La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Patrizia Bianchi, La murata e altre cose.

Posted by fabrizio centofanti on February 3, 2008

quadro4.jpg 1.

Non si distinguono più la lingua e l’occhio bello. Ora la luce è dall’altra parte: non più sulla tavola, tra le pagine del libro, che è ancora aperto. Non hai faccia, nella mia direzione! *Non hai faccia!* Sei straniero. Se vuoi, ti do da bere, anche se aspetti altro. Senti, senti il profumo che vìola le stanze. E le piccole cose stanno lì, sul divano vecchio, tra sedia e sedia. Solo ai miei gatti permetto di salire – i gatti sono assorti. Non aspettarti nulla, dico. Non aspettarmi, se ti dico che torno. Voglio perderti. *Vuoi perdermi*.

Ai vivi si fanno carezze o si parla a bassa voce – che non rubino le parole dette. Ma i morti sono vegliati a testa china: si vive di poche cose, si vive spogli. *Chi* abbraccia *chi*? Non voglio vedere nessuno.

2.

L’immondizia è l’energia del futuro. Ripulita dal cancro. Il cancro ottura la lucidità. Il cancro è la parte sbagliata nel corpo. Il corpo ha la postura su un equilibrio equidistante. Bisogna guarire da noi stessi, prima del cancro. Dopo, tutto concilia, come la nota sul tasto, o il tasto sulla nota.

3.

Era arte e poesia il segno sulla parete. La schiena era segnata da messaggi osceni. Il cuore esplodeva da un cassonetto (all’alba). Un uomo ha sparato, su un ragazzo già morto. Non c’è futuro (immediato) senza un suo sogno; il mutuo è un buco ad oltranza.

A dieci anni sai già tutto di sesso e stanchezza. Chiusa nel cesso (SONO AL CESSO!…), ingoi coca e lacrime (di merda. Come dice tuo PADRE). Per scherzo e per gioco ti filmano col telefonino in pose osé, e poi ti scaricano, ti smerciano al banco nazionale. Mastichi catrame nella stanza chiusa a chiave. Il confine si estende su tutto il corpo virtuale. Nessuno ti parla (accarezza), come faceva tua MADRE. Ora, sono altre le mani (braccia) che ti strappano. Nessuno uccide i morti – ti hanno ammazzata! Sangue sacro, lava vene. Sangue sacro lava vene. Noi eravamo da un’altra parte: immuni e innocenti. Come nuove.

nota

il frammento 1 è tratto dalla *Murata*, intr.di massimo sannelli, La Camera Verde, Roma 2008 ; i frammenti 2 e 3 sono inediti, scritti nel gennaio 2008. In rete : www.patriziabianchi.blogspot.com

Immagine: Patrizia Bianchi, China per Amanuense, di Massimo Sannelli.

4 Responses to “Patrizia Bianchi, La murata e altre cose.”

  1. nadia agustoni said

    Questi frammenti come squarci della modernità,ma intimi anche ( bisogna guarire da noi stessi…). Un caro saluto

  2. massimo said

    di questi frammenti, in privato e in pubblico – sono felice e fiero, come di cose che nascano per un buon fine. grazie, davvero, anche da parte di Patrizia, per questa attenzione e per questo luogo
    massimo

  3. nadia agustoni said

    infatti verrebbe voglia di leggere di più.
    grazie a te e a patrizia

  4. massimo said

    Patrizia è una persona molto schiva, che non ama apparire e non usa l’email. al telefono mi ha detto che ringrazia Fabrizio, in primo luogo. e poi,Nadia (grazie, di cuore, a te),le ho letto il tuo commento. questi frammenti dovrebbero essere letti ad alta voce,con precisione e forza. è una cosa (ho notato,forse sbaglio) che vale per molte scritture frammentarie: non sono fragili, ma signorili e virili; non sono silenziose, ma molto orali. ciò che esiste di più indignato e disperato, per necessità, vuole DIRE. e chi DICE così può avere voglia di nascondersi – e delega la voce ad altre voci. spero di esserne in grado, ora e ancora, dopo.

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