Zen poesia dada
Posted by mbaldrati on January 29, 2008
di Loris Pattuelli
Zen e dada sono due cose che stanno bene insieme. Non pensi anche tu, caro lettore, che con un incipit del genere potremmo incominciare a volare come gli aeroplani? Oggi vorrei parlare di Shinkichi Takahashi, un poeta che non dovrebbe mai mancare sul comodino di tutti quelli che amano “prender fischi per fiaschi”. Qualche cenno biografico? Dadaista da giovane, poeta zen da vecchio. E questo è tutto. Volendo fare i pignoli, si potrebbero aggiungere alcuni mesi di galera come anarchico e la bellezza di diciassette anni presso il Tempio Shogenji Rinzai di Tokyo. Secondo me, questo basta e avanza per un piacevole fraintendimento. Io, per esempio, fregandomene delle precisazioni dell’autore, mi sono sempre divertito a pensare che zen, dada, poesia e anarchia fossero una specie di Fab Four, o di punti cardinali, o di elementi primordiali, eccetera.
Fatica sprecata? Può darsi, ma non sempre e non a prescindere. Come diceva Lèo Ferré, la lucidità è qualche cosa da conservare soltanto nelle mutande.
Divagazioni a parte, il libro da cercare è Triumph of the Sparrow, Grove Press, 2000. In italiano c’è invece una antologia della Newton Compton intitolata Poesie zen del 1983 con una quarantina di sue liriche in appendice. La poesia di Shinkichi Takahashi è un pensiero spensierato, un buon modo per sondare tutti gli abissi che vanno dalla pelle al cosmo e dai lombrichi alle stelle. Dovendo abbozzare un consiglio, direi che, insieme al lapis e al notes, queste poesie starebbero proprio bene in una tasca della nostra giacca preferita. Proprio qui sotto ne troverete una decina. La traduzione (bella, proprio bella) è di Adriana Ziffer Gallo. Buon divertimento.
CONCHIGLIA
Nulla assolutamente nulla
è nato,
muore, la conchiglia ripete ancora
e ancora
dal profondo della sua cavità.
Il suo corpo
spazzato dalla marea -e allora?
Dorme
nella sabbia, asciugandosi al sole,
bagnandosi
sotto la luna. Nulla a che fare
con il mare
od altro. Ancora
e ancora
svanisce con l’onda.
PATATA DOLCE
Di tutte le cose viventi
vorrei essere una patata dolce,
appena dissotterrata.
PESCE CRUDO E VERDURA
Prima che nascessi, mia madre triturò
il tempo con il coltello arrugginito –
soffice come la pioggia, granuloso come uova di merluzzo.
Quando ciò fu pronto, balzai fuori dal suo grembo.
Non avendo di meglio da fare, cerco
di rivivere quel primo abitacolo:
nessun estraneo, per quanto scalciassi
senza sfiorare nulla
nel buio – piccola cosa dentro una balena.
ascoltate, ère future:
il tempo è un ravanello bianco, sott’aceto,
che ingiallisce. Mio padre ripeteva
che l’aceto è pesce crudo e verdura.
ROSPO
“Come salì sull’aereo
il rospo fu a Londra”: Sbagliato.
il rospo non conosce distanza,
tra il suo stomaco e quello dell’uomo,
tra se stesso e la ruota che schiaccia.
“Rattrappendosi completamente, non è in nessun luogo: Giusto.
Londra, Tokyo, appiattite da zampe di palmipedi
all’improvviso. Nello stagno – nessuna distanza o suono –
un corpo squamoso s’è ricoperto di margherite.
PIOGGERELLA
Un gatto percorre il recinto gocciolante
svanisce nella verde ombra,
vuota come un pensiero perduto.
Terra nell’artiglio di un gatto morto,
budella sparse sul selciato –
tempo, quegli occhi a spillo.
Nella soffitta tre gattini si leccano.
Una vecchia, simile a un becco ricurvo,
cerca di ricordarsi il nome del gatto.
NUVOLA
Sono allegro, qualunque cosa accada,
uno sbuffo nel cielo –
che splendore, io sono là.
ANATRA TRONFIA
L’anatra vive sempre,
alla giornata. Al risveglio, scopre
che ha dormito un bilione d’anni.
Proprio il centro
dell’universo, non ha bisogno
di occhi, orecchie, zampe.
Cosa servono a chi
conosce il suo mondo
stazioni satellitari?
Libertà dal tempo,
immutabile. L’anatra
non è astuta come il cane che si lancia
attraverso lo spazio, come un razzo.
Inoltre, essa
è stata già lì.
LUNA E LEPRE
Le cose esistono in se stesse.
Lassù sopra la luna
intravedo la lepre
in un vaso
che pesta il riso per le focacce.
Ne chiedo una.
“Di che forma?” dice la lepre.
