Paul Celan ha guadato la Senna + Origami – di Michele Ortore
Pubblicato da franzk su febbraio 9, 2008
Paul Celan ha guadato la Senna
I fragori capitolini sono
come il colpo di tosse
di una febbre bambina:
lontani.
Anche lei, il fiocco di feltro
del mio ultimo anno,
il Ponentino l’ha sciolto,
dal sonno senza rumori,
dalla lenza dell’inesperienza,
o dal crocco tirato nel lago
e ripescato come fede d’argento.
Sono stato in piedi in stazione,
ho visto vacanze partire,
portate via a chissà chi,
occhiali da sole e forse,
sotto, qualche persona.
Nelle partenze siamo sempre sinceri.
Il vento è più freddo,
sfrangia il passato
e tossisco ricordi,
ma vento o canicola
non saranno che bruma,
sgualcita e impotente,
se basterà un mughetto
colto dalla fantasia
a far ridere di tutto.
Paul Celan ha guadato la Senna.
Origami
Per giocare,
Cidrolin gettò dalla chiatta
la rete in mare.
Non ci fu chiaro cosa sperasse:
forse un nuovo inganno,
un carillon pieno di alghe,
da scuotere ed aprire, con qualche
favola ancora da suonare.
Aspettava all’ombra del cappello,
Cidrolin, la tesa di paglia amara.
Arricciando un fiore blu, pensava
che anche un salmone, in fondo,
l’avrebbe sfamato.
Presto giunse la preda, inerme
inattesa come sempre il presente.
Sembrava quasi impigliata, la rete,
la nave che quasi si piega da un lato.
C’è uno schizzo di oceano
sul mento di Cidrolin: strano
l’odore del mare, quando un morto
torna a respirare.
Suda e sorride – pescatore improvvisato -
muove lentamente le braccia, ché sa
quello essere il momento più bello,
sabato del villaggio,
può crederlo uno squalo, un monile,
una piramide subacquea, una donna magari
da amare.
Torna, il morto a respirare,
lo stivale scalcia il limbo di sale,
la sua storia è persa, chissà quale ciabattino,
tra case d’argilla e mattoni, deserto
(esiste l’arcobaleno nel deserto?)
Cidrolin la vede, la preda,
e dal presente predato
piange.
Sei un origami d’argento.
Con le tue gambe al petto,
labbra nere e pelle gonfia.
Fragile come il moto dei milioni,
milioni sulle onde dall’Africa,
e la risacca indifferente che vi lascia,
riarsi come rami su brace,
tra le piaghe dell’esistenza.
E come un ramo, Cidrolin ti stende
sul ponte. Se lui ti conosce,
tu torni a fiorire: fiorisci,
e naviga il vento.
Se Cidrolin abita un romanzo, e
se in un romanzo siamo,
nessuno s’arrabbierà, se dico:
ora sei un garofano.
(Michele Ortore è nato il 1 Luglio 1987 a San Benedetto del Tronto. Vive e studia a Roma, dove collabora con alcune riviste, occupandosi di teatro e letteratura. Suoi testi sono apparsi in antologie di premi letterari e in “Inadatti al volo”, Giulio Perrone Editore, 2007. Immagine: Pinot Gallizio – Senza titolo, 1963)














Gaja detto
Caro Michele, innanzi tutto complimenti.
Mi è piaciuta la musicalità dei tuoi versi, la freschezza della tua ispirazione, i riferimenti alla mia amatissima città.
In particolare questo: “I fragori capitolini sono
come il colpo di tosse
di una febbre bambina:
lontani.
Anche lei, il fiocco di feltro
del mio ultimo anno,
il Ponentino l’ha sciolto,
dal sonno senza rumori,
dalla lenza dell’inesperienza,
o dal crocco tirato nel lago
e ripescato come fede d’argento.”
Il fragore di Roma è una febbre lontana, è vero, ma ben radicata dentro di noi, come entrambi sappiamo bene.
A presto rileggerti.
luciamarchitto detto
Caro Michele, i tuoi versi sono molto belli, profondi e musicali.
E’ cosa rara trovare un tal poeta in così giovane età.
In particolare mi sono piaciuti questi versi
“Sono stato in piedi in stazione,
ho visto vacanze partire,
portate via a chissà chi,
occhiali da sole e forse,
sotto, qualche persona.”
Ciao Lucia
jolanda catalano detto
Non c’è che dire.Largo ai giovani quando hanno dentro la passione e buone potenzialità di scrittura.
un caro saluto
jolanda
Michele Ortore detto
Grazie a tutte e tre per il vostro apprezzamento, e grazie a Franz che mi ha dato questa opportunità. Avevo paura a presentarmi qui da Signor Nessuno, ma volevo provarci, e vedere se qualcuno mi avrebbe letto, a prescindere dal nome e dall’età! Almeno su internet è possibile…
A presto!
Mic
bianca detto
ottima musicalità.
