Delle reti, i nodi. Poesie di Serena Granatelli.
Posted by franzk on February 5, 2008
Qui la mia concubina
ha posato gli escrementi
e le femmine dei gatti
stanno sopra i letti
coi piedi infossati
le code tese alle sere
divise
queste sono case
chiuse alla preghiera
dal nostro lato non si spera
l’unica cosa vera
è la tua nuca
***
Mi diagnostico ninfomane
signore stesa
a cercare i confini del tuo spazio
con le mani appese
a tracciare la sagoma
sdentata dei tuoi sogni
e le gambe sciolte
a incollare i corpi
nei momenti di silenzio;
per il tuo pene orbo
questo guaito da cane
questo gioco con la lingua
al tuo palato, ritorni
signore ti attraverso
fino all’ombelico
nel buio nel chiuso
nel colore del fiato,
ma porti ancora calze a rete
in testa, un saio rosso
shock un abuso.
***
Questa schiena stesa
tra due rive è un ponte
frequentato spesso su questo
cordone teso si srotolano
vertebre e passanti;
i solchi lasciati
coperti e ripassati
sono trame di vite
perse e arterie
lasciate aperte sottopelle
***
In questi giorni di prosa
scadente e di poca vita
rimpiango le stagioni di pioggia
battente quando le gocce
infilavano aghi di poesia
nel legno e nel cervello.
Intorno alla mia vocazione
per nuovi credi ho lasciato
crescere l’erba e bruciare
le speranze in falò estivi.
***
Mi scopro attento
al tuo particolare
al passo irregolare
che mi insegue al seme
ruvido nascosto;
non ho trovato un posto
che possa contenere la parola
e la prole è seminata vagabonda
negli spazi aperti dei deserti,
ai margini del tempo
e della bocca.
***
Ho scavato intorno
due metri per uno
ho mangiato la terra
intorno al tuo corpo;
ora ti sento sui denti
e ti posso onorare
ti ho ingoiato a morsi
per anni.
***
La distanza che rimane
è la parte che ho
da darti misurata
in ossicini fini
in-filati nei minuti
negli spazi banchi
d’attesa, ti ho visto
incollato al fondo
della terra
ma non sei grigio
stringi forte

















Gaja said
Straordinarie, impressionante la tua fisicità, Serena. Ti sento molto vicina al mio modo di intendere la scrittura: le tue poesie sono flash accecanti e mozzafiato. Ancora.
Gaja said
due metri per uno
ho mangiato la terra
intorno al tuo corpo;
ora ti sento sui denti
e ti posso onorare
ti ho ingoiato a morsi
per anni.
e questa è magnifica (non che le altre siano da meno).
Complimenti, davvero. (ANCORA!)
Grazie, FranzO, di averle postate.
Michele Ortore said
Ohibò, dopo una veloce ricerca su google, ho scoperto che non solo sei mia conterranea, ma anche quasi-coetanea!
Io, rispetto a Gaja, sono abbastanza distante dallo stile e dall’impronta dei tuoi versi, la corporalità difficilmente mi colpisce, a meno che non ci sia un certo Allen Ginsberg a farla deflagrare nei suoi Urli.
Tuttavia, ho trovato molto interessante la volontà poetica che c’è nella tua poesia. Diciamola così: mi piace più il gesto sicuro con cui impugni lo scalpello, piuttosto che la statua che scolpisci.
Alcuni dei versi che mi sono piaciuti di più: “queste sono case/chiuse alla preghiera/dal nostro lato non si spera/l’unica cosa vera/è la tua nuca”; “con le mani appese/a tracciare la sagoma/sdentata dei tuoi sogni”;”sono trame di vite/perse e arterie/lasciate aperte sottopelle”.
Spero di leggerti ancora, e di continuare i nostri scambi letterari marchigiani!
A presto,
Michele
lambertibocconi said
Anch’io come Michele sento la verbalizzazione della corporalità come qualcosa verso cui stare mooolto attenti e da usare con parsimonia nella ricerca espressiva (e Gaja lo sa!). Però queste poesie mi sono piaciute, e soprattutto vorrei evidenziarne la musicalità, che nel caso di versi corti e liberi spesso è assente, e allora per me è difficile distinguere una poesia da frasi normali in cui ognitanto si va a capo. Insomma, nelle poesie di Serena Granatelli ho sentito un bel ritmo e un bel suono, e questo anche se io cose come “pene orbo” e “gambe sciolte a incollare i corpi” non le scriverei mai. Perciò: quando all’orecchio sveglio, rispettoso e aperto di un lettore-critico attento (io in questo caso) una qualità si staglia anche al di là dei gusti personali, mi pare che il testo abbia fatto centro. E così dovremmo interagire. Vado a proseguire la giornata. Tanti baci a tutti.
Gaja said
Tutti e due marchigiani? Anche tu, michele/nightswimmer? io non mi stanco mai di raccontare che sono marchigiana d’adozione… e le Marche mi mancano moltissimo…
Quindi sono ancora più felice di star qui con voi! ;-)))
Un abbraccio a entrambi!
Sparz said
non ho trovato un posto / che possa contenere la parola, sì, Serena, le tue poesie si fanno strada lentamente, se la scavano poco a poco. Si è spinti a rileggerle. Grazie. A.
Renata said
io invece mi riconosco nell’antropofagia di s.g. – strano a dirsi questo precipiato di corpi e oggetti rappresenta a volte l’unico dominio in cui si può parlare con agio – pericoloso, per carità, ma ordinato, e questo è già una piccola forma di pace, un esorcismo.
ma porti ancora calze a rete
in testa, un saio rosso
shock un abuso.
siamo stati tutti intorno alla culletta di sylvia, almeno una volta? di sicuro noi “marchigiane” (mi chiedo se non sia meglio lasciar stare i mostri a volte).
brava,
re
Michele Ortore said
@ Gaja: Sono contento che ti sia ricordato della mia passata identità!! Ho dovuto abbandonare lo pseudonimo(ed è stato un sacrificio perché NightSwimmer mi piace proprio) dopo un paio di volte in cui mi ero dimenticato di firmare, e gli altri per citarmi dovevano ricorrere per forza al nickname…
Sì, io sono marchigiano di nascita, anche se dell’estremo sud. Però, come ho avuto l’occasione di dire nella nostra conversazione su Roma, solo ora che sono nella Capitale ho capito cosa significa sentirsi “appartenenti” al luogo in cui si vive. Sarà che San Benedetto aveva poco a che vedere con le vere Marche. Lo stesso Pasolini, dopo un breve soggiorno, scrisse che la mia città di nascita era la classica provincia in cui l’acculturazione del neocapitalismo aveva attecchito alla perfezione. E infatti sono scappato…
Mi scuso per la deriva autobiografica, per chi non fosse interessato!!
A presto, marchigià!!
Michele
Gaja said
Scusa, scusa?
MIchele: hai parlato di San Benedetto? Marche “sporche”? Quindi Cupramarittima?
Ecco, il mio cuore (o una parte del) è lì.
Chiedo perdono a Serena e a Franz, che ringrazio ancora.
Complimenti di nuovo, Serena.
Michele Ortore said
Gaja, ti ho scritto tramite il form sul tuo sito. Sperando che nel “team di sinestetica” ci sia anche tu :P