Chi gira intorno a cosa
Posted by sparzani on January 19, 2008
di Antonio Sparzani
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Le recenti vicende centrate attorno alla mancata visita del Papa all’Università La Sapienza di Roma hanno toccato anche questioni scientifiche centrate sulla figura di Galileo e sulla sua decennale vertenza con il Santo Uffizio dell’epoca. E hanno anche riguardato la posizione del noto epistemologo contemporaneo Paul Karl Feyerabend, da non molto scomparso, accreditandogli un po’ frettolosamente una posizione di incondizionato appoggio alla famosa condanna di Galileo.
Non intendo offrire qui alcuna valutazione complessiva sulla vicenda, che se mai ho già detto in altri luoghi, ma non riesco a trattenermi dal cercare di dire qualcosa che contribuisca a chiarire dal punto di vista della fisica queste problematiche, che non sono certo esauribili negli slogan purtroppo più diffusi, tipo “la chiesa oscurantista voleva fermare il progresso della scienza”, oppure “è ormai risaputo che è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa”. Purtroppo, per ragioni storiche che non sono qui in grado di indagare e di mostrare, si è affermata nell’immaginario collettivo dei non addetti ai lavori, ma talvolta anche nel loro, una formulazione facile e sbrigativa della questione che appunto viene riassunta nei due slogan ora citati.
La verità, pardon, quella che al momento la fisica ritiene essere una posizione corretta sull’argomento, è, come sempre, meno sbrigativa, richiede più parole e qualche momento di riflessione e di disponibilità mentale per seguirla; ma credo che dovrebbe formare un patrimonio di conoscenze comuni a tutti gli umani della nostra epoca, e se non è così, lo dico subito, la colpa è principalmente dei fisici che non sono interessati a divulgare (nel senso migliore del termine) il proprio patrimonio di conoscenze, accumulate attraverso trasformazioni talvolta assai radicali nel corso dei secoli e dei millenni. Da parte mia, che sono un fisico e quindi partecipe di questa grave responsabilità, ho cercato di fare qualcosa pubblicando qualche anno fa su questi argomenti un libro, che troverete citato in fondo a questo scritto, inteso a trovare ponti e punti di contatto tra la cultura umanistica e la cultura scientifica, aggettivi entrambi che trovo tra l’altro largamente inadeguati.
Premetto anche che parlo della scienza dell’Occidente che conosco, perché ignoro quasi tutto quel che riguarda cosmogonie e fisiche di pur cospicue parti del mondo degli uomini, certamente altrettanto importanti di quelle che sono state elaborate qui da noi.
Andiamo con i piedi di piombo. Chiunque guardi nel corso della giornata il cielo, supponiamo non oscurato da troppe nuvole, fa l’esperienza del Sole che sorge il mattino a oriente, gira nel cielo e tramonta la sera a occidente, e questa è un’esperienza fondamentale di cui tutti sono partecipi e coscienti, dal più ferrato relativista al personaggio più alieno da qualsiasi riflessione o istruzione anche debolmente ‘scientifica’. Da questa esperienza, e naturalmente da numerosissime altre relative ai punti luminosi che si muovono nel cielo, ecc., è cominciata la riflessione degli antichi astronomi caldei, degli scienziati egizi e greci e di quanti hanno ritenuto di dedicare del tempo a farsi un ‘modello’ di come è fatto il mondo, per così dire, visto dall’esterno, voglio dire visto come un tutto.
Il modello più diffuso nell’antichità – ma non l’unico, ci sono esempi illustri di alternative eliocentriche già nell’età antica, ma lasciatemele trascurare, se no non finiamo più – fu quello cosiddetto geocentrico, che poneva la Terra al centro di tutto e tutto il resto – Sole e pianeti – a ruotare, con vari e articolati moti, attorno ad essa. La teorizzazione di questo modello fu esposta mirabilmente nell’opera – largamente fondata sui lavori del grandissimo Ipparco di Nicea, vissuto tre secoli prima – di Claudio Tolomeo (II secolo d. C.) nota come Almagesto (dal greco megiste, grandissima, passato attraverso l’arabo), libro sul quale si fondarono astronomi e navigatori per più di un millennio: l’Almagesto forniva previsioni astronomiche di notevole correttezza.
Schematizzando molto, e quindi tralasciando dettagli ognuno dei quali meriterebbe una storia, diciamo che nella prima metà del Cinquecento apparve l’opera De Revolutionibus Orbium Coelestium, di Niccolò Copernico, che cambiò radicalmente la prospettiva. Qui non sto a sottolineare le differenze, pur notevoli, tra i modelli di Copernico, Keplero, Galileo e Newton e chiamerò modello eliocentrico quello, emerso dalle opere degli studiosi ora nominati, secondo il quale il Sole sta al centro di un sistema di pianeti che gli ruotano intorno, il terzo dei quali, in ordine di distanza, è la nostra Terra.
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La prima e fondamentale differenza tra i due modelli, quello geocentrico e questo eliocentrico, detti anche rispettivamente tolemaico e copernicano, è che essi descrivono lo stesso sistema (il Sistema Solare) da due punti di osservazione diversi, il primo descrive quello che si vede stando sulla Terra e il secondo quello che si vedrebbe stando sul Sole.
Fin qui naturalmente non mi sembra ci sia alcun problema, che invece comincia a presentarsi quando ci si fa la fatidica domanda: qual è il modello vero?
Per gli antichi, diciamo già per Aristotele, non c’era dubbio che il modello vero fosse il primo, quello geocentrico, per l’ottima ragione che l’unico punto di osservazione che Aristotele concepiva era la Terra, la “Terra-suolo”, come avrebbe detto Husserl più di due millenni dopo in un contesto assai interessante per questo discorso.
Quando Galileo sostenne con la sua grande capacità e forza argomentativa il secondo punto di vista, quello eliocentrico, ritenne con altrettanta sicurezza che il punto di osservazione giusto per giudicare la realtà fosse quello del Sole, e quando gli si suggerì sommessamente di dire che il suo era soltanto un modello matematico possibile egli – così vuole la tradizione – pronunciò il famoso ‘eppur si muove’, frase che, se anche non effettivamente pronunciata, ben descrive il suo atteggiamento complessivo: è vero che la Terra si muove intorno al Sole, che invece sta fermo, e non il contrario.
Ora, mi chiederete voi, sì, ma la fisica oggi cosa pensa di ciò, darà ben ragione a Galileo contro Tolomeo, vero? Ora io non vorrei deludere gli strenui difensori del vero ad ogni costo, mi tocca però dirvi che la fisica non crede più che questa domanda abbia molto senso.
