Snack – di Franz Krauspenhaar
Posted by franzk on January 31, 2008
1. DONNE
Lo scaricabarile. Il capro espiatorio.
L’ira, il chiodo del litigio, la lama sulla
schiena. Il senso di fine, smaccato
sul dorso delle mani. Ossa, non polpa,
scheletro di carne divorata.
****
La pioggia risale al vento, primavere
azzannano gli occhi sparuti al suolo.
Vale andarsene al viaggio in fuga
del sonno lungo, e non da sogno.
****
Sputi di gesso, dopo la scabbia
del verso buttato al cielo, spero
che dica, ma non dice. Ti alzi,
ti separi dal cuscino, sei solo
dappertutto, pericolante,
nell’acqua ti tuffi per la pelle
ancor giovane, rifletti sui denti,
sgranati, allo specchio.
****
Donne. Giovani, meno giovani, solite
e nuove. La tua fame si colma di
picnic, di colazioni al sacco, di escursioni.
Don Giovanni di merende, con briciole
di snack, tra i peli al vento della pelle salata.
****
2.MADRE
Primavera, tagliente, corta,
bella, lontana. Profumi, ecco,
sulla siepe magra, al di là
era fresco. Ore 16 e 30,
finivano gli anni Sessanta.
****
Mia madre e il suo sorriso
agitato. Pativo l’attesa.
Lei veniva in panno, bionda
sulle ali del fresco, l’ora
del rimescolìo, madre mia.
****
Quando morirai ricorderò
le tue merende, la focaccia
corta, il Ciocorì, appena, fuori
la scuola, e Paolo, anche lui,
aveva la razione, cielo basso
e snack, snack, snack, denti
bianchi, appassionati.
****
Quando te ne andrai già so.
Che sarà ripercorso il tutto.
Come libro, come racconto,
e foto sbianche, non più
qui, nel cuore. Quando, addenterò
qualcosa, per la vergogna,
di essere ancora vivo.
****
Credo non ci sarà dolore più buio.
Io tremo alla sola idea di. Sì.
No, no, che non sia, o sia
che io sia via, chissà se non morto,
certo fuori gioco, in climi diversi,
in momenti che mi possa, qualcuno,
davvero confortare.
****
Quel cespuglio ancora lo passo
andando verso piazza Gambara,
ma allora era cosa pura, profumo
che dava il senso della primavera.
Ora non più, si è caldi da soli,
senza il taglio d’una specie di bosco.
****
3. AMORI
L’oppio di brevità, un incantamento
per parole, il fumo della mia sigaretta.
Cose mai bastanti, ma è l’idillio
che scorre, ugualmente, insincero.
****
Lacrime, dopo. Prima, la musica divina
su corpi appoggiati. Prima svenire
insieme, come cosa sola, come animale
a due teste. E prima della fine in fuga
urla di spavento. Il breve dell’intensità
d’ogni momento, d’ogni quadro della storia.
(Immagine: Jenny Saville – Untitled)

















nadia agustoni said
“Quando te ne andrai già so.
Che sarà ripercorso il tutto.
Come libro, come racconto,
e foto sbianche, non più
qui, nel cuore. ”
Franz complimenti, mi son piaciute tantissimo.
robertorossitesta said
Caro Franz,
che dire?
Che ci abitui troppo bene!
Una cavalcata attraverso la nostra poesia degli ultimi decenni, sfrondata da certe ubbìe, e con una forte impronta personale.
Un caro saluto,
Roberto
Stella Maria said
ciao Franz,
che dire? mi ripeto e ti annoio.
stai vivendo un momento creativo bellissimo e ricco, che duri a lungo.
ti seguo e attendo sempre di leggerti, è vero ci stai viziando
un abbraccio
Stella
franco arminio said
franz
in queste poesie mi pare di sentire una musica diversa da quelle che avevo letto in passato. comunque non c’è polvere….
buon lavoro!
jolanda catalano said
Caro Franz, interrompo per un attimo il mio silenzio di riflessione per dirti che io non avevo la benchè minima ombra di dubbio sul tuo percorso poetico.
Lo stai dimostrando in modo eccellente.
un abbraccio
jolanda
Giuseppe Iannozzi said
Perché ti fai del male con la poesia che no sai?
Forse vali più come thrillerista/noirista, già te lo dissi una volta.
