Poesie di Paola Renzetti
Posted by fabrizio centofanti on January 24, 2008
Approdo
Mi piacciono le case
con l’approdo sul monte.
Profumano di pietra corrosa
e l’ortica sugli scalini tiene
i villeggianti un po’ a bada.
Le piane in bilico sul tetto
spioventi, non cadono mai.
Le porte di legno consunto
si lasciano staccare schegge
sbiadite, di antichi colori.
L’occhio alla serratura
respira, di una fresca
aria notturna di ragnatela.
Nella luce del mattino,
vaga il polline giallo
di fiori quasi invisibili.
Sullo stelo è rimasto
poco colore, solo strette foglie
di verde accarezzate dal sole.
***
Il verso della civetta
e la menta odorosa
Prima di chiuder le persiane,
la civetta ti coglie
con il verso
che lei sola sa fare:
un rantolo lungo di grido
che s’invola nel vento di notte.
Gli è sfuggito fra i rami maturi
del sambuco, corre alle balze
robuste dei lillà,
per tornare abitante
sfinito, delle foglie
di menta odorosa.
***
Lo stradino
C’era lo stradino
con la pala e la carretta.
Si asciugava la testa
calva e lucente nel sole.
Maniche arrotolate
e il corpetto un po’ bisunto.
Nelle tasche, tracce di tabacco,
tirava fuori la cartina
e riposava all’ombra del cerro.
Ad occhi socchiusi, il fumo
girava di volute, ogni tanto
la voce un’aria intonava:
“Addio Lugano bella…”
…………………………………
Nella sua calma
poi riprendeva la pala
e scalzava il sasso
più grosso alla strada.
Ai tonfi di legno
e pietra forse meditava,
su quella libertà ovunque
così poco ospitata
e da lui tanto goduta
nelle fumate brevi della vita.
***
Il leprotto e la poiana
Un giovane al cimitero
ci indicava a breve
lontananza, chissà come
divenuto di lui amico, un leprotto.
A brucare se ne stava calmo
l’erba, senza più scappare.
Quel sollievo, dolore
della perdita, era ormai
un sorriso sul volto del ragazzo.
Noi stavamo da allora
ogni tramonto,
ad aspettar l’amico,
anche nostro era diventato.
Era quasi sera
e un volo e un grido
i nostri occhi rapivano
verso il cielo:
era la poiana scura
e bella, dalle ali grandi.
Verso di noi volando
si abbassava, forse
presa dalla tua
maglietta rossa di bambino.
Tu ti stringevi di paura a me
e io ridendo forte, ti abbracciavo.
Stretti insieme uniti nel sussulto,
fuggirono il leprotto e la poiana.
***
Il coniglio
Sotto al portico
per le zampe
appeso,
un coniglio
ai miei occhi
squartavi
della pelle.
Le viscere molli
cadevano piano
a terra lucendo.
Ammiravo te
in quel gesto sicuro,
dicendo mio
quel lavoro da grande.
Custode della morte
e anche della vita,
mi passavi il segreto
senza esserne
per nulla stupita.
***
Sera di Dicembre
Una passeggiata
hai chiesto di fare,
per star con me,
essere un po’ attesa,
farmi vedere un luogo.
Mi stringo nel cappotto,
allacciati ti dico,
che fa freddo.
Rosseggiano i tuoi capelli,
nell’aria azzurro forte
e d’odore secca e tersa,
mi sembra più pulita
questa delle altre
della provincia lombarda.
Nella sera
Che ha ancora
Da arrivare,
una piccola bici
contro il muro
ci dice: è vicino,
si può fare!
Piccole case lente
Al passo stanno,
in leggera salita.
Si scende appena
E la montagna,
catasta immensa
fra bagliori
di faville rattenute,
d’ombra si copre
nell’imminente riposo.
Quella più chiara
A declinar lontano,
mi sorprendi è il Resegone.
Nel silenzio
Il pensiero va d’intesa
a colui che nostro lo rese.
Poi ci apprestiamo,
sempre non paghe di vita,
di sorrisi tenaci e di vigori
a giungere alla casa.
Ecco,
la vediamo e mi dici
Non ti piace.
Un po’ d’annata sì,
e dimessa,
ma vedo abitata.