Calma: la fisica insegna del tutto in generale che gli stessi fenomeni possono essere descritti e studiati e se ne possono scrivere le equazioni matematiche – cioè quegli strumenti che permettono di prevederne quantitativamente le evoluzioni – in diversi sistemi di riferimento, l’importante è che questi sistemi di riferimento siano tra loro confrontabili e che si abbiano delle regole per trasformare le equazioni scritte in ognuno di essi in quelle scritte nell’altro (questo è il nocciolo di qualsiasi teoria della relatività). Se io conosco le equazioni del movimento del Sistema Solare visto dalla Terra, possiedo un sistema sicuro per sapere come trasformarle in maniera da ottenere quelle valide nel sistema di riferimento centrato sul Sole (del resto per fortuna è così, mica occorre andare sul Sole per saperlo!).
Da quando si è capito e visto che l’universo è quell’enorme guazzabuglio di oggetti dei tipi più vari di corpi celesti, la frase “la tal cosa si muove” è completamente priva di qualsiasi significato finché non si specifica rispetto a cosa, cioè finché non si dichiara da quale sistema di riferimento la stiamo guardando e misurando. Se questo vi fa piombare in un’apparente perdita di terreno sotto i piedi, in un generale e disperante relativismo, orrore, orrore, vi rialzate subito se riflettete che la cosa importante non è se una cosa si muove o non si muove ma se si muove rispetto a voi e rispetto a tutto quanto il resto che vi sta attorno, che è l’unica cosa che potete esperire. L’importante sono i comportamenti relativi tra gli oggetti non quelli assoluti, che sono privi di significato perché non abbiamo alcun senso da attaccare alla locuzione “spazio assoluto”, peraltro di newtoniano conio. Però.
Però, in tutta la meccanica, cioè quella parte della fisica che si occupa di queste cose, da Galileo e Newton in poi (esclusa la cosiddetta teoria della relatività generale einsteiniana per la quale tutti i sistemi di riferimento concepibili sono assolutamente equivalenti), vige un fatto fondamentale. C’è tutta una vasta classe di sistemi di riferimento che sono “più belli degli altri”, in un senso molto chiaro e semplice, e cioè nel senso che se ci si mette in uno di questi, le equazioni che si scrivono sono di gran lunga più semplici da scrivere e da risolvere, e quindi da maneggiare. I sistemi di riferimento di questa classe così privilegiata si chiamano sistemi di riferimento inerziali e quando si vuole risolvere un problema di meccanica invariabilmente si sceglie di mettersi in uno di questi. Posso descrivere il moto di un grave che cade a terra stando fermo sulla terra accanto ad esso o posso anche studiarlo osservandolo da una giostra che sta ruotando allegramente lì vicino. Posso farlo tranquillamente e legittimamente, solo che nel secondo caso faccio più fatica, devo scrivere equazioni più complicate e la traiettoria del grave sarà una curva complicata più difficile da descrivere quantitativamente, anche se, vista da me sulla giostra, sarà quella curva.
Bene, il sistema di riferimento centrato sul Sole – ancorché sia appunto meglio soltanto immaginarlo e non situarvisi veramente – appartiene a questa classe di riferimenti speciali, cioè è inerziale, mentre quello sulla Terra no, non è inerziale, per cui tutti i fenomeni e i movimenti del Sistema Solare descritti dalla Terra sono più complicati, mentre descritti dal punto di vista del Sole sono assai più semplici (ricorderete forse le famose “ellissi di cui il Sole occupa uno dei fuochi” della prima legge di Keplero). Invece la descrizione fatta dalla Terra è ben più complicata, ci vogliono gli eccentrici, gli epicicli, gli equanti e tutta la mercanzia dell’Almagesto. Perché il sistema del Sole è inerziale e quello della Terra no? Perché il Sole è molto più grosso della Terra, più di trecentomila volte, questa è la banale ragione; per come è costituita la meccanica, essendo la sua massa così enormemente maggiore di quella della Terra il baricentro del sistema Terra-Sole sta addirittura dentro il Sole e il baricentro è un elemento cruciale per stabilire dove può stare un sistema di riferimento inerziale. In questo senso e soltanto in questo si può affermare che “è la Terra che gira intorno al Sole e non viceversa”, un senso come si vede non di verità ontologica, ma di (grande) convenienza descrittiva.
Galileo naturalmente, di queste circostanze ancora nulla sapeva, la meccanica stava cominciando, Newton nacque l’anno della morte di Galileo, e poi Galileo già tanto aveva trovato e scoperto e analizzato, mica poteva fare tutto lui, insomma! Lasciatemi dire, hegelianamente, che Galileo rappresentava l’antitesi alla tesi tolemaica, non la sintesi, che venne dopo, alla fine dell’Ottocento per una piena consapevolezza: Galileo, pur essendo uno di quelli che ha davvero aperto una strada, non ne vedeva ancora chiaramente lo sbocco. Manteneva l’atteggiamento fortemente realista sul moto, la Terra si muove, eppur si muove. E forse è così che diede uno scossone decisivo.
È in questo senso che già dai tempi di Duhem, per non arrivare a Feyerabend, si è detto che la chiesa, soprattutto nella persona del gesuita cardinale Roberto Bellarmino, aveva la sua parte di ragione formale a sostenere che quello di Galileo era un modello e non una affermazione di verità indubitabile. Bellarmino era uomo di grande cultura e acutezza e fu per lungo tempo in amichevoli rapporti con Galileo, fu lui che gli suggerì appunto, con notevole lungimiranza, e ovviamente grande senso di “opportunità”, dato il contesto, di proporre il suo sostegno alla tesi copernicana come a un modello di spiegazione possibile. Lasciatemi citare un passo della lettera che Bellarmino scrisse al padre carmelitano Paolo Antonio Foscarini, amico e corrispondente di Galileo, il 12 aprile 1615: “Vostra Paternità e il signor Galileo agiranno prudentemente accontentandosi di parlare ex suppositione, e non assolutamente come credo abbia sempre fatto Copernico; in effetti è giustissimo dire che, supponendo la Terra mobile e il Sole immobile, si rende conto assai meglio di tutte le apparenze di quanto non si potrebbe con gli eccentrici e gli epicicli; ciò non presenta alcun pericolo ed è sufficiente al matematico”.
Di fronte al rifiuto di Galileo di assumere questo atteggiamento, e soprattutto pressato dal papa Paolo V (Camillo Borghese), non poté far altro che imporgli, con quella forza del potere che pur non aveva piegato Giordano Bruno, che pagò con la vita il 17 febbraio del 1600, la famosa abiura.
Se adesso provate a pensarci con calma, vi rendete conto che i fatti sono sempre poco riassumibili in slogan, non si può più semplicemente riassumere dicendo: allora Tizio aveva ragione. Quando si va a guardare il dettaglio, non è quasi mai così, soprattutto in queste faccende di storia della scienza.