Ciao
Gaja said
Grande, Franz, grande. Come una lama. Scrivi sempre quello che voglio leggere, quello che *ho bisogno* di leggere, e mi ritrovo completamente nelle tue parole.
“Quando te ne andrai già so.
Che sarà ripercorso il tutto.
Come libro, come racconto,
e foto sbianche, non più
qui, nel cuore. Quando, addenterò
qualcosa, per la vergogna,
di essere ancora vivo.”
Grazie.
rferrazzi said
Franz, sarà perché condivido le tue apprensioni, ma mi hai fatto entrare un brivido nella schiena. Queste poesie sono tra le tue cose più alte (quelle cose, appunto, che stanno “come stanno”).
Gaja said
Ecco, Richard TLH ha espresso alla perfezione anche il mio pensiero (cioè, uno dei) riguardo a queste tue poesie, FranzO. Altissime.
jolanda catalano said
@ iannozzi
mi tocca ancora interrompere il mio silenzio.
caro Iannozzi ma tu che gusto provi a disprezzare,chi sei tu per parlare di poesia? e non ti salva il fatto di lodare una cosa e poi infierire sull’altra.
senza cattiveria,ovviamente
jolanda
Miss Misunderstanding said
in un continuum di sconsideratezza lasciati dire che sei uno scavabrividi di rabdomanzia, un antenna sintonizzata sui dolori per cui tutti siamo qui in fila. accidenti a te! :)
comunque quella salma femminile decomponentesi della Seville non siamo tutte…
Miss Misunderstanding said
Saville
Giuseppe Iannozzi said
Chi è che disprezza?
Se volete vi dico una bella bugia: bellissime.
Così è più di vostro gradimento?
Ho solo espresso l’idea che Franz riesce meglio nella narrativa di genere. Come poeta vale quanto valgo io come calzolaio.
E tu, Jolanda, chi saresti? Amleto?
Buona giornata,
Giuseppe
lambertibocconi said
Bravissimo come sempre, Franz. Quella della madre: giochi in grande e giochi bene. Trovo invece un attimo più forzata la parte 1 “Donne”. Ciao!
jolanda catalano said
@ Iannozzi
Caro Iannozzi,lasciamo in pace Amleto,io sono una come tante ed esprimo il mio parere,tu esprimi il tuo,ma non ti sorge il dubbio,fra tanti commenti positivi,dettati non da amicizia ma da una visione pressocchè unanime a favore,in modo particolare su questi ultimi testi di Franz,che forse…forse…
la nota stonata che esce dal coro sei tu? ed è anche giusto che tu abbia altre preferenze,altri gusti poetici,ma non venirmi a dire che ciò che leggiamo sopra non è poesia.
cordialmente
jolanda
Miss Misunderstanding said
saggezza popolare
Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io
Giuseppe Iannozzi said
Ah! Ecco! Dovrei rientrare nel “coro”. Spiacente: sono fuori dal coro. Le poesie non mi sono piaciute.
Che poi i commenti positivi non siano stati dettati da amicizia, questo, Jolanda cara, lo dici tu.
Io mi limito a dire la mia impressione. Morta lì.
Cordialità,
Giuseppe
jolanda catalano said
Basta,Ok
cordialità
jolanda
Chiedo scusa a Franz se,in qualche modo ho interrotto il flusso magico dei commenti,ma non ho voluto in alcun modo sostituirmi a lui.
jolanda
sabrina said
Giuro che Franz non so chi sia. Mai letto prima. Però, stregata dalla prima strofa della prima poesia sono arrivata in fondo.
Forse quella magia non l’ho ritrovata sempre, ma quella prima strofa è potente, e anche altri versi mi hanno attraversata.
remo said
penso che Madre sia molto bella.
Carla said
sono tutte molto toccanti, madre ancora di più.
ciao
Michele Ortore said
“Quando te ne andrai già so.
Che sarà ripercorso il tutto.
Come libro, come racconto,
e foto sbianche, non più
qui, nel cuore. Quando, addenterò
qualcosa, per la vergogna,
di essere ancora vivo.”
Questa strofa è magistrale. Le altre mi sono piaciute per la sincerità, la trasparenza, la volontà comunicativa. Forse è per questo, che ad altri non sono piaciute?
