La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Di Myanmar non si parla più, di Antonio Consoli.

Posted by fabrizio centofanti on January 29, 2008

myanmar.jpg

Ma sono oltre settecento le persone prigioniere delle carceri birmane.

Min Ko Naing è un attivista pro-democrazia. E’ uno dei pochi coraggiosi che ad agosto ha sfidato il regime e ha contribuito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di birmani, compresi i monaci buddisti il cui abito rosso è diventato simbolo della lotta all’oppressione.

Min Ko Naing è adesso sotto accusa per le affermazioni fatte ad agosto a proposito del prezzo del carburante, affermazioni in seguito alle quali è scoppiata la protesta. I legali della National League for Democracy dicono di non conoscere le frasi per le quali il pacifista birmano si trova rinchiuso nel carcere di Rangoon.

Il problema è che ciascuno dei settecento potrebbe rimanere imprigionato per i prossimi sette anni. Sette anni senza alcun capo di accusa concreto.

Secondo l’ONU, la giunta militare ha messo fine alla protesta imprigionando migliaia di persone e uccidendone 31.

Nessuno, però, crede alle 31 vittime. Molto probabilmente sono diverse centinaia. Ma non è questo che mi preme sottolineare.

Il silenzio, che colpevolmente è sceso sulla Birmania dopo la fine della protesta, uccide due volte, tre volte, decine di volte di più di una delle giunte militari più sanguinarie della storia. L’intero popolo birmano, e non solo i settecento detenuti, è prigioniero, osteggiato dall’ombra di un governo oscuro e terrificante.

So che queste parole suoneranno inutili ai più. Il mio rammarico e il mio dolore, vero e profondo, vi garantisco, è essere conscio della loro inutilità.

10 Responses to “Di Myanmar non si parla più, di Antonio Consoli.”

  1. Sparz said

    meno male che tu ne parli, Fabrizio, Myanmar è veramente uno dei posti del mondo in cui sembra ancora impossibile far arrivare un segno tangibile di una qualche forma di vero sostegno, anche solo umano, internazionale. Penso che tutto ciò sia dovuto al fatto che le (militarmente) grandi potenze non vedono alcun interesse nel paese (non ha petrolio, né altre rilevanti risorse) e quindi, non essendo minimamente interessate alla democrazia o alla giustizia, ben si guardano dal fare alcunché. C’è anche da dire che quando tali cosiddette potenze intervengono fanno guai assai peggiori del male, molti recenti vicende insegnano.
    Coglierei l’occasione per porre un interrogativo molto generale: quando una o più altre nazioni hanno il diritto/dovere di intervenire nei cosiddetti “affari interni” di un paese indipendente e sovrano? Io non ho risposte così chiare, salvo a dichiarare che palesi violazioni dei diritti umani sono ovviamente intollerabili, ma il problema rimane di sapere esattamente quando tali violazioni sono certe e sono per l’appunto intollerabili. Non so, io non ho, a parte il caso piuttosto clamoroso del Myanmar, una risposta così ben definita come vorrei.

  2. fabry said

    caro Antonello, dobbiamo ringraziare Antonio, soprattutto. la questione che poni è complessa, ma credo che proprio la Birmania, come fai capire anche tu, costituisca una di quelle situazioni in cui l’intervento è doveroso. purtroppo, spesso, chi interviene ha secondi fini che rischiano di rendere vano l’obiettivo principale. la tragedia di fondo rimane il fatto che dove non ci sono interessi economici o politici, la gente può crepare senza che nessuno alzi un dito.

  3. Che, relative al caso birmano e non solo, ci siano grosse responsabilità di tutto l’Occidente non ci sono dubbi.

    Ma vedi, caro Antonello, la questione è banale e terribile allo stesso momento: guarda al caso Russia. E dei crimini di cui il governo si è macchiato e continua a macchiarsi. Quanti sono stati gli interventi seri, oltre alle futili parole di alcuni capi di stato, volti a migliorare la situazione democratica russa? Nessuno. La Russia tiene il resto dell’Occidente (Stati Uniti compresi) intrappolato nella morsa del potere energetico. Nessuno rischierebbe d’inimicarsi una simile potenza.

    Dietro il caso birmano, allo stesso modo, c’è l’influenza cinese che vende armi alla giunta militare, c’è l’influenza di singapore, quella russa. Devi sapere che la Birmania è uno dei più grandi produttori di oppio, da cui si ricava l’eroina. La giunta militare guadagna miliardi grazie ai proventi dell’oppio, riduce alla schiavitù la popolazione (compresi i bambini), fa affari con la mafia cinese.

    Come vedi è una situazione molto complessa. Ecco perché nel pezzo sopra accennavo all’inutilità delle mie parole. E’ una triste realtà.

    Ne approfitto per ringraziare Fabrizio per l’ospitalità.