Certo che la chiesa romana non aveva la prospettiva fisica relativistica qui descritta e tendeva piuttosto a frenare qualsiasi novità, la conservazione è sempre stata il suo strumento principale di sopravvivenza, adoperato talvolta con grande sprezzo delle vite altrui e della dignità dell’uomo, certo che il pensiero comune che tutti abbiamo oggi è che la Terra gira intorno al Sole, perché anche per noi è così più semplice questo che pensare che poi Marte debba fare un’orbita così complicata come quella che appunto fa se vista dalla Terra, con il “moto retrogrado” e tutto il resto, ma, in questo caso come in altri, vi prego di andare a guardare dentro le cose, se ne guadagna in chiarezza mentale e in contentezza personale. Mi limito ad aggiungere quindi, a proposito della vicenda che ha dato origine a tutto questo, che trovo poco sensato che i fisici romani abbiano tirato in ballo Galileo, anche loro con una certa leggerezza.
Chi fosse interessato a riferimenti più specifici sugli autori che ho menzionato, Husserl, Duhem, Feyerabend, eccetera me li chieda nei commenti e sarò felice di darglieli. Il libro che ho citato all’inizio è: Antonio Sparzani, Relatività, quante storie, Bollati Boringhieri, Torino 2003.












January 19, 2008 at 8:07 pm
“Una formulazione facile e sbrigativa della questione”
“Certo che la chiesa romana(…)tendeva piuttosto a frenare qualsiasi novità, la conservazione è sempre stata il suo strumento principale di sopravvivenza, adoperato talvolta con grande sprezzo delle vite altrui e della dignità dell’uomo”
January 19, 2008 at 8:13 pm
Ti faccio di nuovo i complimenti per l’articolo.
Scusa se dopo NI mi ripeto.
Mi rendo anche conto che ti commento spesso, ma c’è sempre qualcosa di interessante.
Ciao
January 19, 2008 at 8:18 pm
Antonello, mi viene in mente un paragone con la disidentificazione in psicologia. ma anche il vangelo è ricco di questi cambi di prospettiva; il più famoso è quello della parabola del samaritano: chi ti sembra sia stato il prossimo dell’uomo incappato nei briganti? penso sempre a una chiesa che nasce da questo, e per questo capace di generare una continua novità.
January 19, 2008 at 9:24 pm
Sto leggendo con lentezza il libro di Greene L’universo elegante, dove appare il solito problema dei “modelli superabili”, in questo caso riferito a Newton e Einstein, il teorico della relativita’. Uno dei motivi per cui leggo questo libro, oltre a volerci capire qualcosa, e’ anche per l’armonia della forma universale, qualcosa di niente affatto freddo, che ha la stessa bellezza, per dire, che io trovo nella concezione dei mondi nel Timeo di Platone.
Quello che mi sembra importante sottolineare nel pezzo di Antonio come in questo libro, ma piu’ estesamente nell’opera di ogni serio ricercatore in qualsiasi disciplina, e’ la mancanza di una verita’ assoluta, verso un’indagine sempre piu’ profonda. Crescere e conoscere non significa trovare punti saldi, ma porsi sempre nuove domande. Io trovo in questo un senso della parola liberta’, nel saper essere costantemente contro se stessi.
Concordo con Fabrizio quando dice che il vangelo e’ pieno di cambi di prospettiva, esattamente come credo che l’insegnamento piu’ importante del Cristianesimo (ma non solo - se penso ai famosi gigli dei campi, penso anche ai “doni del beato signore”, della Bahagavat Gita) stia nel modo di porsi verso il mondo e l’altro - con fiducia e attesa (e quindi capaci di tornare sui propri passi).
La distanza che invece trovo sempre piu’ incolmabile e’ quella tra i testi cristiani e la Chiesa temporale, cosi’ come mi resta difficile capire come chi ha una forte antipatia per questa Chiesa debba per forza, secondo i suoi accaniti difensori, non apprezzare nemmeno il Cristianesimo in senso lato. Non mi risulta che Simone Weil si sia fatta battezzare, eppure ha scritto pagine bellissime sul cristianesimo - soprattutto pagine dirette alla vita, non all’”oltrevita”. Sul male che e’ stato fatto (purtroppo) in nome di Cristo, contravvenendo agli stessi vangeli, basta aprire un qualsiasi libro di storia o ancora meglio leggersi qualche documento, su eretici e streghe ad esempio. La verita’ e’ qualcosa di cui possiamo fare esperienza solo al passato e anche quella sara’ sempre un’esperienza parziale, non diretta. Ma che almeno ci faccia riflettere, dubitare e anche non tollerare piu’ che qualcuno nasconda il rogo, la condanna, l’ottusita’, sotto la parola “bene”.
January 19, 2008 at 9:26 pm
Scusate - nella fretta come sempre ho scritto male: Bhagavad Gita, che non se la prendano gli induisti!
@Antonio - a quali lavori di Husserl ti riferisci?
January 19, 2008 at 10:09 pm
Fabrizio, è un bel senso quello che tu attribuisci alla parola chiesa e certo quello più accettabile e confortante. I rovesciamenti di prospettiva sono quelli che permettono di capire di più, di non rimanere nella propria posizione arroccata e difensiva.
Francesca, grazie delle tue parole, mi riferisco a un testo che Husserl scrisse nel 1934, ma che fu pubblicato soltanto nel 1940 (nel volume Philosophical Essays in Memory of Edmund Husserl, Farber, Cambridge, Ma. 1940) e il cui titolo letteralmente suona: “rovesciamento della dottrina copernicana nella comune interpretazione della visione del mondo”, tradotto in italiano a cura di G. D. Neri in Aut-Aut, vol. 245, sett.-ott. 1991.
January 19, 2008 at 11:15 pm
Non riesco a capire, pur con tutto l’impegno del mondo, quale sia l’obiettivo concreto di questo pur elegante articolo che ha cercato, senza riuscirci a mio modestissimo parere, di costruire una giustificazione ’socio-storico-scientifica’ a formare un guscio protettivo intorno alla vicenda Galileo.
Il punto non è, sempre a mio modestissimo parere, la condanna di Galileo o quali fossero le motivazioni sociologiche, scientifiche o religiose che l’hanno generata, ma il fatto stesso che sia stato sottoposto a processo.
Il punto non è il Papa che va a parlare alla Sapienza, ma il Papa invitato all’inaugurazione di una Università laica. Non una lezione qualunque, che la faccia quando vuole, ma l’inaugurazione dell’Anno Accademico. Un imprimatur, a mio modestissimo parere, inutile e pericoloso. Il riconoscimento, implicito, che la Chiesa può o potrebbe, inferire anche all’interno di una struttura laica.