Pulita intorno,
senza cose d’inciampo,
nel cortile.
………………………
“Sguardo che ogni cosa
Abbraccia ed ama,
A poco a poco
Si affeziona e tiene!”
……………………………..
L’azzurro,
Profondo da tagliare il fiato
E il prato irto di verde,
ondulato mare a distesa
ci fan per un poco sostare
vicine nella sera.
Torniamo…
E il consueto
Fa la sua ripresa,
di cose, di bisbigli,
di mezze frasi stride.
A noi
che ci troviamo,
nel buio della sera.
***
Mostra anni ‘70
Passo veloce d’Autunno
Freme di arrivare
Alle stanze magiche…
Illusione !
Un dove che non si trova
Lungo i muri bianchi
Dell’allestimento.
Una promessa
Non mantenuta,
Si trascina esangue
Tra sporche TV
Non troppo vecchie
E copertine di dischi
Che stanno ancora
sui nostri scaffali.
Un finto bar
Dove ragazze
Disinvolte premono
i tasti di un juke-box.
E non raccontano,
Né le litanie
Né i santini pubblicità,
Quando tutto collude
E si equivale…
Nell’urgenza del colpo
Da infierire,
senza la benefica ombra
del passato.
La prigione di Aldo Moro,
Efficace sì!
Perché non ricordo
Che noi guardassimo
La cosa
Dal punto di vista di lui.
Efficace e vivo emblema
Dell’assurdo
Che trova così posto
Nella vita,
come nella Storia.
***
Ancora non pietra
E fare i conti devo
con il magma del cuore.
Una notte più fresca
ne ha pacato la face.
E ora rimane
di lieve calore,
ancora non pietra
una lava azzurrina,
avvolta di nebbia.
Sul ramo spinoso
di gaggìa, posa
la tortora sospesa
e pensosa, un poco
guarda, si dondola
e poi ne vola via.
***
Kimsooja
Come sei bella
con la tua coda
di capelli,
nera e silenziosa.
Distesa sulle rocce…
si muove solo
un filo d’erba,
l’ala di un insetto.
Come sei bella
statua vivente,
sui marciapiedi
di Calcutta:
un albero e un uomo
ti si avvicinano.
Ad occhi chiusi,
Fra teli colorati…
si muove e sosta,
l’antico odore
dei giorni.
***
Tintoretto
E per te piccolo Tintore,
si passa da una chiesa all’altra,
illuminati da quella luce
che ogni corpo e cosa
riavvolge e srotola dal buio.
Si svelano le stanze,
per mano della sola fiamma:
tracce di riccioli ribelli,
palme egiziache sfiorate,
dal sole o dalla luna.
Si agitano i muscoli sorpresi,
l’arco dei piedi e le camicie
aperte sui corpetti.
Con l’instancabile manìa
dei tuoi molti tocchi,
hai marcato Venezia,
piccolo Tintore.
***
.
Reale assurdo
In nuvole di nebbia,
cammino per la strada.
Si stupisce l’orecchio
al passo delle strisce:
è l’asino che raglia.
Che paese è mai quest’Italia,
dove accanto a cascine del nord
invecchiano muraglie di palazzi?
Dove valanghe di rifiuti
stagnano in città del sud?
Dietro la via
un piccolo mondo
resiste alla realtà:
c’è l’oca dal becco
giallo, collo lungo
che ti chiama.
***
Taxi
Quella sera
Fui costretta dalle circostanze,
Ad ascoltare e ad interloquire
Con uno sconosciuto.
In parte non lo era,
Preso come me
Dalle cure che accomunano
Gli umani…e perfino..
Dalle inclinazioni…
Si diluiva
Piano piano e mai del tutto
La paura di svelarsi un po’.
Con sollievo
E poco rimpianto
Ci salutammo,
come compagni di strada
per un attimo lungo.
***
Il bello
Non è, che è il tuo cattivo umore
A farti dire che tutto è così brutto?
Tutto riacquisterebbe già,
la sua più giusta dimensione.
Negli anfratti del tuo cuore
Rabbuiato, ogni cosa
Andrebbe a collocarsi.
Il tutto rimarrebbe più
Che intatto. D’esserci stato
Allora e dopo, all’orizzonte.
