Le scritture che non leggemmo. Seconda Parte
Posted by isabellamoroni on January 29, 2008
In realtà ho raccolto materiali vari, a volte straordinari.
Scritture dense ed evocative.
Sono racconti, poesie, a volte testimonianze legate fra loro da un filo conduttore: le persone che li hanno creati non hanno mai fatto gli scrittori di professione.
Romolo Trebbi del Trevigiano, le sue rime cariche di avventura simili a tagli cinematografici, architetto, urbanista, docente universitario, che da molti anni vive in Cile.
L’ULTIMA CANZONE DEL DESERTO
E soli camminavamo
immergendoci
nei silenzi di sabbie.
Cercavo l’ombra
di cammelli erranti,
ma cammelliere
delle dune è il sole:
sprofondavo
in miriadi di luci.
Fra scheletrici artigli
di palme irreali
mi piegava il desiderio
di pini lontani.
E soli camminavamo
fra pulsare
di tempie e di sabbia.
Non un tamburo
ma il cuore che rulla,
non un velo galoppa
ma miraggio che brucia
come il rogo dei sogni.
Esule degli spazi
continuo ad errare
su onde di fuoco.
Più non sento
ma tu, anima, ascolta.
Senti:
il ghibli canta
l’ultima canzone del deserto.
NEL SUDORE MERIDIANO
Ansiti di zolle
Nel respiro caldo
Di terre spezzate:dormono consumati
Acciai di vomeri,puri impregnati di erbe morte nel sole.
Nel sudore meridiano
Delle nostre mani
È l’odore
Di cavalli bagnati;
respiro nei tuoi capelli
pulsare di vita:
avvampano pagliuzze bruciate
nella luce dei culmi.
HO AMATO IL SILENZIO
Ho amato il silenzio
Per te,
il ricordo: il mio sangue.
Nella cattedrale
Un suono ha sepolto
La terra, eterno.
Fuori una croce.
Voglio vivere ancora:
ti porterò le viole
ed una rosa bianca.
Romolo Trebbi del Trevigiano

















Giorgio said
Belle, Isabella, grazie. E bella anche l’idea de “le scritture che non leggemmo”. Bello quando c’è l’uomo e non solo lo scrittore.
isabella said
Grazie Giorgio,
mi piacerebbe trovarne tante altre di scritture che finora non ci è stato dato di leggere, e vorrei che fossero tutte vere scritture e non urli, afflati e tormenti…
fabry said
la diatriba poeta/cantautore potrebbe prolungarsi in quella professionista/non professionista. in effetti, tante cose rimaste nel cassetto potrebbero essere molto migliori di tanta roba che si vede in giro. un pensiero inquietante, ma salutare.