Preferisco gli origami.
lambertibocconi detto
Vorrei dire una cosa sull’età dei poeti, che è destinata a sballare sempre l’anagrafica. E’ ingannevole pensare in termini di giovane e vecchio. Per esempio Michele Ortore al mio orecchio è un vero poeta, e quindi lui sarà sempre uguale, era già “vecchio” a tre anni, nacque quando gli si spezzò il cuore la prima volta, si brucia e si rigenera ogni giorno, e per lui come per chi condivide le sue sorti riguardo a “la cosa chiamata poesia” (Jiri Orten), invecchiare altro non è che “disporre la giovinezza lungo gli anni” (Paul Eluard), indi per cui lui “sarà sempre uguale. Sarà un suo vanto, azzimato, azzurrato, come la sigaretta di un signore” (Lamberti-Bocconi, che non si vergogna di mettersi in buona compagnia). Vai tranquillo Mic, te lo dico io, da 46 anni sulle barricate dell’esistenza e della poesia. Baci.
Michele Ortore detto
Cara Anna, grazie. Trovare sé stessi, e il proprio albedo, nelle parole di un’altra persona, è sempre un momento di bellezza estrema e inesauribile. Fa pensare, a volte, alla presenza piena e sussurrante -come uno spicchio di luce che penetra dalla finestra, osservato dal basso, con la guancia sul pavimento, per scoprire tutta quella polvere nell’aria- che si cela dietro la malinconia dei poeti: come se davvero fosse possibile afferrarla, in qualche modo, o almeno disegnarla. Sì, scoprire a poco a poco persone simili a me, mi aiuta a capire che non si tratta di un sogno, e che, se anche lo fosse, non sarà inutile.
Grazie ancora…
Michele
jolanda catalano detto
@Anna
Mi sento chiamata in causa ma non è certo mio desiderio innescare una polemica riguardante l’età.Il mio “largo ai govani” mi sembrava un complimento ma,a quanto pare,anche Michele lo aveva un po’ rimarcato.Probabilmente dovrò imparare meglio il linguaggio della rete per esprimermi con più chiarezza.Una cosa però,o forse due,vedremo:io credo che così come da piccoli il nostro incedere non è subito verticale ma attraversa le varie fasi che tutti conosciamo,allo stesso modo,in poesia,a meno che uno non nasca già genio,esista un processo intimo e complesso di crescita che si accomuna, in qualche modo, alla passione per la stessa,alla capacità personale che dipende da molti fattori,non ultimo l’esperienza.Le poesie scritte a 10,15,20,30,40 anni potranno avere forse uguali contenuti o valori,ma,col tempo e l’esperienza,e non solo di vita,il poeta,tenderà ,naturalmente,a cercare se stesso anche nella forma e in uno stile che lo renda unico e riconoscibile fra tanti.Forse mi sbaglierò,ma io stessa che ho iniziato a scarabocchiare fogli verso i 9/10 anni,non posso dire di essere stata poeta già allora,come non posso dire di esserlo adesso perchè solo la poesia sa cosa dirci man mano che ci viene incontro e non temo certo di dire che sono ancora in crescita,nonostante gli anni,nonostante i miei blocchi o i miei voli folli,nonostante il mio credo nella poesia che ha radici molto,molto profonde,squarci ancora sanguinanti,come capita,a volte,ai più.
notte
jolanda
lambertibocconi detto
Cara Jolanda, macché polemiche! Al contrario, è un discorso molto interessante.
orsola puecher detto
Il nome e l’età sono davvero trascurabili elementi.
Michele ha tale ricchezza di immagini inconsuete, musicalità asincrona e soprattutto con la sua malinconia dal sorriso svagato si priva e ci risparmia quella noiosa suffrence esistenziale che affligge senza limiti di età e latitudini Madame la Poesia.
jolanda catalano detto
@ Orsola
Riprendendo una frase di uno degli ultimi racconti di Gaja,continuo a dire che forse non mi sono spiegata bene. Io mi sono semplicemente complimentata con Michele,punto.Per il resto ribadisco la mia personale convinzione,che non vedo perchè non debba valere come la tua,del commento 8.
Se c’è voglia di rigirare la frittata,io non ci sto.
cordialità
jolanda
lapoesiaelospirito detto
Who is a poet – di Tadeusz Rosewicz
a poet is one who writes verses
and one who does not write verses
a poet is one who throws off fetters
and one who puts fetters on himself
a poet is one who believes
and one who cannot bring himself to believe
a poet is one who has told lies
and one who has been told lies
one who has been inclined to fall
and one who raises himself
a poet is one who tries to leave
and one who cannot leave
No? (questa è mia).
fk
lapoesiaelospirito detto
Ovviamente se volete una traduzione dovete pagare…
Cmq penso che l’età conti. Di Rimbaud ce ne è stato uno solo. Parlo più che altro di letteratura in genere, dato che la poesia non è il mio campo, diciamo.
E su Orsolina – un pò di suffrance non ha mai fatto male a nessuno!
:-)
fk
orsola puecher detto
@11
eh?
far valere le mie convinzioni sulle sue?
voglia di rigirare frittate?
non si senta sempre “chiamata in causa”
io riprendevo solo la frase di Michele “a prescindere dal nome e dall’età!” e apprezzavo la sua visione poetica.
orsola puecher detto
oh cedo le armi subito
avete ragione l’età conta molto e la suffrence anche
io in più adesso prima di scrivere prendo il martello e mi pesto gli alluci
lapoesiaelospirito detto
beh, se ti pesti gli alluci va bene. Chi è che scrive – al pc- con gli alluci?