Il bello non si dispiacerebbe,
(nulla lo turba) e noi insieme
Si continuerebbe, ad amar
Ciascuno la sua cosa.
***
La mia strada
E’ quella sterrata
Del mio paese ventoso.
Battuta forte dai carri di fieno,
si lascia alle spalle, l’odore
di stalla, le voci alle vacche.
Cinta e adornata di campi,
Piccoli quadri crestati
Da siepi spinose, dove improvvisa
La ghiandaia di spavento vola.
E’ la strada degli abbandoni,
dei vecchi ricurvi a falciare,
già dissolti nel campo.
Sfiancata in estate da poche
Macchine ad alta cilindrata,
ostensori degli impieghi
bancari non sudati, fiato di
sonno dei muratori svizzeri.
Di sabato, il latrato umido
Del vecchio capriolo, tace
Ai fuoristrada dei cacciatori.
Più a valle i simulacri della moda,
provincia ricca, neanche sanno
delle ostinate pezze cucite
di risulta al gomito e ai ginocchi.
Ma in curva, la vecchia porta
vuota del granaio, spioventi
I capelli di quercia ti chiama,
ti chiama e tu la senti ancora.
***
Cascina Vione
L’inverno stasera è stanco
e vuol cedere il passo
a una non nata primavera.
La sua bocca in cielo grida
di silenzio e la luna piange
lacrime dolci, per poi giocare
a nascondino di risa nel fosso.
L’ordinata e nuda foresta
di pioppi riposa, lasciando
apposta fuggire raggi di sole.
Raggi raccolti e non spenti,
densi lasciano rosa, una lunga
e vistosa carezza luminosa.
Il platano si mostra
semplice e adornato
dei suoi soli pendagli:
li offre agli occhi,
di chi in un pensiero
non si è attardato.
A Terra rimane sottile
e nebbiosa una striscia
azzurrina, come di fiume
che lungamente si posa
lontano e mutevole,
mentre la terra più scura
materia si mostra presente.
Le fronde ai cipressi
stanno spioventi, sulla cascina
già da tempo venduta.
Dietro il cancello porterà
ancora per poco le sue vestigia
e il glicine dorme, mentre
il cielo ora, di vaste acque
più scure tutto ricopre.
***
A L. C.
Sto anch’io nell’Amazzonia:
la tigre al fianco
e il macete nella mano.
La mia felina è
da qualche parte
a dormire.
Sferro la tastiera
e sorgono d’incanto
immagini di fiumi.
Umide presenze
nella nebbia che oggi
non si dissolve.
Anche Ligabue
dai viaggi esotici
tornava e sulla tela
creava le sue ombre
ruggenti nella foresta:
nella piana di Mantova,
un gallo cantava.
***
Tramonto sul Piave
Un ventaglio di sole estivo
Ultimo si apre
Nell’ansa del fiume.
Come lama cade e tinge
Di rosso il dritto monte.
Le case di Vas si lasciano
andare vuote, alla sera.
Un mantello azzurro
Di luce nebbiosa
dilegua come cosa,
su Quero più montuosa.
Nel grande letto è già piena
D’ombra l’acqua, quando
Un fiore, nero si innalza,
già sfioriti i suoi raggi.
***
«Sono una poetessa autodidatta ed estranea ai circuiti della poesia ufficiale. Scrivo da sempre e le mie poesie sono ispirate alla mia terra d’origine (Appennino Tosco Emiliano), alla natura, al processo creativo dello scrivere, alla ricerca di se stessi, al sogno, ad affetti ed incontri. Sono nata a Corniglio (PR) il 2.4.1955 e abito a Pieve Emanuele (MI) dove insegno. La mia cultura è legata agli anni ’70 e ha origini contadine ed operaie. Ho frequentato la scuola degli Artefici dell’Accademia di Brera. Ultimamente ho raccolto le mie poesie, facendo una selezione di tipo tematico»















lambertibocconi said
Bello “nella piana di Mantova, / un gallo cantava”. Buonanotte.
Paola renzetti said
quell’immagine, quando mi si è affacciata alla mente, l’ho subito colta, perchè l’esotico, il diverso e quello che pensiamo opposto (il solito o quotidiano) nascono insieme. Ciao e grazie Paola