone -

panettone, puttana,

melodramma, koiné -

la vita diabetica delle cose

senza sé, simonweil,

mi scanta, io

faccio fatica all’astinenza -

ariosa lei

stanza degli ospiti e spirito

da lavandino -

noi sgabello, scongiuro

e mano di mammana:

l’arte arcana del tre

farsi da parte.

***

Vite di coppia III

uomo senza denti

aperto come un maiale

a quattro di spade

fetore ingolfato

d’animelle, sanguinacci

m’hai scavato dentro l’ombelico

con le unghie e i buchi

delle unghie, con le ginocchia

e i chiodi, vestito di cere,

custode di muffe, anello

di salsicce. Io bolo tu

da ricucire, un omino patchwork,

un pezzetto da sugo,

risucchio e spolpatore.

***

Conciliazione

da te è ancora martedì

e io non torno al mio di tu

a solfeggiare via

delle Botteghe Oscure

il pacco sfatto, feticci che furono

nostri massimi sistemi

si veniva

nei tratturi, a latere, su Renault 4

impigliati in sacche di cupido,

su verghe in plastica, ovatta e tampone,

l’umore che in laboratorio

clonerebbe solo corde, stelle

a cinque punte, pistole.

***

Separazione

non è già ora di non

parlare o subito recede la fede

appagata dal festino

nuziale, spanking e sangue?

l’urlo che mangia la bocca

sventra e richiude

al contrario, l’inguine gode

e rimuove su un altro

lo stesso godere per cieca

adesione a memoria

a tornarsene dentro dove

si è uno e si muore

si è uno e si muoia.

20 Risposte to “Renata Morresi. Album di famiglia II.”

  1. jolanda catalano detto

    Lucide e forti con un dolore scarnificato,niente pietismo,un affondo nelle ferite come doppia appartenenza,un sé da portare in salvo.

    jolanda

  2. Un bravò! (come direbbe l’amico Jean-Michel), pienamente d’accordo con Jolanda: questa è poesia che incide sulle cose più forti della vita con un linguaggio preciso e veramente contemporaneo.

    fk

  3. luigisocci detto

    rispetto a tante poetesse para-avanguardistiche e in fondo intercambiabili della sua generazione, renata morresi ha qualcosa di feroce e neanderthaliano che la fa riconoscere e spiccare (e ce la fa preferire.)

  4. nadia agustoni detto

    Belle Renata, non posso che unirmi ai complimenti. C’è una forza incredibile, c’è un dolore profondo ma ci sono squarci che non si dimenticano. Bravissima.

  5. Di queste quattro, Re, ti riconosco in “Fondale” (forse perché mi pare di averla sentita?) più che altrove: l’uso inframezzato di termini che sanno d’antico e nuovissimo, in sinestesia – questo scrivere è un’avanguardia che non ha bisogno di manifesti o affiliazioni – gli scatti repentini di geografie e immagini (le Marche / le sfingi nigeriane), la metafora che fa della parola impiegata quasi un neologismo tanto lo carica di nuovo significato….
    Delle altre riconosco il mestiere, la mano, la storia. Ma rispetto a ciò che avevo letto finora mi sanno di una diversa ruminazione, di stacco, nel paradosso nuovo e urlato di una prospettiva così ravvicinata.
    Cri

  6. Gaja detto

    Deflagranti, indimenticabili. Una vera, lucidissima (concordo con Jolanda), ferita.

  7. alessandroseri detto

    Renata Morresi è la dimostrazione che la poesia necessita di un nuovo linguaggio per arrivare sull’everest. Renata Morresi il nuovo linguaggio lo ha creato. Non sono io che devo/posso giudicare ma poesie così belle ne ho lette poche e soprattutto da queste si comprende bene qual’è il termine di paragone tra la poesia e la non poesia.

  8. mi unisco al coro degli entusiasti! ma resta per me il fatto che la potenza linguistica (davvero stupefacente) della Renata si trova ancor più a suo agio nello stile epistolare, micidiale, delle sue email. Che sia destinata ad una sfolgorante prosa comica? speriamo di sììììì

    rosaria

  9. Renata detto

    cabarettista di neanderthal: quasi comincia a piacermi…

  10. intendevo dire: la formula poetica che Renata usa – ridotta all’osso – secondo me limita la sua capacità verbifera. oh renatina mia, scrivi più in lungo e in largo! hai troppa ENERGIA per il componimento breve!

