Renata Morresi. Album di famiglia II.
Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 18, 2008
Vita di coppia I
O que tu desiro
attorce e storto gode mi
plasiro zaratino coloniale:
è la maschera del bonding
surrogato di potere o narrazione,
come riccio di cuspidi coperto
acciaio scintillante, bestia,
hooking, fascio o neo-
preme, che nell’insacco tiene
molle e lullaby l’informe
l’Unheimlich,
la favola e l’affitto,
io, too, lieve
nausea e l’uovo e voi
il vov, il lei e lie
to me.
Canticchio
il midrash del culo -
“famiglia”,
fa scena,
ma si strappa nel dettato
la guaina impossibile
di chi è ha letto, a lato.
***
Fondale
Tu osserva alla destra le Marche
un tiepido ossario di luce:
qui come pannocchie si sgranano papi,
forasacchi sottopelle scavano i massoni,
farinelli sfilano dal colle in corriera,
decori e ninnoli da sacra rota,
e verso la valle in posa
stuccate sfingi nigeriane
stordite dal prozac.
Tu osserva il cordone scurito
che scorre in un letto
di schiume, è un fiume
che lava e allatta scarpe,
un esercito di storte
per mangiare alle ore date.
***
Vita di coppia II
Il tre è il giro
in tondo vuoto e disorbitato
in affanno di distanza:
lui ubriaco d’icone -
panettone, puttana,
melodramma, koiné -
la vita diabetica delle cose
senza sé, simonweil,
mi scanta, io
faccio fatica all’astinenza -
ariosa lei
stanza degli ospiti e spirito
da lavandino -
noi sgabello, scongiuro
e mano di mammana:
l’arte arcana del tre
farsi da parte.
***
Vite di coppia III
uomo senza denti
aperto come un maiale
a quattro di spade
fetore ingolfato
d’animelle, sanguinacci
m’hai scavato dentro l’ombelico
con le unghie e i buchi
delle unghie, con le ginocchia
e i chiodi, vestito di cere,
custode di muffe, anello
di salsicce. Io bolo tu
da ricucire, un omino patchwork,
un pezzetto da sugo,
risucchio e spolpatore.
***
Conciliazione
da te è ancora martedì
e io non torno al mio di tu
a solfeggiare via
delle Botteghe Oscure
il pacco sfatto, feticci che furono
nostri massimi sistemi
si veniva
nei tratturi, a latere, su Renault 4
impigliati in sacche di cupido,
su verghe in plastica, ovatta e tampone,
l’umore che in laboratorio
clonerebbe solo corde, stelle
a cinque punte, pistole.
***
Separazione
non è già ora di non
parlare o subito recede la fede
appagata dal festino
nuziale, spanking e sangue?
l’urlo che mangia la bocca
sventra e richiude
al contrario, l’inguine gode
e rimuove su un altro
lo stesso godere per cieca
adesione a memoria
a tornarsene dentro dove
si è uno e si muore
si è uno e si muoia.














jolanda catalano detto
Lucide e forti con un dolore scarnificato,niente pietismo,un affondo nelle ferite come doppia appartenenza,un sé da portare in salvo.
jolanda
lapoesiaelospirito detto
Un bravò! (come direbbe l’amico Jean-Michel), pienamente d’accordo con Jolanda: questa è poesia che incide sulle cose più forti della vita con un linguaggio preciso e veramente contemporaneo.
fk
luigisocci detto
rispetto a tante poetesse para-avanguardistiche e in fondo intercambiabili della sua generazione, renata morresi ha qualcosa di feroce e neanderthaliano che la fa riconoscere e spiccare (e ce la fa preferire.)
nadia agustoni detto
Belle Renata, non posso che unirmi ai complimenti. C’è una forza incredibile, c’è un dolore profondo ma ci sono squarci che non si dimenticano. Bravissima.
cristinababino detto
Di queste quattro, Re, ti riconosco in “Fondale” (forse perché mi pare di averla sentita?) più che altrove: l’uso inframezzato di termini che sanno d’antico e nuovissimo, in sinestesia – questo scrivere è un’avanguardia che non ha bisogno di manifesti o affiliazioni – gli scatti repentini di geografie e immagini (le Marche / le sfingi nigeriane), la metafora che fa della parola impiegata quasi un neologismo tanto lo carica di nuovo significato….
Delle altre riconosco il mestiere, la mano, la storia. Ma rispetto a ciò che avevo letto finora mi sanno di una diversa ruminazione, di stacco, nel paradosso nuovo e urlato di una prospettiva così ravvicinata.