    Un saluto a tutti.
    Antonio Consoli

  4. nadia agustoni said

    Quel che posso fare subito è far circolare il post. Lo trasmetto con preghiera di far girare perchè leggano in tante/i

  5. paodam said

    Un Rapporto pubblicato rivela Torture “shock” di prigionieri politici in Birmania, identifica I torturatori e per la prima volta la catena di comando
    Il Senatore John McCain afferma che il Rapporto mostra come la tortura in Birmania sia una politica di stato della giunta militare..
    I dati si basano su interviste con cinquantacinque ex prigionieri politici effettuata da AAPP. Il rapporto è suddiviso in sezioni che trattano delle varie forme di abusi, fisici, psicologici e sessuali utilizzati dalla giunta. Il Rapporto illustra anche come le condizioni delle prigioni tenute volutamente trascurate e come anche l’assenza di cure mediche sia una scelta deliberata e sono incoraggiate e perpetrate dalla giunta per causare un aumento delle sofferenze dei prigionieri in aggiunta alla tortura.
    Il Rapporto conclude che le prigioni birmane sono diventate istituzioni nelle quali la funzione prioritaria è deliberatamente quella di umiliare l’identità degli attivisti politici che minacciano la giunta.

    Le tattiche utilizzate sui prigionieri politici includono

    - pestaggi duri che comportano spesso la perdita di conoscenza e a volte la morte.
    - Scosse elettriche su tutto il corpo compresi i genitali.
    - Pressione su tutto il corpo con elettrodi fino a quando la carne non viene tolta, una tattica conosciuta come la “ strada di ferro”.
    - Bruciatura con sigarette e accendini
    - Restrizione prolungata dei movimenti fino a molti mesi utilizzando corde intorno al collo e alle anche.
    - Picchiare ripetutamente la stessa parte del corpo ogni secondo per molte ore, una tattica nota in Birmania come “ tortura Tic toc”.(specifico che una tortura come questa impedira’ per sempre ai monaci in particolare la possibilita’ di pratiche di meditazione e concentrazione)

    Oggi ci parlano di mediazione, di restrizioni economiche mirate a minare la forza del regime, di interventi dell’unione europea, di commissari(vedi nomina Fassino) che tuteleranno i diritti della popolazione birmana.
    E’ soltanto fumo negli occhi di una popolazione mondiale gia’ facilmente avvezza a dimenticare.
    La Birmania e’ gia’ nell’oblio con grande gioia dei vicini cinesi pronti ad accogliere tutti noi a braccia aperte per festeggiare giochi olimpici, simbolo di liberta’, in un paese dove la parola liberta’ e’ stata da tempo cancellata dalla mente degli esseri……!

    Invito te e tutti i tuoi lettori a visitare e partecipare con commenti e articoli il mio blog
    http://unmadeinchina.wordpress.com
    A presto

  6. Va bene, noi probabilmente possiamo fare davvero poco, ma perché non se ne parla più? Perché nemmeno un servizio sui quotidiani o in televisione? Questo mi fa pensare il contrario, cioè che la situazione sarebbe risolvibile, ma non conveniente. I media, i media. I soliti media.

    Michele

  7. Paolina said

    Protesta anche il sole
    nelle tuniche arancio
    sfilano i monaci
    il capo rasato decisi
    il volto una maschera uguale
    un rimprovero muto
    che lacera il cielo
    noi fermi impietriti
    a guardare a sperare
    ci è dato soltanto
    ascoltare il tamburo
    battente del cuore
    che marcia
    con le tuniche arancio

  8. Grazie Paolina, per i bei versi.

  9. gmrgnina said

    Bisogna parlarne, per non dimenticare!

  10. paodam said

    Una cortina di silenzio sta calando sulla situazione birmana…pian piano lo scimmiottare dei media, dopo aver cavalcato per qualche giorno la notizia,sta scemando lentamente.
    Le immagini di quei monaci trucidati da un regime tacitamente obbediente ai dettami cinesi hanno fatto il giro del mondo ma….come al solito facciamo presto a cancellare ,dimenticare.
    La birmania e’ di nuovo nell’oblio e dobbiamo anche fare in fretta a dimenticare perche’ fra qualche mese ci saranno coppe e medaglie da distribuire e Pechino 2008 non potrebbe sopportare un immagine cosi’ deleteria per i suoi giochi. Che ne sarebbe della loro economia se una umanita’ finalmente intelligente rifiutasse di presentarsi alle Olimpiadi?
    Benissimo…continuiamo a comprare le loro merci tossiche, ad assistere passivi alla loro espansione ,al loro rendere schiava la propria popolazione . Non sara’ facile dimenticare quelle vesti arancioni ,quelle teste rasate che chiedevano pacificamente un po’ di liberta’…Speriamo almeno che qualche atleta birmano (se mai ne esistano) possa finalmente regalarci una medaglia.
    Per quanto mi riguarda l’hanno gia’ vinta!

    http://unmadeinchina.wordpress.com

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