E’ una questione che con la fisica, meccanica o quantistica che sia, non ha nulla a che vedere, con buona pace dei fisici, ma afferisce unicamente a quella separazione dei ruoli, fra religioni e stato che, pur se parziale e in alcuni casi tuttora irrealizata, ha consentito all’occidente di crescere.
E gli stati, le nazioni, crescono solo quando le ‘fedi’, tutte (politica, religiosa, etc…) sono equamente bilanciate all’interno della struttura sociale e giocano, ognuna, il proprio ruolo, nel proprio ambito, controllando e controllandosi vicendevolmente.
Qualunque commistione genera estremismi e la posizione assunta dalla Chiesa Cattolica, con questo Papa, mi ricorda sforamenti di posizione che non mi piacciono.
Blackjack.
January 19, 2008 at 11:55 pm
Ed il prato fiorito era nel mare,
nel mare liscio come un cielo; e il canto
non risonava delle due Sirene,
ancora, perché il prato era lontano.
E il vecchio Eroe sentì che una sommessa
forza, corrente sotto il mare calmo,
spingea la nave verso le Sirene
e disse agli altri d’inalzare i remi:
La nave corre ora da sé, compagni!
Non turbi il rombo del remeggio i canti
delle Sirene. Ormai le udremo. Il canto
placidi udite, il braccio su lo scalmo.
E la corrente tacita e soave
più sempre avanti sospingea la nave.
E il divino Odisseo vide alla punta
dell’isola fiorita le Sirene,
stese tra i fiori, con il capo eretto
su gli ozïosi cubiti, guardando
il mare calmo avanti sé, guardando
il roseo sole che sorgea di contro;
guardando immote; e la lor ombra lunga
dietro rigava l’isola dei fiori.
Dormite? L’alba già passò. Già gli occhi
vi cerca il sole tra le ciglia molli.
Sirene, io sono ancora quel mortale
che v’ascoltò, ma non poté sostare.
E la corrente tacita e soave
più sempre avanti sospingea la nave.
E il vecchio vide che le due Sirene,
le ciglia alzate su le due pupille,
avanti sé miravano, nel sole
fisse, od in lui, nella sua nave nera.
E su la calma immobile del mare,
alta e sicura egli inalzò la voce.
Son io! Son io, che torno per sapere!
Ché molto io vidi, come voi vedete
me. Sì; ma tutto ch’io guardai nel mondo,
mi riguardò; mi domandò: Chi sono?
E la corrente rapida e soave
più sempre avanti sospingea la nave.
E il Vecchio vide un grande mucchio d’ossa
d’uomini, e pelli raggrinzate intorno,
presso le due Sirene, immobilmente
stese sul lido, simili a due scogli.
Vedo. Sia pure. Questo duro ossame
cresca quel mucchio. Ma, voi due, parlate!
Ma dite un vero, un solo a me, tra il tutto,
prima ch’io muoia, a ciò ch’io sia vissuto!
E la corrente rapida e soave
più sempre avanti sospingea la nave.
E s’ergean su la nave alte le fronti,
con gli occhi fissi, delle due Sirene.
Solo mi resta un attimo. Vi prego!
Ditemi almeno chi sono io! chi ero!
E tra i due scogli si spezzò la nave.
January 20, 2008 at 12:48 am
domanda a Blackjack: quali sono i motivi per cui il papa non potrebbe parlare all’università? se lo consideriamo uno come un altro, non c’è problema. se lo consideriamo il capo di una religione, secondo me non c’è problema lo stesso: è sempre un intellettuale che parla. si ha paura di un’ingerenza della chiesa nella cultura? non penso che un professore universitario si faccia condizionare da quello che dice il papa. e nemmeno uno studente. si teme un aumento di prestigio del papa? non sarà un discorso all’università a crearlo.
vediamo le cose da un’altra prospettiva, secondo il metodo Sparz: il papa sostiene che la ricerca deve porsi dei limiti, sulla base di principi etici. se lo dice lui, qualcuno gli dà ascolto? credo gli darebbe ascolto chi già prima la pensava così. in sostanza, ritengo che il papa non avrebbe fatto un soldo di danno, parlando alla sapienza. farebbe danni se proponesse la povertà e la semplicità agli alti gradi delle gerarchie ecclesiastiche e agli ordini religiosi (tutti in appartamenti umili, clergyman, e utilitarie economiche, il resto ai disperati) e stabilisse che il vangelo debba essere sempre e comunque quello che è: una buona notizia per i poveri. questa sarebbe la rivoluzione che mi piacerebbe. il resto non cambierebbe niente e non minaccerebbe nessuno.
January 20, 2008 at 8:41 am
“se proponesse la povertà e la semplicità agli alti gradi delle gerarchie ecclesiastiche e agli ordini religiosi (tutti in appartamenti umili, clergyman, e utilitarie economiche, il resto ai disperati) e stabilisse che il vangelo debba essere sempre e comunque quello che è: una buona notizia per i poveri. questa sarebbe la rivoluzione che mi piacerebbe”
Ecco, questo piacerebbe anche a me, perché non lo fa? Cioè non solo proporlo, farlo, subito.
January 20, 2008 at 10:09 am
Tento una risposta.
La solennità del culto è stata in tutti i tempi e per tutte le religioni un elemento indisgiungibile dall’autorità.
Ogni popolo e cultura ha riservato al Tempio le maggiori ricchezze.
C’è l’umiltà di Gesù e la gloria di Dio, in Cristo.
Ma, certo, la gloria di Dio oggi non gode buona stampa.
Anche lui deve adeguarsi al basso profilo della democrazia, estesa da forma politica a connotato metafisico.
January 20, 2008 at 10:20 am
“Ogni popolo e cultura ha riservato al Tempio le maggiori ricchezze”
Certo, per questo tanti templi oggi sono rovine.
January 20, 2008 at 11:29 am
Fabrizio, il punto non è se il Papa possa o meno parlare all’Università: questo è scontato e non mi pare in discussione. Il punto è: quando!
Esiste una bella differenza, - apparentemente solo formale, ma i formalismi esistono e la Chiesa ne è maestra, anche per definire ruoli, posizioni ed equilibri - fra intervenire all’Inaugurazione dell’Anno Accademico e ‘parlare’ all’Università.
Una differenza formale, ma fondamentale.
E’ l’equivalente di avere, che ne so, il Dalai Lama che tiene la predica di Natale in San Pietro in sostituzione del Papa. Non sarebbe l’intervento del Dalai Lama il problema, ma il quando e il dove.
E il quando e il dove, scelti da chi aveva invitato il Papa, erano quanto meno, inopportuni. A mio modo di vedere, ovviamente.
Blackjack.