  11. Laura Natalini detto

    Trovo estremamente interessante il mix di lingue, che, a mio modesto parere, rende l’emozione di fondo della poesia un sentimento universale; complimenti.

  12. rotovostok detto

    suoniamocela e cantiamocela

  13. Lara Lucaccioni detto

    Renata è una vetta e un esempio, specie per chi gravita nelle sue galassie come me. Le sue poesie sono lame che centrano millimetricamente il bersaglio, sempre di più. Grande Rena

  14. Giovanni Nuscis detto

    Molto piaciuta “Fondale”.

    Grazie.

    Giovanni

  15. Irene Diprè detto

    Bellissime, in una parola: FORTI, nel senso di
    -forza-fortezza-muro-romanico-calcestruzzo puro-piombo fuso-
    veramente complimenti…tocchi le corde più intime dell’essere!

  16. GV detto

    La poesia e le persone, quando ci sono, non hanno bisogno di pseudopareri. Ha bisogno di bisogni, invece, questa scrittura che mi sembra coerente con il percorso, altrove chiamato “critico”, intrapreso circa un anno fa da Renata. Le parole qui presenti mi sembrano la causa del dolore e non il dolore, saltano agli occhi come gli strumenti che hanno provocato ferite e non sono traumi esse stesse. E’ il conosciuto e personale lessico morresiano, quello che potentemente reinventa significati attraverso la mescola eterolinguistica e franta del plurigrafismo polisemantico: il “too” con grafia inglese ma la pronuncia italiana (a cui s’assorellano fisiologicamente la Du Plessis, Elio e e storie tese e l’intuizione halloweeniana del “More touch too”), il neo-/ preme plasticoso ed attivo, le rime e le assonanze barocche, la quasi assenza dei verbi; ma è lessico. A mio avviso è la sintassi che è cambiata in Renata, la logica. Succede il contrario del solito, accade che s’incarna il motivo, la causa, la spaccatura, la mano che muove il coltello o la lama che – chissà come farà? Solitamente lo fanno le punte – centra il bersaglio. La rivoluzione della grammatica “morresiana” sembra stare nella crisis sintattica, quasi visibile in FONDALE e CONCILIAZIONE, sciolta dalle parole e, perché tale, taciuta all’interno della ormai poca sua carne. Dolore, certo, ma evidente nei testi sopra citati, più “lunghi e larghi”, meno negli altri in cui (Babino e Lo Russo docent) c’è mestiere faticoso, ferocia e dizionario ricchissimo sì, ma concentrazione logica. Fortunatamente è ancora possibile leggere e poter dire: “Poteva scriverlo solo lei”. Stile.
    Giampaolo

  17. Serena Granatelli detto

    Per me la migliore è “Vita di coppia II”, molto evocativa e diretta. Non confonde e le figure che delinea sono chiare e definite come in una foto. La trovo meno sofisticata delle altre poesie qui pubblicate (e di altre che ho avuto modo di ascoltare),meno “intellettuale” forse, ma per questo più immediata ed essenziale. Ho riscontrato in questi versi una forte (e apprezzabilissima) aderenza alla realtà.
    Serena

  18. Tantissimi complimenti alla poesia di Renata che cresce ed esplode come un’orchidea carnosa e strafottente e ammalia e tira pugni nello stomaco.
    La melodia del verso (sempre mirabilmente esatta) non ruba la scena all’autenticità della voce, della parola, e questo è sempre un bene…
    Il verso che mi ha colpito di più e in cui mi sono specchiato è:
    “la vita diabetica delle cose”, asciutto ed essenziale.
    Bravissima!

  19. Ivana detto

    Sono versi che vanno abbracciati,assorbiti osmoticamente, in silenzio. Stupefacente è la traduzione dello stordimento, familiare eppure pietrificante,che accompagna le partenze (in)attese.
    “I’ve tried living down in the valley again, really tried this time. Walked up and down it looking for one open face, but most people I’ve meet hardly seem like human beings to me anymore”.

  20. Fiastro detto

    ALICE NEL PAESE DELLE BOTTIGLIE
    Quando vorresti barricare
    una molotov in petto
    ma ora l’unica bottiglia
    che t’accende sono favole incompiute
    d’annata e le tiri fuori
    per rigirarle nelle mani
    per la tradizione
    che l’oste novella
    lasci che la polvere si posi

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