:-)
Dai, non fare così, si fa per… poetare:-)
fk
elena f detto
non entro nella questione se non per citare un articolo di Asor Rosa,in Novecento primo secondo e terzo, ed sansoni, p.383 il cui titolo è
“La Musa dai capelli bianchi, considerazioni sulla poesia contemporanea” per chi fosse interessato all’argomento offre spunti interessanti.
buona giornata
lapoesiaelospirito detto
Potrebbe farci un sunto, gentilmente?
Grazie!
fk
lambertibocconi detto
Come siamo tutti diversi e come è accattivante confrontare le idee! Per esempio, a me già un titolo come “La Musa dai capelli bianchi” fa venire voglia di spararmi nelle palle… Ecco, sono stata volgare, ma prescindete, prescindete vi prego! Sotto con la discussione che promette bene.
orsola puecher detto
la mia Musa ha nidi di averla nei capelli e giustacuore di muschio ci si vede ogni tanto ma si fa finta di non conoscersi perchè siamo entrambe un po’ sdegnose
lambertibocconi detto
TEMA MUSA. La mia musa sta molto nel camminare, è un fuocherello sotto oli aromatici fluenti all’indietro nella storia delle mie stirpi, è bella, disperata e irrecuperabile; mi mette sempre alla prova con la sfida della redenzione.
TEMA POESIA/ETA’. L’età di certo conta o può contare come consapevolezza della propria scrittura e acquisizione di maestria stilistica, o anche come percorso di liberazione e di presa di sicurezza, sempre riguardo alla scrittura; questo è un discorso. Altro è invece quello relativo alla sensibilità e all’essenza, perché se sei poeta lo sei sempre e lo sei uguale.
Secondo me la parola “poesia” si riferisce a due cose distinte: una è lo scritto, la poesia quella sulla carta, il testo; l’altra una qualità sottile del mondo che alcuni colgono e traducono appunto nella poesia scritta. “Essere poeta” sarebbe dunque la ricettività particolare e privilegiata a questo tipo di essenza, che va a finire poi nell’espressione scritta di “quella cosa”.
sabrina detto
“Nelle partenze siamo sempre sinceri”
E’ un concetto che mi è caro, questo.
Belle e musicali queste poesie. Per mio gusto, (o forse per il verso sulle partenze) ho gradito di più la prima.
a rileggerti,
sabrina
Michele Ortore detto
…comunque, non per voler fare il doroteo, ma credo che Jolanda e Anna non siano mica su posizioni inconciliabili: quando s’è detto che si è poeti a prescindere dall’età, penso si parlasse della sensibilità, della malinconia, dell’ottica con cui si vedono e vivono le cose. E credo che ciò sia abbastanza indipendente dall’età. Sul piano formale, invece, a meno che non ci si chiami Rimbaud, l’esperienza conta eccome, è evidente. A me viene voglia di bruciare le nefandezze scritte a diciassette anni, e se non lo faccio è solo perché mi sembrerebbe un modo scorretto di nascondere le proprie imperfezioni(Montale non s’è posto il problema, invece). Credo che Anna non volesse negare l’importanza dell’esperienza nel perfezionamento del significato e del significante…
Orsola: Grazie, ho sempre evitato l’esistenzialismo o lo “spleen” autoreferenziali. E questo sì, posso dirlo, fin dalle primissime poesie :P
Jolanda: Non ho capito bene la questione, comunque non credo di aver frainteso le tue parole! Ti ho ringraziato del complimento, che avevo preso in quanto tale, niente di più!
A presto,
Mic
Michele Ortore detto
Anna, ho scritto il mio commento in contemporanea al tuo, e interpretando il tuo pensiero ho usato quasi le tue stesse parole. O sono un ermeneuta provetto, o abbiamo feeling!
lambertibocconi detto
Che forza! Mettilo però il tuo commento, così potrò vedere, e tutti vedranno, la magia del feeling.
jolanda catalano detto
@ 9 Anna
Grazie per aver recepito.Sarebbe venuto fuori un bel confronto.Purtroppo adesso la mia attenzione si è spostata a una “riunione” avuta questa mattina e per ora ho altro da valutare.
ciao
jolanda
Marco Migliorelli detto
Chi più è silenzio, è maggior canto; l’inatteso di ieri era l’annuncio, la Parola di oggi la conferma. Discreto il confine dei MAestri Invisibili; l’ironia di Borges è da prendersi sul serio quando a mezzo d’un sorriso velato indica ai pericoli dei sentieri incrociati: un sabato del villaggio, il francese sulla chiatta; due volti che si congiungono gemelli nell’ultimo tuffo in acqua: ed il giudizio universale danna le sue tube e la poesia è in te, in me. Cèlan non me lo sarei mai atteso. In realtà si è parlato già molto così, a distanza; senza dubbio!
Maria Lenti detto
Leggo adesso, ultima, le poesie di Michele. Le sto gustando.