January 20, 2008 at 11:36 am
Fabrizio: il metodo Sparz in questo caso, mi lascia più di un dubbio, anche perché non mira al problema, ma cerca di cambiarne la direzione, modificarne la visuale e puntare l’osservazione su qualcosa di diverso.
Mi ripeto: il problema non è se Galileo fosse o meno stato condannato, con le relative osservazioni scientifiche a corollario della tesi, il problema è che fu sottoposto a processo.
Lo stesso vale per l’intervento del Papa: non è l’intervento il problema, ma il dove e il quando.
Sul tema dei valori ‘etici’ non mi infilo, richiederebbe troppo tempo, troppo spazio e conoscenze che non ho. E poi, mi tocca andare, sto cucinando che fra poco arriveranno alcuni amici a casa e non posso fare brutta figura: ne va della mia reputazione ;-)
Blackjack.
January 20, 2008 at 11:40 am
vorrei ribadire che da parte mia lo scopo di questo post era quello di dissipare alcune nebbie che mi parevano aleggiare sulle questioni ’scientifiche’ connesse con la vicenda del Papa alla Sapienza, e non di prendere posizione sulla vicenda stessa. I chiarimenti di questo post mi fanno se mai dire che male hanno fatto i fisici a sollevare argomentazioni che coinvolgevano Galileo, nel senso che non ce n’era proprio bisogno.
Se poi devo dire la mia privata opinione, male ha fatto il rettore a invitare il Papa, poi con quella goffa ritrattazione iniziale, niente lectio magistralis ma discorso sì. La mia idea è che ad una inaugurazione ufficiale di una università laica si invitano organi accademici; se la si vuole, e forse sarebbe anche bello, far diventare un’occasione di dibattito e di pluralistico confronto, allora si invitano varie personalità del mondo della cultura, compresi dunque capi religiosi così come altri personaggi di riconosciuto rilievo.
Il tutto a prescindere completamente dalla particolare personalità di questo Papa, sul quale possiamo avere le più varie opinioni, piuttosto che di un altro, per cui io non avrei tirato fuori neanche l’argomentazione che Ratzinger ha citato Feyerabend, ecc., tutte cose che non c’entrano.
E’ infine per me ovvio che nel corso della normale attività scientifica dell’università sarebbe ben auspicabile che venissero organizzate e promosse occasioni di dibattito e confronto nelle quali le più varie personalità potessero esprimersi, e che probabilmente questo vien fatto troppo poco.
January 20, 2008 at 11:59 am
La mia constatazione è che cautele e contestualizzazioni storiche vengono messe in campo per tutto tranne quando si tratta della sfera religiosa e in particolare della chiesa cattolica. Lì le semplificazioni più grossolane la fanno da padrone, quasi ovunque: se mi chiedete perchè insisto tanto su questo punto vi rispondo che ho un debole per i deboli, quelli veri, non gli agnelli mannari che chiagnono e fottono, come si dice a Napoli. Nella fattispecie, l’agnello mannaro è la ragione scientifica, che piange miseria anche quando domina incontrastata, usurpando dimensioni morali e metafisiche che la superano. Il debole è appunto la metafisica, negletta al punto da doversi presentare in punta di piedi e in perenne rincorsa ad ogni occasione.
L’intervento di Giorgio al 12. esibisce uno spregio del senso storico che vorrebbe essere naif, ma è solo fumettistico.
La religione è prima nella maestà dei simboli che nella prosaicità del dis-corso teologico. Basterebbe avere meditato sul Vico per riconoscerlo, e per sapere anche che cosa ci si deve aspettare da quella che lui chiamava la “barbarie della riflessione”: non progresso ma declino, in una cultura che non affonda più le sue radici nel “timor di Dio”.
January 20, 2008 at 12:11 pm
Caro Sparz, mi è molto piaciuto il tuo articolo.
Per il resto, sottoscrivo appieno le osservazioni di Blackjack.
Detto ciò, me ne torno nel mio brodo. Baci. Anna
January 20, 2008 at 1:44 pm
“La religione è prima nella maestà dei simboli che nella prosaicità del dis-corso teologico.” Ma davvero è così? Qualche altro fervente cattolico così pensa? Francamente faccio fatica, dovrò, come Binaghi (che però, mi perdoni, non si perita di rispondere alle obiezioni) mi ha già una volta suggerito, sveltire i neuroni.
January 20, 2008 at 2:14 pm
“L’intervento di Giorgio al 12. esibisce uno spregio del senso storico”
… e anche geografico…
Sei andato in giro a vedere templi per il mondo? Ce ne sono tanti ridotti a rovine.
January 20, 2008 at 2:19 pm
“Ogni popolo e cultura ha riservato al Tempio le maggiori ricchezze”
Deve essere così anche per il cristianesimo? Anch’io mi domando se tutti i cattolici possono sottoscrivere questa affermazione.
January 20, 2008 at 3:25 pm
Ragazzi, non sto parlando di quello che si deve fare ma di quello che storicamente è stato fatto. L’antropologia e la storia delle religioni lo dicono, non Binaghi.
January 20, 2008 at 3:38 pm
Allora ripropongo la domanda, non per avere una risposta storica, non per sapere “quello che storicamente è stato fatto”, ma per sapere “quello che si deve fare”:
“se proponesse la povertà e la semplicità agli alti gradi delle gerarchie ecclesiastiche e agli ordini religiosi (tutti in appartamenti umili, clergyman, e utilitarie economiche, il resto ai disperati) e stabilisse che il vangelo debba essere sempre e comunque quello che è: una buona notizia per i poveri. questa sarebbe la rivoluzione che mi piacerebbe”
Ecco, questo piacerebbe anche a me, perché non lo fa? Cioè non solo proporlo, farlo, subito.
January 20, 2008 at 3:52 pm
Grazie Antonio e complimenti
January 20, 2008 at 4:12 pm
credo in una ecclesia semper reformanda, Giorgio, che si avvicinerà sempre più all’ideale evangelico, sfrondandolo dai compromessi col potere e col denaro. lo Spirito soffia in questo senso ed è irresistibile. saranno eliminate le impurità che segnano inevitabilmente il cammino storico delle comunità umane. ognuno deve dare il suo contributo. quelli che fanno di più sono i santi, ma anche noi cerchiamo di arrangiarci come possiamo.
January 20, 2008 at 4:35 pm
o Antonio Sparzani,
hai saputo scrivere un articolo chiarissimo,
con l’occhio attento a chi parla ai “profani”
e questo io apprezzo moltissimo, amo ed ammiro coloro che riescono ad esprimersi facendo vera, sana, chiara divulgazione. Tutto ciò mi induce ad acquistare il tuo libro.
Per di più mi hai fatto venire voglia di scrivere una banale porcheriola su di un sugo alla amatriciana esaminato, assaggiato da due osservatori posti in punti diversi dello spazio.
con affetto!!!