Cri
Gaja detto
Deflagranti, indimenticabili. Una vera, lucidissima (concordo con Jolanda), ferita.
alessandroseri detto
Renata Morresi è la dimostrazione che la poesia necessita di un nuovo linguaggio per arrivare sull’everest. Renata Morresi il nuovo linguaggio lo ha creato. Non sono io che devo/posso giudicare ma poesie così belle ne ho lette poche e soprattutto da queste si comprende bene qual’è il termine di paragone tra la poesia e la non poesia.
rosaria lo russo detto
mi unisco al coro degli entusiasti! ma resta per me il fatto che la potenza linguistica (davvero stupefacente) della Renata si trova ancor più a suo agio nello stile epistolare, micidiale, delle sue email. Che sia destinata ad una sfolgorante prosa comica? speriamo di sììììì
rosaria
Renata detto
cabarettista di neanderthal: quasi comincia a piacermi…
rosaria lo russo detto
intendevo dire: la formula poetica che Renata usa – ridotta all’osso – secondo me limita la sua capacità verbifera. oh renatina mia, scrivi più in lungo e in largo! hai troppa ENERGIA per il componimento breve!
Laura Natalini detto
Trovo estremamente interessante il mix di lingue, che, a mio modesto parere, rende l’emozione di fondo della poesia un sentimento universale; complimenti.
rotovostok detto
suoniamocela e cantiamocela
Lara Lucaccioni detto
Renata è una vetta e un esempio, specie per chi gravita nelle sue galassie come me. Le sue poesie sono lame che centrano millimetricamente il bersaglio, sempre di più. Grande Rena
Giovanni Nuscis detto
Molto piaciuta “Fondale”.
Grazie.
Giovanni
Irene Diprè detto
Bellissime, in una parola: FORTI, nel senso di
-forza-fortezza-muro-romanico-calcestruzzo puro-piombo fuso-
veramente complimenti…tocchi le corde più intime dell’essere!
GV detto
La poesia e le persone, quando ci sono, non hanno bisogno di pseudopareri. Ha bisogno di bisogni, invece, questa scrittura che mi sembra coerente con il percorso, altrove chiamato “critico”, intrapreso circa un anno fa da Renata. Le parole qui presenti mi sembrano la causa del dolore e non il dolore, saltano agli occhi come gli strumenti che hanno provocato ferite e non sono traumi esse stesse. E’ il conosciuto e personale lessico morresiano, quello che potentemente reinventa significati attraverso la mescola eterolinguistica e franta del plurigrafismo polisemantico: il “too” con grafia inglese ma la pronuncia italiana (a cui s’assorellano fisiologicamente la Du Plessis, Elio e e storie tese e l’intuizione halloweeniana del “More touch too”), il neo-/ preme plasticoso ed attivo, le rime e le assonanze barocche, la quasi assenza dei verbi; ma è lessico. A mio avviso è la sintassi che è cambiata in Renata, la logica. Succede il contrario del solito, accade che s’incarna il motivo, la causa, la spaccatura, la mano che muove il coltello o la lama che – chissà come farà? Solitamente lo fanno le punte – centra il bersaglio. La rivoluzione della grammatica “morresiana” sembra stare nella crisis sintattica, quasi visibile in FONDALE e CONCILIAZIONE, sciolta dalle parole e, perché tale, taciuta all’interno della ormai poca sua carne. Dolore, certo, ma evidente nei testi sopra citati, più “lunghi e larghi”, meno negli altri in cui (Babino e Lo Russo docent) c’è mestiere faticoso, ferocia e dizionario ricchissimo sì, ma concentrazione logica. Fortunatamente è ancora possibile leggere e poter dire: “Poteva scriverlo solo lei”. Stile.
Giampaolo
Serena Granatelli detto
Per me la migliore è “Vita di coppia II”, molto evocativa e diretta. Non confonde e le figure che delinea sono chiare e definite come in una foto. La trovo meno sofisticata delle altre poesie qui pubblicate (e di altre che ho avuto modo di ascoltare),meno “intellettuale” forse, ma per questo più immediata ed essenziale. Ho riscontrato in questi versi una forte (e apprezzabilissima) aderenza alla realtà.
Serena
Marco Di Pasquale detto
Tantissimi complimenti alla poesia di Renata che cresce ed esplode come un’orchidea carnosa e strafottente e ammalia e tira pugni nello stomaco.
La melodia del verso (sempre mirabilmente esatta) non ruba la scena all’autenticità della voce, della parola, e questo è sempre un bene…
Il verso che mi ha colpito di più e in cui mi sono specchiato è:
“la vita diabetica delle cose”, asciutto ed essenziale.
Bravissima!
Ivana detto
Sono versi che vanno abbracciati,assorbiti osmoticamente, in silenzio. Stupefacente è la traduzione dello stordimento, familiare eppure pietrificante,che accompagna le partenze (in)attese.
“I’ve tried living down in the valley again, really tried this time. Walked up and down it looking for one open face, but most people I’ve meet hardly seem like human beings to me anymore”.
Fiastro detto
ALICE NEL PAESE DELLE BOTTIGLIE
Quando vorresti barricare
una molotov in petto
ma ora l’unica bottiglia
che t’accende sono favole incompiute
d’annata e le tiri fuori
per rigirarle nelle mani
per la tradizione
che l’oste novella
lasci che la polvere si posi