Alfabeti, I come Inverno
Posted by giorgiomorale on January 28, 2008

Giorno d’inverno
Giorno d’inverno
persino l’ombra gela
di me a cavallo.
(Basho)
Dicembre
Aprite, gente, aprite le porte,
io busso alla soglia e all’imposte;
aprite, gente, sono il Vento
che si veste di foglie morte.
Aprite, gente, sono la Pioggia,
sono la vedova grigio vestita;
la gonnella mi sbiadisce
nella nebbia color fumo.
Togliete, gente, togliete la sbarra
di ferro, gente, io sono la Neve;
il mio bianco mantello si disfa
sulle strade del vecchio inverno.
(Emile Verhaeren)
Il freddo scaccia, la fiamma suscita
Pioggia e tempesta dal cielo cadono
immense; le acque dei fiumi gelano.
Il freddo scaccia, la fiamma suscita,
il dolce vino con l’acqua tempera
nel cratere, senza risparmio;
morbida lana le tempie avvolga.
(Alceo)
Com’è dolce udire dal letto l’infuriare dei venti
Com’è dolce udire dal letto l’infuriare dei venti
e stringere teneramente fra le braccia la donna amata,
oppure, se l’invernale Austro rovescia gelide piogge,
abbandonarsi a placidi sonni conciliati dallo scrosciare dell’acqua!
Questo mi tocchi in sorte: sia a buon diritto dovizioso
chi riesce a sopportare le collere del mare e le tristi piogge…
(Tibullo)
L’inverno
Se l’anno muta e non è più il bagliore
della Natura e la stagione chiara
non è più in fiore, passano veloci
i giorni, ma hanno anche più lunghi indugi,
Lo spirito della vita varia con le stagioni
nella Natura viva. Giorni diversi estendono
la luce. Ma un’essenza sempre nuova
appare all’uomo, giusta, preferibile, scelta.
(Friedrich Hoelderlin)
Paesaggio invernale
Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.
Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intente.
Rintoccano l’ore. Ne vibra
percosso ogni bimbo, tremando.
(Rainer Maria Rilke)
Sa di inverno
sa di inverno la
bava di luce
che finge l’alba ai tuoi vetri
un prima di latrati che
uscissero all’aria
col peso di un occhio
risanato, ma
oggi anche l’anima
invecchia, dilaga nel
folto, comincia il suo
giorno tra labbra e
lenzuola e agli occhi
regala un lamento, al
la mano
che corre in aiuto una
colata di calce
(Francesco Marotta)
Spleen
In una vecchia piazza con giardino
dove l’oceano del maltempo piazza il sedere
sopra una panchina avvilita
dagli occhi di pioggia
a causa di una bionda
rozza e avvenente
m’annoio
in questo cabaret del Niente
che è la vita.
(Léon-Paul Fargue)
Se venisse una grande bufera…
Se venisse una bufera grande,
da spaccare il cielo,
e se si buttasse in quella spaccatura
il globo intero!
(Sandor Petofi)
Inverno
Accendere bisogna un grande fuoco
perché la gente si scaldi. Buttarvi
dentro tutta la roba antica, vecchia,
rottami, scorie e ciò che è nuovo, intatto,
balocchi da bambino – oh le rincorse
felici! – e, a piene mani, quel che è bello:
ne canterebbe fino al ciel la fiamma,
darebbe ognuno la mano a un suo compagno.
Accendere bisogna un grande fuoco
perché è brina sul bosco e la città…
Strappare le maniglie alle cantine
gelide, dare un fuoco caldo, ardente.
Bisognerebbe, ahimè, far questo fuoco,
perché gli uomini possano sgelarsi.
(Attila Jozsef)
Il cielo è basso
Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.
(Emily Dickinson)
La terza neve
Guardavamo dalle finestre, là
dove i tigli
si stagliavano neri
nella profondità del cortile.
sospirammo -
ancora, la neve non veniva,
ed era tempo, ormai,
era tempo…
E la neve venne,
venne verso sera,
essa
giù dall’alto dei cieli
volava
a seconda del vento;
e nel volo oscillava.
A falde sottili come lamine,
fragili,
era confusa di se stessa.
La prendevamo nelle mani,
e stupivamo:
dunque, era quella la neve?
… Dopo sette giorni
venne la neve nuova.
Non venne -
precipitò.
Cadeva così fitta, da non potere
tenere aperti gli occhi,
a tutta forza
vorticava in cerchio, mugliando.