January 20, 2008 at 4:48 pm
“saranno eliminate le impurità che segnano inevitabilmente il cammino storico delle comunità umane”
Ottimo: su questo sono d’accordo anch’io, Fabrizio, sperarlo è uno dei modi per superare i “motivi di tristezza del pensiero”.
E grazie ad Antonio anche da parte mia per questo post così chiaro.
January 20, 2008 at 5:33 pm
Caro Giorgio, San Francesco ti ha preceduto di un pezzo.
Ha seguito da povero il Cristo povero, ma la regalità della gerarchia non è stata per lui motivo di scandalo, forse perchè ne comprendeva il significato simbolico e liturgico. Quando si studiava teologia prima di speculare sul Cristianesimo, si trovava il senso profondo di questo per esempio negli scritti della Psudo Dionigi, dove le gerarchie celesti ed ecclesiastiche erano mostrate nella loro liturgica e simbolica specularità. Poi arriva l’occhio sgamato del borghese, che nella cattedra del vescovo vede solo il ricco prelato. E al posto dell’umiltà di San Francesco spunta la saccenteria dei pauperisti. E’ il declino di un linguaggio religioso, ma il simbolo sopravvive per tempi migliori. Finchè esisterà l’Eucaristia (cioè il corpo di Cristo), ci vorranno mura per contenerla, e non saranno per forza tuguri.
O i bei palazzi spettano solo a deputati socialisti?
January 20, 2008 at 5:57 pm
Ma Valter, che c’entrano palazzi di deputati socialisti?
Guarda che sbagli bersaglio, ci hai forse gli occhi bendati o appannati?
Io dico che sarebbe meglio mollarla ’sta storia qui, che i giochi sono più grossi e questa è minima parvenza, anzi, da non cristiano, dico che se Cristo fose qui ci darebbe ‘na bella carica di sferzate, tipo mercanti al tempio…..
January 20, 2008 at 6:04 pm
Sì proprio tipo i mercanti nel tempio, già nominati nell’altro thread del muratore. Somigliano molto ai mercanti nel tempio, non vi sembra? magari venisse Gesù…
January 20, 2008 at 6:10 pm
Insomma, Valter, io sono soddisfatto e mi fermo qui.
Ho letto un bel post che in tanti stiamo apprezzando.
Ho fatto una domanda e la risposta di Fabrizio mi soddisfa.
Mi sembrava di aver capito che per te davvero bisognava riservare al Tempio le maggiori ricchezze (come si usava fare già nella antica Mesopotamia) e mi sembra di aver capito che per te non è così, e questo mi fa piacere.
Per quanto riguarda le ricchezze, non vorrei mettermi io a fare classifiche: ma per curiosità ho appena cercato su google la classifica dei più ricchi d’Italia, e ho visto che c’è già quella relativa al 2007…
Buona domenica
January 20, 2008 at 6:42 pm
Eh già.
January 20, 2008 at 6:44 pm
Mario, è una vita che i non cristiani ci spiegano (a noi cristiani) come si deve essere cristiani per piacere a loro. E io mi ostino a non dargli retta: che cattivo che sono, eh?
January 20, 2008 at 7:08 pm
Meno male che il povero francescano Guglielmo di Ockham insieme con il superiore del suo ordine Michele da Cesena se ne scappò ratto ratto da Avignone, dove all’epoca (1327-28) teneva corte Giovanni XXII, perché appunto il malevolo frate andava blaterando non so che storie su una fantasticata povertà del papato; prontamente scomunicato, come è ovvio, la tolleranza prima d’ogni altra cosa.
January 20, 2008 at 7:21 pm
“Tra religione e scienza c’è piuttosto antipatia sentimentale che opposizione logica” Nicolas Gomez Davila
January 20, 2008 at 7:22 pm
veramente un sito importante, dove abiamo la posibilità di due predicche, dal prete talare, disciamo, e dal prete con il golf, quelo per giocare a hockey su prato, ecco.
molto interesante l’articolo, scusate il mio italiano, e un salutto a veronique vergé, bon courage veronique, au revoir!
emanuel
January 20, 2008 at 7:24 pm
Ribaltiamo il problema: perche’ ad un cristiano debba importare cosi’ tanto come funzioni il mondo da un punto di vista fisico. Perche’ la fede cristiana debba spendere secoli e secoli confrontandosi con Galileo. Ma cosa c’entra la fede cristiana con il sole e la terra? cosa c’entra con l’evoluzionismo?
Ho sempre pensato che avesse a che vedere con un senso, una speranza, una carita’…. ma forse tutto questo si e’ smarrito ben presto con una struttura come la chiesa. forse, alla fine, la chiesa dei papi non c’entra con la fede. questo e’ il motivo di galileo, dell’inquisizione, del sillabo, delle crociate, della politica nei confronti degli omosessuali, di chi la pensa in modo diverso…..
“credo in una ecclesia semper reformanda, Giorgio, che si avvicinerà sempre più all’ideale evangelico, sfrondandolo dai compromessi col potere e col denaro. lo Spirito soffia in questo senso ed è irresistibile. saranno eliminate le impurità che segnano inevitabilmente il cammino storico delle comunità umane. ognuno deve dare il suo contributo. quelli che fanno di più sono i santi, ma anche noi cerchiamo di arrangiarci come possiamo.”
l’unica ecclesia semper reformanda e’ una non ecclesia. I santi (quali, scusa, quelli di Giovanni Paolo II, tipo il fondatore dell’ Opus Dei?) lasciamoli stare. Non vedo alcuno spirito che soffia (vogliamo tornare ad Hegel? senti anche tu i cannoni di Napoleone che tuonano a Jena?)
January 20, 2008 at 7:40 pm
Sparz, lo so che è piena di contestazioni anche interne, ma la dimensione “temporale” della chiesa è stata un requisito fondamentale per la sua sopravvivenza nei secoli. Come puoi non solo campare, ma soprattutto essere indipendente se non sei materialmente autonomo e asservito invece a chi ti sfama?
Chi vuole distruggerla (la chiesa), lo sa bene: se non riesce con una Costituzione Civile del Clero alla parigina, ci prova col pauperismo ideologico.
Qui bisognerebbe, per capirsi davvero, parlarsi individualmente più che nel mucchio: a te chiederei semplicemente perchè non provi a estendere la tua intelligenza e cultura anche alla storia della chiesa, ascoltandone le ragioni interne oltre che gli slogan dei suoi oppositori? Quando ho cominciato a farlo, io ho cambiato radicalmente modo di vedere le cose: prima le vedevo esattamente come te. Occam magari no (perchè il nominalismo inglese è la negazione della filosofia come la intendo) ma Arnaldo da Brescia e fra Dolcino erano i miei eroi.