“Una simile a un razzo”.
“Ecco –prendi!”.
Sopra, fuori,
ogni cosa passa
d’un colpo,
libero finalmente –
ignaro
di dove sto andando.
ESPLOSIONE
Sono un cane senza cervello,
un gatto buono a nulla,
una nebbia sopra la grondaia,
una pioggia che spazza via le gemme.
Chiudo gli occhi, respiro –
aria radioattiva! Un bilione d’anni
e sarò ridotto a metà,
l’inquinamento mi colpisce il midollo.
Allora urlerò a ciò
che resta. Con il poco sangue rimasto,
ridotto al vuoto della scissione
nucleare, corro velocissimo.
ASSENZA
Dì solo “Egli non c’è” –
tornerà
fra cinque bilioni d’anni!

















cletus said
penso ad un dialogo fra Leo Ferrè e B.B.King. Quest’ultimo, nella sua biografia, sostiene l’esatto contrario. E cioè che un sesso eretto non ammette coscienza.
Belle le poesiole, però.
mario pandiani said
Coscienza e lucidità sono cose diverse, e poi la canzone di Roi Léo si chiama la solitude, e ciò di cui parla King BB, se sei solo, ti inchioda alla coscienza, ;-)
Credo che tra le discipline lo zen sia un’anarchia e tra le libertà, l’anarchia, sia quella che richiede più disciplina; il senso del paradosso, lo spiazzamento e la risata sono esercizi spirituali zen, sono i pennelli dada, l’inchiostro della poesia e le bombe dell’anarchia, è vero c’è un insensato filo di simpatia che li lega, questi quattro sassofonisti pazzi.
mariobianco said
Bè le poesie giapponesi, come queste, hanno bisogno
dei caratteri loro e del loro suono, per essere vere,
se no sono solo eco di parole,
e sono deboli, deboli,
ahimè non sapere, leggere il giapponese!!!
Sparz said
mi sembra bella la premessa e mi sembran belle le poesie, grazie.
loris pattuelli said
Secondo me, Shinkichi Takahashi è uno dei poeti più importanti ed originali del secolo appena trascorso. Io lo adoro e credo di adorarlo sopratutto perchè mi provoca imbarazzo e mi costringe a litigare sempre con me stesso. Leggo le sue poesie e penso che zen e dada sono proprio vasi comunicanti, un modo molto allegro per cercare di coniugare la disciplina con la libertà. Leggo poi una sua intervista e scopro che un’idea del genere a lui non è neanche mai passata per l’anticamera del cervello. A chi dare retta? Io so di aver ragione, ma so che anche lui non ha torto. Secondo me, Shinkichi Takahashi è un provocatore semplicemente geniale, e il suo trombonismo senile (vedere l’intervista sul libro) è la dimostrazione che ribellarsi non è soltanto giusto, ma forse anche possibile e doveroso.
nadia agustoni said
A me sembra che le poesie sian belle anche in traduzione e questo inizio ” Nulla assolutamente nulla
è nato,
muore, la conchiglia ripete ancora
e ancora..” è puro zen, grazie del post
loris pattuelli said
“Nulla, assolutamente nulla è nato,
muore, la conchiglia ripete ancora e ancora…”
Lucien Stryck accosta questi versi ai Quartetti di T.S. Eliot. Secondo me, ha ragione.
nadia agustoni said
li trovo bellissimi. Riassumono la filosofia zen ( che amo molto) e lo fanno in modo che trovo perfetto.
lambertibocconi said
A me piacciono molto, a differenza però del venerabile Eliot che purtroppo mi soporizza – limite mio! Invece a me queste poesie zen fanno pensare a certi fumetti d’autore, ma grandi-grandi, enormi. Poi vorrei dire: occhio alle vicinanze tra anarchia e dada, che si arriva al pensiero della destra evoliana. Comunque massimo rispetto per chiunque sia intelligente. Giusto per essere consapevoli.
Curioso come a me siano piaciute a colpo di fulmine, queste poesie, ma con una recezione, mi sembra, molto diversa da quella del loro diffusore Loris. E’ interessante questo, vuol dire che vivono di vita propria. Io per esempio non ci vedo conciliazione tra disciplina e libertà, ma un reale “essere al di là del problema”. La questione di tesi-antitesi-sintesi è tutta nostra, peraltro interessantissima: ma a un’anatra che si sveglia dopo un bilione d’anni, a lepri lunari, ad aceti metamorfici, cosa volete che importi coniugare opposizioni? Baci o non baci. Anna
loris pattuelli said
Grazie a tutti per questa bella chiacchierata. Giusto per fare bingo, bisognerebbe che adesso qualcuno dicesse di voler tradurre il libro. Io, cosa volete che vi dica, un po’ ci spero.