… ma disperò di sé,
non resistette
e si diede per vinta.
E noi, ansiosi
sempre più spesso
scrutavamo l’orizzonte:
quando quella vera verrà?
Perché era tempo,
era tempo…
Ed un mattino
era davvero tanta
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva
nel baccano dell’alba
fra il rombo della macchine e lo sbuffare dei cavalli,
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.
Giaceva
fresca e scintillante
e ognuno ne restava abbagliato.
Ed era lei, la neve. La vera.
L’aspettavamo.
Era venuta.
(Evgenij Evtusenko)
La neve cade
La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra.
La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.
La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.
Come se con l’aspetto d’un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.
Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti intorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.
Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, per lo stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,
tenendo il paso con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano come la neve,
o come le parole d’un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.
(Boris Pasternak)
L’uomo di neve
Si deve avere un animo d’inverno
per contemplare questo gelo e i pini
con le rame incrostate dalla neve;
e avere avuto freddo lungo tempo
per guardare i ginepri irti di ghiaccio,
i rudi abeti nel brillio remoto
del sole di gennaio, e non pensare
d’alcun duolo nel gemito del vento,
o nel suono di queste poche foglie,
voci d’una regione visitata
da quel vento che sempre
sibila nello stesso nudo luogo
per chi ascolta, ascolta nel nevaio,
e nulla in se medesimo, contempla
là quel nulla che è e che non è.
(Wallace Stevens)
Paesaggio invernale
Nella neve vedi case che non ci sono,
città inesistenti.
Indossi un cappotto di fiocchi di neve
(dentro, l’inverno è molto caldo)
e vuoi bene al mondo.
In realtà ami il passato della tua infanzia
con le scarpe bagnate,
la meraviglia dei colori di Natale e Capodanno.
Hai una folle nostalgia per qualcosa che poteva accadere.
Era così vicino.
Sbirciavi dalla finestra, in punta di piedi.
Poteva accadere, ma tu ti eri perso.
Ti ha portato via la tormenta di neve.
In una tristezza contro il tuo volere.
E basta il gelo, il gelo dei fiocchi,
per svegliarti d’un tratto nello stesso luogo,
da dove ti eri staccato.
Case meravigliose, città incantate.
E anche tu sei un po’ meno reale.
Il tuo sogno plana
là dove l’hai abbandonato
e tutto è di nuovo bellissimo.
(Slavo Mihalic)
Sera d’inverno
Quando la neve cade alla finestra,
a lungo suona la campana serale,
a molti la mensa è preparata
e la casa ben fornita.
Più d’uno nel peregrinare
arriva alla porta per oscuri sentieri.
Aureo fiorisce della grazia l’albero
dal fresco succo della terra.
Il viandante entra silenzioso;
dolore impietra la soglia.
Ma ecco risplende in puro chiarore
sulla tavola pane e vino.
(Georg Trakl)
Dall’inverno stregone
Dall’inverno stregone
ammaliato sta il bosco,
e sotto la coltre di neve,
immobile e muta,
risplende di meravigliosa vita.
Sta il bosco, incantato,
non morto e non vivo,
incantato da un magico sonno,
tutto avvolto e imprigionato
da una lieve e soffice catena.
Se il sole invernale lancia
sul bosco i suoi raggi obliqui,
in esso niente trasale,
tutto avvampa e risplende
di una accecante bellezza.
(Fjodor Tjutcev)
Ah, che tormenta!
Ah, che tormenta! diavolo, portala via con te!
Con i suoi chiodi bianchi va sigillando il tetto!
Ma io non ho paura: nel mio destino è scritto
che lo sviato cuore mi sigillasse a te.
(Sergej Esenin)
Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
è sensitivo e, per pudore, torbido,
con minuto fiorire, gialla irrompe
la mimosa. S’inquadra alla finestra
di quella mia dimora d’una volta,
di questa dove passo gli anni vecchi.
Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
segno sarà che niuna cosa muore
se ne ritorna sempre l’apparenza?
O saprò finalmente che la morte
regno non ha che sopra l’apparenza?
(Giuseppe Ungaretti)

















mariapia said
E’ questo l’inverno che sento, e queste le fiamme che cercavo.
Ciao, Giorgio.
Maria Pia Q.
Giorgio said
Ciao, Maria Pia, c’è bisogno di questo fuoco, perché gli uomini possano sgelarsi.
un abbraccio.