January 20, 2008 at 7:57 pm
Valter, anche i cattolici sanno e sostengono che il cristianesimo permea in profondità la cultura occidentale. Mario Bianco, come me, come molti non appartenenti ad alcuna confessione religiosa, s’indigna contro i mercanti nel tempio proprio perché i vangeli hanno raccontato di quell’indignazione. Siamo tutti cristiani, più o meno. Anche i cattolici lo sono, un po’, ultimamente. Ma non c’è niente di meno cristiano di ciò che la chiesa cattolica (di quella che antonomasticamente si autodefinisce La Chiesa) ha rappresentato nell’ultimo millennio. Certo, adesso i papi chiedono scusa: si rendono conto che la società è più avanti e li sorpassa come sempre. Qualcuno dice (o spera) che l’evoluzione umana avviene in una direzione che è quella indicata da Gesù. Ma la chiesa cattolica non ha alcun merito di questa evoluzione. Il cristianesimo agisce e l’evoluzione avviene malgrado il cattolicesimo.
I detentori della Verità non saranno mai gli uomini di buona volontà di cui parla il vangelo. Certo, anche la scienza svela i propri limiti, la propria insufficienza: si rende conto che ogni “verità” (con la v molto minuscola) è un’interpretazione parzialissima della realtà. E proprio per questo ancora una volta la chiesa Cattolica e Galileo stanno su sponde opposte: la cosiddetta Chiesa sostiene che la verità è una sola, che l’ha dettata Dio e che soprattutto non va interpretata perché qualcuno (l’Autorità ecclesiale) l’ha interpreta per noi una volta per tutte.
Sì, il papa ha il diritto di parlare come gli altri (ma a me pare che parli molto di più degli altri, e certo non può lamentare una scarsa visibilità mediatica della “Chiesa”). Secondo lo sbandierato principio laico di uguaglianza e di pari dignità tra le varie posizioni, anche lui ha certamente il diritto di dire la sua… anche se, quando si confronta con altre posizioni, lui solo è convinto di essere il portatore della Verità. Gli uomini, invece, sapienti o no che siano, presuntuosi e intolleranti o meno, in fondo sanno di non sapere. A fondamento del laicismo c’è proprio la consapevolezza della relatività della verità, del suo essere storicamente contingente e passibile di revisioni e smentite. Senza questa consapevolezza, non c’è democrazia, non c’è il rispetto dell’uomo verso l’uomo di cui parla il vangelo.
Sì, può darsi senza la “dimensione temporale” la “chiesa” non sarebbe sopravvissuta. Sarebbe stato un bene, anche per il cristianesimo, che voleva essere un seme, e non un regno (su “qesta terra”) retto da un monarca dotato di potere assoluto.
January 20, 2008 at 8:56 pm
Tutti gli interventi sul tema denotano una conoscenza della storia della chiesa che è fondata sul ritratto fattone dai suoi oppositori. Così come non è accettabile il ritratto di Catilina fatto da Cicerone, o quello di Trotskij fatto da Stalin, una ricostruzione di questo generte è più caricaturale che storica.
In caso contrario vedreste che il meglio e non il peggio dell’occidente è nato dalla cultura cristiana, e che la chiesa cattolica è inseparabile dal cristianesimo. Cosa diventa il mondo quando si dissocia da Cristo lo si vede leggendo un romanzo di Houllebeecq, se vi regge lo stomaco.
January 20, 2008 at 9:11 pm
Per fortuna Binaghi che c’e’ lei - sommo giudice e somma regola di noi tutti, dotato di potere paranormali, tanto da sapere esattamente cosa frulla nella testa degli altri e su cosa si basano le loro conoscenze, per non parlare di come lei VEDE, al modo dei bardi, dentro le loro vite corrotte. Un tuttologo di prim’ordine.
Non mi risulta che gli storici siano necessariamente oppositori della chiesa o di qualsiasi altra cosa. Ma lei vede il vizio ed il pregiudizio ovunque.
Se le reggesse lo stomaco si farebbe un bell’esame di coscienza, invece che sputare continuamente bile, frustrazione e cattiveria su chi non la pensa come lei o peggio su chi semplicemente tenta la via della comprensione invece che dell’attacco.
January 20, 2008 at 9:39 pm
Binaghi vero: la chiesa cattolica non ha mai ucciso, non ha mai commesso atrocità, non ne continua a commettere (coprendo ad esempio i preti pedofili) etc. Queste cose non sono mai esistite, sono tutte invenzioni di chi vuole screditare la suddetta chiesa. Lei Binaghi è uno dei peggiori integralisti che io abbia mai sentito parlare. Sono senza parole, con tutta la buona volontà è impossibile parlare con lei. Lei che pensa di avere la verità in tasca e nega la storia.
Discutere con lei di chiesa cattolica è come voler discutere di nazismo con uno che nega siano mai esistiti i campi di concentramento. Magari lei è convinto anche di quello e che la chiesa non abbia avallato le leggi razziali, tanto per rimanere in tema. Comunque anche se fosse non mi interessa a questo punto, affari suoi, farò a meno di commentarla con piacere.
January 20, 2008 at 10:38 pm
mr. binaghi, se scrive houellebecq, por favore.
emanuel
January 20, 2008 at 10:44 pm
Fatevi un giro su un blog cattolico, se non vi riesce di leggere di più, ce n’è una marea, e scoprirete che i giudizi sulla chiesa possono essere molto diversi dai vostri. Io ne ho le scatole piene di prendermi dell’integralista da chi nemmeno si firma o insulti personali da una che nemmeno ammette la pluralità delle narrazioni storiche (che quantomeno dovrebbe far riflettere sui diversi presupposti che le muovono). Io qui faccio quello che nessuno fa, per puro rispetto della verità storica e teologica che nessuno (nemmeno chi dovrebbe) difende, visto che lo scopo supremo sembra mettere daccordo tutto con tutto. Per farvi contenti si dovrebbe ammettere non quello che ogni cattolico ammette, cioè che la chiesa è santificata dalla sua missione ma fatta di peccatori, bensì che la teologia è la gabbia del pensiero, il magistero è sopruso per definizione, i sacerdoti sono pedofili all’ottanta per cento.
Tenetevi le vostre ridicole certezze, io sugli uomini ne ho molte di meno di quello che pensiate, infatti i miei interventi riguardano sempre valori e concetti, non persone che non conosco.
Prosit.
January 20, 2008 at 11:07 pm
Un difetto grosso in questa discussione è che quando si parla di cristianesimo, si dice “cattolicesimo” ovvero di religione con un capo che si dice Vicario di Cristo, che lega e slega in terra come in cielo.