Michele
lapoesiaelospirito said
Davvero grazie. Di questo “poema bonsai” penso che ci ho messo molto impegno per scriverlo, l’ho limato parecchio; ma il risultato, come ha ben notato qualcuno, è discontinuo. Forse è il mio destino, essere così, discontinuo. Non arrivare mai alla completezza. Lasciare sbavare sempre qualcosa. Un’amica mi scriveva oggi – anzi ieri – che siamo esseri incompiuti. Allora forse l’imperfezione, il difetto è quel che si dice cosa umana, e meno ci angoscia, anzi possiamo tenercelo senza troppi scrupoli. Scrivere “Madre” mi ha fatto male. E’ la cosa che mi ha fatto più male scrivere in tutta la mia vita. E dire che finora ho scritto – parlo della carta – soltanto cose dolorose, o quasi. Pure il libro che sta per uscire è una scia di dolore. Ma anche di gioia, certo. Come qui: racconto della merenda, dello snack; una vita fatta di morsi, di merende: con la madre, negli amori, nelle avventure. Gli assaggi del cuore, del corpo, del piacere, del dolore. Cerchiamo di assaggiare più piatti possibili perchè sentiamo la nostra finitudine. La nostra fame deriva dalla nostra provvisorietà. Questo a mio avviso è un piccolo inno all’amore – direi disperato – per la vita.
Scusate “l’autocritica”.
Baci,
fk
parlami d'amore said
… accendere l’interruttore del cuore e salire oltre il dolore.
sei sorprendente, affrontare un dolore futuro in “madre” quando non si riesce ad affrontare quello presente o superare quello passato.
mi lasci senza parole anche per la tua lucida autocritica.
Solaris
Gaja said
“Questo a mio avviso è un piccolo inno all’amore – direi disperato – per la vita.”
Ti ri-cito.
Sai come la penso: chi più ama la vita più ha il terrore di perderla.
E tu sei una persona che, più di ogni altra cosa, ha il desiderio, la necessità di vivere. Queste poesie sono la tua spallata alla morte.
Sempre controvento, Franz. Emozionante.
mariapia said
Invece io capisco questa fame del futuro, alle spalle e in corso, che ci portiamo.
Le poesie su le donne, ma specie sulla madre sono un’ottima prova di te, che non mi aspettavo di leggere.
Ho scritto sugli snack anch’io, pensa, in una stazione dei saluti:è una poesia su mio padre, di preparazione agli addìì, ( che coincidenze,te la invierò).
Credo che le lampade accese invece siano un buon segno, di anima in fermento, che non vuole essere colta di notte.
Ciao, FK! da Maria Pia
jolanda catalano said
Alcune volte mi capitava di chiudere gli occhi e immaginare cosa sarebbe stata la mia vita senza alcune persone che amavo.Visioni che duravano poco,ma non per questo meno doorose.Vedevo me per sempre senza di loro,soffrivo per ciò che loro non avrebbero potuto più fare ed essere. Poi aprivo gli occhi e sapevo che c’erano ma che prima o poi,inevitabilmente,non ci sarebbero più state. Capitava che spuntasse una lacrima,tanto mi ero persa e immedesimata,capitava che mi davo della scema per quei pensieri,poi sentivo di amarli ancora di più.
Quando poi il distacco c’è stato davvero,parlo dei genitori,ho dovuto imparare a chiudere gli occhi e fare quei pensieri al contrario,ma non funzionava,solo il cuore si perdeva in mille battiti,l’urlo strozzato rimaneva in gola e aspettavo la misericordia del tempo per poter ancora respirare.
Il dolore è sempre autentico,prima e dopo.
Che questo dopo Franz,per te,sia il più lontano possibile.
Anch’io credo che i tuoi versi siano un inno alla vita
jolanda
gena said
La strada è così buia
ma basta un barbaglio
e si rischiara il cammino.
Ottime
Renata said
“Quel cespuglio ancora lo passo”
Ah, quelle cose che da sole fanno avvenire un mondo! A me sono piaciute molto Madre e Amore: misurate e dolorose (fa male persino leggerle). Donne mi pare raccolga un ennui maschile più frequentato, indimenticabile il Don Giovanni di merende però.
Grazie
lapoesiaelospirito said
Mille grazie a Solaris, a Mary Pie (un forte abbraccio solidale, e attendo i tuoi versi), Jolanda, Gena, e Renata.
Se avete tempo vi invito a una merenda:-)
Franz