Appunto, se questo discorso/dibattito avvenisse in Germania, Inghilterra anche Francia, altri paesi, insomma, ove la Riforma nelle sue varie manifestazioni si radicò, avrebbe una piega ben diversa.
Proprio per il “relativismo” ( e) culturale a cui accennava Sparzani, che qui poco manifesta, il discorso è monco, privato di molti punti di osservazione, quelli che guardano altri canti, altre angolazioni.
Così la vedo,
magari storta.
January 20, 2008 at 11:19 pm
Binaghi lei dice di fare “quello che nessuno fa per puro rispetto della verità storica e teologica”.
Quindi lei conosce la verità storica e teologica, buon per lei! Non pretenderà mica di passarla a noi dalla colonna di un thread? Qui l’unico ad avere ridicole certezze, sono giorni che la stiamo seguendo tentando di dialogare senza riuscirci perché ha sempre una sentenza pronta, è lei.
Binaghi proietta sull’interlocutore tutti i suoi pregiudizi e non si rende conto di costruire muri invalicabili intorno a ciò che afferma.
Tutti questi “valori e concetti” nei suoi interventi non li ho trovati, trovo tesi che si preoccupa di difendere a spada tratta, nient’altro. Ha le sue convinzioni, tipo che l’aborto è un omicidio e le donne sono stronze assassine. a niente serve ricordare le migliaia di donne che sono morte abortendo clandestinamente e distinduere fra il giudizio morale e la funzione della legge. Lei va per la sua strada: donne assassine. A niente serve ribadire che l’aborto è un male che va evitato e prevenuto ma la legge ha una sua funzione… le donne per lei, comunque, sono assassine, anche quelle che semplicemente la legge la difendono e non hanno mai abortito né abortirebbero mai.Lei alla fine del discorso non ha cambiato una virgola in compenso nel frattempo è riuscito a sparare a zero insultanto le donne in molti modi e mostrando un’insensibilità degna di un paracarro.
Questo è il suo modo di procedere in tutte le discussioni, però così non va. Gli interlocutori si stancano e le danno l’addio.
Addio Binaghi.
January 20, 2008 at 11:29 pm
Si metta il cuore in pace: che l’aborto è un omicidio lo pensa un terzo degli italiani, se vogliamo essere buoni, cioè tutti quelli che si opporrebbero alla legge se si rivotasse. Altrimenti perchè opporsi? Il suo livore non è femminile, è femminista o femminardo, perchè rivela che lei viene qui a parlare di chiesa e galileo ma non gliene può fregar di meno, quello che a lei importa è sempre e solo quello: l’utero è mio e lo gestisco io.
E’ lei che ce l’ha con le donne, perchè ne umilia l’intelligenza.
Prosit.
January 20, 2008 at 11:46 pm
di chiesa e di galileo ho parlato moltissimo pure se non qui, e qui di nuovo ecco il suo pregiudizio all’attacco. Il suo motto è “so di sapere” e in base alle sue certezze sputa veleno.
Le ho fatto quell’esempio riprendendo il tema aborto perchè la sua durezza a proposito di una materia così delicata e drammatica mi ha colpita.
Forse non sono intelligente, come dice lei, ma ho un cuore che ritengo sia molto più importante del mio utero, perchè amo col cuore e non con l’utero e penso col cervello di nuovo, non con l’utero. Questo qui è un altro dei suoi splendidi pregiudizi, complimenti per la sua sfacciata misoginia.
la mia intelligenza non teme le sue ingiurie, ho letto abbastanza libri sulla nascita del pensiero scientifico e sul rapporto scienza e fede da potermi permettere, in un contesto come questo cioè un semplice blog e non una tavola rotonda, di argomentare seguendo il filo della ragione e senza tirar fuori questo o quell’autore.
Mi spiace che la sua levatura morale non vada oltre il dire che umilio l’intelligenza delle donne.
Detto da lei è un complimento.
January 20, 2008 at 11:48 pm
scusate ho dimenticato di scrivere che il destinatario
del 47 è Binaghi. Ma per chi legge il 46 sarà ovvio.
January 21, 2008 at 12:21 am
la chiesa cattolica ha una vocazione universale, come dice il suo nome. ma non è l’universalismo di Alessandro Magno, Cesare, Napoleone: è l’universalismo di Cristo, che muore per amore perdonando i suoi assassini. alcuni hanno raccolto il testimone e cercano di seminare il difficile seme. se questo è buono, prima o poi porta frutto, misteriosamente. all’alba di pasqua ci si accorge che la pietra è stata rovesciata. e nessuno sa come.
January 21, 2008 at 1:26 am
@Fermaronoicieli
Guardi, una cosa sola e poi basta. Se quello che provo a difendere fosse una mia opinione, basata sulle mie esperienze (limitate) e sulle mie letture (limitate), non lo farei con tanta ostinazione, perchè certamente non lo meriterebbe. Le certezze a me derivano da un’adesione a un fatto (Cristo) che però è anche una parola (la Scrittura) e una tradizione (la Chiesa). Che lei ci creda o no faccio questo in spirito di servizio. Come ho scritto da un’altra parte, viene il giorno che un uomo libero capisce che la questione non è se servire ma chi o cosa servire. La libertà è fatta per questo: scegliere la cosa più grande e darsi a quella.
Non mi importa il numero degli avversari: molti nemici molto onore. E non mi parli di cuore o compassione: tra una donna che abortisce e un feto abortito chi merita maggiore compassione è colui al quale è negato di nascere. Certissimamente. Che il linguaggio della pseudomodernità, arrotandosi su se stesso, riesca perfino a dare l’apparenza del contrario, è solo una dimostrazione di quanto siamo caduti in basso. Ed è questo il mio obiettivo (non la 194, che in democrazia resta visto che è voluta dalla maggioranza) ma il linguaggio “chiagne e fotte”, quello di Repubblica e l’Espresso, quello della papessa Bonino, che a lei sembra libertario a fronte dell’oscurantismo clericale.
Integralismo? Se uno mi chiama figlio di puttana (ed è questo che fa lei, ogni volta che insulta gratuitamente la chiesa), io per essere più conciliante cosa dico: “si, ma solo un pochino?”
C’è un solo modo per essere fedeli a ciò che si sa vero: integralmente, con tutta la compassione del mondo per chi sbaglia, ma con tutto il rigore del mondo per sottolineare gli errori. Buona notte.
January 21, 2008 at 1:50 am
Binaghi, non ho mai insultato la chiesa né gratuitamente né in altro modo quindi quel “figlio di” proprio non ci sta nel discorso(lasciando perdere il fatto che un cristiano non dovrebbe rispondere così nemmeno agli insulti).
La compassione non ha misure né limiti e non “sceglie” con chi stare. Lei si erge a giudice con troppa disinvoltur